Hervey Allen.
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La cavalcata del colonnello Franklin.
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Titolo originale: Action at Aqula.
Traduzione di: Alessandra Scalero.
1962. Mondadori, MILANO.
Collezione Medusa. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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L'AUTORE. 
Hervey Allen (Pittsburgh, 8 dicembre 1889  Florida, 28 dicembre 1949)  stato uno scrittore statunitense. 
Dopo essersi laureato si rec in Europa, dove combatt nella prima guerra mondiale. Finita la guerra, torn negli Stati Uniti, dove si dedic all'arte della poesia. 
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LA CAVALCATA DEL COLONNELLO FRANKLIN.
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1. LA CITT DELL'AMOR FRATERNO.
Verso sud, due possenti catene dei Monti Appalachiani si allungavano nell'azzurra lontananza, come agguerrite carovane in marcia verso l'eternit. Tra quelle giogaie parallele si distendeva la Valle dello Shenandoa: bellissima e serena, in apparenza, quanto i recessi dell'Isola dei Beati.
Da un elevato sperone del Blue Ridge dove s'era fermato un momento per far riprender fiato al suo cavallo, il colonnello Nathaniel Franklin del 6 reggimento cavalleria di Pennsilvania vedeva fin quasi alla Carolina Settentrionale. "Terra di ribelli": poich ancora i Confederati occupavano la parte alta della Valle, e quanto si perdeva al di l dell'orizzonte.
Non che il colonnello, in cuor suo, la pensasse proprio terra di ribelli. Nonostante la grande bellezza, anzi, forse per questa ragione appunto, la vista di quel fiorente paesaggio fece s che gli occhi gli si velassero di una nube penosa che minacci di nascondergli per un istante le terre che l, dinanzi a lui, si perdevano verso sud. Con un gesto di sdegno egli dissip quella nube; e gli sfugg un'imprecazione sommessa. Il paese ch'egli vedeva, ancora egli lo considerava una parte degli Stati Uniti, di cui un certo numero di abitanti aveva bisogno d'esser riconvertito alla fede dei propri padri: magari, ove fosse necessario, a forza di calci e pugni apostolici. Del resto, il colonnello non ne faceva punto un caso personale. Il problema che subitamente l'ondulato paesaggio gli offriva era, o cos piaceva pensare a lui, di carattere puramente militare. E in altri tempi, troppi veri amici aveva avuto al di qua del Potomac, per metterli tutti in un fascio sotto lo sdegnoso epiteto di "ribelli": oggi ancora, dopo parecchi anni di lotte accanite.
Non erano rimasti molti gli Americani, tuttavia, i quali la pensassero come il colonnello. Per sua natura egli possedeva quel carattere che nel secolo XIX si soleva qualificare "un animo mite". Nulla di debole c'era in quella sua mitezza, ma essa gli rendeva difficile sopportare, quale si fosse la ragione, l'odio e il cieco risentimento. E in quei primi giorni d'autunno del 1864 la vista di quel teatro di guerra civile gli dava una sorda pena al cuore.
Egli si trovava ora troppo in alto, per poter cogliere i particolari della devastazione che intristiva la Valle. Qua e l un nudo camino si ergeva isolato come un campanile, tra campi e boschi lontani, a indicar dove una casa di contadini o una dimora signorile era stata incendiata. Ma le campagne non erano ancora inselvatichite tanto da mutare gran che all'aspetto del luogo. Sulla enorme scacchiera di pascoli e foreste che si stendeva a perdita d'occhio, ombre vaganti di nuvole a cumuli, a nimbi, altissime in cielo, conferivano alla Valle un suo aspetto di sogno, quasi rispecchiassero le visioni che si susseguivano in qualche onnipossente cervello. Laggi, a cinque miglia, il colonnello poteva vedere le bianche tende del suo reggimento: fila di puntini spiccanti lungo la riva dell'Aqula Creek1.
Pi vicino, su una vasta prateria allargata come una tovaglia verde fra una ghirlanda di collinette, armi e uniformi mandavano bagliori, una specie di lampeggiar sinistro che seguiva minuscole file d'uomini a cavallo intenti a esercitazioni. Colson, l'aiutante in seconda, faceva manovrare il reggimento. Il colonnello vide uno squadrone partire alla carica. L'urlo della massa, che infuriata avrebbe dovuto sgomentare un immaginario nemico, gli giunse fin lass. A quelle altezze arrivava innocuo e infantile, come grido di fanciulli che giocassero agli Indiani. Poi, un improvviso clangor di trombe invitanti all'adunata mor in un brivido di echi che si perdettero per mille insenature, tra le pareti dei monti.
"Come se suonassero la ritirata per tutta la Valle", pass per la mente al colonnello. Il silenzio che segu gli parve sinistro.
Quel silenzio era accentuato pi che interrotto dal lamentoso mormorio d'un torrente di montagna, che a breve distanza, l in basso, sulla strada, si poteva attraversare a guado. Per un pezzo l'uomo a cavallo rimase l, immobile come una statua, lo sguardo fisso alla Valle; incapace a scuotersi da fantasticherie che minacciavano di degenerare in malinconie. Impressioni poco marziali, forse, ma abbastanza naturali, date le circostanze.
Il pensiero corre pi celere del lampo. Forse la loro fluida natura , essenzialmente, la stessa. In un baleno, mentre il colonnello lasciava riprender fiato al suo cavallo, e da quelle vertiginose altezze guardava ai suoi uomini che manovravano gi nella valle, in un baleno le scene di quelle ultime settimane, visi e luoghi e case e strade e il suono stesso delle voci attraversarono la sua mente...
Tra mezz'ora, il colonnello sarebbe stato di ritorno fra i suoi soldati. Che cosa ci significasse, troppo bene egli lo sapeva: implacabile vigilanza, e l'ansia costante del comando in faccia al nemico. Egli ritornava allora da una lunga licenza. Quella sosta sulla cresta dello sperone, non era soltanto un breve riposo pel suo cavallo. Era, anche, un pretesto per lasciar che un'ultima volta la fantasia spaziasse liberamente tra la folla delle memorie della terra natia e d'un recente passato. Ci non voleva dire ch'egli si abbandonasse a sentimentalismi. Diciamo la verit: era turbato, per non dir perplesso, dagli avvenimenti delle ultime settimane. La casa che aveva trovato non era pi la casa ch'egli s'era atteso di ritrovare. E la vista dell'accampamento laggi lo richiamava, per amore o per forza, alla realt. Era naturale che i suoi pensieri rifacessero la via percorsa, per indugiar qualche istante ancora su quella che per lui era stata un'avventura memoranda.
Era stata, quella, la sua prima licenza dal 1861 in qua. Una licenza sognata per due anni, egli ricordava. Due volte gli era stata revocata, sempre all'inizio d'una grande azione. In ultimo, aveva rinunciato a ogni speranza di ritornar mai a casa sua. La guerra e la vita militare avevano finito per eclissare in lui la memoria, e financo la nostalgia d'una vita diversa. Aveva imparato a vivere senza guardar n al passato n all'avvenire. E in tre indimenticabili annate, aveva compiuto un bel tratto di servizio attivo, e rapidi progressi nella sua carriera.
Ad Antietam, ferito, era caduto da cavallo, e a Gettysburg aveva avuto il cavallo ucciso sotto di s. Durante una scaramuccia a Winchester, appena due mesi avanti, un fuciliere gli aveva bucato il berretto da campo. Per tutta la Virginia Orientale, fino alla Pennsilvania erano sparse le tombe dei suoi amici, e quelle dei suoi soldati. Persino la fanteria era disposta a riconoscere che il colonnello Nat Franklin era, cosa rara fra i cavalleggeri, un autentico combattente.
La bella prova fatta nella Valle della Virginia aveva fruttato al reggimento del colonnello il soprannome di "Occhio di Sheridan". Era composto in gran parte di guardaboschi e di esploratori; al minimo movimento delle truppe, si trovava a contatto col nemico. La sua attivit aveva finito per diventar permanente; tanto che per ripresentar la domanda di licenza il colonnello aveva dovuto coglier l'occasione di una tregua nella campagna, allorch, sul finir dell'estate del 1864, il reggimento era accampato nella Valle. La speranza che la licenza gli venisse accordata era poca; tuttavia, egli aveva tentato. Ed ecco che quando meno se l'aspettava, la domanda era stata bene accolta, e senza indugio; e la licenza era stata approvata dal generale Sheridan in persona.
Tre giorni dopo, il colonnello Franklin si ritrovava a casa sua, nel vecchio villaggio di Kenneth Square, poco lungi da Filadelfia.
Ritorno pi tranquillo non si sarebbe potuto immaginare. Il colonnello era scapolo, e non aveva una famiglia che lo aspettasse. I suoi congiunti abitavano lontani, quasi tutti. Era figlio unico. Padre e madre li aveva perduti da molti anni; la madre quand'era ancora fanciullo, il padre invece mentre, in ricognizione alle frontiere del lontano Ovest, stava sostenendo quelle lotte contro gli Indiani che era impossibile evitare. Sei anni era durata quella vita, prima ch'egli avesse potuto ritornare alla vecchia casa di Kenneth Square, alla quieta vita di gentiluomo campagnuolo che gli avrebbe assicurato un'esistenza decorosa. E poi, erano giunte le chiamate sotto le armi, e Nat Franklin era stato tra i primi a partire.
Cos dunque egli si preparava a trovar la solitudine, nella gran casa di campagna, tutta in pietra. Non poteva esser diversamente, del resto; con tutto che a quell'inconveniente, ancora egli sperava di porre rimedio, non appena fosse finita la guerra. Finora, rifletteva, erano le circostanze che glie lo avevano impedito. Troppo avventurosa era stata la sua vita, troppo piena dei pi svariati incidenti, perch si accingesse a tentar la maggiore fra tutte le avventure. Ma era ancora giovane e sentiva di aver dinanzi a s il fiore dell'esistenza. E ci potevano anche esser delle donne, le quali sarebbero state liete di condivider quel che, nel peggior dei casi, era da considerarsi un vantaggioso affare a vita. Ma pensarvi unicamente in quei termini gli era odioso. C'era stata Alice Cary, per esempio. Con lei, avrebbe potuto essere felice. Quasi s'erano intesi, poco prima che Nat Franklin tornasse sotto le armi.
E poi, la guerra aveva tirato per le lunghe. Alice aveva finito per sposare un vicino, una persona in tutto e per tutto rispettabile. N il colonnello aveva saputo darle torto. Alla fin fine, lui non s'era sentito capace di far della vita, senza tante storie, un buon affare; magari il migliore degli affari. Tale la ragione per cui aveva esitato. Eppure, ancora non era detta l'ultima parola. Ecco che al quarto anno del conflitto egli tornava al suo reggimento; e della guerra, intanto, non se ne vedeva la fine!
Era quella una delle ragioni per cui la vecchia casa gli era sembrata ancor pi solitaria di quanto non si fosse atteso. Poche speranze lo legavano a quel luogo. Il suo stesso avvenire appariva dubbioso. Solo il passato lo aveva attirato col. Ora lo capiva. Eppure, tutto ci non bastava a spiegare perch, dopo essersi trattenuto una settimana appena nella vecchia dimora, egli si fosse sentito tanto sollevato all'idea di lasciarla.
Ci che per lui aveva costituito una vera sorpresa, ci che lo aveva indotto ad andarsene cos presto da Kenneth Square, era stata una certa velata ostilit da parte dei vicini. Ostilit in parte politica, probabilmente. Suo padre era stato un ardente democratico, amico intimo e partigiano a spada tratta del Presidente Buchanan. Egli s'era caldamente opposto al moto dell'abolizione della schiavit, che considerava causa di un inevitabile conflitto. Nella comunit quacchera di Kenneth Square, certe cose non si dimenticavano, e venivano ascritte a colpa del figlio di quel padre. Che non ci fosse nulla di personale in quella "ostilit", di ci il colonnello era moralmente certo. Di solito, egli riusciva simpatico a tutti: cuor generoso unito a un carattere spiccatamente energico, era cordiale e socievole, e ci parlava in favor suo. Con tutto ci, non poteva fare a meno di sentire che un abisso s'era aperto tra lui e i suoi vicini.
Forse egli era stato assente troppo a lungo, nell'Ovest e nell'esercito, per riadattarsi alle placide consuetudini della vita borghese, con tutte le sue esagerazioni a proposito di beni personali e i meschini pregiudizi locali, senza avvertire una certa mancanza d'aria. In ogni modo, ben presto ebbe l'impressione di esser soffocato. Ormai, tendeva sempre pi a considerar gli uomini per ci che erano pi che per quanto possedevano. Probabile che quel punto di vista avesse urtato qualcuno dei suoi buoni compaesani. La guerra, la vita militare  un'esperienza specialissima, e al pari di tanti altri soldati in licenza, il colonnello scopriva che gli riusciva sempre pi difficile farsi capire, fosse pur da vecchi amici di famiglia. Sopra ogni cosa, avvertiva la mancanza della facile longanimit dei tempi precedenti la guerra, cos larghi d'idee. Ora, si sarebbe detto che ognuno si fosse formato un concetto proprio a proposito di tutto, e non volesse accettarne uno nuovo.
Ma se i conoscenti quaccheri del colonnello erano proclivi a guardare in cagnesco le sue idee politiche e persino il suo passato militare, ancor meno preparato egli era al virulento e incandescente odio verso il nemico, manifestato dai terrorizzati patrioti e dagli inferociti contribuenti alle tasse della sua comunit nativa, un tempo cos mite. Lo sorprendevano, per esempio, non meno di quanto lo seccavano, le frequenti truci proposte di spacciare in un modo o nell'altro i capi sudisti, e l'aspro odio personale verso tutti i ribelli in genere.
"Io mi son limitato a combatter contro di loro" egli diceva in tono deprecatorio, allorch la sua mancanza di entusiasmo alla proposta di "impiccare in massa il gabinetto dei ribelli" provocava un aggrottar di zelanti sopracciglia cui egli non corrispondeva. "E allora, venite ad aiutarci a pigliarli!" era la sua replica favorita, quando si sentiva troppo incalzato. Pochi tra i suoi amici sembravano apprezzare l'espressione maliziosa dei suoi occhi in quelle occasioni.
"Signore" diceva uno di quegli individui, un commerciante particolarmente pomposo e bene in carne, quando l'invito veniva esteso a lui, "nell'esercito, io son gi rappresentato da ben tre valorosi, e mi pare d'aver fatto pi del mio dovere. Avrei potuto comprar dei buoni governativi, capite, invece di assoldare gli ultimi due, come ho fatto."
"Ebbene, perch non li avete comprati?" ribatteva il colonnello. "Perch non comprarli? E pensate un po' agli interessi che avete perduto! Insomma, Carter,  un tratto veramente nobile da parte vostra! Permettete che vi stringa la mano. No, no, l'altra... quella che perde gl'interessi! Mi figuro che in circostanze simili, non permettiate alla destra di sapere quel che fa la sinistra! O non  cos, Carter?" E il colonnello aveva lasciato il rispettabile signore alquanto confuso, con ambe le mani tese, senza stringergli n l'una n l'altra.
All'improvviso, tutto ci gli era diventato insopportabile.
Era stato suo disegno trascorrere gran parte della licenza a casa, ma date quelle circostanze, gli sembrava un vero peccato sperperare il prezioso mese che gli restava a cercar di spiegare come la pensava lui a vicini che gli facevano il viso dell'arme, e ad amici scettici. Sopra ogni cosa, egli sentiva il bisogno di mutare ambiente, di distrarsi. Di un po' di socievolezza, per dirla in parole piane. E cos, in quattro e quattr'otto, sistem i suoi affari a Kenneth Square, diede in affitto la fattoria, vendette parte del bestiame e poi, senza dire addio a nessuno, un bel mattino, prima del levar del sole, fece attaccare i due bai al calesse, e part per Filadelfia.
Settembre era quasi alla fine e, per la prima volta in quell'autunno, c'era nell'aria mattutina un odor di brina. Per la prima volta anche, da quando era in licenza, il colonnello assaporava una felicit scevra di preoccupazioni, quasi fosse tornato ragazzo. Gli veniva voglia di cantare. Ma troppa gente posata egli conosceva, lungo la via di Filadelfia, per permettersi di dar sfogo a una sonora voce baritonale, a quell'ora del mattino, e proprio alle prime case di Media. Chiss quale subisso di commenti avrebbe provocato! Gi la sua uniforme era abbastanza vistosa. Di fatto, il colonnello era una figura cospicua, col berretto da campo dai cordoni e dalle strisce d'oro brunito. Aveva una bocca grande, facile al riso; e bene si accordavano con essa gli occhi pieni di vivacit, e le accentuate basette scure, coltivate con una certa cura allo scopo di celare un'espressione giovanile che avrebbe potuto sminuire l'importanza d'un colonnello di cavalleria. Male avrebbe fatto Nat Franklin a rivelarsi giovane quanto si sentiva; e peggio ancora a mettersi a cantare a quell'ora mattutina. C'era il caso che qualcuno si affacciasse alla finestra per dire "Ecco l Nat Franklin... e ha bevuto...". Anzi "Ha di nuovo bevuto" avrebbero detto. Egli li conosceva, quei nasi schiacciati dietro ai vetri, simili a musi di cani da caccia che odorassero la psta. Ebbene, fra poco egli sarebbe stato lontano da quella gente; all'aria aperta; e a combattere. Fin per spaccare il male in mezzo, mettendosi a zufolare invece che a cantare... e pi tardi, bevve come un dannato.
Sulla strada che passava in alto, i bei paesaggi si susseguivano. Nelle vicinanze di Sharon, la fresca aria dell'alba era esilarante. Il colonnello allent le redini alla pariglia; e gi per la lunga discesa, al galoppo, mentre il giovine sole faceva sfolgorare i razzi delle ruote. Allorch apparvero i tetti della citt, tra un barbaglio di vetri - e Kenneth Square era di tante miglia lontano, ormai - il colonnello respir di sollievo, convinto d'aver fatto una bella cosa, e subito si sent in casa sua, in quel mondo che un tempo gli era stato famigliare. In breve, (cos andava dicendosi) tornava a sentirsi se stesso.
Come avrebbe trascorso il resto della sua licenza, ancora non lo sapeva. Si sarebbe affidato al caso. Prima di tutto aveva intenzione di liberarsi di quella pariglia di bai. A Kenneth Square, s'erano impigriti in scuderia. C'erano poi diverse cose da fare. Aveva in animo di procurarsi il pi bel cavallo da sella che potesse scovare, ch da quando a Gettysburg gli avevano ucciso sotto il suo vecchio cavallo, non aveva trovato che ronzini malridotti. E poi, per una ragione assai importante bench puramente personale, voleva comprare tanti giocattoli da riempirne una delle sue bisacce.
Questa ragione era un segreto ch'egli custodiva con compiacimento, e tale da farlo sorridere, mentre guardava le servette che con le pompe inondavano i marciapiedi davanti alle case, e strofinavano i bianchi gradini di marmo. La sua carrozza faceva rimbombar l'acciottolato di Chestnut Street. Era ancora presto; e prima delle ore calde ci sarebbe stato tempo per provvedere a tutto.
Tosto trov da collocare la pariglia e il calesse a un prezzo discreto, in una scuderia d'affitto; e allegro e leggero si avvi prima a comperar i giocattoli, e poi in cerca di qualche vecchio amico.
Egli aveva sperato che nella Citt dell'Amor fraterno, la patriottica rettorica, che a quanto pareva ognuno teneva in serbo pei veterani in licenza, sarebbe stata un pochino meno sanguinaria, se non altro, di quella del suo vicinato un tempo cos pacifico. Ma anche quelle modeste speranze erano destinate ad andar deluse. Chi gli veniva incontro, all'angolo di Broad Street con Chestnut Street, chi, se non l'amico di suo padre, il vecchio generale John Fithian? Quell'arzillo veterano della guerra messicana, il pi burbero condottiero di milizia che mai avesse chiazzato di larghi spruzzi giallastri il candido marmo d'una gradinata.
"Che bella sorpresa! Non credevo ai miei occhi!" tuon il generale, sollevando in uno il mozzicone di sigaro e le fronzute sopracciglia, in un'agitazione ch'era genuina e cordiale. "Qual buon vento vi riconduce dal fronte, mio giovine Ettorre? Grandi cose abbiamo sentito di voi! In che cosa posso esservi utile? Dove dirigete i vostri passi?"
"Sto cercando un negozio di giocattoli" rispose quasi inavvertitamente e un po' contrariato il colonnello. Poich il vecchio generale era una pittoresca figura; lui era in uniforme, e gi alcuni oziosi, fiutando l'insolito, cominciavano a radunarsi.
"Un negozio di giocattoli?" rimbomb il vecchio, e apparve scandalizzato. Ma subito un sorriso gli si diffuse in viso. "Oh!... Congratulazioni! Non sapevo."
"No, no" s'affrett a replicare il colonnello. "Non si tratta di questo.  soltanto per una mia piccola parente... una cara bambinetta." E sembrandogli inutile mentire oltre, egli arross.
"Beh, quand' cos, niente negozio di giocattoli!" brontol il generale. "Entrate al club a bere con me. Troverete tutta la citt che vi dar il benvenuto. Insomma, caro mio, sono anni che non vedete i vostri vecchi amici." E con ci, infilato il braccio in quello del colonnello, disperdendo i curiosi con un largo spruzzo a ventaglio di liquido ambrato, egli trascin seco la riluttante vittima, su per Chestnut Street, fino al vecchio Union League Club.
"Ormai, sono in ballo" pensava malinconicamente il colonnello; e gli tocc ballare.
"Ecco qui Nat Franklin di ritorno dal fronte" annunciava il generale, precedendolo a mo' di araldo e facendo risonare una sputacchiera dopo l'altra come un gong. "Ecco Nat Franklin..." Bang!
"Al diavolo," pensava il colonnello; ma era troppo umano, per non apprezzar l'accoglienza, tanto cordiale da esser quasi un trionfo. Ben presto si trov circondato da amici suoi e da conoscenze di famiglia. Altri si aggiunsero, ch non si rifiutava un invito del generale; e fu quasi una piccola folla, quella che finalmente fece il suo ingresso nel bar. Si bevve alle notizie che recava il colonnello, e per altri motivi ancora, e cos via per tutto il pomeriggio.
Fu forse questo, in parte, il guaio. Forse il pomeriggio e gli altri motivi s'erano prolungati un po' troppo. Verso le quattro, il colonnello cominciava a sentirsi stufo, e a rievocar cose di cui poco o punto importava ai presenti. Si sentiva lontano da tutti loro, e vagamente irritato. Alle domande che gli venivano pste egli rispondeva onestamente, per non dire alla lettera. Ma vedeva che parecchi ne erano urtati, e scontenti. Le proposte sanguinarie non facevano pi ridere nemmeno quelli che le facevano. L'ambiente diventava silenzioso un po' troppo. Il colonnello s'era messo a dire quel che in realt ne pensava della guerra.
Egli udiva la propria voce come fosse quella d'un altro. "Una vittoria per ognuna delle parti, finisce per essere una sconfitta per tutte e due le parti ormai... E questa storia dura da tanto tempo..." La voce gli moriva...
Sottolineata dalle aquile che aveva sulle spalline, dopo tanti anni di campagne la faccia di Nat Franklin non appariva certo mite. E qualcuno vi leggeva strane contraddizioni. Torn a regnare un silenzio denso d'imbarazzo.
"Testa-di-rame!" esclam una voce, all'improvviso.
Un giovinotto, certo Moltan, che poc'anzi aveva ricevuto una patente nella Difesa Nazionale, recentemente riorganizzata dal governatore Curtin, si mise una mano sulla bocca e divent di brace. Non aveva avuto intenzione d'insultare il colonnello; ma l'uniforme nuova gli dava alla testa. L'epiteto gli era sfuggito, perch si sentiva un personaggio importante e voleva farlo sentire. Ma il colonnello non aveva visto il gesto ch'era seguito alla parola: e si guard d'attorno stupito, scambiando per ostilit l'imbarazzo che leggeva sulle altre facce.
"No, no!" egli neg, indignato. "Io sono un fedele partigiano dell'Unione! Come? Ma se  proprio per questo che ho combattuto! Non  chiaro?"
In quel momento il giovanotto, quel Moltan, sorpass se stesso. "Non mi pare affatto chiaro, signore" disse.
Il colonnello mosse un passo avanti. Gli occhi gli uscivan dal capo.
"Signori! Signori!" grid Arthur Biddle, precipitandosi verso quei due. "Basta cos, signori miei!"
"Giovinotto, siete un somaro!" rumoreggiava sdegnato il generale Fithian. "Avete insultato un nobile combattente e un vostro superiore, in un circolo del quale non fate parte. Ora gli presenterete le vostre scuse."
"Oppure uscirete di qui" aggiunse Biddle.
Rendiamogli giustizia: Moltan fece le sue scuse, e oltremodo contrito, mentre il colonnello cercava di mostrarsi il pi longanime possibile. Ci non gli imped di rimanere alquanto impressionato. Che un tale - che persino uno sbarbatello che aveva bevuto un po' troppo, - gli desse della Testa-di-rame, gli pareva una cosa incredibile.
Il crocchio, nel quale regnava ormai un certo disagio, fin per disperdersi. Cercando di non dar peso alla cosa la maggior parte dei presenti se ne and, fra strette di mano. Ma alcuni rimasero. L'incidente avrebbe dato la stura alle chiacchiere, il colonnello ne era certo. Decisamente contrariato egli si appart in un angolo col generale Fithian e col vecchio dottor David Craig.
"Non comprendo!" disse.
"Beh,  abbastanza naturale!" tuon il generale, al quale non dispiaceva perorare. "Vedete, figliolo mio, il male si  che sono anni che voi siete lontano, e vi ostinate a credere che la gente la pensi allo stesso modo di quando ve ne siete andato, nel '61. Anzi, a dir la verit, voi parlate piuttosto come nell'estate del '59!"
"S" approv il dottore. "Fithian ha ragione. Certi risentimenti, ora, sono pi accentuati di quel che possiate immaginare voi, che avete servito nell'esercito. A voi sembrano amari gli uomini? Le donne dovreste sentire! Voi siete scapolo; e non potete rendervi veramente conto di come stanno le cose, n di questo risentimento. Migliaia di creature che hanno perduto mariti, fratelli o figli. Prendetemi Andersonville e Libby. E la nostra citt  piena di feriti e invalidi di cento battaglie. Le nostre navi sono distrutte. Se mai in Pennsilvania qualcuno ha nutrito qualche segreta simpatia per i vecchi amici della Virginia, credetemi, dopo l'invasione di Lee e dopo Gettysburg ne sono guariti. Il risentimento  pi acre in questo Stato, ora, che non nella Nuova Inghilterra. Per non far le cose grosse, Nathaniel, non potete pretendere che qui noi si comprenda la vostra piet per le sofferenze di quelli del Sud. Qui la gente  troppo preoccupata ed esasperata dalle perdite terribili che ha subito e dall'ansia, per non accogliere con entusiasmo le pi severe proposte di rappresaglie.  naturale.  nella natura umana. Non capite?"
"Giustissimo!" approv il generale, assentendo calorosamente.
"Eppure, io insisto a dire che noi siamo un popolo solo" replic calmo il colonnello, dopo un momento di silenzio. " perci che io ho simpatia per l'Unione."
"Ho paura che sia un punto di vista troppo sottile per poter esser compreso ora" disse mesto il dottore. "Accarezzate pure la vostra idea, Nathaniel. Non posso negare che m'ispirate una certa ammirazione. Ma non ci insistete sopra, come dite voi!"
"No, no" fece eco il generale. "Non c'insistete sopra! Lasciate che il vostro stato di servizio parli per voi. Nessuno potr contestarvelo, quello!"
"E sia!" concluse il colonnello. "Il resto  silenzio, quand' cos; vedr di tener caro il vostro consiglio. Per, lasciate che vi dica una cosa, tanto a voi, generale, che al dottore. Voglio che comprendiate bene il mio modo di vedere. Voi saprete benissimo che noi non combattiamo una sola guerra. Ne combattiamo tante. Voglio dire, che la guerra  una diversa cosa, a seconda dell'individuo che vi prende parte. C' un modo di vedere generale, ma ce n' anche uno personale.  appunto il mio che voglio spiegarvi."
Inconsciamente il colonnello aveva abbassato la voce, quasi che quel che diceva imponesse un certo riserbo; e cos era, di fatto. Egli stava per rivelar cose che per lui erano diventate un'ossessione. Seduti soli in un angolo dell'Union League Club, i tre accostarono un poco le teste. La vasta sala era quasi deserta. Fuori, in istrada, ogni tanto un carretto rotolava sonnolento sull'acciottolato. Le voci sommesse dei passanti sul marciapiede sotto le grandi finestre avevano un color di stanchezza.
"Voglio raccontarvi qualcosa di quel che ho visto" continu il colonnello, ancora accentuando il tono confidenziale. "Si fa presto, a parlar di rappresaglie e punizioni e necessit militari; ma doverle eseguire personalmente  un altro paio di maniche. Voi sapete che Sheridan ha distrutto... ogni cosa, nella valle della Virginia, e la cavalleria di Pennsilvania ha avuto il suo da fare, con tutta una serie d'incendi di case. Avete mai veduto bruciare una casa, mentre la famiglia  l ad assistere all'incendio? Oh, ci si sente prodi, e valorosi, naturalmente! Beh, nei pressi d'una piccola localit che ha nome Aqula - non c' rimasto nulla in piedi, all'infuori d'un casotto in pietra, un serbatoio per le acque - abitava un certo Crittendon, il quale aveva una bella casa, piuttosto grande. Colonne bianche, e via dicendo. Una bella dimora americana, tutt'altro che un gingillo, dove ci si stava bene. Dunque, io ricevo l'ordine specifico di bruciarla e di radere al suolo l'intera piantagione. Crittendon era maggiore nell'esercito dei ribelli, faceva parte dello Stato Maggiore del generale Early e doveva aver dato del filo da torcere al Governo degli Stati Uniti. Una notte partiamo, in fretta e furia, sperando di coglierlo sul posto. In grazia d'un ponte bruciato arriviamo ch'era gi giorno da un'ora; il maggiore  sparito. Troviamo la moglie, per. Era l, seduta sotto il portico, davanti alla casa, in una lunga vestaglia bianca. Essa  inglese. Pareva una statua greca, tutta bianca, quando s' alzata per venirci incontro e dirci "Buon giorno, signori"."
"Mi sembra che, in un certo modo, volesse speculare sul vostro buon cuore, no?" si lasci sfuggir sottovoce il dottore, meditabondo.
"Proprio cos" replic il colonnello. "Avesse gridato, dato in smanie come quasi tutte le donne, capite, o ci avesse mandato mille maledizioni e spediti al diavolo! Niente affatto! Tremava un pochino, appena appena, come un bell'albero dritto, e ci guardava come se fossimo scoiattoli, dall'alto in basso!"
"E allora, che cosa avete detto voi?" indag il generale, sollevando la cicca, tutto attenzione.
"Che cosa dice un gentiluomo, quando si trova a dover bruciare la casa d'una signora? S'intende che non ho mica fatto cattive figure. Ho cominciato col dire che era ancora presto..."
"Magnifico!" disse il dottore. "E questo avr messo le cose a posto..."
"...ma che mi trovavo nella sfortunata necessit di dar fuoco alla casa." Il colonnello accese un sigaro che il dottore gli aveva offerto, poi riprese il racconto. "Essa non s' neppur provata a protestare. "M'immagino che prima mi concederete almeno di far uscire le persone che si trovano in casa, e di portar via la nostra roba, colonnello?" Ecco quanto ha detto. Le ho dato mezz'ora. Essa mi ha ringraziato - oh, senza ironia! - ed  rientrata. Sulla porta, ho sentito che s' lasciata sfuggire un singhiozzo; ma non aveva versato una lagrima.
"Signore Iddio, ce n'era di gente, l dentro! Qualcuno gi cominciava a piangere e a far disordine, ma sentivo che la signora Crittendon li faceva smettere. La prima a uscire  stata una vecchia signora, la madre del maggiore Crittendon; alcuni servi la portavano a braccia su un materasso. Pare che sia paralitica dalla vita in gi. Ma non lo  certo dal mento in su, ve lo dico io! Mi ha fatto rizzare i capelli in testa! La truppa, non appena eravamo arrivati, s'era allineata davanti al portico, e tutti l'hanno sentita."
"Ma che cosa ha detto, insomma?" incalz l'irrefrenabile generale.
"Si  presentata, prima: ha cominciato col dire che era una pronipote di madama Washington, e che anche dei rivenduglioli yankees potevano capirlo, questo. Poi, ha veduto o sentito che eravamo della Pennsilvania, e allora mi ha chiesto scusa di averci chiamati yankees. "Per, siete appena un gradino pi in su, in quanto a questo!" ha detto; e ci ha ricordato che nel 1778, a Valley Forge i contadini della Pennsilvania avevan fatto patire la fame al generale Washington e ai suoi uomini, perch a Filadelfia gli Inglesi pagavan loro la roba di pi. E che non credessimo d'esser diversi, noi! Perch lei sapeva benissimo che quando Robert Lee era andato in Pennsilvania, quegli stessi contadini vendevano l'acqua di pozzo ai suoi soldati, nelle giornate calde. "E ci non toglie" ha detto "che nelle giornate fresche la vendessero ancor pi cara ai loro. Onest  la miglior politica, colonnello Franklin. Ricordate? E la politica  quanto voi ne sapete dell'onest. Quanto ci farete pagare, per bruciarci questa casa?" Il resto, poi, non era pi che... pura ingiuria color dell'ambra, sputata dal fondo dell'anima, con alcune antiquate interiezioni incastonate qua e l come mosche morte. E per finire, si  fatta portare in cima a un poggio, dove potesse veder lo spettacolo dell'incendio.
"Intanto, stavano uscendo i bambini, piangenti, con le loro bambole rotte, e cavallucci, e giocattoli... tutte cose che, naturalmente, ci facevan sentire d'esser dei soldati in gamba, dei valorosi. La signora Crittendon li ha fatti mettere un po' lontano, sul prato, assieme ai neri, i quali a tutti i costi cercavano d'intonar degli inni che lei zittiva. Finalmente, la casa parve vuota: almeno, la signora m'aveva fatto un cenno col capo. Allora prendo un paio d'uomini con me, e tiriamo fuori i nostri acciarini. Diamo fuoco alle tende in sala. Tendaggi di una stoffa inglese, pesante. Un regalo di nozze, mi figuro. In ogni modo, son divampate in un momento, e poi si sono ridotte a un ammasso di fumo che ci accecava e si propagava per ogni dove. Pareva che la casa intera fosse andata a fuoco, e invece le fiamme non avevano preso in nessun altro punto; quando d'un tratto sento la signora Crittendon che grida disperata: "Margaret, Margaret, dov' Margaret?"
"Corriamo fuori. La signora Crittendon aveva perduto la testa. " mia figlia!" diceva. "Dev'esser rimasta in casa. Credevo fossimo usciti tutti!" Ed essa fa per ritornar dentro, quand'eccoti che Margaret esce di corsa sulla soglia, in un nugolo di fumo, e si ferma sotto il portico. Doveva aver indugiato per mettersi indosso le pi belle cose che aveva, perch era tutta in ghingheri: crinolina, cuffietta, vestito di merletto e pantaloni a pieghe che le uscivan di sotto la gonna; perfino un piccolo parasole! Sul braccio portava un'altra veste, di seta chiara.  sui quindici anni, una delle pi graziose ragazzine che possiate immaginare. Un'occhiata le bast per veder tutta la scena; gett la veste di seta a uno dei suoi negri perch la raccogliesse; e poi battendo il piedino come una reginetta, ci strill: "Se  rimasto un solo gentiluomo, nel vecchio esercito, mi aiuter a spegnere questo fuoco!" E con ci, torn a rituffarsi nel fumo e cominci a tirar gi le tende che bruciavano.
"La madre si mette a gridare che la veste di merletto prender fuoco. E fuoco avrebbe preso certamente. Ma gi met degli uomini eran saltati gi da cavallo e avevan portato fuori la piccina, dalla madre, prima ancora che questa potesse correre dalla figlia. E ha anche avuto la faccia tosta di ringraziarci, quella piccola pettegola. Dopo, quando si  ritrovata sull'erba.
" un po' difficile descrivervi in poche parole l'agitazione che s'era sparsa sul prato dopo il salvataggio della signorina. Gli schiavi non s'erano tenuti dall'intonare un canto. Lo sapete che i negri riescono a esprimere cantando quel che noi non arriviamo a cacciar fuori. E certo  che quella mattina, ci che avevano in fondo all'animo lo cacciavano fuori! La signora Crittendon non poteva farli star zitti. Sulle prime aveva cercato di ridurre al silenzio quella specie di nenia funebre. Ma alla fine, sia detto a onor suo, il cuore  mancato anche a lei; m' venuta vicino, mi si e aggrappata con le mani alla sella e mi ha supplicato, come cristiano e come gentiluomo, di non mettere una seconda volta il fuoco alla sua casa. Ora, vi potete figurare che cosa sia, vedere una creatura bella e nobile che vi alza in faccia due occhi lagrimosi, e vi scongiura di non togliere il tetto a lei e ai suoi figli, e sapere che nessuno al mondo pu difenderla. Gli ordini sono ordini, certamente, ma... ma c'era di mezzo la signora Crittendon!" E il colonnello tacque un momento, come sopraffatto dalla memoria di quel mattino.
"Eh, s" disse il dottor Craig. "Immagino, immagino tutto questo." Il generale tossicchiava, compunto. Il colonnello riprese il racconto.
"Era chiaro, del resto, che i nostri uomini erano stufi di quel modo di fare il soldato. Non staccavano gli occhi da me e dalla signora. Intanto, Margaret s'era avvicinata per confortare la madre. L'ansia cresceva; persino i cavalli diventavano inquieti, e gli uomini eran costretti ad allentar la briglia. Tutti quanti dovevano averne fin sopra i capelli, e non vedevan l'ora di finirla con quell'obbrobrio. E come potevo dar loro torto? Insomma, tra le preghiere della signora e quelle della piccina..."
"E cos, da quel valoroso che siete, non avete fatto che rientrar dritto filato in casa, e appiccar da capo il fuoco" concluse a bassa voce il dottore.
Ci fu una pausa.
"S" disse il colonnello, e aveva l'aria mortificata. "Cos ho fatto."
"Come? Come? Nat Franklin, vorreste dirmi che avete avuto tanto sangue freddo? Diavolo! Diavolo! Vostro padre non avrebbe mai fatto una cosa simile... nossignore!" E il vecchio generale picchiava la canna in terra. "Mai e poi mai!"
"Oh, no, non crediate che abbia proprio fatto cos... No; non  che siamo rientrati senz'altro ad appiccare il fuoco. Non potevo arrivar fino a questo punto! Ho esortato la signora ad andarsene al pi presto, con la sua roba e la sua gente, "perch" le ho detto "la prossima volta, sapete..." "S" ella rispose "lo so..." E da capo le mancarono le forze. E poi, una piccolina che non aveva indosso che una camicina da notte mi corre incontro con una bambola di pezza. Voleva darla "al bel signore". Che sarei stato io!
"E non ho saputo dir altro che "Andiamo, sergente, qui non tira pi aria per noi. Fate suonar la partenza." E cos, ce ne siamo andati, senza guardarci indietro; e ci siamo accampati a qualche miglio pi in alto nella Valle, nei pressi d'un villaggio che ha nome Aqula. Non c'era rimasto nessuno; e lo abbiamo incendiato.  bruciato tutto, meno un serbatoio, un casotto di pietra un poco staccato dal villaggio. Sapete,  difficile che un serbatoio prenda fuoco..."
"Sar per via dell'umidit" interruppe il dottore, breve. "Ma sentite un po', Franklin, un delitto finisce sempre per venire alla luce. Che ne  stato dei Crittendon?"
"Ecco, c'eravamo appena accomodati per il rancio della sera; le sentinelle in vedetta verso la Valle, e noi tutti radunati intorno ai fuochi. I ragazzi friggevano le loro gallette nel grasso di prosciutto, - cosa che  contraria alle disposizioni mediche, naturalmente, - quando arriva il generale Phil Sheridan e quei trucibaldi del suo Stato Maggiore.
"Quel giorno, c'era stato un vero pandemonio, a Cross Keys. Un paio di convogli tagliati fuori e saccheggiati e incendiati da Early; il generale pareva un energumeno. Quell'incidente voleva dire qualche settimana di ritardo nelle operazioni, nell'alta Valle. Sheridan era piuttosto taciturno: brutto segno. Di solito,  un uomo socievole. Diede subito ordine che tutti quanti buttassero nel fuoco il loro pane unto, e tornassero a gallette secche e acqua. Di conseguenza, grandi bestemmie soffocate sotto le coperte. E non credo che il generale si sentisse poi molto soddisfatto. In ogni modo, s' fatto prestare un po' di whisky da me, e ha dato fondo alla fiasca, guardando nel fuoco con un'aria scura che consolava. Poi, mi ha ordinato di dargli dieci uomini, per scortare lui e il suo Stato Maggiore: tornavano a Winchester quella sera ancora. M'aveva tutta l'aria di volermi esonerar dal comando. Ci siamo incamminati... Fatto qualche miglio, mi ha mandato a dire che mi voleva vicino a lui. Per un po' di tempo, abbiamo cavalcato senza dire una parola.
""Sentite un po', colonnello Nat" mi fa tutt'a un tratto il generale "non avevate ordine d'incendiare la casa dei Crittendon, oggi?"
"E cos ho fatto, generale!" rispondo. Che potevo dir altro? "Ho dato il fuoco alla casa stamattina, alle sei e quindici."
""E l'avete spento alle sei e venticinque del medesimo giorno."
"Questo non potevo negarlo.
""Sentite un po', Franklin" riprende dopo un momento il generale, "io sono di sangue irlandese, e non mi faccio mai dare del whisky da un ufficiale che ho intenzione di mandar davanti al consiglio di guerra. Ma gli ordini sono ordini. So che questo  un caso particolarmente pietoso. Brave persone... Ma adesso, voi l'avete reso ancor pi pietoso. Ora, per, non stiamo a discuterci sopra. Vi faccio osservare che son stato molto indulgente, con voi. Tutti e due abbiam combattuto contro gli Indiani, nell'Ovest, e cos v'avevo affidato un servizio ch'era quasi soltanto di ricognizione, togliendovi quasi tutte le grosse fatiche. Il vostro era ormai un reggimento d'esploratori, si pu dire; saccheggi, e ruberie di cavalli e case li avevo lasciati a Reinohlfennig e a quei suoi fanfaroni. Intanto non sanno stare in sella che su cavallacci da tiro. Loro sono delle cavallette; voialtri siete dei cavalieri. D'ora in avanti, sappiate che quando ricevete un ordine, non lo si discute pi. Perdio, caro amico, credete forse che io mi ci diverta pi di voi?...
""Incendiate la casa stanotte, senza toccarci nulla," dice finalmente. "Senza toccarci nulla" ripet. " chiaro? Non ho altro da dire."
"Saluto, e torno indietro, coi miei uomini. A dirvi la verit, anch'io ero fuor dai gangheri. Poteva mandarmi davanti al consiglio di guerra perch quel mattino avevo trasgredito un ordine; ma farmi tornare indietro per dar fuoco alla casa, e insinuare che non toccassimo neppure uno spillo! Tanto valeva dire: "guardatevi bene dal portar via pendole o gioielli." E mi ribolliva il sangue, anche se il generale  mezzo irlandese.
"Quando torniamo alla villa dei Crittendon, ci troviamo uno squadrone di milizia regolare, accampato nel giardino; e c'erano dei lumi accesi, in casa. Sheridan d un breve ordine; immediatamente lo squadrone leva il campo, e si schiera, a cavallo e sull'attenti, davanti alla veranda.
""Colonnello, mandate i vostri uomini nella legnaia, a prendere dei rami d'abete. Li accendano, e aspettino sotto il portico!"
"Poi, fa radunare gli ufficiali, e noi tutti, col suo Stato Maggiore, entriamo in casa. Tirai un sospirone di sollievo, constatando che non c'era nessuno. La signora Crittendon doveva aver seguito il mio consiglio ed essersene andata quel mattino, con tutta la famiglia. Entrammo nel salone; c'erano parecchi candelabri accesi e, sopra al caminetto, il ritratto di un ufficiale inglese. Ci volle qualche momento, per, prima che mi accorgessi che su un divano, in una delle alcove, c'era un corpo ricoperto da una bandiera dei Confederati, che era tutta un buco solo.
""Signori" dice il generale Sheridan; ho bisogno che m'assistiate, in un affare d'ordine puramente personale."
"Prende il candelabro, entra nell'alcova, che era un po' buia, e tira gi la bandiera dal corpo disteso sul divano. Alla luce giallognola delle candele, vedemmo una bella faccia energica, barbuta; un uomo ancor giovane, ma gi grigio. Aveva un colore stranamente cereo. Gli occhi erano spalancati; il colletto dell'uniforme grigia, dalle foglie d'oro brunito, sosteneva il mento cascante.
""Questo" dice il generale Sheridan, "era il maggiore Douglas Charles Crittendon, dell'esercito confederato.  caduto nell'attacco di Cross Keys, oggi nel pomeriggio. Prima che morisse ho avuto tempo, troppo poco purtroppo, per scambiar qualche parola con lui. Era intimo amico mio, e mio compagno di corso a West Point. Per molti anni  stato ufficiale nel vecchio esercito. Una volta, comandava lo squadrone di cavalleria che ora si trova schierato davanti alla sua porta. Quello che faccio ora qui, egli me lo ha chiesto oggi, in punto di morte. Ha dimostrato una volont di ferro; e gli ho dato la mia parola d'onore che sarebbe stato seppellito 'fra le ceneri della sua casa'. Deve aver creduto, lo comprendo ora, che questa casa fosse di gi bruciata. Se c' qualcosa, in quest'azione, che offenda i princpi di qualcuno qui presente, questo qualcuno  libero di ritirarsi."
"Nessuno mosse un passo. Non solo; eravamo tutti invasi da un rispettoso timore; qualcuno di noi era anche commosso. Dopo un momento, il generale Sheridan ricopr con la bandiera il viso dell'amico.
""I nuovi ufficiali del vecchio reggimento del maggiore saranno tanto cortesi da aiutarmi" disse.
"Allora il generale e alcuni fra i tenenti pi giovani del reggimento sollevarono il divano e lo trasportarono nel mezzo della sala, sotto il ritratto. Lo circondarono di legna; e noi tutti aiutammo.
""Vorrei lo stendardo del reggimento!" disse il generale.
"Dopo un momento, glie lo portarono.
"" una mia idea" disse. "Credo che Douglas... il maggiore Crittendon l'approver." La voce gli tremava un poco. Mise lo stendardo di seta sul petto del corpo avvolto nella bandiera; e ci pos sopra la spada del maggiore.
""Mi rincresce che non ci sia qui un prete" disse. "Il maggiore Crittendon era l'onore in persona; un buon amico. Quegli che giace qui era un valoroso, un vero gentiluomo..." Non pot continuare. "Dio accolga la sua povera anima" riusc finalmente a concludere. Noi dicemmo: Amen; e, alquanto impacciati, a uno a uno uscimmo dalla sala. La casa vuota echeggiava dei nostri stivaloni pesanti, del tintinnar degli speroni.
"Fuori, il riflesso della legna d'abete in fiamme aveva vinto l'oscurit, in una larga cerchia; e ondeggiava in ombre fantastiche sugli uomini e sui cavalli affollati davanti al portale.
"Sheridan mi ferm per un momento sotto il portico, e mi disse:
"Franklin, per un po' di tempo assumerete voi il comando, in questi paraggi. La signora Crittendon deve essere nascosta non lontano di qui. Abbiamo saputo che  partita stamattina per tempo, con la famiglia; avevano parecchi carri. Vedete se riuscite a trovarla. Fate quel che potete per lei. E datele questo." Mi porse un pacchettino sigillato; e prendendomi pel braccio, riprese: "E ditele che Phil Sheridan ha bruciato la sua casa, dietro ordine speciale venuto da Washington, e firmato dal ministro della Guerra. Se non rintracciate la signora Crittendon, restituitemi il pacchettino. Son brutti tempi, questi che attraversiamo. E anche per un soldato  difficile dire quale sia il suo dovere. Non trovate che  cos, a volte?" E con un malinconico sorriso, mi tese la mano.
""S, generale, avete ragione" gli risposi. Ci siamo stretti cordialmente la mano. E tutto  finito l.
"Alla luce dell'incendio, il generale sal a cavallo; e le truppe gli presentarono le armi.
""Colonnello" egli mi disse ancora "eseguite gli ordini che vi ho dato." E via al trotto, lui e il suo seguito, gi per il viale.
"Fu un incendio spettacoloso. Per miglia tutt'intorno, la Valle sfolgorava di luce. La villa era di legno di abeti secolari; pareva una gran colonna d'oro liquido. Dietro di essa, la muraglia cupa di Blue Ridge dominava, su fino in cielo, come se stesse a guardare le scintille che si sparpagliavano tra le stelle."
Ai due che ascoltavano rapiti, l'incanto di quella voce bassa ma armoniosa era sembrato cessare anche troppo bruscamente. Fuori della finestra presso cui sedevano, la testa, poi le spalle d'un lampionaio apparvero all'improvviso, si stagliarono sempre pi chiare sulla scala, via via che divampava tra la coppa delle sue mani il bianco riflesso del fiammifero che l'uomo aveva acceso.
"Signore Iddio" esclam il colonnello. " gi cos tardi? Scusatemi, scusatemi davvero. Chiss di quanto avr fatto ritardar la vostra cena! Sono imperdonabile, proprio."
"Macch! Non c' nessuno che abbia fatto tardi a cena." Il dottor Craig, balzato in piedi, scuoteva la cenere del sigaro dal panciotto e dalla giubba. "Voi verrete a casa mia, tutti e due. Io sono vedovo, e vado a tavola all'ora che piace a me. Ho una cuoca della Costa Orientale. Ci sar minestra di peperoni, e tordi fritti nel burro. Un mio paziente, che  una celebrit, mi ha mandato certe bottiglie del suo tanto decantato Porto. Nat, saranno mesi che non avete avuto una cena simile... scommettiamo?"
"Dite che saranno anni. Mi par d'essere tornato nel... nel 1859."
Il generale Fithian bofonchiava, roteando fieramente gli occhi. "Craig" disse. "Questo  un insulto, come  vero che..." E picchi il bastone in terra. "Dieci giorni fa, mi avete messo a dieta: legumi, e pane e latte. Adesso, pretendereste che venga a veder voi due, mentre vi pappate tordi e altre buone cose?"
"Questa sera vi permetto uno stravizio. E prima di andare a letto, potrete poi prendere cinque pillole di calomelano in pi."
"Perdio! Corro subito da quello speziale di Camden!" tuon il generale.
Uscirono, e presero il tranvai che li avrebbe condotti a Spring Garden Street. Per tutta la strada, il dottor Craig fece fare matte risate ai due ufficiali e ai passeggeri borghesi - tutti signori in cappello di castoro e solino duro - i quali si divertivano un mondo a sentirlo dettare a un immaginario speziale delle ricette in latino maccheronico, per la cura di certi malanni di natura alquanto delicata.
Di quella serata nella deliziosa casetta del dottore, il colonnello avrebbe portato con s un ricordo vivissimo e oltremodo gradevole. Fu un ritorno in ispirito all'urbanit, allo spirito quieto dei tempi di anteguerra. Raccoglimento spirava dalle pareti della vecchia sala da pranzo sotto il lampadario a gas - novit da poco inaugurata -; e dall'alta finestra a vetri spalancata entravano venticelli freschi, brezze che venivano dall'orto del dottor Craig come dalla Valle del Wissahickon, ed erano cariche di remoti effluvi di fieno falciato di fresco, non meno che di onesti profumi di gerani domestici. Una volta che ci si trovava al sicuro dietro quelle pareti, chiuso fuori il passato, sembrava che, per virt di qualche magica retroversione, la pendola sul pianerottolo ticchettasse a ritroso, verso le ore serene di nonni e bisnonni.
Dileguata l'ansiosa attesa, la fame di notizie; e i discorsi eccitati, e nervosismo e apprensioni. Dalla coscienza del colonnello, involontarie visioni di tre anni di lotte accanite fluttuavano verso un grato oblio; ed erano sprazzi di fuoco, che dalla bocca del cannone uscivano ad arrossare le nubi a mezzo della notte; e grida soffocate di sgomentate sentinelle; e paurosi squittii d'uccelli notturni lungo le buie rive del Potomac formicolanti d'uomini in arme; e cieli accesi del sinistro riverbero dei ribelli al di l dei monti; e in un fantastico crepuscolo, la scena di panico, l'ondata di morte che andava a infrangersi contro i bastioni di pietra delle Alture di Marye...
Qual diverso spettacolo, invece, si offriva ai suoi occhi: ecco l il dottore, il quale, sprofondato nella poltrona, il pollice infilato ad allentare il panciotto, passava da un aneddoto all'altro di quasi mezzo secolo di professione. Storie ora pietose, ora gentili, ora comiche; le facolt risanatrici della sua personalit fondamentalmente equilibrata sembravano diffondersi per tutto l'ambiente, in una sorta di spregiudicata compassione, di irrefrenabile ilarit provocata dalle stravaganze dell'umana natura.
E il generale John Fithian? L'unico uomo in tutta Filadelfia, il quale conoscesse l'arte di ridere a proprie spese; rubescente in viso di Porto e di ottimo carattere; felice di avere un pubblico disposto ad ascoltare i suoi ricordi della guerra messicana...
Curioso, come quella guerra non sembrasse pi affatto una guerra. Non c'erano stati morti; e i nomi stessi delle battaglie, altro non erano ormai che un incruento poema. Palo Alto, Buena Vista, Cerro Gordo, Chapultepec; e dalle labbra paonazze del generale quelle sillabe cadevano come tante note argentine di lontane e romantiche campane.
Quasi ch'egli, tratto il suo temperino d'argento, appena avesse percosso i bicchierini mezzo pieni che stavan sulla tavola.
Sarebbe stato mai possibile, meditava il colonnello, che i truci annali delle battaglie nella Virginia, lungo il Potomac e lo Shenandoa, raccontati in tempo avvenire, diventassero anch'essi un'innocua ballata?
S, era possibile.
Fu forse una profetica qualit insita nel Porto del dottore, a mormorargli: "Anche questo passer..." Manassas, Malvern Hill, Antietam e Fredericksburg; e New Market e Winchester, e Monocacy, quale eco avrebbero ridestato, tra le pagine della storia, quando la fatale cicatrice dell'oblio avesse chiuso le ferite del tempo?
Parve d'un tratto al colonnello di rivedersi davanti la faccia torva e irosa del ragazzo che quel pomeriggio lo aveva chiamato Testa di rame. Lentamente egli vide l'appassionata giovane fisionomia dissolversi tra il fumo del sigaro.
I sentimenti degli uomini: ecco quel che sarebbe andato in oblio!
Egli si scosse, sentendo vivo il disagio; ed ecco, si ritrov nella piacevole atmosfera della saletta da pranzo. Ma non era pi sperduto nel passato. Mentre il dottor Craig e il generale parlavano, egli aveva preso un'improvvisa decisione. Cos impulsiva era stata, che gli sembr che un'altra mente l'avesse formulata per lui. Ora, ora egli sapeva come avrebbe trascorso le poche settimane di licenza che ancora gli restavano! E per via di quella decisione dianzi presa, egli volse il discorso ai cavalli.
Voleva un cavallo nuovo: il pi bel cavallo che si potesse avere in tutta Filadelfia. I biglietti verdi della sua paga arretrata e non spesa gli gonfiavano le tasche, e ancora si trovavano dei buoni cavalli, a Filadelfia. Certo, se ne dovevano trovare...
"Oh, in quanto a questo..." Il dottor Craig sapeva d'una bestia magnifica, appartenuta a un suo paziente, morto da poco.
"Sentitelo! Probabilmente,  da tempo che ha psto gli occhi su quel cavallo!" insinu Fithian. "Ora, ci ho anch'io una bella bestia... Sapete, Craig, credo che di quelle pillole di calomelano ne far a meno, questa sera. A sentirvi svendere a Nat le scuderie del vostro ammalato buonanima, mi fa venire un certo urto di nervi. Ecco, ecco, colonnello, ci giurerei che potrete averlo per un pezzo di pane, quel cavallo, come dice il dottore. E deve saperne qualcosa, lui. Chi vi dice che non l'abbia avuto in pagamento, pel conto del suo cliente, che il Signore l'abbia in pace... Per, per, un'occhiata ai denti di quel cavallo voglio darcela io."
"Andate a quel paese!" scapp detto al dottore. " una bestia magnifica, vi dico. E adesso,  ora che filiate a letto... e prendiate il vostro calomelano."
"Niente affatto!" esclam il generale; ma non os protestar oltre.
Quell'anfitrione d'altri tempi ch'era il dottore accompagn i suoi ospiti alla porta delle loro camere da letto, con le rispettive candele. Battagli un poco col generale, per via del calomelano, e indugi qualche minuto davanti alla porta del colonnello, in una chiacchieratina benevola, prima di augurargli la buona notte.
"...Non ho voluto ricordarvelo di l in sala da pranzo, stasera" egli disse; "ma, se non vi rincresce, mi  rimasta una certa curiosit, riguardo a qualche cosa che avete raccontato oggi. Quel pacchetto che Sheridan vi diede per la signora Crittendon, avete poi potuto consegnarlo?"
"No" rispose il colonnello, il quale s'era seduto sul letto, e cercava di togliersi gli stivali. "No, non l'ho consegnato. Abbiamo cercato per ogni dove, in tutta la Valle, ma c'era davvero da credere che la signora Crittendon e i suoi fossero sfumati, svaniti nell'aria. Non son neppure riuscito ad avere la pi lontana informazione su dove potevano essere andati. Tanto che gi avevo quasi deciso di restituire quel pacchetto a Sheridan, al quartier generale. Di fatto, l'avevo con me quando son partito; e poi, per istrada m' successo un fatto strano. Ricordate quel serbatoio, ad Aqula, che avevo detto non sarebbe bruciato?"
Il dottore assent.
"Ebbene, mi fermai l, poco dopo aver lasciato il campo, per far fare una buona bevuta alla mia cavalla; ed era evidente che i bambini dei Crittendon dovevano aver giocato l dentro. Era tutto sparso di pochi giocattoli che avevan salvato; c'erano delle bambole fatte con pannocchie, e certi piattini rotti, sopra una vecchia pietra, sulla quale era stato preparato una specie di festino da burla, con noccioli di ciliege selvatiche e altre bacche. Avrete visto come i bimbi, specie le bambine, metton su le case per le loro bambole... Una cosa che stringe un poco il cuore. Sembrava che la guerra li avesse dispersi quasi tutti, i loro balocchi... e l dentro, in quel casotto semibuio, forse si saranno sentiti al sicuro, ben nascosti... Una vergogna, che i piccini non possano neppur pi giocare "alla casa", non vi pare?"
"S, ma come avete capito che erano i Crittendon?"
"Oh" rispose il colonnello "son certo d'aver riconosciuto la bambola di pezza che la bambina mi voleva dare, quella mattina che cercammo di bruciar la casa. Non aveva che un occhio solo!"
"Ah, ricordo: "bravo signore", eh?" disse il dottore. sorridendo. Tacque un momento, sbirciando il colonnello, quasi si compiacesse di vederlo in quella camera. "Beh, bravo signore, quand' cos, vi auguro la buona notte" egli concluse, non senza una lieve ironia; e si allontan gi pel corridoio con la sua candela, lasciando il colonnello seduto sul suo letto con uno stivale solo.
Nella sua camera, il dottore Craig si spogli in fretta: e con una precisione dettata da lunga consuetudine, via via andava posando i suoi abiti su una vecchia seggiola verde. Cos, egli sapeva ritrovarli al buio, e rivestirsi subito, se mai lo chiamavano nottetempo. Indoss una lunga camicia da notte, un indumento pudibondo che lo copriva dal collo sino alla calcagna; e sebbene la notte fosse calda, si copr il capo con una berretta di lana, a forma di calza. Cos acconciato, seduto sul largo letto, egli aveva l'aria alquanto intontita. Dopo un po' trasse di sotto il cuscino una fotografia, e la fiss a lungo. Era il ritratto di un giovanotto sui vent'anni, dai baffetti nascenti; vestiva l'uniforme di chirurgo dell'esercito dell'Unione. La fronte del dottore s'andava ricoprendo di goccioline di sudore. Colpa della berretta da notte, forse... E le goccioline scorrevano gi, lungo le rughe di quel vecchio viso arguto. "Assassinato..." mormor. "Assassinato." E in fretta si asciug gli occhi con una manica. Ripose sotto il cuscino il ritratto dell'unico figlio, e con un soffio spense la candela.

 2. "URR, RAGAZZI, URR!"
La mattina dopo, il dottor Craig e il colonnello uscirono in carrozza sulla via di Doylestone, per l'acquisto del cavallo. Era una magnifica bestia, una cavalla nera con tre zoccoli bianchi e la testina sottile. Aveva il collo arcuato degli arabi, e il passo alto. Ritornarono in Spring Garden Street e il colonnello trascorse un'ora a far provare diversi passi alla sua nuova cavalcatura, e ad abituarla al morso e alla sella dell'esercito, davanti alla porta del dottore.
Erano momenti, quelli in cui il colonnello assaporava la soddisfazione di essere un cavaliere di scuola.
Sotto le fronde d'acero che formavano una volta sulla vecchia strada, il colonnello caracollava avanti e indietro, girava, volteggiava; e le zampe del suo cavallo sollevavano un dorato turbinio di foglie autunnali. I vicini uscirono sulla porta a vedere. Uno d'essi, un ragazzo della North Seventh Street, non doveva dimenticare n quel mattino, n l'alta figura dell'uomo bruno dalle lunghe basette, che gli passava accanto tra un cigolar di cuoio e un clangor d'acciaio. Il berretto da campo dalle strisce e dalle ghiande d'oro vivido, la lunga giubba turchina dai bottoni scintillanti, l'uomo immobile in sella sul cavallo nero lanciato al galoppo s'erano come fotografati nella memoria del ragazzo. Trentaquattr'anni dopo, allorch alla testa del suo reggimento egli partiva per la guerra di Spagna, segretamente egli giocava ancora "al colonnello Franklin".
Ma quel mattino, in tutta Spring Garden Street non c'era nessuno di statura tanto alta da poter guardare fino alle ginocchia degli dei. Il colonnello si accomiat dagli amici. Cio: balzato a terra, si strinse al petto il vecchio dottor Craig, che lo aveva aiutato a fare il suo ingresso nel mondo, e per poco non ebbe la mano storpiata dal vecchio generale John, il quale "piagnucolava" ogni tanto.
"Ci rivedremo, non appena sar finito tutto!" grid a entrambi il colonnello, cordiale. "E quando ritorner, pranzeremo a Kenneth Square. Posso contare su di voi?"
"S..." I due vecchi quasi non avevano pi voce.
Ma era destino che a Kenneth Square non ci dovessero andare. La pace ha le sue perdite non meno della guerra; e quei due vecchi in piedi sui bianchi gradini d'una casa di Filadelfia, le facce screziate dal sole che filtrava attraverso il fogliame, furono l'ultima immagine che il colonnello Franklin ebbe del dottor Craig e del generale Fithian.
"Andate a vedere Buchanan a Wheatland!" url il dottor Craig, allorch il colonnello si volse a salutare un'ultima volta. " solo, come me..."
"Per Giove, ci andr" disse tra s il colonnello. "Mi figuro che sar dimenticato da tutti, Buchanan..." E mise la cavalla al trotto, gi per Walnut Street. Questa volta era diretto alla pi pacifica delle imprese. E fu davanti a un negozio di giocattoli, sei isolati dopo Broad Street, ch'egli ferm finalmente il suo destriero di guerra. "Ora far i miei acquisti" egli disse. E cos fece.
Mai colonnello dell'esercito degli Stati Uniti aveva riempito la sua bisaccia di roba simile. Quando all'uscir dal negozio il colonnello Franklin la butt dietro di s in sella, la bisaccia conteneva, oltre a pochi indumenti che servivano d'imballaggio, non meno di sei bambole elegantemente acconciate, una scelta di minuscole suppellettili, e un servizio di delicati piatti di porcellana, i quali avrebbero potuto figurare a un banchetto della "Regina dei Sorci". Cos armato fino ai denti, il colonnello torn a voltare la cavalla verso Broad Street e ridendo sotto i baffi, per cos dire, si accinse a svignarsela da Filadelfia, salvo il suo onor di soldato.
Ma non era detto che dovesse uscirne cos facilmente. Un rullo di tamburi empiva l'aria...
Il rullo del tamburo dell'uomo bianco  diverso da quello di qualsiasi altra razza umana. Paragonato a quel rullo, il tanto decantato tam-tam e altri strumenti negri hanno l'effetto di un semplice irritante dei nervi, sono una specie di primitivo mezzo ipnotico. La battuta di due quarti suggestiona l'uomo, lo induce a marciare; e quando gli uomini sono molti, li induce a marciare uniti verso una data meta. Un tamburo che segna la marcia  la voce di un dio, il quale rugge: "vai e agisci". Pari al tuono che viene dal cielo, il rullo del tamburo  la voce di un lampo, senonch lo precede.  il monito che qualcosa sta per essere schiantato alla radice.
Un tuono simile, pari a una ciclopica musica, empiva le vie di Filadelfia, quel mattino che il colonnello Franklin risaliva a cavallo Walnut Street. Aveva sorpassato di un paio d'isolati appena il negozio dei giocattoli, che la sua Black Girl si mise a caracollare, inquieta e sgomenta al rullo dei tamburi. Egli la trasse sotto un'arcata sovrastante un vicolo cieco, affinch nessuno avesse a venir travolto. Cos, aveva un certo spazio intorno a s, e poteva guardar sopra le teste della folla. Il fulcro del tumulto si trovava quattro isolati pi in l, sull'angolo di Broad Street: erano tamburi alla testa d'un reggimento che partiva per la guerra.
Filadelfia  una citt soddisfatta di s. Situata in una bassa, sulle rive d'un fiume, respira una quasi perenne e greve aria di vallata, per cui vi regna di solito la quiete. Ma accade a volte, specie d'autunno, che dai monti l'aria rarefatta scenda fino al villaggio di William Penn. Allora, tutto assume una soprannaturale chiarit, si pervade di elettricit improvvisa. Quell'aria ha la qualit frizzante di un'acqua minerale, e stordisce i filadelfiani. In tali mattinate d'autunno, si son viste massaie quacchere che, per un senso d'intima e forse spirituale agitazione, hanno strofinato due volte, senz'avvedersene, i gradini dinanzi alla loro casa.
Tale era la mattina, verso gli ultimi di settembre, in cui la Guardia Nazionale part per il Sud. Era stata chiamata dal generale Grant. La ferrea macchina che lentamente andava accerchiando Richmond aveva bisogno di pezzi di ricambio. E - conseguenza di quella tale atmosfera elettrica - Filadelfia echeggiava di tuono.
Venendo gi da Walnut Street, i soldati andavano verso il molo, preceduti dal ran-tan-tan-tan dei tamburi. Anno di elezioni nazionali; e un grande vessillo era teso da una parte all'altra della strada. A un capo del vessillo c'era il ritratto di un uomo barbuto, con la scritta "Lincoln"; all'altro, un secondo ritratto, apparentemente il medesimo uomo, ma senza barba: "Johnson".
I NOSTRI CANDIDATI
REPUBBLICANI
VOTANO PER L'UNIONE NAZIONALE
AFFINCH IL GOVERNO DEL POPOLO
PER MEZZO DEL POPOLO
E A FAVOR DEL POPOLO
NON SCOMPAIA DALLA FACCIA DELLA TERRA
Sotto quell'arco apparvero improvvise bandiere al vento, una siepe di luccicanti baionette, e larghe file di soldati vestiti di turchino, che marciando sollevavano nugoli di polvere.
Come per incanto s'andava radunando la folla. Carrozzoni e carretti si affrettavano a trarsi sull'orlo della strada. Da migliaia di case e botteghe si riversava la pacifica popolazione di Filadelfia, esaltata e eccitata. Nel passar tra i due marciapiedi formicolanti di gente, i tamburi si trascinavan dietro gli ultimi dubbi di natura intellettuale, le meschine riserve personali degli animi pi freddi e scettici, quasi una striscia di sottil scorza che si staccasse da un tronco. Le menti si ottenebravano, ma solo per lasciar che i cuori palpitassero con maggior furia. Il profondo substrato di comuni sentimenti di cui vive una Nazione era rivelato e posto a nudo. E trombe e striduli pifferi s'univano ai tamburi:
"Evviva l'Unione,
Urr, ragazzi, urr!"
Il popolo le conosceva, quelle parole; e sapeva ci che significavano. Un misterioso canto di popolo empiva le strade. Una corrente ad alta tensione si propagava da un marciapiede all'altro, saldando gli uomini in un unico blocco, balzando sui vuoti da un isolato all'altro.
"Abbasso il traditore,
In alto la stella..."
Nella Nona Strada, un vecchio signore dagli arcaici pantaloni attillati cadde a terra e mor, colpito da sincope. E non c'era alcun lezioso sventolar di fazzolettini ai "valorosi che partivano"; null'altro che imprecazioni, urla, e il violento singhiozzar d'isteriche dame nerovestite, e ruggiti; e quel canto patriottico che gradatamente acquistava intensit:
"Mentre ci raduniamo
Attorno alla bandiera
Una volta ancora uniti
Al grido: "Libert!""
E come alto risonava, il grido! Per una volta tanto l'intera citt, vasta e un po' tarda, aveva una voce sola.
L dove si trovava il colonnello, l'agitazione era singolarmente intensa, rinfocolata da un costante ondeggiar della calca. Ci era dovuto in gran parte al pericoloso caracollar della cavallina nera, e anche al fatto che, per un errore troppo naturale, parte degli spettatori credeva in buona fede che il colonnello fosse venuto a collocarsi in quel punto per passare in rivista il reggimento in partenza. E parecchi erano coloro che si spingevano fin quasi sotto le zampe del suo cavallo. Dall'uniforme scolorita, si capiva che quell'ufficiale era un veterano, e di alto grado.
In fondo al cuor suo, il colonnello avrebbe preferito non trovarsi l. Egli dominava la folla in modo appariscente, cosa di per s poco grata a un uomo del suo temperamento; inoltre, lo spettacolo di un reggimento che si avviava al fronte non poteva a meno di riuscirgli doloroso. Troppo bene egli sapeva quale sarebbe stata la meta ultima di quegli uomini. Eppure, col rapido avvicinarsi della colonna in marcia egli dimentic quelle impressioni. Per meglio dire: dimentic se stesso.
Era trascinato da quel formidabile sentimento, di cui la via traboccava come di una marea. Il suo cavallo si arrest di colpo, fremente. Come attraverso la corrente d'una batteria elettrica, il fremito si trasmise al corpo dell'uomo. Allorch i tamburi gli passarono davanti, la mazza del tamburo maggiore balen alta fuor dell'ombra delle case, scintill alla gran luce del sole e variopinta ricadde nella mano del soldato. Black Girl chin la testa, scosse la schiuma dal morso. Una sonora fanfara di trombe scosse l'aria. Di faccia al colonnello, una servotta dalle braccia rosse e dal grembiule sporco si mise a piangere. Una dama prosperosa e degna, la quale si librava sulla larga crinolina a balze come un centauro che spiasse fuor da una tenda, gitt in aria il piccolo parasole e singhiozz come una bimba al funerale della madre. Il viso abbronzato del colonnello si copriva di un rosso scuro. Fermo a cavallo, pareva una statua di bronzo.
Egli scambi il saluto col colonnello delle truppe che sfilavano: un giovane che non conosceva. Le facce degli uomini che si susseguivano risaltavano sparute, in un biancor di calce sopra le polverose giubbe turchine. In gran parte, erano poco pi che ragazzi. La scena cui prendevano parte li commuoveva quanto una battaglia. Pareva loro d'essere irresistibilmente trascinati dal torrente che seguiva il maelstrm dei tamburi. La marcia diventava affannosa. Alcuni camminavano fuori tempo, per non perdere il passo. Come con un angosciato sospiro, la folla si racchiudeva dietro di loro. Sui marciapiedi, pochi occhi erano rimasti asciutti. Poi, pass la bandiera, ancora intatta con tutte le sue stelle, e fu un delirio.
A rallentar la tensione che regnava giunse il maggiore dell'ultimo battaglione. Era un ometto impolverato, dall'aria risoluta, su un cavalluccio alquanto meschino. Aveva il berretto sugli occhi, e un sigaro in bocca. Lo ignorava, lui; ma era tale e quale una caricatura del generale Grant. La calca, ben disposta, gridava al suo passaggio, e rideva, vedendo che il piccolo maggiore prendeva gli applausi per s.
"Fumare in parata, maggiore!" pensava il colonnello "Santi Numi, e che dir mai l'esercito regolare? E questa  soltanto la milizia, la dannata milizia che ha vinto tutte le guerre che gli Stati Uniti avevan quasi perduto. Sarete voi a colmare le fosse su cui passeranno i generali di West Point, figlioli miei, e da ambe le parti..." Il colonnello pensava ad alta voce. Il desiderio d'un sigaro lo punse acuto. "Maledetti i generali!" Lui, soldato dell'esercito del Potomac, ce l'aveva amara coi generali. Si alz sulle staffe, per salutar l'ultima compagnia che passava e ricadde in sella. Poich, in una divisa da tenentino d'una novit commovente, in testa alla compagnia marciava il ragazzo che lo aveva chiamato Testa-di-rame.
Il giovane Moltan alz il capo, e scorse il colonnello. Un rossore imbarazzato gli copr la faccia. "Mio Dio!" pens. Pur nella breve marcia dal quartiere al molo, egli aveva imparato la differenza che corre tra portare una uniforme ed essere soldato. Il veterano l a cavallo, ora, non gl'ispirava altro che adorazione. Confuso, dimentico del saluto militare, si tolse il berretto.
Il colonnello Franklin aveva la gola stretta. Le lagrime gli rigarono le guance. "Dio ti benedica, Moltan, ragazzo mio!" grid. "Torna, figliolo!" A sua volta si tolse il berretto, lo tenne stretto al petto, poi in un gesto benevolo e desolato lo agit dietro al ragazzo. Come sollevato da un peso, stupito, esaltato il giovane pass oltre...
"Giovane pazzo che non sei altro, ti farai uccidere" continuava a mormorare il colonnello, parecchio tempo dopo che le ultime file erano passate, e i monelli s'erano presi sottobraccio e seguivano la colonna, dietro alla musica. Un vecchio negro, un venditor di zuppa di peperoni al Cantiere navale, non la finiva d'inchinarsi, e togliendosi e rimettendosi e ritogliendosi la cappellina di paglia, diceva: "Salute a voi, ragazzi di Mars' Lincoln! Salute!" Alcune signore in nero, che parevano in preda alla medesima emozione, indugiavano ancora qua e l, e si asciugavano gli occhi col fazzoletto; fino a che piccoli turbini di vento cominciarono a soffiar fogli di gazzetta gi per la strada che si andava vuotando.
Alla vista di quei pezzi di carta, violentemente Black Girl s'impenn, e il colonnello torn in s. Tutto ben considerato, pensava, anche lui s'era lasciato commuovere in modo vergognoso. Quell'ultima apparizione, quel tenentino Moltan, chiss perch gli era rimasta indelebilmente impressa, e in modo singolare. Nel momento stesso del suo passaggio s'erano concentrate, come tante avverse correnti, le emozioni di quella giornata. La fantasia umana tende a impersonare le cause dei propri affanni; e nel giovane Moltan il colonnello aveva rivissuto tutta l'esaltazione e l'entusiasmo, tutte le fiere speranze, e le inattese angosce e i rimpianti di un giovane che s'avvii alla guerra. Era stata poco pi d'una visione; senonch, la visione perdurava. E per quella ragione forse, la coda del corteo, gli ultimi sprazzi non gli lasciarono alcuna impressione.
Allorch la cavalla gli si era impennata, egli l'aveva forzata a rimaner l sotto l'arco; e la strada era ormai quasi deserta. Dalla Casa dello Stato, in fondo alla strada, gli giungeva una lontana eco di applausi; ora laggi principiavano certo i discorsi. Ricordando quelli di tre anni avanti, egli sorrise, ma tutt'altro che benevolo. Stava per andarsene, quando qualcuno lo tir per la gamba. Seccato e sorpreso, dall'alto il suo sguardo cadde sulla fisonomia rubizza del pi curioso omino di questo mondo.
"Una indistruttibile unione di indistruttibili Stati!" perorava l'omino, con una strana voce estasiata. E cessato di tirar la gamba del colonnello come aveva fatto sino allora, forse per dar enfasi alla sua enunciazione, si lev invece il copricapo. Una testa calva, lucida e rossa, apparve al sole come una cupola. Tracciando un'ampia voluta col cappello di castoro a larghe tese, egli si ritrasse di due o tre passi al pari d'un ballerino, torn a fronteggiare il colonnello e declam: "Destinata a durare nei secoli!" Poi, si ricacci il cappello sugli occhi. La cupola era scomparsa.
"Questi, signore" riprese l'oratore in sedicesimo, il quale parve accorgersi solo allora del colonnello "questi sono i miei irrevocabili sentimenti. N vi sar ignota la fonte, eh? John Marshall, della Virginia, ma..."
"Sono anche i miei" disse il colonnello; e si curv a stringer la mano all'ometto.
"Allora, signore, mi sembra che noi si sia d'accordo!" grid questi, raddrizzandosi sotto il suo fungo di cappello. Egli appariva non poco deluso. "Buon giorno a voi, signore!" butt l; e si volse, a salir pochi gradini che davano alla porta di un ufficio.
CHARLES R. ROSS
AVVOCATO-PROCURATORE
cantava l'ottone luccicante. La porta sbatt.
All'improvviso si riapr.
"E permettete che vi avverta" rugg il minuscolo leguleio, nuovamente a capo scoperto "che a una defunta prozia della mia famiglia spetta l'onore di aver ideato per prima la bandiera americana." E la porta si richiuse. "Irrevocabilmente", questa volta.
Il colonnello Franklin sorrise, diede di sprone alla cavalla e si decise ad andarsene. Black Girl aveva bisogno di un po' di moto. E a poco a poco si lasciarono dietro la citt.
"Charles R. Ross, avvocato-procuratore" mormor il colonnello, in una specie di dormiveglia che non aveva nulla di logico. "Buffo... perch mai quell'avvocato? Perch non Nathaniel T. Franklin, ufficiale-colonnello?" Black Girl ebbe uno scatto, per poco non sal sul marciapiede. Il colonnello si affrett a ripigliar le redini allentate.
Poche ore dopo, egli cavalcava attraverso le fertili campagne della Contea di Lancaster. Qui la guerra non era mai penetrata. Quell'ondulato paesaggio, coltivato come un unico vasto giardino, punteggiato di alti fienili rossi e di cascine in pietra,  tra i pi pacifici che vi siano al mondo.
Un miglio dopo l'altro, il pomeriggio andava verso la sera.

 3. IERI E DOMANI.
Wheatland, la casa che l'ex-Presidente Buchanan abitava nei pressi di Lancaster, sorgeva in fondo a un lungo viale di annosi aceri. L'edificio principale, che aveva piuttosto l'aspetto di una dignitosa fattoria, era circondato da un gran tratto di prato ben tenuto. Era notte da un pezzo, quando il colonnello arriv.
Avvolta in una bruma che lo scintillio delle lucciole e il riverbero di vetri illuminati rendeva luminosa, la casa appariva circonfusa d'un alone quasi fiabesco. Sembrava eccessivamente segregata dal mondo, e il clop-clop degli zoccoli di Black Girl colp gli orecchi del suo padrone come il trotto d'un messaggero di tempi presenti, il quale vanamente cercasse di recar novelle di guerra dentro il passato.
Ie-ri, ie-ri, ie-ri... scandivano gli zoccoli della cavalla.
Quando dal viale il cavaliere sbocc sulla spianata, la figura d'un uomo anziano, infagottato dentro un indumento che aveva l'apparenza di un'ampia veste da camera, si alz da un seggiolone a dondolo sotto il porticato e spar verso la penombra di un andito.
Crawford, il vecchio domestico di Buchanan, venne incontro al colonnello a pi dei gradini.
"Oh!" esclam. "Che... possibile che siate proprio voi, signor Nat? Buon Dio, mai vi avrei riconosciuto; siete cos dimagrito! E come sta vostro padre, signore?"
"Son due anni che  morto, Crawford" disse il colonnello, e suo malgrado prov una lieve punta di dispetto. Perch suo padre aveva occupato una posizione molto elevata.
"No! Oh, questa poi...!" esclam Crawford. Egli dava alle sue parole un accento assai pi afflitto di quanto non sarebbe stato necessario.
"Ma, vedete, cos vanno le cose, qui a Wheatland. Non si sente mai nulla! Sar colpa della guerra, forse. Il Presidente, lo sapete, non l'ha mai veduta di buon occhio. E non ci arrivano troppo spesso notizie di fuori, capite? Gente, poi, non ne viene mai molta, qui da noi; e quando viene..." L'uomo ebbe un gesto vago, verso il buio. "Ricordo quando c'erano venti cavalli legati a quella sbarra laggi, colonnello. Prima che andassimo a Washington." E nell'oscurit, gli sfugg un sospiro, un sospiro di vecchio.
Black Girl grattava la ghiaia, impaziente.
"Forse" cominci il colonnello "avrei fatto meglio a non..."
"Oh, no!" fece il vecchio. "Scusatemi, non volevo dir questo!"
Sceso l'ultimo gradino, prese la briglia. "Non vi venga in mente di andarvene! Il Presidente non ve lo perdonerebbe mai. Il vostro vecchio... vostro padre e lui, ricordate, colonnello! E il Presidente vi voleva un bene dell'anima, quando eravate ragazzo. Che! Quella volta che siete partito per il West, lui..."
"S, lo so" disse il colonnello, e smont, stanco. Il tinnir della sua sciabola era un poco fuor di posto, davanti alla larga soglia donde spirava una pace profonda.
"Tutte le sere a cena" continuava Crawford, conducendo Black Girl per la briglia, su pel montatoio "il Presidente domanda: "E chi c' stato oggi?" E lo credereste, signor Nat, non oso dirgli che non c' stato nessuno..." Accorato il vecchio abbass la voce. "Gli dico, capite, che...!"
"S, s, capisco... Certo, deve sentirsi solo."
Una finestra s'era aperta, di sopra.
"Chi c'?" domandava la voce un po' afona di James Buchanan, stanca ma ancora viva.
"Sono io, Nat Franklin di Kenneth Square."
"Su, esci fuori al chiaro di luna, che possa vederti!" disse l'ex-Presidente degli Stati Uniti; e sporgendosi fuor della finestra in camicia da notte, cercava con poca logica di illuminare la spianata per mezzo della candela che aveva in mano. "Ci hai fatto un vero onore, a capitar da queste parti... Come stai? E tuo padre, dov' ora?"
"Non ha potuto venire, signore!"
"Hai cenato?" continu il Presidente. "Crawford, fannullone che non sei altro, dov' Pollock?"
"Sar forse in scuderia... s, mi par bene..."
"Chiamalo, digli che prenda il cavallo del signor Franklin e che lo strigli come si deve. Vieni dentro, Nat. Crawford, preparerai al signor Franklin la camera a nord... e anche qualche cosa da mangiare. Ah, sei in uniforme? Perbacco? E che cos' che hai sul cinturone?"
"Mosconi" rispose Nat Franklin.
"Per l'anima mia!" esclam il Presidente "Colonnello, eh? Beh, entra in casa, entra in casa. Maledizione, la mia candela se ne va!" La testa canuta s'era ritirata, ma la voce continuava. "Ci rivediamo domattina a colazione. Alle sei in punto, bada. C' tanto da fare, qui dentro. E bisogna alzarsi per tempo..." La finestra si era chiusa.
"Pollock  morto, sar un anno a ottobre..." sussurrava Crawford. "Il vostro cavallo lo conduco io in scuderia; salite pure di sopra alla camera grande che troverete in fondo al vestibolo. Io son di ritorno in un batter d'occhi, colonnello, e vi preparo qualcosa di caldo."
Ie-ri, ie-ri, ie-ri... scandivano lentamente gli zoccoli di Black Girl, che docile seguiva Crawford gi pel viale.
Il colonnello entr solo nella vasta casa, immersa nel silenzio e in una oscurit che solo una lampada sul pianerottolo interrompeva. Nella biblioteca illuminata dalla luna, una brezza agitava le lunghe cortine bianche, come una mano indifferente. Il colonnello attese che Crawford tornasse, e sal con lui alla camera che gli era stata destinata. Quella camera, detta "a nord" era pervasa d'un gelido tragico silenzio; i mobili di noce apparivano giganteschi. Un letto monolitico era guarnito di urne. Il colonnello ebbe l'impressione che qualcuno avesse tentato d'introdurre una parvenza di comodit in una dimora di ciclopi.
Stanco come si sentiva, il colonnello dorm sodo. Ma qualcosa lo dest, verso il mattino.
La luna vicina a tramontare gettava lunghe ombre attraverso la camera. Fuori, il perpetuo controverso dialogo delle foglie mosse dal vento si ravviv, quasi a un istintivo sospetto dell'alba ancora invisibile. Ravvivato pareva, s, ma anche stanco, smorzato, come presso a spirar null'altro che per inerzia, pari a una guerra che da troppo a lungo ormai si trascinasse.
In un angolo della camera, su di un lavabo di marmo possente quanto la groppa di un elefante si ergeva una brocca colossale, ornata di aquile bianche. Anche allo scarso chiaror lunare, non poteva esserci dubbio: la brocca era federale. Quelle aquile silenziosamente squittivano. A Lancaster, nei cantieri della ferrovia, una locomotiva seguitava a lamentarsi col suo macchinista. Voci note al colonnello. Un treno militare, sicuramente. Altri scaglioni di Milizia della Pennsilvania di Curtin che andavano al fronte. Egli avrebbe saputo dire, al minuto, quando era stato agganciato l'ultimo vagone. Gemendo il suo notturno canto il treno s'avvi verso oriente.
Il colonnello si rigir, assestandosi sui guanciali... e allora soltanto riusc a discernere quella voce, che aveva costituito come lo sfondo di tutte le altre voci da lui inconsciamente ascoltate e analizzate; di tutte le altre voci e dello stesso silenzio della casa, anche perch sembrava pi eterna del silenzio.
Era un suono prolungato, sonoro, e soporifero. A momenti sembrava incappar in ostacoli, come una lima in un asse pieno di chiodi, ma li vinceva, e si riprendeva. Ora era un borbottio furibondo, di sillabe tuttavia prive di senso. Come il fantasma di un infinito dibattito in seno al Senato Federale, eterno incubo delle volte della Repubblica, faceva solo finta di cessare. E ci volle qualche minuto, prima che il colonnello, assonnato com'era, si rendesse conto che aveva l'onore di sentir russare l'uomo il quale pi d'ogni altro s'era trovato presso a trarre gli Stati Uniti alla rovina.
"Signore Iddio!" egli esclam, alzandosi subitamente a sedere, al chiaro di luna. "C' da sperare che nessuno al mondo russi mai pi cos! Bisognerebbe metterci rimedio..." soggiunse, e diede una botta al guanciale. Poi con un sorriso un po' truce, si lasci ricadere.
Il mattino dopo, il colonnello Franklin e l'ex-Presidente facevano colazione assieme. Una capace cuccuma di caff forte, uova, patate fritte, piccole bistecche, tortelle di farina di grano con sciroppo d'acero, pane tostato e muffins apparvero contemporaneamente in tavola, e vennero discussi da conoscitori, da Buchanan e dal suo ospite, conditi con spassosi aneddoti sulla Corte di Russia di trent'anni addietro; e come per un pelo non avessimo fatto la guerra con l'Inghilterra, per via delle frontiere dell'Oregon, sotto l'amministrazione di Polk; e come "per tutte le leggi divine e umane" avremmo tutti i diritti di strappar Cuba alla Spagna.
"E non ci vorr pi molto tempo" diceva Buchanan. "Perch non appena saremo usciti da questa guerra, il gran fatto nuovo, ci piaccia o no, sar che ci sentiremo la Nazione militarmente pi forte che ci sia al mondo. Il nostro destino, d'ora in avanti, non sar che una serie di pacifici temporeggiamenti. Il Governo Federale avr una potenza suprema; e questo pu significare, eventualmente, conquista." E alle ultime parole della sua discorsa, prese una grossa mela e cominci a sbucciarla.
"Personalmente, ho fatto tutto quel che potevo per impedire che s'arrivasse a questo punto. Ora, lo vedo, c' dentro la mano di Dio. Ma personalmente ho sempre considerato il bell'equilibrio di forze che fino a poco tempo fa si  mantenuto fra gli Stati e il Governo Federale, come il trionfo del genio politico del nostro paese. Ecco quel che avrei voluto mantenere! La schiavit, lascia che te lo dica,  stata una scappatoia. Cos han sempre affermato quasi tutti gli uomini che avevano la testa sul collo, uomini politici tanto del Nord quanto del Sud, che ho conosciuto io da due generazioni in qua. Noi siamo un popolo che pensa in modo legittimo. Noi e gli Inglesi siamo due Nazioni che si rendon conto che il Governo  una bestia che va tenuta al guinzaglio.
"Ora" egli prosegu, e intanto s'era accostato alla finestra, e con gran fervore masticava la mela, "ora, in America il nostro equilibrio  andato distrutto. Da quando Lincoln ha arruolato il generale U. S. Grant, s, fin da allora ho capito che era cos. Poi, c' una certa fatalit, nelle iniziali di quell'uomo. La storia, a volte, ha il ghiribizzo di fare la pitonessa con piccolezze simili: e U. S. Grant  un generale d'una specie nuova." L'ex-Presidente tamburellava sui vetri. "U. S."2, ripet. "U. S.?... Soltanto uomini che abbiano un genuino senso filosofico possono capire che la forma di Governo  la cosa pi importante, in questo mondo. Tutto si compendia in essa" egli mormor. "Ho fatto quel che potevo, per impedire che s'arrivasse a questo punto. Quel che potevo!"
"Voi avreste lasciato perdere il Sud?" domand il colonnello, affascinato all'udire un ex-Presidente confessarsi a una finestra.
"No; io li avrei trattenuti, ma non conquistati.  una una distinzione troppo graziosa? Troppo graziosa, ho paura, per sussistere ora nel fuoco d'una passione ravvivato da tanto sangue sparso. Ma, se non mi sbaglio, sar la prova finale per Lincoln, a guerra finita. Che Dio lo aiuti!" concluse James Buchanan. E distolse dalla finestra un viso travagliato.
"Vieni" disse al colonnello. "Ti far vedere Wheatland.  l'orgoglio e il conforto della mia vecchiaia. Gran parte della mia vita l'ho data alla Repubblica. Desidererei che Wheatland non cadesse nell'oblio... dopo." Egli sospir, e meditabondo termin di mangiare la sua mela.
Girarono dall'uno all'altro degli edifici colonici, mentre l'ex-Presidente non la finiva di parlar delle sue stalle, e degli acri di terreni ch'erano suoi. Infatti, Wheatland era veramente una magnifica propriet.
Venne il momento in cui fu possibile al giovane di piegar naturalmente il capo di fronte a un vecchio, per riceverne la benedizione che fu breve; ma impartita con una religiosit d'altri tempi, con una cortesia nel dare l'addio, che appunto facevano di Buchanan uno dei pi grandi gentiluomini di belle maniere dell'epoca sua.
Assai commosso da quel commiato col vecchio amico di suo padre, che era stato l'eroe della sua fanciullezza, il colonnello sell da solo Black Girl e si accinse alla partenza. Ma non era commosso al punto da dimenticar di mettere un biglietto verde nella volonterosa mano del vecchio Crawford, il quale fece un pezzo di strada con lui gi pel viale, per amor dei tempi passati e per pura gratitudine.
"Eh, in questi paraggi, non raccolgo che qualche spicciolo" diceva il vecchio. "E non molti nemmeno di quelli. Alla Casa Bianca, ricordo che l'ambasciatore del Brasile soleva darmi monete d'oro. Grandi tempi..." La sua voce moriva in un bisbiglio. "Addio, signor Nat, addio!"
Il colonnello si mise al galoppo. Come in un lampo gli passarono accanto gli alberi del vecchio viale. Era una bellissima giornata di settembre.
Tosto si lasci dietro Wheatland e le sue memorie. Davanti a s aveva qualche settimana ancora di licenza, e via libera. Con delizia beveva la fresca aria mattutina; e zufolava. Un campo di tardo frumento s'increspava dorato in una valle e gli ramment i riflessi di grano maturo che avevano i capelli della signora Crittendon; a quel pensiero, zufol pi forte ancora.
"Guarda un po'... che idee!"
Ma era pur bello vivere! Black Girl, tutta protesa sotto di lui, filava come il vento gi per il pendio, verso Lancaster. Domani - domani - domani - tale pareva ora la melodia che i suoi zoccoli scandivano sulla strada, portando il cavaliere lontano dall'ieri.


 4. CREPUSCOLO AD HARRISBURG.
A Lancaster i furieri dell'esercito e i pazienti funzionari delle ferrovie della Pennsilvania eran rimasti alzati tutta la notte, come pure la notte avanti, a dare scambi ai treni militari che andavan verso est, e agli altri che, vuoti, eran diretti verso ovest. Tutti quanti avevano gli occhi cerchiati dalla stanchezza, ed eran coperti da capo a piedi di fumo e di polvere di carbone. E l'arrivo del colonnello Franklin riusciva loro grato come una vespa in un sacco di zucchero. Di fatto, egli non chiedeva altro che un vagone merci vuoto per la sua Black Girl, su uno dei treni che tornasse indietro; e per s un posto qualsiasi, su un bagagliaio o magari su una locomotiva. Non pi in l di Harrisburg: dove, spiegava, oltremodo ufficioso, aveva gran fretta di arrivare, per ragioni di servizio.
Ma giunse il pomeriggio, prima ch'egli potesse essere accontentato. Caff e ciambelle a profusione e diversi pacchetti di tabacco, e in ultimo un altro biglietto verde si imposero alle autorit. Finalmente un furiere, convinto o stanco di discutere, agit la bandierina rossa davanti a un treno vuoto che andava verso ovest, diretto all'arsenale di Pittsburgh.
Di conseguenza, il colonnello verso l'una si trov accomodato in modo alquanto ridicolo, unico passeggero d'un carro merci aperto, immediatamente dietro al tender e a una locomotiva dalla ciminiera romboidale, che aveva nome "l'Ambasciatore". Un antidiluviano seggiolone era stato inchiodato in fretta e furia alle assi del carro, e con una cesta ricoperta di una frusta tela di sacco era stato fabbricato alla meno peggio una specie di baldacchino, allo scopo di difendere il colonnello dalle scintille. Il furiere che aveva avuto tanta presenza di spirito da radunare quelle squallide comodit, borbott al fuochista che certa gente pretendeva troppi lussi, e diede il segnale al frenatore.
Sotto quel marziale padiglione sedeva il colonnello in uno stato di quasi completa infelicit, acuita da una trovata del fuochista, che aveva avuto il gentile pensiero di vuotare un secchio d'acqua sulla tela, per impedire che le scintille la incendiassero. Ora gocciolava - sul colonnello e su un numero del Telegrafo di Harrisburg che il macchinista aveva fornito al suo passeggero affinch "stesse buono". Non era la prima volta che aveva a che fare con "generali"; e non gli piacevano troppo, a bordo del suo treno.
Il colonnello sorrideva, paziente. Oltre l'orlo del giornale, i suoi occhi azzurri ammiccavano a quelli bruni di Black Girl, che guardava perplessa al suo padrone, di tra le sbarre d'un finestrino del vagone che veniva subito dopo. A tradimento, con false lusinghe e a forza di ciambelle era stata attratta in quell'allarmante situazione, ...e ora, voleva delle altre ciambelle.
"Gookamo, gookamo!" diceva il frenatore, un Olandese di Pennsilvania, tracciando gesti roteanti al macchinista, via via che lentamente traeva all'indietro la locomotiva per agganciarla al carro del colonnello. "Ehi! Attenzione!" grid improvvisamente. Ma troppo tardi.
"L'Ambasciatore" s'un ai vagoni con un urto formidabile, che per poco non scaravent il colonnello gi dal seggiolone. Un fischio, che fece fare un balzo a Black Girl, chiamava a raccolta l'equipaggio del treno. Ci fu un'eruzione vulcanica di scintille, di nugoli di vapore, uno scossone a uso terremoto che si propag da un vagone all'altro e fece venire lo stomaco in bocca al colonnello; e con gemiti ammonitori alla fila dei frenatori, attenti alle loro ruote su ogni vagone, ululando il treno fugg via da Lancaster.
Il colonnello era al settimo cielo. Avrebbe potuto prendere l'espresso delle due per Harrisburg; ma in quel caso, avrebbe dovuto fidarsi della Provvidenza non meno che dei furieri, affinch anche Black Girl arrivasse ad Harrisburg. La Provvidenza poteva essergli benigna, ma in quanto ai furieri, egli aveva i suoi bravi dubbi. A parte ci, come tutti i vecchi soldati, ci metteva poco a trovarsi a suo agio dovunque il caso lo portasse. Pezzetti di carbone in fiamme volteggiavano intorno al tetto del padiglione. Una pioggia costante di cenere cadeva tutt'intorno. Dietro, la coda squadrata del tender balzava su e gi, e dondolava freneticamente avanti e dietro, via via che "l'Ambasciatore" veniva a patti con la strada, alla velocit di quaranta miglia all'ora. Ma il colonnello era soddisfatto, e si godeva l'ebbrezza che gli dava la corsa all'aria libera, consentitagli dal carro scoperto. Accanto a s aveva le sue bisacce: tutto quel che gli occorreva. Si decise poi a mettere sullo sgangherato seggiolone la sella di Black Girl, e pot sedere pi comodo; all'ombra del tender si mise a leggere il Telegrafo di Harrisburg.
Le scosse del treno non gli davano pi fastidio. Su quella sella egli aveva attraversato il continente, e combattuto tre battaglie. Ormai, era diventata per lui la pi confortevole poltrona del mondo. Le idilliche campagne, le vallate del suo Stato natio, egli se le lasciava dietro, fuggivano verso oriente, seguite dalla danza dei fili del telegrafo. Il colonnello morse la punta di un sigaro Wheeling, che  di un grado pi forte del Pittsburgh, poi riprese la lettura della gazzetta.
Sheridan, egli era lieto di constatarlo, stava riorganizzando completamente il nuovo "Reparto del Centro". I traditori venivano spietatamente scacciati dalla Valle. Early, alle spalle di Port Republic, si manteneva calmo, per ora almeno. Grant era... ma il colonnello volt pagina.
Clement Laird Vallandigham s'era di nuovo scatenato, e minacciava di dar delle noie a "Sua Maest Lincoln". Ecco una vera Testa-di-rame! Impaziente, il colonnello salt a pi pari la notizia.
Il deputato John M. Broomall, della Pennsilvania, aveva "presentato una legge per rimborsar tutti gli ufficiali di grado superiore a quello di capitano" - l'attenzione del colonnello si ridest - "per i foraggi consumati dal cavallo o dai cavalli dei suddetti ufficiali durante il periodo della ribellione."
"Perch per i foraggi soltanto?" pens il colonnello. Ma i democratici - scellerati! - eran di parer contrario. Sorridendo, egli continu. Ecco una notizia di quelle che gli andavano a genio:
FATTO NOTEVOLE A SHAMOKIN.
Il nostro corrispondente della Contea di Northumberland c'informa a mezzo telegrafo elettrico che recentemente, nella gualchiera d'un mulino, a Mary Ann,  stata catturata una rana con quattro gambe posteriori e due teste. Il catturatore, membro prominente del fro locale, ha assicurato il nostro corrispondente, il quale ha veduto la rana gi morta, che sotto tutti gli altri aspetti essa era normale. Il carattere della persona che ci trasmette l'informazione attinge a tale altezza morale, che ci riesce impossibile dubitar della veridicit delle sue asserzioni. "Dio, qual mostro hai tu creato!"
Per chiss qual ragione, l'articoletto aveva divertito immensamente il colonnello. Ripulitosi gli occhi da qualche carboncino vagante, egli prosegu la lettura.
Contea di Dauphin - Diversi e svariati membri della famiglia Rutherford nei dintorni di Harrisburg hanno reso visita ai loro congiunti del medesimo nome... Il Banco di Beneficenza, organizzato dalle signore di...
Volt pagina
URIAH H. MYERS
Tipografo della Camera
di Pennsilvania
rilega, ripara e decora
- a prezzi di vera occasione -
Copie dell'Harper's Weekly
The lllustrated London News
nonch
Leslie's Weekly e Altre Effemeridi
(Conservate la documentazione illustrata
dell'attuale grande guerra)
Seguiva una lunga lista dei caduti, feriti e dispersi nell'attuale grande guerra.
Sferragliando, il treno si avventur su di un lungo ponte a traverse. Dal tender, un corpacciuto militare si arrampic sul carro del colonnello "per farsi imprestare un mozzicone da ciccare". Il colonnello gli tese un sigaro, sul quale il soldato cominci a ruminare. Era oriundo di Doylestown, confid al superiore. Apparteneva alla Riserva di Pennsilvania, e tornava al Campo Curtin di Filadelfia, essendogli scaduta la licenza. Intanto, il forte sigaro aveva cominciato i suoi provati effetti emetici. L'uomo si alz, barbugli qualcosa, salut con le dita a ventaglio, e non senza una certa difficolt, a quattro gambe riusc a tornare sul tender, dal suo amico macchinista. Sentiva bisogno di compatimento.
Verso l'ora del tramonto, con grande cigolio di freni e stridio di fischi, il treno entrava nella stazione di Harrisburg.
Il colonnello riusc ad adescare Black Girl fuor del suo vagone, mediante un'ultima e definitiva ciambella conservata per l'occasione. Guardinga la graziosa cavallina s'aggirava tra i binari e gli scambi della stazione, e con un nitrito espresse la propria soddisfazione, quando finalmente sent sotto gli zoccoli un buon selciato di citt; e galopp verso l'abitato.
Ma Harrisburg, purtroppo, era gremita. La legislatura era ancora in sessione straordinaria. Il giorno dopo, il governatore avrebbe tenuto una grande rivista al Campo Curtin. Le case brulicavano di soldati e d'uomini politici, delle loro famiglie e dei loro parenti: impossibile trovare un letto decente. Neppure W. H. Thompson, direttore dell'Albergo degli Stati Uniti, poteva far qualcosa, e lo disse chiaro e tondo. A fatica il colonnello scov una stalla per Black Girl, ma niente per s. Era quasi notte, quando, ancora senza cena n letto, si trov nel vecchio Parco del Campidoglio, a guardar gi per State Street.
Spirava in quella via un'atmosfera singolarmente accogliente di gentilezza e di domesticit. Era una via breve; gi dopo pochi isolati, al fondo di una galleria di antichi alberi, s'intravvedeva il luccichio del fiume, e un'isola. Dietro al fogliame e al caprifoglio rampicante che ricopriva il graticcio sui porticati, occhieggiava il pallido giallo di casalinghi lumi, e s'udiva un cinguettio di voci di bimbi che s'accingevano a coricarsi, un basso mormorio di conversazioni e un acciottolio di stoviglie.
Il colonnello si sent invadere da un'ondata di nostalgia. Dietro di lui, alcuni scoiattoli si attardavano a saltellare di ramo in ramo, attorno agli edifici di bianca pietra del vecchio Campidoglio. Un calessino, i cui fanali ardevano come due stelline gemelle, aspettava qualcuno, presso l'orlo del marciapiede. Il colonnello entr nel parco e sedette su una panca, le sue bisacce accanto a s. L'ultimo riflesso del crepuscolo moriva lentamente, verso la larga valle del Susquehanna. La sera scende dolcemente, ad Harrisburg.
Il colonnello si abbandon a una di quelle fantasticherie in cui la mente si compiace d'essere trasportata fuori del tempo, e cui neppure il pi forte di noi riesce talvolta a sfuggire. Era trascorso un quarto d'ora circa, allorch dal viale che conduceva al Campidoglio vide arrivare un individuo col cappello a larghe tese, il quale andava frettoloso, con tutta l'aria d'un uomo che  in ritardo a cena.
Tanto solo si sentiva il colonnello, che al passar di colui gli sfugg di bocca un "Buona sera!"
"Oh!" Il signore trasal: forse non aveva veduto che c'era qualcuno nel viale, su quella panca.
"Chi ...?" Rallent il passo, e pareva un po' dubitoso.
"Vi domando scusa" fece il colonnello. "Sono forestiero qui, e non avrei altra ragione per fermarvi, se non che, forse... mi sentivo un pochino solo."
"Ottima ragione" disse il signore, con una risata cordiale. "Permettete... Myers." E nel buio, tese una mano bianca.
"Il signor Myers, tipografo alla Camera!" fece il colonnello, con improvvisa giornalistica ispirazione; e a sua volta si present.
"Proprio quello!" replic la figura dal cappellaccio di castoro e dalla gran barba nera, che era quanto si vedeva di lui. "Forse mi cercavate?"
"Ecco... in certo qual modo, s" disse il colonnello, affrontando coraggiosamente la situazione. "Pensavo, siccome siete una persona di una certa importanza, che avreste potuto indicarmi una famiglia per bene, dove potessero alloggiarmi per una notte. Sono sudicio, non rasato, senza cena e forestiero. Capirete come abbia bisogno di una certa influenza per..."
"Di fatto, un personaggio infelice in circostanze infelicissime" disse il signor Myers, sorridendo bonariamente. E intanto, i due s'erano incamminati, ed erano giunti ai cancelli del parco. "Venite con me, signore. Conosco una famiglia, gente molto per bene, che credo sar felice di accomodarvi, in qualche maniera; non abita lontano di qui. Per, non posso garantirvi che la mia influenza prevalga necessariamente..." Dopo di che, il signor Myers insistette per accollarsi le due bisacce, malgrado le proteste del colonnello; e con gran soddisfazione di questi imbocc State Street.
"Buona sera a tutti i Black!" fece il signor Myers, sollevando il cappello in un saluto esageratamente cerimonioso, nel passar davanti al portico d'una casa d'angolo. Dall'oscurit gli rispose un coro di saluti famigliari e risatine di fanciulle.
"Helen vi aspetta a cena da un'ora" disse una voce femminile dall'accento materno.
"Voi non arrivereste mai a tanto per il vostro signore e padrone, eh, signora Black?" replic Myers.
" che mi guardo bene dal farla aspettare io!" grid il signor Black.
E quell'uscita parve provocar risate che scaturivano calde da ogni angolo della casa.
Fosse quella semplice cordialit fra vicini, fosse un certo che nell'ombrosa atmosfera della via, coi suoi larghi marciapiedi a mattoni, coi neri alberi ricamati da caldi riflessi di lampade, il colonnello si sentiva riscaldare il cuore. Gli pareva, in certo modo, di andare verso casa, e con gioia si abbandon a quell'impressione. Il signor Myers si accinse a entrare nella villetta che veniva subito dopo quella dei Black. "Sedetevi un momento" disse al colonnello. "Vado a parlare con mia moglie."
"Ma, caro signor Myers, io non avevo affatto l'idea d'impormi a voi..." cominci il colonnello.
"Egregio signore" replic Myers, sostando un momento con fierezza sulla soglia di casa sua. "Non sar mai che ad Harrisburg, un ufficiale dell'Unione se ne stia senza cena e senza tetto, finch c' di che mangiare in casa mia e un tetto che lo copra. Un minuto soltanto..." E gi era entrato con le bisacce del colonnello.
"Uri, come hai fatto tardi!" esclamava una chiara voce femminile, nel vestibolo. Ci fu lo schiocco d'un bacio, un bisbiglio, e un fruscio di gonne che salivano frettolose le scale. In qualche parte della casa, pensava il colonnello, una mano svelta stava preparando una camera per lui, ed egli ramment quanto deserta e nuda fosse la vecchia casa a Kenneth Square, dopo la morte di sua madre. Decisamente, ci mancava qualche cosa.
Uomo di buon senso, questo Myers, rifletteva; allorch s'avvide di non esser solo sotto il portico, come dapprima aveva creduto.
Il portico era al buio, rotto soltanto da un fioco chiarore che per la porta di un ingresso spioveva da una stanza che s'apriva sul vestibolo. Ma al lato opposto della veranda attigua, un fiotto di luce sfuggiva in una stria diritta, di dietro a una persiana, e illuminava il grembo di qualcuno che era seduto l. Dal busto in su la figura rimaneva invisibile; una gonna nera, dalle ginocchia in gi, e una grande pozza di scarlatto, turchino e bianco, che sotto la stria di luce s'ammonticchiava, dilagava attorno alla gonna.
Nella prospettiva del portico, fondo al pari d'una caverna dietro il folto intreccio di vite vergine che lo recludeva dalla strada, la figura senza busto, la vivente mobile massa di colori in quel grembo misterioso, creavano strani effetti. Incessanti, rapide come uccelli in volo, per la stria di luce passavano e ripassavano due mani, le quali parevano staccate, e come intente a cosparger di grani la massa di colore sulla quale aleggiavano. Null'altro si vedeva, nulla s'udiva fuorch la brezza tra le foglie, e un vago fruscio di sete.
Ci volle un po' di tempo, prima che gli occhi del colonnello potessero tradurre quella visione da camera oscura, nello spettacolo di un paio di mani femminili intente a rammendare una bandiera americana.
Quella figura seminascosta spirava una misteriosa solitudine. Bench stanco e affamato, il colonnello si sent punto da una curiosit che non fece che aumentare, allorch egli osserv che le industri mani intente a cucire la bandiera non parevano preoccuparsi n di oscurit n di luce. Con singolare indifferenza ma con tocco infinitamente delicato cercavano gli strappi della stoffa, sia alla luce della lampada che nell'ombra; e li ricucivano con un ago finissimo il quale passando veloce nel chiarore, mandava bagliori di lucciola.
La seta frusciava. E il colonnello cominciava a desiderare il ritorno del signor Myers...
"Helen non ci metter molto, a preparar per voi" disse la donna nell'angolo.
Il colonnello non pot frenare un lieve sobbalzo. Pareva venisse di dietro a un velo, quella voce. E aveva inflessioni soprannaturali, quasi.
"Era da un po' che sentivo i vostri occhi su di me" continu la donna. "Siete un soldato, non  vero? Almeno, io sento odor di cavallo."
E rise, d'un riso che subito mor.
"S, signora, sono il colonnello Franklin, del 6 reggimento cavalleria di Pennsilvania", replic il colonnello, intimorito senza saper perch.
"Mi chiamo Anna Gill; sono la suocera del signor Myers", disse la donna. "Uri ci avrebbe presentati, se mi avesse veduta." Ella ebbe un breve sospiro. " un uomo che le ha, certe delicatezze."
"Un bel lavoro quello che state facendo, signora Gill," osserv il colonnello, non sapendo che dire.
"Cos mi dicono tutti" replic la voce, paziente. "Ma forse, me lo diranno soltanto per cortesia? Perch io non lo vedo, il mio lavoro. Da quasi quindici anni ormai sono cieca."
"Buon Dio!" pens il colonnello. "Avrei dovuto accorgermene..."
"E allora, capite, a volte mi riesce difficile."
"Certo, signora Gill."
"Uri va a prendermi le bandiere lacerate, nell'ufficio dell'aiutante maggiore, quando arrivano dal reggimento. Uri sa far la politica, lui; e riesce a ottener quello che vuole. Certe bandiere sono crivellate di buchi di pallottole, e il Governo dovrebbe ricomprarle nuove. Questa, mi dicono,  gi tornata due volte. L'ho rammendata subito dopo Gettysburg, mi pare. Ah sapeste quante cose sogno, su queste bandiere!" Il sospiro che le sfugg era quasi impercettibile. "Ho tre figli nell'esercito, anch'io. Finora, nessuno  caduto. E ringrazio il cielo... Ah, ecco qui Uri." Myers e sua moglie erano apparsi sulla soglia.
Il colonnello venne presentato alla signora Myers e alla signora Gill, la quale, mentre la figlia la riconduceva in casa, se la godeva un mondo agli allegri commenti che aveva suscitato, per esser stata cos brava da individuare il colonnello al buio.
"Ma sapete, colonnello, tanto per me  sempre buio" motteggiava la signora Gill. "E allora, faccio quello che posso."
"Tu ci batti tutti quanti, mamma!" diceva Myers, facendo cenno alla moglie. "Colonnello, ogni mattina mia suocera tiene una specie di lever sotto il portico, quando la nostra strada va al lavoro; e ci solleva pi di una tazza di caff extra... Anche quando dal fronte arrivano notizie nere, ci manda tutti in ufficio di buon umore."
"Il quale  il miglior stimolante che ci sia al mondo" disse il colonnello, prendendo il braccio della signora Gill per guidarla verso la stanza da pranzo. "Signora, permettetemi..."
La cieca alz a lui un viso bellissimo, pervaso d'una calma imperturbabile; una specie di cosmica benevolenza traspariva dalle rughe che il dolore vi aveva impresso. Dagli occhi socchiusi ella gli lanci un sorriso che brillava di una inestinguibile civetteria; e gli pose una mano sul braccio: segno che egli era stato accolto nel cerchio di famiglia. I due Myers si guardarono, e a loro volta sorrisero.
"La mamma e io abbiamo gi cenato" disse la signora. "Ma se non vi dispiace, mentre voi e Uri mangiate noi vi terremo compagnia."
"Anzi, ne saremo felicissimi!" E il tipografo cinse con un braccio la vita alla moglie. Cos entrarono nella saletta da pranzo, abbellita da vetrerie colorate, uccelli imbalsamati e cianfrusaglie. Dal disco di luce che la lampada a petrolio proiettava alle grosse rose del soffitto si rifletteva una calda intimit.
Per opera di magiche virt domestiche, non soltanto la signora Myers aveva rassettato la camera degli ospiti, ma anche messo in tavola una saporita cenetta per due. Tutto in un batter d'occhi; e aveva anche trovato il tempo per mettersi i lunghi orecchini di getto, un collo di merletto pulito e la sua pi bella spilla di cammeo.
Ci che ha importanza per l'anima  sempre circonfuso di mistero. Perch la cena di quella sera ad Harrisburg, in casa dei Myers, nella mente del colonnello dovesse assumere in seguito valore uguale a quello di avvenimenti pi ponderosi e vitali,  assai difficile a spiegarsi. Ma che cos fosse non c'era dubbio.
Dominava singolarmente la scena lo spirito paziente, eppure energico ed entusiasta della cieca. Gi sulle soglie della vecchiaia, ella aveva il viso segnato da due rughe che andavano dal naso alla bocca: rughe schiette, ma che nulla toglievano alla dignit di quel volto, il quale dagli occhi ciechi sembrava guardare all'avvenire. Non c'era pi evento, ormai, che avesse il potere di colpirla troppo a fondo. La sua disgrazia, precludendole per sempre la vista del mondo, aveva intensificato in lei una segreta fonte di un pi blando chiarore. Spento negli occhi esso pareva splenderle nelle labbra, lievemente dischiuse in un sorriso calmo e rassicurante quanto la luce d'un lume dietro le soglie d'una casa ben chiusa contro le avversit del mondo.
Non che quanto ella diceva fosse particolarmente significativo. Ma se ne stava seduta l, viva e cosciente, distaccata dal mondo come tutti coloro che per una ragione o per l'altra sono in pace con se stessi, e che nulla potr mai pi colpire. E mentre la figlia, versando il caff, parlava delle difficolt di allevare merli domestici e bambini - gli uni e gli altri, a quanto pareva, morivano facilmente ad Harrisburg - la madre continuava a guardar cieca all'avvenire; e dalla sua persona emanava quell'atmosfera umana che riuniva i quattro che erano l presenti, e per cui, sotto il fioco disco di luce riflesso dal soffitto, essi si sentivano un'anima sola.
Non che nessuno di loro ne avesse particolarmente coscienza. Nessuno ne faceva parola; era un sentimento reciproco e sottinteso. All'improvviso, da un secondo all'altro parve al colonnello, il quale era stanco e aveva gli occhi un po' annebbiati dal sonno, che la cieca fosse diventata l'essenza stessa della citt, dello Stato, della Nazione che era l fuori, nella grande vastit della notte.
I merli, morti da tempo, erano imbalsamati; anzi... Il colonnello trasal.
La signora Myers parlava ancora di merli.
Eccoli l, sotto una campana di vetro, sul marmo del caminetto: leggiadramente appollaiati a rami troppo artificiali, beccavano una bacca che era... che appariva posticcia quanto un bottone da scarpe perduto tra le foglie d'acero verniciate. Parevano aver raggiunto una completa domesticit, un'esistenza senza tempo, in un vuoto mondo sotto una campana di vetro. Il colonnello, un poco stanco, quasi li invidiava. Il matrimonio aveva pure i suoi vantaggi! Finita la guerra, anche lui sarebbe finito cos sotto una campana, con una compagna. Quell'impagabile coppia di uccelletti, con quanta eleganza - lui con la testina eternamente piegata da una parte, lei che pareva l per volar via - guardavano al bottone da scarpe...
E sopra la campana c'era il bimbo dei Myers, il quale, a quanto diceva la madre, era morto assieme ai merli. Anche il bimbo era imbalsamato, ma in pittura.
Un ritratto impressionante, in una enorme cornice dorata. Un ragazzetto dalle chiare sopracciglia arcuate, con una vestina d'un rosso sgargiante. Sulle ginocchia grassocce aveva dei dadi con le lettere dell'alfabeto; e a sfondo due impressionanti cortine dalle grosse nappe di passamaneria, e una luce che pareva un riflesso di ghiaccio. Che altro poteva riflettere una luce simile?
"Povero Enrichetto!" diceva la signora Myers.
Per una curiosa telepatia, per una sonnolenta propinquit, ch nella stanza regnava una gran pace, interrotta solo dal risucchio lieve della lampada e dalla voce soave della donna, d'un tratto il colonnello vide il dipinto attraverso gli occhi di lei. Il bimbo di lei, seduto in paradiso, in un'aureola di luce eterna. Per un attimo la lunga ombra che un piedino di bimbo gettava attraverso una sabbia d'oro assunse l'importanza dell'ombra gittata dal gnomon dell'Ago di Cleopatra. Quell'ombra conduceva, fortuitamente, a un "Alf Wall Pinxit, Pittsburgh, Pa". L'artista era riuscito a tuffare il proprio nome in una pozza di luce eterna.
Con un sobbalzo, il colonnello rialz in tempo la testa assonnata, e fren uno sbadiglio.
"Quando mor", diceva la signora, gli occhi fissi con affetto al ritratto, "la mamma diceva che le pareva di sentire una musica nella stanza. Una musica d'arpe..." Ed ella abbass la voce. Sotto la cuffia di merletto, la signora Gill taceva, un sorriso sul volto di sibilla.
Forse al buon Myers riusciva difficile creder certe cose, o forse non gli piaceva che un estraneo venisse messo a parte d'un miracolo di famiglia di natura tanto intima.
"La mamma sente spesso cose soprannaturali" egli disse. "Ha sentito Gettysburg prima che arrivasse la notizia. Il mattino del primo giorno, ci ha fatto portar la sua seggiola gi a Front Street, e l, seduta sulla riva del fiume, parlava di cannoni... E nessun altro li udiva certo."
"Io li sentivo" corresse la signora Gill. "Come campane lontanissime, nell'aria. Un gran scampanio."
"S'era raccolta tutta una folla intorno a lei" disse Myers. "Ed essa seguitava a dire che c'era una grande battaglia... Ci fu anche chi rise. Beh, dopo videro i giornali! E poi, altri cominciarono a dire che anche loro li sentivano, i cannoni." E Myers rideva, alla sola idea di una cosa simile.
"Tre giorni la mamma rimase l. La portavamo gi ogni mattina. La gente s'era abituata a domandarle che cosa succedeva. A vederla, davvero avreste detto che era una profetessa!"
"Il terzo giorno, sentii che qualcosa moriva" afferm la signora Gill. "E lo dissi! Dissi che tutto era finito. Ero sicura d'aver ragione. Ma si pu sapere per che cosa combattono ancora?" ella domand con un lieve fremito nella voce.
"Dio solo lo sa, signora", rispose il colonnello.
"Uri, non parlar della guerra" disse la signora Myers. "Certamente il colonnello, come tutti noi del resto, ne avr sentito parlare abbastanza. Io non ne posso pi! Cantaci qualche cosa, piuttosto. Mio marito suona lo zither" ella aggiunse, non senza fierezza.
Un po' vergognoso, eppure palesemente lusingato, Myers and a prendere lo zither e lo pos sulla tavola. Sedette, e per un momento parve sperduto in se stesso, mentre le sue dita correvano sulle corde traendone bassi concenti. Con una voce sommessa, quasi un'eco del passato, egli cant alcune vecchie canzoni tedesche. Quand'ebbe finito, la moglie riemp di sciroppo quattro bicchierini azzurri; e, dopo un brindisi, tutti si ritirarono.
Il mattino seguente sorse sereno a Harrisburg, con un magnifico sole. Era gioved. Il colonnello si alz per tempo; ma non tanto che la signora Myers e la madre non fossero gi state al mercato, donde tornavano appunto cariche. Il loro "bottino" veniva portato da un "contrabbando"; sarebbe a dire, che le spese che avevano fatto venivan portate loro da un ragazzo di colore il cui padrone, in Virginia, grazie agli editti di Lincoln faceva ormai a meno dei suoi servizi. Di quei "contrabbandi", Harrisburg era ormai piena. Attraverso la stretta sella del Maryland, essi si rovesciavano in Pennsilvania; e costituivano gi un problema che pareva difficile risolvere.
Per virt di un vecchio paio di scarpe del marito, il "contrabbando" della signora Myers era diventato, virtualmente, una persona al servizio della famiglia; e del resto, null'altro egli chiedeva se non di servire. Ogni mattino seguiva le due signore al mercato, e sembrava provasse un piacere tutto particolare nel vedere la cieca comprare i meloni. Il tocco le diceva se erano maturi o acerbi. Il rifiuto d'un frutto bello all'apparenza ma non maturo, offerto da qualche astuto contadino olandese, faceva prorompere il "contrabbando" Claudius, noto altres sotto il nome di Cloud, in alti strilli, ed egli non resisteva alla tentazione di schizzare un paio di capriole davanti al banco del venditore. Quella pubblicit negativa, e il tocco infallibile della signora Gill davano ai mercatini l'impressione di essere vittime di una "malia". Di conseguenza il cesto della signora Myers non veniva fornito che di roba scelta.
Coi resti di quelle leccornie Cloud pranzava lieto e felice nella cucina dei Myers, vestito d'un vecchio sacco postale da cui l'anello di ferro, pari a un marchio di schiavit, era stato staccato. Un paio di sfilacciate bretelle rosse, un antico cappello di castoro mangiucchiato dalle tarme e ormai fuori servizio, le scarpe del signor Myers e la larga scritta Posta degli S. U. conferivano a Cloud l'aspetto di un ulano etiope, oltre a un'importanza che valeva a sostenergli l'animo.
Fu lui che ricondusse Black Girl, magnificamente strigliata e lucida, dalla stalla dove aveva pernottato, e con occhi pieni di nostalgia vide partire il colonnello per la "vecchia Virginia".
"Povero Cloud"3, pensava il colonnello, "la tua ombra grava nera sul paese."
Il vecchio orologio del Campidoglio batteva il mezzod, allorch egli s'incammin su per State Street, non senza essersi affettuosamente accomiatato dai suoi ospiti. A un modesto trotto percorse Front Street; e finalmente si addentr nella penombra del lungo ponte coperto sul Susquehanna. Era diretto verso il Sud.

 5. POLITICA A PIEDI SCALZI.
I motivi di alterna luce e ombra spiovente dai finestrini del vecchio ponte, per cui la cavalla sembrava passare come un fiabesco destriero in una leggenda, il rimbombo degli zoccoli in quella specie d'interminabile lignea galleria, segnarono nella mente del colonnello il passaggio del fiume che scorreva tra le terre di pace e i regni della guerra.
Allorch usc al sole, sull'altra sponda, lo spettacolo famigliare d'un treno militare che s'arrampicava su per il Picco di Carlisle, diretto al Sud e al generale Sheridan, conferm la sua impressione. Un sonoro scambio di saluti, e lo schietto profano linguaggio di macchinisti e frenatori mentre egli passava lungo il treno, gli davano il benvenuto col pi genuino vocabolario delle regioni di Marte.
Si deve altres confessare che l'odor di cuoio e di cavalli ch'era nell'aria, il cigolio delle ruote, le tanto note emanazioni di sacchi di caff, fagioli e lardo, richiamavano alla mente ricordi di bivacchi e fuochi di campo; i quali, per una strana contraddizione, parevano dare anch'essi il benvenuto al nostro protagonista. Da tanti anni ormai per Nat Franklin le stelle erano il tetto, e gli alberi il baldacchino; e lo spettacolo sempre diverso dei campi di battaglia, le pareti della sua casa. In sella, egli si trovava a casa sua; e in quanto al cavallo, era diventato parte del suo corpo.
Passando rapidamente lungo i vagoni colse l'occasione per far perdere a Black Girl, con qualche buffetto applicato coi guanti sulle delicate orecchie, la pericolosa abitudine di nitrire a ogni cavallo che incontrava. Cattiva abitudine davvero, per la cavalcatura d'un soldato, e che poteva riuscir fatale. Da vera femmina, Black Girl tornava da capo a drizzar le orecchie e a nitrire; e allora, ci volevano gli speroni. La punizione fu lieve; ma fece s ch'essa infilasse al galoppo il polveroso stradone che portava a Carlisle. E fino a mezza via almeno, il suo padrone le lasci la briglia sul collo.
C'era un sospetto appena d'autunno, nell'aria. Qua e l un acero ardeva, in appassionati colori. Costellazioni di zucche dorate erano sparse tra il granturco. Alti si ammucchiavano i covoni di frumento. La messe, florida e abbondante, ancora non era stata immagazzinata. Era un anno appena che l'invasione di Lee aveva spazzato quelle contee a limite dello Stato; e gran parte dei muli, dei cavalli e quasi tutti i carri erano andati perduti. E in seguito non erano mancate altre scorrerie, con cui l'invasore aveva cercato di procurarsi altre cavalcature, e foraggio. Nelle piccole citt molta gente, persino avvocati e sacerdoti, ancora se ne andava in giro senza cappello, a piedi scalzi, o con scarpe e ciabatte che facevano ridere. Da Chambersburg a York, la Pennsilvania era stata derubata di copricapi e di scarpe, e ancora non s'era ricalzata. E anche le scarpette femminili avevano preso la via del Sud; poich nell'esercito di Lee c'erano dei soldati che avevano moglie, a quanto pareva, e anche figli.
Il colonnello pernott a Carlisle. Parte della citt era ancora in rovina, dopo il bombardamento dell'anno avanti. Come Lee avesse concentrato qui le sue truppe; e le varie avventure cui erano andati incontro gli abitanti; e l'ultima scorribanda dei ribelli, quella che risaliva a tre mesi avanti appena: tali erano i discorsi pi comuni in quei paesi. Il colonnello ripart al mattino presto, e di nuovo raggiunse i suoi amici del treno militare incontrato il giorno prima. Il trenino saliva su alla brava; le truppe avevano passato la notte accampate fuor della citt. Nel pomeriggio, i lunghi contrafforti ondulati degli Allegani cominciarono a profilarsi all'orizzonte, uno dopo l'altro e sempre pi alti, fino a che all'occidente, la cima del Monte di Tuscarora torreggi come una fortezza contro il cielo.
Sempre, alla vista dei verdi Appalachiani il colonnello sentiva balzarsi il cuore in petto, e i suoi spiriti acquistavano un vigor nuovo. Quelle magnifiche valli, che pacifiche e fertili si distendevano fra un oceano di boscose cime, erano certamente un paesaggio tipicamente americano, pi d'ogni altro ch'egli avesse mai visto; e s che di Stati Uniti poteva dire di conoscerne un bel pezzo, tanto a oriente come a occidente. Quel paese non aveva quel carattere grandioso s, ma sterile e monotono, che spesso presentava nell'Ovest; nulla, qui, che v'insinuasse nell'animo l'eterno desiderio di andare alla ventura. Al contrario, c'era, in quelle campagne, un tono sommesso che vi sussurrava all'orecchio: "Fermati, viandante, fermati. Qui l'anima tua trover conforto. Qui, frammezzo a questa verzura, conoscerai la pace".
Da duecento anni, sotto la Pace del Re e sotto l'Unione Federale, la benigna promessa di quelle valli era stata coltivata e aveva dato i suoi frutti. L, ossa europee s'erano allungate, antiche costumanze di vita erano andate obliate, nuove abitudini erano nate. Quelle montagne dolcemente ondulate avevano dondolato la culla d'una razza nuova, forse migliore. E la speranza di quella razza aveva nome pace. Poich se qualcosa di nuovo, di migliore c'era nell'America, era questa speranza di pace: d'una pace costruita su basi pi sicure, pi vaste e continentali di quanto si fosse mai cercato o tentato prima d'allora. Oceani a oriente e a occidente, aride terre deserte a sud, popolazioni miti e uniformi a nord: la Nazione non poteva esser minacciata seriamente, se non da agitazioni che fermentassero nello stesso suo seno.
E quelle agitazioni erano venute. Se Lee e i suoi animosi ribelli raggiungevano il loro intento, se il Sud riusciva ad affermare la propria indipendenza, una grande barriera armata si sarebbe distesa attraverso il paese, dall'Atlantico al Pacifico. Altre guerre ci sarebbero state: innumeri Gettysburg, scorrerie, incendi, ire implacabili e odi non mai spenti e rappresaglie di generazioni in generazioni.
La Valle della Virginia era stata saccheggiata da un capo all'altro. Il Maryland, serbatosi neutrale, e le fertili contee meridionali di Pennsilvania con i loro villaggi cinti di foreste, un tempo soggiorno di dignit e di pace, vivevano sotto l'incubo del terrore di subire il medesimo destino.
In tre anni, due dissanguanti invasioni e una serie ininterrotta di spedizioni avevano recato danni incalcolabili. Il paese, tanto da una parte come dall'altra, brulicava di cimiteri e di villaggi ridotti a cumuli di macerie fumanti. E s che, finora, i legami dell'Unione Federale potevano dirsi appena allentati. Che sarebbe mai successo, quando fossero consumati addirittura?
Gi la Virginia era divisa in due, e pativa per le contese interne. Correvano in giro sinistri racconti di villaggi "occupati" e devastati da quei guerrilleros cui non stava a cuore n l'una n l'altra causa, ma parecchio la roba altrui. E le alture a sud erano ormai teatro di smodate orgie. Quelle terre alte, il colonnello le considerava ancora la roccaforte d'una pace destinata a durare negli anni di l da venire. Il suo amore per la patria aveva tuttora qualcosa d'inglese, ed era strettamente legato alla terra. Quelle alture assurgevano per lui a simbolo del suo paese, e quando le guardava, egli sapeva qual era lo scopo per cui combatteva.
Di discussioni sui negri e sulla schiavit poco si curava. Poteva darsi che fossero state quelle le cause prime della guerra. Ma ora, lui non poteva far nulla per delle cause, mentre avrebbe potuto aiutare a prevenire gli effetti, e salvare cos l'avvenire da un perpetuo caos.
Verso le quattro del pomeriggio entrava in Chambersburg, dove gli "effetti" erano molto evidenti. Duecento e cinquanta case erano state incendiate dagli uomini di Early, in cerca di cavalli, di scarpe, di foraggi e di mezzo milione in denaro liquido, oltre ad altre bagattelle di cui si scarseggiava nella Virginia. Ci era accaduto appena poche settimane avanti. Intanto, dalle ceneri era srto un villaggio provvisorio di capanne e di tende. Nel quartiere commerciale della citt, botteghe e magazzini andavano animosamente a gara nell'esibir provviste di merce nuova, e cartelli in cui si avvertiva il cliente che "gli affari continuavano come di consueto". Il pianterreno del vecchio albergo era stato reso abitabile; nella sala da pranzo, cui era annesso il bar, c'era un andirivieni continuo e si facevano affari d'oro, specie ora che a tanta agitazione s'aggiungeva l'attrattiva delle vicine elezioni.
Chambersburg era una delle citt americane in cui la presenza di truppe era sinceramente desiderata e apprezzata. Il colonnello non tard a scoprire che la sua uniforme era un facile passaporto, per tanta ospitalit e convivialit quanta egli ne poteva godere, e pi ancora. Sotto certi aspetti, la scena che offriva il bar gli rammentava i tempi della sua giovent nell'Ovest. A completar l'illusione che Chambersburg fosse una citt di frontiera non mancava che la presenza di qualche Indiano ubbriaco. Una discreta folla di avventurieri, non meno che di rispettabili cittadini, fattori, vivandieri dell'esercito, carrettieri, soldati e politicanti empiva l'ambiente d'un tintinnar di bicchieri, di fumo di tabacco, che in lente spire saliva al soffitto. Un certo "giudice" Bristline, luogotenente di Thaddeus Stevens "di laggi a Lancaster" aveva il suo da fare a mostrare a chi voleva e a chi non voleva vederla, la regolamentare scheda di voto della Repubblica. Costui si rivel un uomo non soltanto affabile, ma brioso. Appoggiato con un piede contro il banco, un bicchiere di whisky davanti a s, egli fumava un grosso sigaro El Sol, e a ogni nuovo venuto faceva accoglienze degne d'un figliol prodigo. Fu il colonnello a commettere l'errore iniziale d'incominciare una conversazione che minacciava di non aver fine su questa terra...
"Che si stia male,  vero; anche se quei guerrilleros non sono ancora arrivati fin qui." Un giovane ufficiale della Milizia aveva interrotto il giudice Bristline, ma solo per breve tempo. "I ribelli avevano fretta, perch si sentivano gli uomini di Averell alle calcagna, ma non c' stato un solo morto, e nemmeno ho sentito che qualcuna delle nostre ragazze sia stata molestata. Quei trucibaldi che sono entrati a Chambersburg a cavallo, nel luglio scorso, avevano l'aria di briganti,  vero, ma una certa disciplina la mantenevano. Questo vorrete riconoscerlo, almeno".
"E sia" disse il giudice Bristline, il quale a quanto pareva era l'oracolo della taverna. "Vogliamo riconoscerlo." E cos dicendo poggi comodamente alla sbarra d'ottone che circondava il banco la punta affilata d'un bel paio di stivaletti nuovi, comprati da poco a Filadelfia; e cal uno sguardo meditabondo entro un alto bicchiere di puro whisky di segala.
"Non ci son state porcherie n ribalderie, quando sono venuti i ribelli. Avevano troppa fretta, per questo. Ma quando hanno dato fuoco a questa citt, l'hanno fatto con metodo. Quel mezzo milione di dollari per cui ci hanno taglieggiato, ce l'hanno carpito in modo cavalleresco, non c' che dire. Cio, quel che sono riusciti a intascare... Non si accettavano effetti di nessun genere. Qualcuno dei nostri concittadini ha pagato in contanti per la prima volta in vita sua. Quando hanno visto il loro denaro andarsene su un carrozzone, ben chiuso in cassette, appena credevano agli occhi loro. Proprio come quando dopo uno spettacolo di variet, non si trovano pi spiccioli in tutta la citt... E non era peggio d'uno spettacolo di variet, del resto. Avrebbero potuto ottenere tutto quello che volevano, ma non hanno saputo fare.
"Non sanno quanto siano ricche, queste piccole citt; e gli uomini di cappa e spada,  risaputo, son stati sempre dei pessimi finanzieri...
"La faccenda delle scarpe, quella  stata pi seccante. Qui si trattava di affari privati. Vi fermavano in mezzo alla strada, o vi entravano in casa, o in ufficio, e vi levavano le scarpe dai piedi, e andavano magari a prendersele nell'armadio. Una cosa umiliante davvero. Ed  stato un errore, perch hanno preso tanto scarpe democratiche quanto repubblicane. E ho osservato che da allora in poi, una Testa-di-rame a piedi scalzi  un Unionista ardente quanto un repubblicano convinto. Sissignori,  evidente che Unione voleva dir scarpe..."
"Oltre a tutte le altre cose, speriamo" rise il colonnello.
"Ammesso; ma sotto a tutte le altre cose... scarpe" persist il giudice, mandando gi una grande sorsata, e rimase a fissar i puntini di due lumi del bar, che si riflettevano nel liquido color d'ambra rimasto in fondo al bicchiere.
"Vedete, io sono un uomo riflessivo. Io guardo a fondo nelle cose" diss'egli, agitando il bicchiere in qua e in l. "Ma, come tanti di noialtri che viviamo qui ai confini, ho pensato parecchio a quella che chiamano "l'invasione di Lee", e a me sembra che se si dovesse rendere responsabile Jeff Davis, frenologicamente parlando lui dovrebbe averci una zucca vuota, invece di quella protuberanza piena di sagacia che ostenta sotto le sue folte chiome d'uomo di Stato. Dopo tutto,  un Americano, e di politica una volta se ne intendeva. E dovete sapere che in America, dopo l'amore, la cosa pi importante  la politica di Stato. Dicono che abbia mandato Lee verso il Nord per costringere una Nazione straniera a riconoscere la Confederazione. L'Inghilterra, mi figuro! Che razza di stupido trucco  stato quello! Cercar di attaccare amicizia con l'Inghilterra, signor mio, lui che era un antagonista sfegatato della Pennsilvania!"
Il giudice lasci cadere sul banco un pugno tale da far traballare una dozzina di bottiglie, e da attirargli l'attenzione generale.
"Ridete pure, se volete!" egli continu, quasi truce. "Dite magari che parlo come un politicante da strapazzo, o chiamatemi un patriota da caff!" Riemp il suo bicchiere, torn a levarlo, e attraverso la massa chiara del whisky parl ai lumi.
"Non ci badate, se ho l'aria di guardar le cose attraverso un curioso punto di vista. Ricordatevi che ora io guardo ai nostri affari per mezzo d'una delle migliori lenti focali del cervello umano. E... attenti a quel che dico!... Quando Lee ha invaso la Pennsilvania, ha suggellato i destini del Sud!"
A questo punto, il giudice si sent in dovere di tracannare il suo punto di vista.
"Signori!" riprese. Ispirato, ora non si rivolgeva pi al colonnello in particolare, ma a tutta quanta la sala, nonch a un vasto pubblico invisibile. "Signori qui convenuti, vi siete mai soffermati a considerare la gloriosa vecchia repubblica di Keystone? Essa misura ben quarantacinquemila miglia in quadrato. Si estende superba per monti e per valli e pianure, dal Delaware all'Ohio. Nel suo seno vivono e prosperano milioni di valentuomini. Ad est, essa commercia coi Sette Mari, ad ovest, produce tutto quello di cui l'uomo ha bisogno. Le sue campagne sono favolosamente fertili, dalle sue miniere escono a fiumi i tesori di Golconda. Le sue numerose citt sono alveari di artigiani ingegnosi. La sua filosofia  pur sempre quella che prevale, nella saggia mente dei capi. Sola, e per virt di se stessa, essa costituisce una delle potenti Nazioni della terra. Ed  questa la grandiosa repubblica, buona e cortese vicina alla Pennsilvania, che un pugno di malviventi armati, guidati da una masnada di piantatori, in sella a cavalli da caccia, ha aggredito, ha messo a ferro e fuoco, ha seminato di sanguinose carneficine. E a che scopo? Per guadagnarsi un eventuale riconoscimento inglese, a tremila miglia lontano! E la chiamereste strategia, questa? La chiamereste politica?"
"No!" rugg l'intera sala come un sol uomo.
Ci fu un gran rimestio di bicchieri, uno stropiccio di piedi, e numerose risate.
"Facci un altro discorso, giudice!" grid qualcuno.
"Dove hai lasciato l'uniforme?" strill un soldato vicino alla porta, e subito se la svign.
L per l, il giudice apparve piuttosto imbarazzato. In verit, non aveva avuto intenzione di fare un discorso. Era rimasto un tantino troppo ispirato dal suo "punto di vista", come si affrett a spiegare al colonnello, mentre con una mano ancora ferma lo spingeva verso un tavolino d'angolo. Non ci fu verso di sfuggirgli.
Pareva un destino che, nella sua licenza, il colonnello fosse costretto a subirsi i punti di vista altrui sulla guerra. Del resto, finiva per trovar ch'era naturale. I borghesi, a quanto sembrava, pensavano che l'interesse sommo del soldato, e di un veterano in particolare, fosse la guerra. Si disse che non appena il giudice avesse finito di tirar fuori quel che aveva in corpo, lui sarebbe uscito a sellare Black Girl, qualunque ora fosse; poi... via, via al galoppo, al di l dei monti se era necessario, verso qualche valle dove si trovasse un po' di pace.
"No!" riprese il giudice. "Non avrei tenuto davvero un discorso, bench l'argomento dell'invasione di Lee fosse buono; ma sarei capace di scriverci sopra un libro."
"Non ne dubito affatto" fu lesto ad ammettere il colonnello.
"Ma non ne far nulla" insist il giudice. "Mi limiter a darvene qualche impressione, cos come mi viene; e varr a confermare il punto... di vista che poco fa ho sostenuto l davanti al banco."
Rassegnato, non senza un'aria di cortese attenzione, il colonnello si accinse a far da pubblico.
"Dunque, signore, il primo momento che i ribelli piombarono su questa citt, io non credevo ai miei occhi. Ero sbalordito. Di che cosa? Ecco... mi sembravano usciti dal passato. Non il fatto che fossero in Pennsilvania era straordinario; ma il fatto che fossimo ai nostri giorni. Parlata, abiti, maniere, e il modo di fare: insomma, tutto ci era coloniale! Diavolo, forse non riesco a spiegarmi, ma pareva di sentir echi e di veder spettri di qualche cosa che credevo d'aver dimenticato. Sembravano tanti sopravvissuti, i quali tentassero di gabellarsi per gli eredi di domani. E fu questo a darci a tutti quanti l'impressione che di riffe o di raffe avrebbero dovuto levarci l'incomodo. Il tempo stesso sembrava contro a quella gente! E ho l'idea che nemmeno loro fossero poi tanto sicuri di s. Comportarsi in quel modo! Rubar cappelli vecchi, e persino scarpe!
"Le stesse cose me le disse la vecchia signora Patterson... ha quasi ottant'anni... che abita gi in Old York Road. "Per amor del cielo!" diceva. "Mi ero proprio scordata che ci fosse gente simile al mondo. Vi cpitano tra capo e collo, come una vecchia storia paurosa di tempi grami. Quegli ufficiali, con quei lunghi mantelli spioventi sino a terra, male in sella su cavalli che mostravan le costole, con una coccarda sul cappello... barbuti e fieri... pareva proprio di vivere quel che un nostro zio inglese, lo zio Ned, ci raccontava di quando combattevano Boney. E quei cannoni sconquassati che si trainavano dietro! Ecco perch facevano tanto la corte alle belle ruote dei nostri carri! E vi pareva che i cavalieri passassero in fretta, eh? Ma la fanteria avreste dovuto vedere... Non marciano mica come i nostri ragazzi, tutti uniti e a tempo. Arrivano come una furia, a piedi nudi, coi calzoni a brandelli, bestemmiano, fischiano, escono in urli. Sono quegli urli che ci fanno ammattire tutti quanti. E v'accerto che si capisce lontano un miglio come gente che urla in quel modo non rispetti n leggi n ordine, nemmeno in casa propria. Dicevo, signore... ah, che non marciano in tempo come i nostri. Ciascuno se ne va per conto suo, a passi lunghi da lupo... e quelle carabine lunghe lunghe che sporgon loro dietro le spalle! E non ho mai visto tante facce sparute sotto i cappellacci dalla tesa larga! Misericordia! dopo che sono stati tagliati i boschi, da queste parti non s'era pi visto nessuno con dei cappellacci simili. Dio solo sa dove li abbiano presi... E la fame che avevano! Ci vuotavano le case di tutto quel che trovavano da mangiare. Per, non ci hanno portato via niente fuorch le scarpe. Un generale e il suo seguito sono entrati da me in cortile, e subito io ho messo al forno una torta con le more. E si son messi a mangiare a quattro palmenti, e per non farsi colar il succo delle more entro le barbacce impolverate, si asciugavano la bocca coi guanti! Al generale ho dato una bottiglia di sciroppo di sambuco. Se l' ficcata dentro al cinturone come se fosse una pistola; per, mi ha ringraziato da vero signore. Il nostro piccolo Billy, s'era messo a guardia della pompa, e tutt'a un tratto, non gli salta in mente di mettersi a gridare: - Urr per Abe Lincoln! - Sta bene, figliolo - gli dice il generale; -  giusto che tu tenga coi tuoi! - E via se ne vanno al galoppo, sghignazzando, coi cavalli che grondavan schiuma, e levando nuvoloni di polvere. Signore Iddio, ce n'era da venderne! Tutta la giornata venivano gi dalla collina. Si cominciava a vedere uno sventolio di vecchie bandiere contro il cielo, e s'udivan quegli urli, ed ecco che passava un'altra ondata. Dopo un po', decidemmo che era meglio chiuder le persiane, e sederci tutti quanti in salotto, come se ci fosse un funerale. Quando tornammo a uscir fuori, i cavalli erano spariti, e con essi quasi tutto il nostro fieno, e avevan tolto le ruote a tutti i carri che avevano trovato. Ecco quel che vorremmo farci pagare dal Governo, ora! Il Governo degli Stati Uniti! Pagare, dovrebbero, oppure badare a che gente di quella risma se ne stia a casa sua. Un vero flagello, insomma. E il giorno dopo, il nostro John  andato dritto filato ad arruolarsi nella Milizia. - Glie la far vedere io, a quei signori! - diceva. E poi, subito dopo abbiamo sentito che c' stato Gettysburg. Oh, ma gli stava bene, gli stava!""
Il giudice era un ottimo attore. Nella parte della vecchia Patterson, era nuovamente riuscito ad attirare su di s l'attenzione della sala intera. Suo malgrado il colonnello si divertiva.
"Ridete pure, se volete", riprese il giudice. "Ma questa  storia. Ecco dove volevo arrivare: aver voluto pagare di persona, in Pennsilvania,  stato un errore da parte dei ribelli. Dopo averli veduti, eravamo tutti certi che non avrebbero vinto. Un giorno, se ne leggeranno di tutti i colori su Gettysburg, nei libri, ma quel che non si legger, e che io so,  che non sarebbe stato poi tanto diverso, anche se avessero vinto. Anche dopo una vittoria, sarebbero stati esauriti. Avrebbero magari potuto arrivare a Baltimora o a Filadelfia... e l, avrebbero pur dovuto aspettare l'aiuto degli Inglesi. Al Nord non sarebbero arrivati mai. Vi ricordate come i contadini si rivoltarono contro gli Inglesi, attorno a Lexington? Ebbene, una faccenda press'a poco simile sarebbe stata, soltanto su scala molto pi vasta. Fino a quel momento, la guerra l'aveva combattuta il Governo di Abe Lincoln, da Washington, con l'esercito degli Stati Uniti. Lee gli sguinzagli contro la milizia di Stati grandi e potenti. Quel che n i proclami, n le promesse, n le minacce di Lincoln o del governatore Curtin avevano potuto fare, lo ha fatto l'invasione della Pennsilvania. Ha guadagnato sciami di uomini all'esercito del Potomac. Mai s' visto al mondo un esercito pi bello. Un esercito che non ha paura di niente! E adesso, ha per generale un grand'uomo. Beviamo alla sua salute!" esclam il giudice. "Offro io! E questa baggianata di un paese con due Governi passer, non dubitate."
"All'ultima battaglia, allora!" Il colonnello alz il bicchiere.
"L'unica che conti, in definitiva," concluse il giudice; e bevvero.
Il giudice afferr per la manica il suo interlocutore.
"Una cosa ancora vi voglio dire..." Era acceso in volto.
"Buon Dio!" fece il colonnello. "Non voglio scappar via col grosso del vostro pubblico... anche se il pubblico sono io solo. Per facciamo un patto: una cosa sola, e non due. Sar pur ora che me ne vada..."
"Lo so" replic il giudice, cosa che non gl'imped di assumere un'aria lamentosa. "Purtroppo! Ma, dite: avete visto i ribelli, in Pennsilvania?"
"No! Ero nella Virginia, a quell'epoca." E il colonnello rise.
"Vi avrebbe servito d'incoraggiamento, se li aveste veduti in Pennsilvania."
"Non credo che avrei avuto bisogno di quell'incoraggiamento l" replic il colonnello.
"E io vi dico di s! Vedete, arrivavano tutti riscaldati e pieni d'entusiasmo, come se l'invasione fosse gi di per s una vittoria. Scendevano "urlando" sulla nostra citt, come diceva la vecchia signora Patterson. E dopo un po', quegli urli morivano. Ho parlato con qualcuno di loro, prima che appiccassero fuoco alle nostre case. Erano gi stupiti, e scoraggiati. Il paese era pieno d'uomini, pi di quanti ne avessero veduti mai, anche in tempo di pace. E uomini bianchi. Nessun accenno di guerra. Citt prosperose, come qualcuno tra di loro non ne aveva mai viste, e campagne come non se le erano mai neppur sognate.
""Voi non lo sapevate che ci fosse una guerra, fino a che a Nord non siamo arrivati noi, eh?" mi fa un ragazzotto del Mississippi, con la sua parlata strascicante.
""No" gli rispondo io, "non fino a che non l'abbia-mo letto sui giornali!"
""E quant' lontano, forestiero?"
""Lontano che cosa?"
""Quant' lontano, traversando il paese dei Yankee, per arrivare al Canad?" sbuffa quello, stizzito come se io avessi dovuto leggergli in mente quel che voleva dire.
""Oh... saranno settecento miglia, for-r-re-stiero!" E arrotavo ben bene la r. "Ed  tutto un brulichio di Milizia."
""Briscola!" E l'amico diventa verde come una menta alla soda. "Ci hanno detto che voialtri eravate tutti quanti rannicchiati su a Nord. Ma non mi pare che sia cos, no?"
""No. Non  cos!"
""Beh, una volta che  tanto distante, e che c' tutto il paese dei Yankee da traversare..." e abbassa un po' la voce "datemi soltanto le vostre scarpe, e vi tolgo l'incomodo."
"Mi sedetti sull'orlo del marciapiede, e me le slacciai.
""La giacca tenetela pure" mi dice; "non voglio averci l'aria di un abolizionista. Voi sareste...?"
""No; bench il mio babbo abbia avuto degli schiavi, proprio qui, e nemmeno tanto tempo fa."
""Che cosa mi dite! B!, quand' cos, meglio che mi decida... prendo anche la giacca!"
"Insomma, questa sarebbe la cosa che volevo dirvi..."
E alzando il bicchiere, l'avvocato torn a guardare i lumi attraverso il vetro. Ma sembrava gli costasse un certo sforzo; il bicchiere era vuoto, ormai. Le dita che per tutta la serata avevano trattenuto per la manica il colonnello rallentarono la stretta. Cauto il colonnello si alz, distacc le dita dell'altro dal suo braccio, e lo lasci seduto l, a fissare attraverso il bicchiere. Quasi in punta di piedi si avvicin al banco.
"Quanto devo?" domand.
"Pagate anche per il giudice?" sussurr il taverniere, titubante.
"Certo; piuttosto che disturbarlo adesso, preferisco..."
L'uomo assent.
"Ecco... il giudice  venuto che saranno state le tre, oggi, e..."
"Il vecchio Thad Stevens, laggi a Lancaster, dice che ci penser lui, a farli pagare per tutti i guai che ci han tirato addosso!" ricominciava il giudice.
"Buon Dio!" E il colonnello guard disperato il taverniere.
"Sette e cinquanta" disse questi.
Il colonnello cont il denaro, e scapp via.
Il giudice Bristline era sempre seduto l nell'angolo, e non staccava gli occhi dal bicchiere vuoto. Aveva perduto il suo punto di vista. Con un occhio egli aveva disposto una Confederazione tutta sua particolare, e insisteva in quella sua visione tutt'altro che conforme alla verit. L dove avrebbe dovuto esserci una luce, egli ne vedeva due.
Il colonnello alz il capo, e ne vide diecimila. Si ritrovava all'aria aperta, respirava a pieni polmoni e guardava le stelle.
Tutt'intorno sorgevano i muri scavati dal fuoco e i comignoli anneriti della citt incendiata. Qua e l tra le rovine, una luce occhieggiava dalle finestre d'una casa, i cui abitanti, ritornati, avevano cercato di raccomodarla alla meglio. Ce n'erano gi parecchi, di questi fari d'una calma che tornava; e allargava il cuore a vederli. Ma il luogo emanava un sentor di legno carbonizzato e umido, e vi regnava quell'indescrivibile sinistra aria di decadenza che fa seguito ai grandi incendi. I ricordi che ridestavano nel colonnello gli riuscivano, pel momento almeno, insopportabili. Quell'odore l'aveva sentito nella Valle della Virginia.
Via, via di l. Tre settimane appena gli restavano, della sua preziosa licenza. Per ognuna di quelle settimane egli aveva gi trascorso un anno in piena guerra, e gli pareva che quella parte di licenza che aveva dietro di s serbasse il medesimo colore: ovunque andasse, non si faceva che parlar di guerra. Ah! Poter vivere qualche giorno, qualche ora che fosse diversa! Forse nella remota Valle della Contea di Fulton, non lontano di l verso occidente, dove non c'erano strade ferrate e dove poche scorrerie erano arrivate, forse l egli troverebbe ci che chiedeva: null'altro che un po' di requie. Black Girl doveva essere stanca, ma era la cavalcatura d'un soldato, ormai, e a esser svegliata spesso di notte doveva pure abituarcisi.
Fattosi prestare una lanterna, il colonnello and nella stalla, di cui il tetto non era ancora stato rifatto che a met; e svegliata la cavalla le diede una razione di biada e una buona strigliata. Paziente la bestia si lasci sellare. Non fece neppur mostra di rifiutare il morso. Il colonnello si sent racconsolato, vedendola gi tanto fiduciosa verso la mano sua. "Povera bestia" egli mormor; "tu non c'entri per niente, in questi pasticci, eppure in grazia loro sarai forse uccisa... sotto al tuo padrone". Cercando di passar sull'erba per non far rumore, egli usc dalla citt.
Alcune ore dopo, saliva la lunga via tortuosa che oltre un alto contrafforte del Monte di Tuscarora conduce alla Valle di Fulton, che si trova dietro di esso. Era mezzanotte passata quando giunse in cima, e gli si apr uno dei pi ampi panorami dell'oriente degli Stati Uniti.
Una luna gi tarda, alta in cielo e solenne inondava in pieno il gigantesco solco tra i profili dritti delle montagne. Sotto una metallica luce, fattorie, casolari, frutteti, boschi e praterie acquistavano chiarezze soprannaturali. A sud, fin dove l'occhio arrivava, le curve serpeggianti d'un fiumiciattolo avevano un color di mercurio. Nulla che si muovesse, n vicino n lontano. Pareva di gettar lo sguardo entro il remoto Orto delle Esperidi.
"Qui e non altrove, se mai," pens il colonnello.
Si tolse il berretto, lasci che la fresca brezza notturna gli scompigliasse i capelli. Black Girl, a gambe larghe, sbuffava lentamente. Laggi in fondo alla valle, qualche miglio lontano, poche luci segnavano il villaggio di Mc-Connellsburg.


6. LA VALLE DELLA DELIZIA.
Chi agisce secondo l'impulso soltanto va, spesso, incontro a pericoli, e, quasi sempre, a delusioni. Da tempo la vita militare aveva offerto al colonnello pi di un'occasione per constatarlo. Eppure, quella traversata notturna delle montagne, verso la recondita vallata, era stata poco pi di un capriccio. Un capriccio ch'egli non avrebbe mai rimpianto, per. La settimana ch'egli trascorse fra quelle montagne della Pennsilvania, che nell'assolato autunno erano veri bastioni di selve fiammeggianti d'oro, doveva rimanergli impressa nella memoria, breve esempio di intima calma e felicit. Era stata come una tregua, in cui tra una battaglia e l'altra il tempo si fosse attardato in un recesso ove non regnava che pace.
Il colonnello si trov a McConnellsburg, verde metropoli in miniatura della Valle di Fulton, poco prima dell'alba. Era il mattino d'un sabato. Buss all'Albergo del Vetturale e del Boaro, il quale, sebbene fosse lontano il tempo dei suoi splendori, consent tuttavia a schiudergli le porte. Gli venne dato un letto di piuma, e a Black Girl un giaciglio di trifoglio. Egli dorm tutto il giorno, si alz, cen come in sogno, fece uno sforzo per concentrarsi nella lettura di un volume del generale Albert Pike, intitolato Inni agli Dei; e, cosa in fondo naturale, torn a dormire.
Lo svegli a mezzo del mattino domenicale un rombo d'organo che veniva dalla chiesetta sul prato vicino all'albergo. Con un rasoio, un pettine e uno spazzolino, in fretta e in furia fece toletta meglio che pot, poi si avvi alla chiesa. Un contadino calvo e abbronzato, certo una delle colonne della comunit, lo accolse sottovoce, ma cordialmente, "nella nostra casa del Signore".
Erano anni che il colonnello non metteva piede in una chiesa: colpa, se mai, delle frontiere dell'Ovest e della guerra. Ma sua madre era stata presbiteriana, e, per amore dei ricordi d'infanzia, in quella chiesa egli tornava a sentirsi fanciullo. La presenza di parecchi bambini, i quali guardavano attoniti il "soldato" in uniforme, toglieva al luogo ogni severit. Eppure il servizio era di un'austerit, che nella sua semplicit gli fece impressione.
Era quello il tabernacolo della valle. Vi convenivano numerosi i Presbiteriani scozzesi-irlandesi, a ricercarvi il loro Dio degli Eserciti. Il Dio scozzese venuto in Irlanda prima di Oliviero Cromwell aveva emigrato con loro in Pennsilvania. C'erano molti "Mac" nel reggimento del colonnello, alcuni di quella stessa valle, ed egli, trovandosi ora alla preghiera frammezzo a quella gente, si sentiva invaso come da una profonda intuitiva comprensione con la quale la sua filosofia, alquanto pi razionale, non aveva nulla a che vedere. In certo senso, era quella la sua gente. Stonewall Jackson,4 egli rifletteva a malincuore, doveva esser dello stesso parere, se c'era da credere a quel che si diceva. Ed egli si domandava se anche il Dio invocato nei recenti proclami lincolniani non si sarebbe trovato a casa propria, in quel luogo.
In nessuna parte della chiesetta si vedevano i simboli cristiani di salvezza e di misericordia.
Un purissimo sole montano entrava a fiotti dalle vetrate chiare; e tanta luce deformava leggermente l'aspetto degli alberi i quali, al di l dei vetri, sembravano ondeggiare in gesti vaghi che venissero da un altro mondo. Come un'acqua di lago fresca e cilestrina la luce spioveva sugli intarsi dei banchi; e le teste maschili abbronzate dalle intemperie, e le alte cuffie femminili, e le gelide facce degli anziani dalle barbe a punta, seduti appartati sullo scanno presso il pulpito, eran rivelate in una sorta di sovrarealt. Bastava il solo vigor statico della loro presenza, a dare l'impressione d'imponenza. Quelle creature dovevano certo esistere inalterabili, illuminate dalla luce lontanissima della lampada di Giustizia che incandescente ardeva tra i cherubini, di cui con voci nasali esse cantavano le lodi. Il concento del severo inno - era l'inno di Behemoth - serbava un'eco appena dell'antica liturgia.
Era l'ultimo della funzione; e l'ultimo verso veniva ripreso in coro da tutti i presenti. Tanto esso piacque al colonnello, ch'egli un la sua robusta voce di baritono al coro, con pieno fervore, e suo malgrado riusc cos a far volgere verso il fondo della chiesa, l dove egli si era fermato, pi d'un bel visino racchiuso tra le ali della cuffia puritana.
Fuori, nel calmo sole autunnale e a contatto con la natura, ogni spirituale austerit dilegu da quella gente, come se William Penn e Calvino non potessero mescolarsi tanto facilmente. Uscendo dal portale, volti sani e sorridenti parevano aver lasciato nel tempio ogni loro intransigenza. Una certa signora Russell, madre di un sergente nel reggimento del colonnello, lo riconobbe; e subito egli si trov attorniato da amici e compagni d'idee, e sopraffatto da inviti da parte dei numerosi Russell, Patterson, MacNaughton, McLane e McNair.
Che il colonnello Franklin avesse scelto la loro bellissima valle per trascorrervi gli sgoccioli della sua licenza, a quelle anime semplici pareva la cosa pi naturale del mondo. Per avere accolto pi d'uno dei loro ragazzi in licenza, essi sembravano capire a meraviglia quanto preziosi dovessero essere giorni simili. Di disertori nessuno fece parola, n il colonnello si arrischi ad accennarvi. E anche quel silenzio, del resto, faceva parte del passaporto dell'ospitalit.
"Misericordia!" esclamava la signora Russell, mentre con un subisso di Russell grandi e piccini partivano nel land di famiglia. Un giovane Russell seguiva, tutto fiero, a cavallo di Black Girl. "Quando penso che siete andato all'albergo. E il nostro Jim non scrive lettera in cui non ci parli di voi."
Il colonnello si sent in dovere di spiegar per filo e per segno come fosse giunto a McConnellsburg a un'ora tutt'altro che propizia per le visite. Ma fu l'unico momento d'imbarazzo che ebbe, durante il soggiorno nella contea; oltre all'impossibilit materiale di fare onore in pieno a certi pasti ch'erano poco meno della met del suo peso.
Le querimonie di grassi vitelli, cui rispondevano volubili tacchini, seguivano le sue gite lungo la valle, ch'egli percorreva in lungo e in largo, ospite dei diversi e svariati Mac. In pantaloni e maniche di camicia egli prese parte alla mietitura, e a gara con la giovent maneggi la falce. Nuot in profondi recessi del fiume d'argento, mentre Black Girl si rotolava sulla sabbia della riva. Pasticci di zucca, torte di pesche, sidro spumeggiante e perry scuro e potente non tardaron a diventar cose d'ogni giorno. E l'arte di distillare il whisky ancora si tramandava in quelle terre: di nascosto, ma, ne venne a concludere il colonnello, non invano.
Alla sera, poi, c'era sempre qualche vecchietto che arrivava col suo violino; e cos si passava il tempo. Dai McNair, una sera, dopo che le donne ebbero rigovernato le stoviglie, Helen, una bruna fanciulla dagli occhi azzurri sedette a un cigolante armonium, e accompagnandosi cant:
"Sulla brughiera insieme danzeremo
Tutto il mattin, mia bella.
Ed il cuore e la spada gli offriremo...
Poich chi sar Re,
Se non Charlie?"
Chi fosse Charlie, la bella non lo sapeva pi di quanto non sapesse la ragione per cui sarebbe stato re, se non che la leggenda aveva qualcosa a che vedere con un vecchio spadone appeso sopra al caminetto. Il colonnello trascorse una serata invidiabile, a spiegarglielo - assieme ad altre cose che poco o nulla avevano a vedere con la storia - sotto al portico davanti alla casa; e il giorno seguente part per andare dai MacLane. Ma non prima che Helen non avesse "furtivamente" insinuato un pacchettino della sua miglior salsiccia di vitello entro la fonda della pistola.
A parte alcune domande rivoltegli da genitori, giustamente ansiosi della sorte dei loro ragazzi, di guerra s'era parlato punto e poco. Pochissimo si parl della scorreria del luglio precedente. I ribelli? Se n'erano andati cos come erano venuti...
Eppure, anche in quella valle erano venuti gli ufficiali di reclutamento, a strappare i figli dal banco di scuola e dall'aratro; e c'erano visi tristi, qua e l, e donne vestite a lutto. Ma nessuno aveva imposto al colonnello la propria pena, fosse per naturale reticenza, o per senso d'ospitalit, o semplicemente perch avevano ormai imparato a "rinnovare" il cuore d'un soldato, durante i brevi giorni di tregua che gli erano concessi.
"Sar forse perch qui non ci sono le gazzette, a rinfrescar ogni giorno quell'ossessione, quel senso di crisi che grava sugli animi," rifletteva il colonnello. Gazzette ce n'erano, ma vecchie, per lo pi.
"C' cosa pi ridicola di questi spauracchi di ieri?" Egli pensava, quasi ad alta voce, buttando un vecchio foglio, in cui si parlava d'una spaventosa disfatta a Fredericksburg, nella cesta, dove, insieme con altre fatali disfatte e vittorie, veniva serbato per avvolgere i barattoli di conserva di more che andavano ad arricchire la bene ordinata dispensa della signora MacLane. In tutta la vallata, non c'era un solo ticchettio d'irrequieto telegrafo. Nulla che turbasse l'uomo, fuorch le voci potenti delle stagioni in continuo divenire; eterne voci del vento che imperversava gi per le sconfinate pareti rocciose dei monti. Qui, insomma, per breve ora il colonnello aveva ritrovato la pace, e in cuor suo si sentiva grato.
Grato si sentiva verso quei montanari che lo avevano accolto nelle loro case. Le emozioni che causava loro la guerra erano d'un genere piuttosto intimo, spesso doloroso, e quindi difficile a comunicarsi. Essi sembravano considerarla una calamit naturale e inevitabile. Non diversamente dalla febbre puerperale, per esempio, era una fatalit come un'altra, che spesso accompagnava la vita. La guerra era uno tra i tanti alimentatori di cimiteri di cui disponeva Iddio, e che era inutile discutere. Silenziosi onori spettavano a coloro che con la guerra erano scomparsi, e nulla pi.
Un pomeriggio verso la fine del suo soggiorno, il colonnello era salito fino a mezza costa di un monte. Oltre i tetti d'un piccolo villaggio il quale, da una vecchia conceria che si trovava l, aveva preso il nome di Big Cove Tannery5, l'occhio spaziava su campi pacifici e solitari. Tutt'a un tratto, quasi una voce straniera glieli avesse suggeriti, gli sorsero alla mente alcuni versi di Edgard Poe, dove si parlava di gente ch'era partita in guerra, fidando che le pietose stelle, dall'alto delle loro azzurrine fortezze, custodissero i fiori, tra cui tutto il giorno il sole pigramente sognava... "Era forse la gente di questa valle", egli pens.
Anche ora, la rossa luce del sole al tramonto posava sulle campagne, mentre egli scendeva al paesino dove avrebbe trascorso la serata...
Era l'ultima del suo soggiorno in quella valle. Era giunta l'ora della partenza. Cos gli diceva il calendario, e il suo stesso desiderio. Con un'ansia, una nostalgia tanto viva ch'egli ne era stupito, i suoi pensieri andavano al reggimento accampato nella Valle della Virginia, un centinaio di miglia lontano. Chiss se Dudley, il suo attendente, aveva avuto cura di tener ben chiusa la tenda, e d'impedire che vi piovesse dentro; e se aveva scoperto quella bottiglia di spumosa birra inglese - ultima rimasta - che Bayard Taylor gli aveva mandato... D'un tratto, ansiosa la sua mano corse alla tasca interna della giubba, a sentire che il pacchetto destinato alla signora Crittendon era sempre al sicuro. E constat che era sempre l...
Col ricordo di Elisabeth Crittendon gli penetr nell'animo una certa malinconia piena di apprensione, eppur gradevole. Intanto, egli si avviava verso la conceria, cavalcando lungo il torrente che finiva alla chiusa. Lungo il cammino, che era fresco e verde e tutto in ombra, lo accompagnava il mormorio delle acque.
La serata a Big Cove Tannery fu tutt'altro che malinconica. Al primo piano della conceria, un'ampia sala era stata allestita per un balletto campagnuolo dato in onore dell'intera vallata. Si lavorava a far scarpe militari, con pelli conciate di recente, e la cinquantina d'operai, non meno dei padroni stessi, si sentiva forte d'una certa cartacea prosperit di tempi di guerra. Al lungo fabbricato di pietra, tutte le finestre brillavano di luci che si riflettevano dolcemente nel largo stagno. Una provetta orchestrina di violini era stata scritturata apposta, e c'era sidro e whisky in abbondanza.
Il colonnello ball fino a tarda ora, e si divert un mondo. Erano state invitate quasi tutte le famiglie che lo avevano avuto ospite. Egli fece ballare le madri e le figlie, e salut tutti, allorch ripartirono nelle grandi carrette mollemente imbottite di fieno, offerte dalla "direzione". A lungo dovevano rimanergli negli orecchi i numerosi addii, e i cento messaggi per i ragazzi che erano al fronte col 6 Pennsilvania; mentre ancora l'esilarante musica dei violini e il trepestio delle danze gli ribolliva nel sangue. Giusto sul finir dell'ultima danza, seguendo un suo impulso egli balz in sella a Black Girl e part al galoppo gi per la valle, lasciandosi dietro musiche e melodiose risate.
Il sidro invita a galoppare. Sorgeva la luna. Come un lampo, lungo la via, lo accompagnava uno stormir di fronde nella fresca nottata. Gli zoccoli di Black Girl divoravano la strada. La sciabola, sbattendo sul fianco al colonnello, gli rammentava battaglie di l da venire. Il mattino dopo, nei paraggi si fece un gran parlare di un pazzo su un cavallo nero dal morso grondante schiuma, il quale come un arcangelo ebbro era passato nella notte, cantando a gola spiegata:
"Veniamo, padre Abramo,
Trecentomila ancor..."
Cani ringhiosi lo assalivano, e ricadevano indietro.
"Non si pu mai dire che cosa far un soldato... a meno che non sia un generale dell'Unione" si andava dicendo il colonnello quando, al mattino dopo, in un turbinio pass i confini della Pennsilvania e si trov nel Maryland.


 7. UNA MUTA DI CANI.
Ch'egli si trovasse nel Maryland non c'era dubbio. Se non glielo avesse detto la sciupata carta geografica, glielo avrebbero rivelato occhi e orecchie. Quell'imponderabile elemento che per lungo tempo rende inutile raccogliere i frutti della terra, che fa s che le galline emigrino e i cani diventino legione, anche qui, nelle montagnose regioni a estremo occidente del vecchio Stato di "confine", aveva gettato sul paese un certo obliquo riflesso, appena visibile a un primo sguardo, di decrepitezza e schiavit.
Lo si scopriva, guardando le cose, per cos dire, di traverso. Non tutte le case erano in piedi. La parlata era un poco pi molle, e risentiva d'altri tempi. L'enfasi della parola e del gesto era lenta, ma giusto quel tanto da non parer stanca. E nella piccola citt di Bellegrove, a un miglio appena dal confine, dove si ferm a far colazione, il colonnello not l'universale etichetta che contrassegnava ogni abitante del Sud, se si eccettuava l'opulenta classe dei piantatori; quell'aria di nascondere un gran segreto sul quale non si doveva far parola.
C'erano voluti al colonnello parecchi anni, per indovinare il segreto. Esso non esisteva. Eppure, in certo qual modo era una cosa che allargava il cuore, sentirsi di nuovo al di qua della frontiera, e "messi a parte del segreto". Tali ragioni fecero s che con un cenno del capo appena egli salutasse la sciatta matrona che lo serv nella piccola locanda.
"Carne di maiale e caff non ce n' pi.  tutto requisito dall'esercito" ella gli disse a mo' di spiegazione, mentre gli metteva davanti uova, focaccine calde e melassa. "Ci sarebbe del latte."
Il colonnello approv.
"Io non sono abituata a far da serva" ella prosegu con una risatina imbarazzata, poich aveva versato un po' di latte. "I negri se ne sono andati tutti."
"Tutti quanti?"
"B! i giovani quasi tutti" ella disse, e sedutasi su un seggiolone a dondolo, cominci ad acconciarsi i capelli. "E quelli rimasti, anche i vecchi, pretendono di essere pagati. Avete mai sentito una cosa simile, eh!"
"Mai" afferm il colonnello. "Dev'essere terribile!"
La lunga codina di capelli che ella teneva ferma in bocca, mentre si pettinava l'altra parte della testa, imped alla matrona di replicar subito.
"Ancora melassa?" ella domand finalmente, sebbene a bocca chiusa.
"No, grazie; ce n' abbastanza" replic il colonnello, e toss. "Credevo che le pattuglie ai confini avessero fermato i "contrabbandi"."
"Qualcuno ne hanno preso. Ma, per amor di Dio! come si fa a fermarli? Sgattaiolano pei boschi della Virginia, di notte, come pulci tra il pelo del cane. E si conducono dietro i nostri negri. Le ragazze, capite, van dietro ai giovani. Dicono che nel Pennsy, son trattati come i bianchi."
"Questa  un'esagerazione, ve lo accerto, madama" protest il colonnello. "Cercano soltanto di aiutarli alla meglio, laggi."
" quanto si pu far tutti quanti, di questi tempi, con quella masnada di gaglioffi repubblicani a Washington" sospir l'ostessa. "Certe volte, penso di sloggiare anch'io su a Chambersburg, ma l non ci avrei neppure un parente. Mi troverei tra forestieri. E credete che voialtri vi fermerete qui con noi, adesso, o invece che Lee vi ricaccer indietro?"
"Ho idea che questa volta siamo venuti per resistere."
A quella replica la donna scosse il capo, un po' dubitosa. "B!" disse finalmente "voglia il cielo che ve la sbrighiate presto con le vostre beghe, e che ci lasciate in pace, noialtri del Maryland. Non vi pare che sarebbe giusto?"
"Pi che giusto, madama!" E il colonnello rise di cuore. "Ma il guaio nostro e del Maryland sta appunto nel non poterlo fare, se non sbaglio."
"Gi, voialtri uomini!" esclam la donna. "Se non la fate finita con tutto il vostro bum-bum, e con le scorrerie e gli incendi, e tanto gridare e schiamazzare, e rubare, da queste parti non ci rester neppure posto a una gallina per covare!" Sdegnata raccolse tutti i piatti nel grembiule, sbuffando prese il biglietto da mezzo dollaro e spar in cucina. Il colonnello s'aspettava lo strepito delle stoviglie.
E venne, infatti.
Alzatosi, egli and sotto il portico laterale della locanda, dove c'era ombra. Un vecchio negro dalla grigia testa lanosa sedeva sui gradini al sole, appoggiato alla sua canna.
"Siete l'ultimo rimasto, zio?" gli domand il colonnello.
Il vecchio alz il capo, scacciando le mosche con una mano fiacca.
"S, signore. Tutti quelli che avere buone gambe, essere andati a Nord. Per piacere, signor generale, mi regalate un soldino pel tabacco?"
"Date un'occhiata al mio cavallo" replic il colonnello, e gli pose in mano un biglietto da un quarto di dollaro.
"Grazie, signore; io fare entrare vostro cavallo nella pastura del trifoglio dietro la casa. Troverete la sella nella stalla." E il vecchio se ne and, ripiegando il biglietto, e borbottando ringraziamenti.
N colore n politica sminuivano l'ammirazione per la valuta federale, pens il colonnello. L'entusiasmo che destava era universale.
Egli and a buttarsi su un vecchio divano che lasciava uscir l'imbottitura, e l sotto il portico, malgrado le mosche e le galline, dorm sino al mattino. Nel prato dietro la casa, Black Girl si rotolava, le gambe all'aria. Il sole, vero sole del Sud, era un invito alla pigrizia.
Il colonnello dorm pi a lungo di quanto non ne avesse intenzione. Lo risvegli un sonoro coccod. Una gallina aveva deposto un uovo sotto il portico. Il sole, tuttavia, era ancora basso all'orizzonte. Era appena mezzogiorno. Sellata alla svelta Black Girl, il colonnello usc dalla piccola citt.
Il Maryland, l dove egli lo attraversava, misurava poche miglia di estensione. Con sua grande sorpresa, ch aveva dimenticato l'esatta conformazione del paese, in men di un'ora gli zoccoli di Black Girl facevano risonare il lastricato del ponte sul canale; e subito dopo, si trov a trottar gi per una ripida discesa, e l in fondo gli apparve il Potomac. Era il confine del nuovo stato. Persuase la cavalla a entrar nell'acqua, e si accingeva ad avanzare a guado sul fondo basso e melmoso del fiume, quando all'improvviso, dalla riva si sent fermato.
"A-a-lt!" diceva una voce sgradevole, con uno strascicar ch'era quasi sfacciato. "Chi siete? E dove vi credete di andare?"
Bench l'uomo che lo sfidava cos giocherellasse con una pistola, il colonnello riusc a mala pena a frenare il riso. Costui aveva indosso un indumento che altri tempi doveva essere stato un paio di mutande di lana rossa, con una fettuccia bianca cucita lungo le costure in luogo delle strisce, una giacca militare turchina dai bottoni di corno, e stivali senza punta. Squadrava il colonnello, frammezzo a un paio di fedine tanto spesse e bionde, che i suoi occhi sembravano perduti in una massa di zucchero filato e pronto per esser manipolato da un pasticcere.
Di tirar quelle fedine, il colonnello sentiva una gran voglia. Ma si rassegn invece a dichiarare rango e destinazione. Quell'uomo, anche se vestito di mutande rosse soltanto, poteva essere una sentinella autorizzata.
"Colonnello, eh?" egli disse. "Dite davvero? Intanto, a Morgan Springs non ci potete arrivare."
"Perch no?"
"Oh, perch non si pu, ecco. Ordine del sergente Smith."
"Come? Il sergente Smith ha il comando di Morgan Springs?" Il colonnello parlava col tono di chi riceve una lieta sorpresa.
"Non ha precisamente il comando, ma  il nostro capo prescelto" replic l'uomo, che una s lunga conversazione aveva quasi ammansito. "Perch? Lo conoscete?"
"Ci si incontrava di quando in quando nell'esercito."
"Ecco! ora vi colgo in fallo!" fece l'uomo, sospettoso. "Lui non  dell'esercito.  della Milizia di Kanawha."
"Milizia di Kanawha? E sarebbe?" domand il colonnello.
"Virginia Orientale, avrei dovuto dirvelo prima. A quanto ho sentito,  cos che si chiamer lo Stato. Gi fin da prima, si doveva chiamare Kanawha. Ed  per questo che noi ci chiamano ancora Zuavi di Kanawha. Ma a Morgan Springs non ci arrivate; ve lo dico io."
"Che debba aver ragione costui?" meditava il colonnello.
"Bah, sar come dite voi" replic in tono rassegnato, e prese un pizzico da masticare, da quel che pareva una grossa borsa da tabacco, mentre in realt non era che una copia in piccolo della sua pistola d'ordinanza.
"Una cicca? Vi piace?" disse, dopo aver mrso a sua volta una boccata di tabacco.
"Non preoccupatevi se mi piace o no" ribatt l'uomo. "Buttate l quella borsa, intanto, e non ci badate se non ve la butto indietro..." E puntando la pistola, scopr i denti in un ghigno furbesco.
"Pigliate!" grid il colonnello. E strinse forte il calcio della pistola.
L'uomo tese la mano, come a cogliere un oggetto a volo. A due palmi del suo naso, la borsa da tabacco parve aprirsi improvvisamente. S'ud lo scatto secco del cane.
"Ges!" fece lo zuavo. La sua pistola esplose in aria. Quasi nello stesso momento il colonnello e il suo cavallo piombavano come una catapulta sul gentiluomo dalle bellicose mutande, mandandolo a gambe levate entro un roveto...
Raccolto in sella, il colonnello usciva dal letto del fiume come un pesce volante da un'ondata. Egli diede di sprone a Black Girl.
"Avanti, bella mia!"
A breve distanza, sulla strada, gli apparve il resto del picchetto, comodamente sdraiato attorno a una coperta sulla quale c'erano delle carte e un capace boccale. Il colonnello fece in tempo a trarre la cavalla verso la sponda di terra indurita, sul ciglio della strada.
Un grido echeggi.
Un tamburellar di zoccoli rison sull'erba, e Black Girl col suo cavaliere passarono dritto filato attraverso i prostrati membri del picchetto, rotolati o balzati in disparte. S'ud il clinc netto d'uno dei ferri della cavalla che aveva spezzato il boccale. Una salva di bestemmie fu l'unica munizione che andasse sprecata.
Sbalorditi dall'irreparabile disastro del boccale infranto e dalle strazianti grida del compagno che giungevano loro dal roveto, ci vollero parecchi minuti prima che i prodi di quel posto avanzato potessero ricapitolare quanto era accaduto. In ultimo furono tutti d'accordo nell'affermare che secondo ogni apparenza, era passato qualcuno a cavallo. E radunate le carte sparse qua e l, ripresero il gioco, con una nuova partita a poker.
Il colonnello, intanto, aveva avuto il tempo di scomparire in una nube di polvere rossiccia, a una svolta della strada.
Giunto in cima all'altura, oltre un vago paesaggio di ondulate colline gi spuntavano i bianchi campanili e i rossi tetti di Morgan Springs. Cinque o sei anni erano trascorsi da quando Nathaniel Franklin, che allora era tornato da poco dall'Oregon, era stato per l'ultima volta nella piccola ville d'eaux. Senza dubbio, le "Fonti" dovevano essere ormai deserte. Ma del proprietario, il signor Duane, egli aveva serbato un ricordo simpatico; e quanto desiderava ora era una camera per passarvi la notte e un pasto decente, due al massimo, prima di inoltrarsi definitivamente nella Valle della Virginia per andare a raggiungere il comando del suo reggimento.
Dall'indomani in poi, la vita militare, il rancio e la dura terra tornerebbero a esser vita di tutti i giorni - e forse per sempre. E sarebbe stato, questo, una specie di ultimo indugio, di innocua indulgenza verso i grati e lontani ricordi. Poich, sebbene a malincuore il colonnello lo riconoscesse, c'erano pure certe sentimentali memorie di notti lunari sulle spaziose verande, di danze, e le care e svanite reminiscenze delle vacanze della sua adolescenza; ed erano state quelle memorie, che col fantasma d'un nastro di seta lo avevano attirato a quei luoghi. Naturalmente, mai e poi mai egli avrebbe acconsentito ad ammetterlo. Ma il paesaggio che rivedeva, intanto, gli dava una malinconia non del tutto sgradevole.
"Guarda un po'... Eccola l, la piccola "Pagoda", la villetta dove le signorine Cary trascorrevano l'estate!"
L'altalena era scomparsa. Solo una fune sfilacciata penzolava malinconica. Come frusciavano le gonne di Alice, quand'ella volava, come si gonfiavano alla brezza; ed ella soleva rimboccarle sotto la crinolina... Black Girl drizz le orecchie, sul sentiero dove suo malgrado il colonnello l'aveva fatta fermare.
Il giardino era invaso dalle erbacce; c'era un nido di vespe sotto il portico dove l'intonaco cascava a pezzi. Abbandonata e deserta, la villetta pareva cieca. E una mano sacrilega aveva portato via i pali della siepe. E pensare che il luogo tutto aveva sorriso di tanta grazia, un tempo!
Una sorda rabbia mista a delusione gli sal dal profondo dell'anima, mentre tornava a voltare Black Girl verso la strada maestra. Il villaggio era l, alla prima svolta. A pochi passi, rimbomb un colpo di fucile. Di tra gli alberi giungevano risate rauche, e voci chiassose e volgari. A un altro colpo segu un rovinio di vetri spezzati. La via principale del villaggio s'apriva dinanzi al colonnello. Scostandosi per prudenza egli riport la cavalla rasente al ciglio della strada, sull'erba. Nonostante tutto quei luoghi avevan serbato per lui un aspetto famigliare.
I grandi alberi che tendevano i rami sulla doppia strada che abbracciava la spianata, la casa del giudice Washington con la sua cupola, la lunga facciata del vecchio albergo... tutto era l, davanti a lui. Ma quanto decrepito, santi numi! A sinistra, fra gli alberi, erano sparse le cabine da bagno, e i gabinetti mascherati da graticci multicolori. Ma tutto spirava abbandono; di quelle cose non era rimasto che lo scheletro. Ci dovevano esser stati dei ladri di legname. E le belle palizzate e i cancelli intarsiati, un tempo orgoglio della strada, dietro i quali le fanciulle avevano ammirato l'andirivieni dei cavalieri che caracollavano attorno alla spianata? Scomparsi!
Per le aiuole erravano ora delle mucche. Anche le case del villaggio apparivano deserte. O forse c'era chi spiava, dietro le persiane chiuse? Non una rosa, non un geranio nelle aiuole; e ovunque erano sparse immondizie, e foreste vergini di gramigna e caprifoglio prosperavano nei giardini, e... un altro colpo di fucile.
Ora il colonnello vedeva la scena che si andava svolgendo. All'estremo limite della spianata sotto gli alberi c'era un gruppo d'uomini che, visti cos a distanza, gli parevano altri zuavi di Kanawha. Alcuni tra di essi si esercitavano al tiro, per conto loro; e un bagliore, seguito da una nuvoletta di fumo, mostrava il punto dove si trovava il tiratore. Gli altri, una dozzina, e forse pi, erano assorti a una partita ai "ferri da cavallo". Tutt'intorno, sdraiati sull'erba, grossi animali chiazzati di nero e bruno dormivano al sole.
"Porci", pens il colonnello. "Perbacco, avrei dovuto vederlo subito!" Una compagnia adatta a gente simile... e proprio l dove una volta c'erano le poltrone imbottite per le signore! L'ira gli fece salire il sangue al cervello. E ancor pi lo adir lo spettacolo di quei soldati: con le giubbe turchine dell'Unione, parevano tante maschere. Soldati!
Staccando un trotto serrato, egli si avvi su per la strada. In quel momento stesso, una lite violenta scoppi tra i giocatori, ma i due zuavi intenti al tiro non parvero neppure far caso a quelle escandescenze. Mentre il colonnello si avvicinava, uno si appoggi col dorso a un tronco, e mir a una finestra dell'albergo. Il colpo part; a un bagliore segu un rovinio, a una finestra alla quale non era rimasto che un vetro solo. Tutte le altre, in quell'ala, erano gi infrante.
Trattenendo Black Girl, il colonnello la port nel bel mezzo della spianata, davanti all'albergo; e senza che se ne fossero accorti, spunt tra i due tiratori infervorati. Intanto, la partita che si svolgeva un poco pi in l andava assumendo un tono riscaldato e feroce di contesa. Gi uno dei giocatori colava sangue dalla faccia.
"Spara tu un colpo; e cos, per oggi l'avremo fatta finita con le finestre" disse uno dei tiratori.
"Fermo! Non sparate!" grid il colonnello.
I due sobbalzarono; uno si lasci sfuggire un grido di sorpresa. Poi, un cane abbai forte, con una voce rauca, potente; e tosto apparve sotto il portico dell'albergo.
"Che cosa diavolo..." fece l'uomo dal fucile. E poi: "Ehi!"
Alle voci rissose dei giocatori segu un silenzio profondo. A bocca aperta gli uomini fissavano l'improvvisa apparizione. Allora soltanto il colonnello vide, e cap...
Non erano porci, ma cani!
E nemmeno segugi, come credette sulle prime. Grossi mastini, ben raccolti in branco come lupi, quasi che capissero il loro compito. S'erano stretti l'uno all'altro; e fu quell'indugio che salv il colonnello. Qualcuno mand un fischio acuto. Egli individu l'uomo: un figuro dalle labbra tumide, dal naso camuso. Poi, subito la muta si scaten dietro allo straniero, come una sinistra caccia infernale.
Tutto ci era accaduto entro lo spazio di pochi secondi. Rapidamente il colonnello misur la situazione. Affrontar la muta in blocco? No, inutile; lo avrebbero sopraffatto. Unica speranza era di poterli affrontare a uno a uno.
Diede di sprone a Black Girl, traendola a un galoppo sfrenato su pel viale a sinistra. Le due strade tracciavano un'ellissi attorno alla spianata, lungo la quale le verande deserte delle villette sembravano spettatori indifferenti. Quante volte Nat Franklin non aveva fatto il giro della spianata assieme ad altri signori, profondendosi in scappellate alle signore sedute sotto i porticati! Quante eleganze, a quei tempi!... E ora, egli si trovava a essere cacciato da una muta di mastini! La strada rimbombava sotto il galoppo di Black Girl, che minacciava di prendergli la mano. Bisognava evitare quel pericolo a ogni costo. Egli tir la briglia; e al tempo stesso, cav la rivoltella dalla fonda che aveva a destra della sella.
Dalla stessa parte un grosso mastino lo assal all'improvviso. Sapeva il fatto suo, quella bestia; malgrado corresse veloce come un daino, con un sobbalzo si lev da terra, mirando diritto al muso della cavalla.
"L'ho preso!"
Impaurita dal colpo che sibilando gli era passato accanto all'orecchio, Black Girl si dimenava in una folle danza, e grondava schiuma dal morso. Girando sulla sella, il colonnello indietreggiava. Era un vecchio trucco indiano. Gli restavano cinque colpi. E cominci a sparare ai cani.
Cinque ne fredd. Frug poi nell'altra fonda, per trarre la seconda rivoltella - e ne cav un pacchetto di salsiccia: quello stesso che vi aveva insinuato la mano gentile di Helen McNair... Indispettito lo butt via, e torn a volgersi in avanti. Ah, fatale gentilezza della bruna fanciulla!
Era riuscito a cavare la rivoltella, ora; ma si trovava quasi al principio del viale, l dove, salendo attorno alla spanata, girava a destra. Non c'era sbocco, in quel punto, ch ci si trovava di fronte alle casette. E in un modo o nell'altro, bisognava svoltare. Proprio in fondo alla spianata, tutte le vecchie panche del parco erano state accatastate; se il resto della muta si sparpagliava tra quella specie di baluardo, mai pi egli avrebbe potuto venirne a capo. Ma se avesse potuto coglierli alla spicciolata per il prato! Allora avrebbe avuto spazio per mirare e colpire. La partita non era ancora perduta.
In due salti fu davanti alle panche, e cominci a risalire il viale di destra. Le bestie, che usavano il fiuto pi della vista, avanzavano a precipizio; e per qualche secondo apparvero disorientate. Uno degli uomini - il medesimo di prima - torn a chiamarle con un fischio. Non appena lo ebbero scrto, di corsa le bestie rifecero la strada. Erano ancora in quattro: le pi grosse e feroci. Il colonnello fren bruscamente Black Girl, e malgrado la cavalla s'impennasse, poich ululando le bestie s'avvicinavano, egli spar. A due riprese i balzi della cavalla gli fecero sbagliare il segno. Gi urla scomposte partivano dal gruppo degli uomini.
Finalmente colp.
La rabbia lo accecava quasi. Un attimo, un velo nero sparso di rosse scintille gli cal davanti agli occhi. Black Girl zampava e nitriva. Quando torn a vederci chiaro, scorse il gruppo degli uomini che, raccolto a capo della spianata, lo spiava in silenzio. S'erano stretti l'uno all'altro. L'unico superstite della muta trotterellava calmo verso di loro; e la salsiccia di Helen McNair gli ciondolava dal muso...
Fu come se la pacata assurdit della scena, e l'impudente indifferenza dell'animale, facesse scattare una molla nel cervello del colonnello. Anzi, pi preciso sarebbe stato dire che vi fece esplodere una piccola mina. Nei dieci minuti che seguirono, gli avvenimenti continuarono a svolgersi con rapidit addirittura esplosiva. E la causa prima era stata un pezzo di salsiccia!
Il colonnello aveva scaricato le sue rivoltelle, e non c'era tempo per ricaricarle. Ma la vista del cane che nel pacifico sole meridiano, con la carne in bocca andava tranquillamente verso i suoi amabili padroni raccolti in fondo al prato, quella vista lo spron all'azione. Sfoder la sciabola; e Black Girl balz in avanti, sollevando terriccio e ciottoli intorno a s.
Il cane vide arrivare il nemico; e stacc una corsa che ancora acceler, vedendo l'inseguitore guadagnar terreno.
Il colonnello raggiunse il cane quasi di fronte al gruppo degli zuavi, i quali, come affascinati, non si muovevano. La bestia lasci cadere la salsiccia; si volse; si accucci. Come un fulmine il cavaliere gli piombava addosso... La bestia tent di risollevarsi. Un balenio, pari a un raggio di sole, la stronc l dov'era il segno del collare.
Il colonnello diede uno strattone alla briglia, facendo alzare cos Black Girl sulle zampe posteriori, di faccia agli uomini ammutoliti; e con un certo fracasso, rimise la sciabola nel fodero. Gli spettatori si guardavano.
"Buon Dio!" disse una voce. "La prima volta in vita mia che vedo tagliare in due un cane!"
Era l'uomo dalle labbra tumide.
Il colonnello estrasse una rivoltella, dimenticando che era scarica. Subito le risate accennarono a morire.
"Vieni qua" fece, a colui che aveva parlato, e che indubbiamente era il buffone della combriccola. Tutto dipendeva dal modo come se la sarebbe cavata con costui. Ancora sghignazzando l'uomo avanz.
"Sei tu che col tuo fischio mi hai aizzato addosso i cani?"
L'uomo smise di ridere.
"Su, parla!" Il colonnello alzava la voce.
"Signors, ma..." Ora egli faceva l'aria furba; tuttavia abbass lo sguardo a terra, di sbieco.
Il colonnello faceva saltare la rivoltella in mano. Come un martello il calcio scese sul cranio dell'uomo, che si accasci. Da capo il calcio si abbass. Ognuno, nel gruppo, si sentiva fissato da quel piccolo foro tondo...
"In riga!" ordin il colonnello.
La partita era vinta.
Egli riflett in seguito che se quegli uomini non avessero avuto una parvenza di disciplina militare, quel giorno lo avrebbero certamente accoppato. Ma ce l'avevano, quella parvenza. Alla voce dell'autorit, lentamente gli zuavi si andavano mettendo in linea. Venne fuori che avevano un sergente. Naturalmente, anche in quel remoto spa della Virginia Occidentale, il sergente era un Irlandese.
"Attenti! In centro! Su, buoni a nulla! Dietro-front!"
A quel gaio accento irlandese, il colonnello rimise la rivoltella nella fonda. Ormai, non aveva pi a che fare con singoli individui. Una compagnia, sia pur disonorevole, cenciosa, sudicia, e in quel momento torva, ma sempre una compagnia, gli stava radunata dinanzi. Terminato che ebbe di mettere in riga i suoi uomini, il piccolo Irlandese fece un passo avanti e salut.
"Tenete i vostri uomini sull'attenti" disse il colonnello. "E badate a che nessuno si muova."
Segu un breve silenzio. Gli uomini irrigiditi sembravano tanti fantocci. Il disgraziato che s'era accasciato sull'erba cominciava a scuotersi.
"Johnson" fece il sergente a uno degli uomini allineati, "se ti cacci via dai pantaloni quel tafano, ti meno un calcio nel sedere da farti cascare i denti." E il tafano rimase al suo posto.
Nel frattempo il colonnello ricaricava tranquillamente la sua Colt; e provava una certa soddisfazione nel farlo proprio sotto gli occhi di quegli uomini.
"Johnson, adesso potete cacciar via quel tafano" disse quando ebbe finito. "Sergente O'Toole?"
"Killykelly, colonnello" replic il sergente.
"Sergente Killykelly! Dov' il sergente Smith?"
" nell'appartamento di lusso dell'albergo, che gioca a fare il re del creato, e..."
"Benissimo" lo interruppe il colonnello. "Allora, non potr neppur promuoverlo di grado. Per, vado a vederlo."
"S, colonnello."
"Qualunque rumore sentiate dall'appartamento di lusso, non ci fate caso, sergente."
"Non ci far caso, colonnello."
"Fate spostare i vostri uomini pi in l; e che restino consegnati. Metterete una sentinella alla porta." L'uomo a terra si mosse; barbugliava parole confuse. "Chiudetelo a chiave nelle scuderie" ordin il colonnello. "Quella dei cavalli da corsa, dove ci sono le inferriate. Sapete dov'?"
"S, colonnello," rispose l'uomo, e guardava un po' stupito il superiore. "Fianco destr'! Avanti! Marche...
Pacato il colonnello aspett fino a che non vide eseguiti i suoi ordini. La breve colonna attravers il prato, e s'avvi verso l'ala a ponente. Due di essi portavano il compagno ancora stordito dal colpo; e parevano appena meno storditi di lui. Il sergente si mise di guardia alla porta. "Corretto", pens il colonnello.
All'improvviso, facendo descrivere un semicerchio a Black Girl, egli la port alla gradinata, e le fece salire i gradini, fino al portico e dentro il grande salone d'ingresso dell'Albergo delle Fonti.
Non c'era anima viva.
Ce ne fosse stata anche soltanto una sola, il colonnello avrebbe inscenato volentieri una piccola azione di cavalleria per conto suo. In sella sotto i lampadari, si sentiva deluso e un po' ridicolo. Ma non gli andava a genio di legare Black Girl fuori, alla merc del primo errabondo zuavo del Kanawha, e nemmeno voleva far sapere ai quattro venti dove si trovava lui. Ormai, pel mondo esterno egli doveva esser sparito.
Smont, e butt la briglia di Black Girl sul braccio teso d'una massiccia statua di bandone raffigurante Robin Hood il quale reggeva con una mano un vassoio di carte e con l'altra una lampada a petrolio. Cos veniva rievocata a puntino l'atmosfera della Foresta di Sherwood; e il resto del salone era - o almeno era stato - allestito in armonia. Qualcuno doveva essersi appropriata la sciabola di Robin Hood: una sciabola vera, che un tempo aveva formato la gioia e la delizia di tutti i ragazzetti che venivano alle Fonti. Il colonnello si ricordava d'averla sfoggiata una volta anche lui, in una sciarada animata.
La "rusticit" alberghiera di quel salone era stata famosa e ritenuta di somma eleganza in quattro Stati limitrofi. Ma nessuno lo avrebbe riconosciuto, nello stato in cui era ora. Le sue grottesche rovine riescivano estranee anche al colonnello, al quale i passati splendori erano pi che famigliari. Gli alti specchi, dipinti a scene di feste bucoliche e di laghi montani popolati di amanti e di candidi cigni, erano crivellati di pallottole, frantumati, rovinati. Da un lampadario, penzolavano un paio di sudici pantaloni, quasi un cadavere da una forca. La cassaforte era stata fatta saltare; e gli enormi libri mastri dell'albergo, rilegati in cuoio di vitello, erano sparsi qua e l, strappati, insudiciati, e illustrati da scene oltremodo spassose da una mano tanto svergognata quanto poco abile. L'effetto era quello di un fetore quasi visibile. L'imbottitura strappata ai mobili, gli scheletri di seggiole azzoppite che sembravano aver gridato invano piet, testimoniavano d'una certa perversa pazienza, o primordiale barbarica furia che fosse, da parte degli invasori. Quanto contrasto con la cortesia, il decoro, l'eleganza di quella sala, come era rimasta impressa in mente al colonnello l'ultima volta che l'aveva vista! Era prima della guerra...
Egli rammentava il signor Duane, il proprietario dello stabilimento, come un ardente secessionista. Ed ecco che era venuta, la Secessione! Probabilmente, il signor Duane non s'era atteso di veder met dello Stato cui apparteneva separarsi dall'altra met; e con s deleteri effetti sul salone d'ingresso del suo albergo! Tuttavia, il colonnello non era per nulla soddisfatto. Anzitutto, egli odiava l'attivit di quei guerrilleros, e il bell'esempio di oscena anarchia tra cui or ora aveva legato il suo cavallo gli dava una rabbia sorda. Ma non una rabbia cieca, questa volta; anzi, piuttosto pacata: una rabbia, per cos dire, cristallina e gelida.
Il silenzio che regnava nel luogo era opprimente. Dove poteva mai essere quell'"appartamento di lusso" che, a sentire il sergente Killykelly, il sergente Smith aveva eletto a suo quartiere? L'albergo era vasto; c'erano diverse ali. Smontato da cavallo, egli tolse entrambe le rivoltelle dalle fonde e ristette in ascolto. Dal di fuori giungeva il glu-glu di un tacchino, che gli ricordava la conversazione volubile ed esuberante del pomposo proprietario. A proposito... dov'era il signor Duane? In quel mentre, da uno dei corridoi, a una certa distanza, s'ud una risata femminile.
Avrebbe potuto essere lo spettro d'una risata, sorto dal fondo della memoria, egli pens. Ma ecco che gi riecheggiava; e aveva un accento sinistro; ed era ben distinta, ora, e sembrava provenir dal vano d'una finestra dell'ala orientale. E certamente la signora doveva aver bevuto... e continuava le sue libagioni. Ora vi si univa il basso profondo di un uomo.
Procurando di fare il minor rumore possibile, camminando rasente al muro, al buio il colonnello avanz lungo il corridoio. Si cacci una delle Colt nel cinturone. Nel passar davanti alle porte aperte, constat che le stanze erano tutte vuote. Capit in un angusto vestibolo, dove la luce entrava da una porta laterale che pendeva di sghimbescio, per met scardinata. Di faccia, un ramo di scale conduceva al piano superiore.
Seduto a un piccolo scrittoio che in passato aveva servito al portiere, c'era un uomo con una "uniforme" che a mala pena una rivista da caff-concerto avrebbe potuto ammettere come militare. Rovesciato all'indietro sulla seggiola poggiata contro lo scrittoio, l'uomo dormiva a bocca aperta. Ai piedi aveva una carabina e una bottiglia vuota che, a giudicar dall'odore, doveva essere stata di gin. Al piano di sopra scoppi improvviso un chiacchierio animato; parecchia gente sembrava prender parte a una discussione. Di nuovo aleggi la risata femminile, e stavolta mor in un brutto schioccolio.
Muovendo un passo avanti, il colonnello scost delicatamente la carabina col piede. La "sentinella" non avendo dato segno di vita, egli raccolse la carabina e la chiuse dentro un armadio per le scope; l, gli pareva, doveva essere il suo vero posto. Poi afferr l'uomo pel colletto, e prima ancora che potesse ridestarsi lo trascin a una porta in fondo alla stanza, dove aveva scorto la chiave nella toppa. Apr; e vide una lunga scala di servizio, terminante gi in basso con un lucernario che certo dava in una lavanderia.
"A meraviglia", decise il colonnello. Ebbe l'impressione che l'architetto, a suo tempo, fosse stato tanto lungimirante quanto compiacente. E sull'orlo di quella lunga scala, egli soppes quel campione di zuavo del Kanawha che teneva per la collottola. Non ebbe che da lasciar presa; la legge di gravit fece il resto. Affascinato, il colonnello ristette a guardare...
L'uomo cadde con la testa sulla punta delle scarpe. Fece una capriola. Vol in linea retta, rimbalz su un pianerottolo. Descrisse un'ellissi. Si sollev trionfalmente e, con uno schianto che ristorava il cuore, scomparve attraverso il lucernario. Di sopra, la signora dalla voce chioccia grid. Il colonnello chiuse la porta, diede un giro alla chiave e se la mise in tasca.
Adesso, tutti quelli che erano di sopra si sarebbero affacciati alle finestre per veder la causa dello schianto, egli riflett. In quattro salti sal la scala che si apriva dall'altra parte dello stanzino; e si trov in un corridoio che si allungava a vista d'occhio.
Il pavimento aveva ancora la passatoia pesante, di felpa rossa.
Il colonnello rimase alquanto sconcertato: a giudicar dalle voci, aveva creduto che la stanza dov'era risoluto a entrare si trovasse vicina alla scala. Ma non era cos. C'era da percorrere tutto il corridoio, prima di giungervi. Il piccolo vestibolo aveva agito come una specie d'orecchio di Dionigi, che faceva sembrare le voci assai pi vicine di quanto non fossero in realt. Il colonnello era solo. E come sapere in quanti fossero nella stanza? E chi ci fosse? E le possibilit di riuscita dipendevano dal coglierli di sorpresa. In fretta si ritrasse dietro lo sportello semiaperto di un armadio di biancheria, e per la prima volta nella giornata sost per temporeggiare.
Evidentemente, il rumore ch'egli aveva fatto sulla scala non l'aveva tradito. Il brusio delle voci nella stanza continuava come prima; solo che ora udiva le voci distintamente.
"Io credo essere bello e spacciato; porta della lavanderia essere chiusa a chiave" diceva una voce femminile, in tono sommesso che rivelava tuttavia una negra. "Intanto, ancora non aver ficcato fuori il naso! E io dico che non potere ficcarlo!" E una sorta di singhiozzo termin nella parvenza d'una risata.
"Non parliamone pi, di quello scimunito" replic seccata una voce maschile, sgradevole e roca. "Quando una sentinella in servizio si ubbriaca in modo tanto bestiale da andare a cascare dentro un lucernario della casa dove sta a guardia, per conto mio lascio che se ne stia dov'. Sicuro! Lo lascio a cuocer nel suo brodo! Voglio della disciplina intorno a me! E tu, ragazza, vieni via da quella finestra. Smettila di darti delle arie. Vuoi farti vedere in quello stato da tutto il paese?"
"Me non importare niente!" ribatt la ragazza; e gi una risata.
"Cr..." L'uomo mand un'imprecazione.
Dalla porta semiaperta, mentre la conversazione procedeva, il colonnello scorgeva gran parte del palcoscenico sul quale si andava svolgendo il laido dramma di cui era spettatore; ma non vedeva tutti gli attori.
A capo d'una decina di metri di corridoio in penombra, alcuni gradini davano a un arco sostenuto da cariatidi, dietro cui appariva la lunga prospettiva d'una sala in piena luce. Una parete doveva essere interamente occupata da finestre, poich lunghi rettangoli di sole formicolanti di pulviscolo rigavano di sbieco il pavimento. All'estremo limite della stanza, quasi sperduto nell'ombra di disordinate cortine che ogni tanto si gonfiavano al vento, pendeva il ritratto, grande al vero, di Eugenia imperatrice dei Francesi. L per l, un po' per la distanza, un po' per l'alterno gioco di luce e ombra, il colonnello ebbe l'illusione ottica che quella dama pomposamente abbigliata si trovasse veramente nella stanza, e che la voce femminile fosse sua. Quella confusa e ventriloqua associazione d'idee non dur che pochi secondi, ma risult singolarmente sconcertante; sbalordito egli guardava a quella porta semiaperta... Non meno grande fu il divertimento a proprie spese, quando si rese conto che la ragazza dalla voce chioccia doveva esser seduta, invisibile a lui, nel vano d'una delle finestre.
Ma la "voce d'una giovane negra" e l'imperatrice Eugenia non erano i soli personaggi del dramma.
Su un divano di fiammeggiante velluto rosso dalle elaborate curve e sculture era sdraiato un omaccio barbuto, le mani incrociate dietro il capo e gli infangati stivaloni di pelle di vacca poggiati sulla spalliera opposta. Ogni tanto egli sottolineava le sue dichiarazioni, menando calci sgarbati sul velluto. Un chepp mezzo sfondato gli cascava sugli occhi; ed era di sotto la visiera di quel copricapo ex-marziale che usciva il suo irriverente e lamentoso sproloquio.
"Corpo d'un accidente! Sono o non sono il padrone di Morgan Springs? Sono o non sono il tuo capo, il tuo ufficiale, giovanotto?..." egli interrog, alzandosi d'un tratto a sedere e cavando di dietro il divano una brocca che destramente sollev con un sol pollice, per applicarsela alla bocca.
Per alcuni secondi s'interruppe, con un bell'effetto musicale di diminuendo proveniente dalla brocca. Pareva che il pulviscolo danzasse al suono di un flauto gorgogliante.
"Rispondimi!" rugg l'uomo, posando a terra la brocca e recandosi la mano alla gola. Sotto l'impeto del fiero liquore, tutta la sua persona sembrava gonfiarsi a vista d'occhio. "Sono o non sono...?"
Come le precedenti, quell'ultima domanda veniva gettata in modo brusco e tracotante in faccia a un giovane soldato il quale, malinconico eppur impavido, se ne stava rigido, i tacchi riuniti, davanti all'uomo sul divano. La fanciullesca gravit di quel bel viso chiaro dalla bocca tuttora infantile, una cert'aria di voler fare il proprio dovere fino all'ultimo, pur sentendosi sopraffatto da una gran pena, toccarono profondamente il cuore del colonnello. Evidentemente, era quello l'innocente e disorientato oggetto di tanta maligna allegria da parte della signorina.
Il giovane trasal; poi, riprendendosi, torn a mettersi sull'attenti.
"Sissignore... siete..." disse.
"Sono che cosa?" rugg lo screanzato sul divano.
"Siete il mio capo e il mio ufficiale" replic il giovane con un fil di voce.
"Ripetilo, e presentami le armi quando lo dici" insisteva l'aguzzino.
Cavando una sciabola che aveva infilata nella cintura, il ragazzo present le armi. Immobile rimase cos, con la lama polita sfolgorante gialla al sole. Il colonnello non credeva agli occhi suoi. La sciabola era di bandone. Ora la riconosceva. Tanti anni addietro, una volta era andato orgoglioso d'averla anche lui al fianco. Era la sciabola di Robin Hood.
La ragazza, nel vano della finestra, aveva ripreso a sghignazzare in modo singolarmente irritante. Evidentemente, ella doveva credere che la farsa fosse inscenata per suo divertimento.
"E tu, chi sei?" riprese l'uomo sul divano.
"Io sono l'ufficiale della notte" replic il ragazzo, sempre sugli attenti.
A quelle parole le risate crebbero d'intensit; e l'uomo ricadde disteso sul divano, sbellicandosi dalle risa. Il colonnello colse l'occasione di quella crisi per abbandonare il suo posto d'osservazione e avanzare con sangue freddo su pel corridoio, la rivoltella in mano. Purch lo spesso tappeto attutisse lo scricchiolio del piancito! Cauto egli metteva avanti un piede dopo l'altro.
"Recitate il regolamento della vostra carica!" ordinava l'uomo, tornando a menare un calcio al divano.
"Tenere in custodia questo paese e tutte le propriet del sergente Smith. Camminare per la strada a passo di parata e far rapporto della presenza di tutte le belle ragazze al sergente Smith..."
La voce giovanile si spense, come se chi parlava non ricordasse il resto di quella filastrocca.
"E poi?" domand il sergente alzandosi a sedere.
Il colonnello s'era fermato l dove si trovava, a pochi passi dall'arcata ma tuttora nella penombra del corridoio.
"Eseguire gli ordini del sergente Smith" riprese il ragazzo.
Istintivamente, il colonnello ebbe l'impressione che fosse giunto il momento d'intervenire.
"Bene!" fece il sergente Smith. "E allora, fate quel che vi ordino. C' una bella ragazza l alla finestra. Baciatela."
"Niente affatto!" esclam il colonnello.
Balzando inaspettata dalle ombre del corridoio, quella voce sembrava aver sospeso il tempo, nella stanza piena di sole.
La ragazza smise di ridacchiare. Il giovane guard, atterrito. Il sergente Smith era rimasto a bocca aperta, la mascella cascante a mezz'aria, per cos dire, mentre fissava verso il buio del corridoio. Alla sua vista alquanto annebbiata, man mano che il colonnello saliva i gradini con l'arma puntata, tutto l'arco sembrava trasformarsi in un'enorme bocca da cannone, un cannone d'un calibro largo quanto un barile, e che mirava unicamente a lui. Fu quella visione, pi assai degli oscuri dettami di una coscienza non perfettamente pulita, che lo spinse a invocare il nome del Salvatore, e nello stesso tempo a levare le braccia al cielo.
"Benissimo" disse il colonnello, mentre entrava nella stanza. "Tenete le braccia in alto!" Con la coda dell'occhio, intanto, andava perlustrando l'ambiente.
La ragazza s'era accoccolata entro il vano profondo d'una finestra, mezzo nascosta dietro una tenda. Non aveva indosso che una leggera gonnella rosa, e non troppo abbondante, osserv il colonnello.
"Siediti, figliolo," egli disse all'"ufficiale della notte".
Apparentemente sorpreso quanto sollevato, il giovanotto prese sul divano il posto di colui che fino a pochi secondi avanti era stato il suo superiore. Per il momento, sembr soppesar nella propria mente l'eventualit d'una liberazione. Il suo sguardo errava dal colonnello alla trista figura barbuta del sergente Smith, le cui mani indicavano tremolanti il soffitto; e rise. Ruppe in una risata forte, un poco nervosa.
E non c'era che dire: il sergente Smith era ameno a vedersi. I suoi piedi erano troppo piccoli per quel corpaccio; e su quei piedini crudeli egli ballava ora, mentre i suoi occhi andavano a un tavolino non lontano, dove era stato buttato un cinturone con una fonda.
"Lasciate correre quella roba" gli disse il colonnello. "Tenete le mani in alto e state fermo, o vi faccio uscire tutto il whisky che avete in corpo."
"Non mi muovo!" replic l'uomo. "Ma non posso mica star qui in eterno..."
"Figliolo, porta una seggiola per questo Smith, ma che sia ben robusta."
Pronto, il ragazzo si alz e and a prendere una seggiola.
"Mettila l... con lo schienale da questa parte" ordin il colonnello; e poi, al prigioniero: "Front!"
Quella manovra fece ridere il ragazzo, suo malgrado.
"Sedetevi, signor... Smith. E tenete le mani in alto" ordin il colonnello. Nel vano della finestra, la ragazza aveva ricominciato a ridacchiare. Smith bestemmiava. "E adesso, figliolo, cercami dei cordoni da tenda. Su, svelto."
A questo punto, siccome il signor Smith pareva proclive a protestare, il colonnello pens bene di fargli sentir vicino alla nuca la fredda bocca della Colt. Fu un'ispirazione felice; perch non appena il giovanotto si avvicin alla finestra per staccare il cordone dalla tenda, la ragazza cacci uno strillo acuto.
"Ih! Non vengo mica a baciarti!" fece il giovanotto. "A me le ragazze negre non vanno a genio come a lui."
Smith si dimenava, furente. La ragazza era completamente terrorizzata. Clta da una resipiscenza di pudore, ella cerc di coprir le proprie nudit avvoltolandosi entro una tenda, senz'altro risultato che di farsi cascare in testa il pesante bastone guarnito di grossi pomi d'ottone. Quell'attacco dall'alto, inatteso e misterioso, bast a farle perdere la bussola, e come una spaurita gallina in gonnella rosa ella fugg chiocciando a rifugiarsi dall'altra parte della stanza.
"Porta qui i cordoni, ragazzo," disse il colonnello. "E ora, signor Smith, fateci il favore di alzar le braccia dietro la seggiola... cos. Legalo ben stretto, figliolo..." E a Smith: "Ridevate alle sue spalle, eh?"
Il ragazzo andava legando e assicurando le mani di Smith dietro le schienale. "Fidatevi di me, colonnello! Non voglio aver rimorsi, io!  il pi vigliacco figlio d'un cane che mai sia venuto fuori da queste colline..."
Smith conferm quella descrizione del suo carattere e dei suoi dubbi antecedenti famigliari con uno scoppio di improperi che raggiungeva un'eloquenza press'a poco lirica. Il che non imped, tuttavia, ch'egli venisse legato ben fermo coi piedi alla seggiola; e anche attorno alla vita gli venne passato un cordone.
Cos egli sedeva ora, in una specie di stupore misto di sorpresa, dispiacere, whisky, costernazione e furia. Le nappe dei cordoni che lo legavano gli pendevano di qua e di l, come se un pazzoide si fosse compiaciuto di addobbarlo da "generale dei generali". Tanto stupefacente riusciva il grottesco aspetto di quel vivente campione di passamaneria semi-militare e barbuta, che il colonnello accenn al suo collaboratore in quel capolavoro di rimanere pure presso la finestra dove s'era ritirato. Intanto, egli si era seduto sul divano e ammirava la propria opera. L'occasione gli fu propizia per osservare che il profilo dell'ex-sergente Smith non era particolarmente intellettuale.
"Smith" diss'egli, "da quanto tempo spadroneggiate, qui a Morgan Springs?"
Per tutta risposta Smith emise tre strani fischi, prolungati ed eccessivamente acuti.
Profondo silenzio, fuori. Il sole continuava ad entrar pacifico dalle finestre.
Fu il giovane che rispose, dalla finestra. "Siamo qui da tre settimane, colonnello..." Il colonnello gli fece segno di tacere. Smith, intanto, lanciava un altro fischio, ancor pi acuto.
"Sono morti tutti, Smith," disse il colonnello. "Li ho freddati io, prima di entrar qui..."
"Avete ammazzato i miei mastini? Avete..." proruppe Smith. "Ah... Voi... voi..."
"Lasciate correre!" gl'intim il colonnello.
"Perci tutto quel fracasso! E io che credevo che quei ragazzi si divertissero a organizzare una caccia al negro! E adesso, tutte quelle magnifiche bestie sono morte..." E il gaglioffo scoppi in lagrime: con indicibile stupore del colonnello, il quale colse quel momento di nobile dolore per prender dal tavolo dov'erano stati buttati il cinturone e la fonda di Smith, e affibbiarsi il primo alla vita, sopra il suo.
"Che il diavolo si porti l'anima vostra!" grid Smith.
"Altrettanto a voi, caro signore," ribatt il colonnello. Accostatosi a quello che un tempo era stato un elegante scrittoietto da signora, sedette, e fece segno al giovane di venirgli vicino.
"A che ora rientrano i picchetti che perlustrano le strade?" gli domand, a voce bassa per non farsi sentire dal prigioniero.
"Di solito, arrivano per il rancio verso l'ora del tramonto. C' il cambio della guardia, a quell'ora."
"Bene! Potresti svignartela senza farti vedere? Avrei bisogno che tu portassi un messaggio alle truppe dell'Unione che sono di stanza a Hancock."
"Non m' difficile passare; mi conoscono, e posso sempre far credere loro che faccio una commissione per... lui."
"Allora, mi fido di te."
"Potete fidarvi di me, colonnello."
Il colonnello lo guard: s, poteva fidarsi. Apr un cassetto e vi frug dentro, in cerca di carta. C'erano due vecchie penne, dei pennini d'acciaio, e fogli e buste scompagnate che ancora esalavano flebili profumi femminili. Il colonnello prese a caso un foglio strappato.
Era una bella calligrafia, minuta e moderna.
Cara Mimsy...
Ti avevo promesso di farti sapere se la vita matrimoniale era di mio gradimento; ma  stata appunto... la vita matrimoniale che finora mi ha tenuta molto occupata. E posso affermarti che essa  di mio pieno gradimento! Mi sembra che sia passata un'eternit da quando, e sono appena tre mesi, siamo andate insieme a cavallo all'"Hermitage" e abbiamo fatto una delle nostre belle chiacchierate. Ah, se tu sapessi come sento la mancanza di quelle chiacchierate! E anche di te, cara ochetta mia... Mi figuro che Richmond, come sempre, sar pieno di febbri, e di bambini che mettono i denti. Spero di averne uno anch'io, l'anno venturo a quest'epoca. Ecco! Ora mi son lasciata scappare la grande notizia, ma per carit, non dirlo ad anima viva! Ah, Mimsy...
Le Fonti sono molto animate quest'anno. Io ballo ancora. Ieri la signora Chestnut ha offerto un ricevimento nella sala delle signore;  stata rimessa a nuovo, con molta eleganza, ora si chiama l'appartamento dell'imperatrice Eugenia. C'era Ronnie Lee, Beverley, e il tuo amico Jack, spiritoso come sempre. Un certo capitano Crittendon dell'U. S. T. E. e sua moglie, una deliziosa Inglese (l'ha sposata mentre era addetto all'ambasciata a Londra) hanno festeggiato il loro... esimo... anniversario... ballo... gelati, champagne, e fuochi artificiali. Mi domandi che cosa si porta. Cara, il rosso solferino  andato molto gi quest'estate. Le gonne sono pi ampie che mai... La cosa pi carina... Une chemise de nuit, batiste et dentelle...
E la lettera, lacerata, finiva cos a mezz'aria, in quell'estate verso il 1850...
Ella si trovava dunque alle Fonti, a quell'epoca; ed era felice!
Lo assal una grande nostalgia dei felici tempi di valzer e di botes  musique. Si alz, guard attorno a s; vide l'orribile disordine che regnava nella sala delle signore, un tempo sede di eleganze; e quel masnadiero legato alla seggiola; e la leccata copia dell'Eugenia di Winterhalter, che con uno stanco sorriso e disdegnose spalle cadenti guardava il presente. La realt unita all'incongruenza di ci che era diventato quel mondo d'un tempo, l'irrealt del momento attuale, il completo distacco dal passato in quell'ambiente che gli era tanto famigliare, arrestarono la mano del colonnello...
A gran fatica, finalmente, torn a decidersi a frugare nel cassetto; e trovato un foglio bianco tracci un laconico quadro della situazione e un appello per un immediato soccorso, che indirizz all'ufficiale in comando delle truppe federali, ad Hancock nel Maryland.
"Puoi trovarti un cavallo?" domand al giovane mentre ripiegava il biglietto.
"No, signore; forse un mulo" replic l'altro che era rimasto immobile, sull'attenti.
"Sbrigati. Non sono che poche miglia. Cerca di essere di ritorno prima del tramonto. E... senti: fossi in te poserei quella sciabola dove l'hai presa."
Il ragazzo si fece di bragia. " stato lui che me l'ha fatta prendere" disse, indicando con un pollice stizzoso Smith. "Io non l'avrei fatto, io; volevo essere un soldato vero. Mi ci sono provato. E ci son riuscito!"
"Lo so" disse il colonnello. "Ora a lui ci penso io; tu bada a portar quel messaggio ad Hancock."
Il ragazzo salut con entusiasmo e scapp via.
Una nube pass davanti al sole; repentinamente la stanza parve scura e solitaria. La sporcizia che vi regnava era disgustosa. Smith e la sua bella dovevano avervi trascorso parecchi giorni, a giudicare dai vasi da notte pieni, evidentemente presi nelle altre camere, da un inconcepibile numero di bottiglie vuote, e da un mucchio di oggetti di valore, i quali andavano da orologi vari ai pezzi di argenteria, e che erano certo cari a Smith. Egli doveva avere i gusti di una gazza per tutto ci che luccicava.
Alzatosi, il colonnello gli si avvicin; e gli diede una ulteriore dimostrazione, estremamente esperta, di come si legava una persona in modo quasi permanente a una seggiola. I cordoni delle tende, superficialmente ricoperti di seta, erano di solida canapa. Smith piagnucol un poco, bestemmi, e finalmente apr le trattative... cominciando con le minacce.
"Se mi ci metto, vi faccio partire io di qua dentro! Sono sceriffo della contea. E ci ho un sacco di amici, in questi paraggi. E andrebbero al fuoco per me. State in guardia... Ahi! Ho le mani che non me le sento pi. Non tanto stretto..."
A che scopo tenevate i cani, Smith?"
"Ci servivano alla caccia ai negri, per lo pi. Ci avevo il mio tornaconto, a quel mestiere. Ora, sentite un po'; mi avete gi portato via la mia ragazza e il mio bottino, che altro vorreste..."
"Avrete la corte marziale, Smith. Vi mander gi a Fredericksburg, a un reggimento del Massachusetts, dove gli ufficiali sono tutti abolizionisti."
Smith aveva la faccia d'uno cui si schiude una brutta prospettiva. "Ragioniamo un po', colonnello, per l'amor di Dio..."
"Neppur per sogno! Vi lascio solo, ora, cos avrete tempo di pensarci sopra. E non fate chiasso."
"Oh Dio! Mi sento rivoltare lo stomaco..." gridava Smith. E cos fu, infatti.
Il colonnello and alla finestra e guard fuori. Oltre un gran pezzo di prato scorgeva il sergente Killykelly e un altro uomo a guardia davanti alle porte dell'ala orientale. Nessun altro in vista. Il villaggio pareva deserto. Finora, le cose non andavano troppo male, dunque. Scese dabbasso, nel salone d'ingresso, e con suo gran sollievo trov Black Girl l dove l'aveva lasciata.
Robin Hood aveva ricuperato la sua sciabola.
Il colonnello sal a cavallo, e dato al vecchio amico un burlesco saluto che pure lasciava trasparire un certo represso trionfo, scese la gradinata dell'albergo: gravemente, come se uscire a quel modo da un albergo fosse la cosa pi naturale del mondo. Ma intanto, la sua mente lavorava. Ci sarebbe voluto qualche ora, prima che arrivasse la truppa da Hancock: sempre che il ragazzo fosse riuscito a portare il messaggio...
E nel frattempo?
Nel frattempo, lui sarebbe stato zar, autocrate indiscusso a Morgan Springs...
And dal sergente Killykelly. Con molta soddisfazione osserv che le armi degli zuavi erano ammonticchiate sulla strada, l dove le avevano lasciate. Buon segno, quello.
"Sergente," disse "dov' che avete avuto l'istruzione?"
"Ho fatto due ferme con l'esercito regolare, colonnello, prima della guerra..."
"Due? intere?"
"B!... la seconda non l'ho terminata, colonnello. Ecco, ..."
"Ci passer sopra" disse il colonnello.
"S, colonnello. E ai miei uomini ho insegnato tutto quel che sapevo io. Vengono tutti dalle colline sopra Morgantown; erano destinati a raggiungere il corpo del generale Averell, gi nella Valle.  stato quel demonio di uno Smith che li ha fermati qui, e li ha persuasi ad occupare Morgan Springs.  un politicante, lui, e s' fatto nominare sergente. E da allora in poi, han fatto vita da re, lui e i suoi accoliti. Ma io ho protestato; giuro che..."
"Non ne dubito. Dunque, sergente, fra breve ci sar qui un distaccamento di truppa degli Stati Uniti, e io lascio voi e..."
"Johnson, colonnello.  fidato. Non si caccerebbe un tafano dal collo, se non glielo dicessi io..."
"Ricordo. Dunque, lascio voi e Johnson di guardia a questa porta; l'ordine  che non deve uscire nessuno. Ho detto! Nemmeno per andare alle latrine. Tutti dentro, o..."
Il colonnello porse al sergente il cinturone con la pistola di Smith. "Servitevene, se sar necessario."
Il sergente Killykelly salut, e il colonnello prosegu per la spianata, domandandosi se quell'uomo non gli avrebbe cacciato una palla nel dorso. Lui propendeva per il no, e in ogni modo, il rischio bisognava correrlo. Si ferm davanti alla casa del proprietario dell'albergo, che ricordava benissimo, e dove gli era parso di cogliere qualche segno di vita.
"Signor Duane!" chiam. "Signor Duane!" Dopo qualche minuto, la porta si schiuse cautamente, di pochi centimetri. "Venite fuori! Amici, signor Duane!"
Era palese che l'ingresso era stato barricato. Nell'interno si sentiva un tramestio di suppellettili pesanti che venivano rimosse. Finalmente la porta si apr del tutto, e si fece avanti la ragazza che poco prima sghignazzava seminuda nel vano della finestra col sergente Smith.
Il colonnello non credeva agli occhi suoi. Vestita modestamente, ma con ottimo gusto, ella avrebbe potuto essere la figlia d'un quacchero. Raramente il colonnello aveva visto una giovinetta pi composta e distinta e quasi ritrosa. Dal grazioso pettine di tartaruga che teneva fermo il nodo dei capelli ben ravviati, cui sfuggiva qualche ricciolo appena, fino agli immacolati polsini bianchi sull'abito di alpaga nera, ella irradiava gentilezza e modestia. Eppure i lineamenti, e quelle guance soffuse di un rossore olivastro che tradiva le origini negre erano proprio quelli... Un prodigio, pens il colonnello; e non seppe frenare un cenno che era quasi d'intesa.
"Signore...?" ella cominci.
"Dite al signor Duane che desidero vederlo", egli rispose.
"Il signor Duane non sta troppo bene, da un po' di tempo", disse la ragazza titubante. Aveva una punta di accento del Sud. "Abbiamo avuto molte noie, da queste parti, e..."
"Non lo metto in dubbio" replic il colonnello. "Ma tutto sar finito, d'ora in poi. Dite al signor Duane che c' Nat Franklin.. dei Franklin di Pennsilvania, che d'estate affittavano la villetta delle Magnolie. Ricorder."
"Oh!" la ragazza sorrise, e rientr.
"Bene, bene, bene! Bene, bene, bene!" Dall'ingresso la ben nota voce del proprietario di Morgan Springs rimbombava in una serie di continuati chiocciolii. "Buon Dio, son proprio contento di vedervi... contento di vedervi..." Si ferm di botto, sotto al portico. "Anche se portate l'uniforme yankee, Nat Franklin!" E gli tese la mano.
A stento il colonnello trattenne una bonaria risata, al ricordo delle memorande idiosincrasie e affettazioni di Merryweather Duane. Le sue ampollosit non avevano fine. Gran lettore di Walter Scott, egli era altres un ammiratore sfegatato di William Burton, il noto attore; e ai suoi tempi non aveva mancato mai di andare appositamente ogni stagione a Filadelfia e a New York per vederlo. Un'indimenticabile visita all'attore nella sua villa di Long Island aveva dato al signor Duane il colpo di grazia. Egli aveva finito per cercar d'imitare in tutti i modi il Burton. E come in tutti i tentativi di trasfusione del carattere, il risultato era riuscito singolarmente artificioso: un effetto di sforzata caricatura ottenuto con scarsa perizia comica. A ci aggiungete la naturale ma enfatica solennit da parte del soggetto, accentuata dal fatto che, essendo proprietario di uno stabilimento di bagni alla moda, nonch di numerosi schiavi, gli pareva giusto e legittimo che tutti lo pigliassero sul serio; e avrete l'essenza di Merryweather Duane.
Urbanit era la sua mania, affabilit la sua vocazione, e cavalleria il suo retaggio. Inconsciamente, egli aveva fatto di Morgan Springs il palcoscenico per quei personaggi che aveva prescelti; e in conseguenza, gli era caro pi di ogni altra cosa al mondo.
Un s completo compendio di artificiosit non avrebbe potuto esistere in natura, se incidentalmente la natura stessa non vi avesse collaborato. Il fisico del signor Duane gli permetteva non solo di sostenere la propria parte, ma lo aiutava anche. Un largo faccione di luna piena terminava in un doppio mento, che dilagava in una vera e propria giogaia. Egli soleva apparire avviluppato in uno scialle di casimiro a mille colori, ornato di una frangia, il quale richiamava irresistibilmente l'idea di ali e piume arruffate. Una pancetta tondeggiante, racchiusa entro un fiammante panciotto attraversato da una ricca catena da orologio pareva in precario equilibrio su due lunghe gambe sottili entro stretti pantaloni. Infine, il modo di parlare, a base d'incessanti ripetizioni, aveva una grande affinit col chiocciar d'un tacchino.
Non era quindi a caso che dietro le sue spalle, tanto alla clientela che alla servit egli fosse noto sotto il nomignolo di "Gallinaccio" o "Dindo" Duane.
"Avanti, avanti, avanti. Entrate e sedete, colonnello. Colonnello, entrate e sedete. Questo sciagurato paese deve la sua liberazione a voi. A voi! E a nessun altro. Vi ho veduto dalla finestra. Nobili gesta; gesta degne d'un valoroso. Un fatto d'arme che merita di esser tramandato ai posteri. Di esser cantato da un bardo, colonnello. Un massacro di fiere. Il..."
Non c'era verso di arrestarlo. Nessuno c'era mai riuscito. Per una buona mezz'ora fu giocoforza al colonnello pazientare, seduto sotto il portico, e ascoltare il lagrimoso racconto della conquista e occupazione di Morgan Springs per opera del sergente Smith e della sua banda: il tutto presentato nel linguaggio fiorito e araldico di "Dindo" Duane.
Il colonnello, intanto, con un occhio non perdeva di vista il sergente Killykelly; e con l'altro occhio notava che parecchie altre case del paese si andavano ridestando alla vita. La gente cominciava a far capolino da usci e finestre, usciva di sotto i porticati, si azzardava da un giardino all'altro. Era evidente che uno stato d'assedio c'era stato. "N la santit della propriet, n il decoro delle nostre nobili donne, discendenti dai Normanni, erano al sicuro" diceva il signor Duane. "Di fatto" soggiungeva, ponendosi una mano davanti alla bocca "a quanto ho sentito, anche quest'ultimo  stato violato..." Quantunque fosse in grado di confermarlo, il colonnello non rilev l'osservazione.
"E qual buon vento vi mena alle nostre umili foreste natie?" domandava il signor Duane, e senza attendere risposta poneva la medesima domanda in quattro diversi modi. Le ragioni sentimentali, che apertamente il colonnello addusse, toccarono il suo cuore.
"Vi offriremo tutto quello che possiamo, date le circostanze, le lamentevoli circostanze. Le Fonti non sono mai state chiuse, colonnello, mai. N mai lo saranno! Resteranno sempre aperte. Questa sera, cenerete nel gran salone da pranzo... Agata!" chiam, e malgrado le proteste del colonnello, diede gli ordini per la cena e per la camera, quasi che non ci fosse una guerra al mondo.
"No, amico mio, le Fonti non si sono mai chiuse. E resteranno sempre aperte!" insisteva il buon uomo. Ma quando vide l'interno dell'albergo, cadde a sedere sulla prima seggiola che trov, e pianse.
Il colonnello si ritir nella camera che gli era stata preparata. Dalle finestre vedeva il prato sottostante, e Black Girl legata vicino alla sua porta. Si sentiva tutto freddo, tanta era l'ansia. Sedette. Fino a quando Killykelly sarebbe riuscito a dominare i suoi uomini? Ecco la questione...
Fuori, sul ciglio del prato, si vedeva il vecchio giudice Washington, il quale presso al cancello del suo giardino, dava ordini ai suoi negri. Essi seppellivano i cani sotto le viti del pergolato. Molta gente, ora, usciva di casa e andava pei propri affari, ignara di quanto precaria fosse la liberazione. Soltanto verso le sei, cinque furgoni militari vennero a fermarsi nella spianata, con gran fracasso di ferrame, e vomitarono tante squadre di fanteria quante ne aveva al comando un tenente. La conquista e l'occupazione di Morgan Springs erano un fatto compiuto. Il colonnello impart i suoi ordini, ebbe cura che Black Girl fosse condotta in scuderia, e si fece la barba. Nella fretta, per breve ora aveva dimenticato il sergente Smith.
Solo tra le crescenti ombre, nell'appartamento della grande Imperatrice dei Francesi, quel fior di gentiluomo usc in una blasfema esclamazione di sollievo, al veder la sua "ragazza" sgusciare cheta cheta nella stanza, una mano dietro il dorso.
"Credevo non saresti pi tornata, tesoro" egli disse. "Santo Iddio, perch sei stata via tanto tempo? E che cosa mi hai portato? qualcosa di buono?"
"Zitto!" sibil la ragazza. "Ora ti faccio vedere..."


 8. LA FUGA DEL SERGENTE SMITH.
Pi battaglie sono andate perdute per stanchezza, che non vinte per previdenza. Il colonnello, dopo tutto, non era di ferro. Gli avvenimenti delle ultime ventiquattr'ore avevano messo a dura prova le sue riserve d'energia. Erano due notti ormai che quasi non chiudeva occhio. Tutto il pomeriggio gli aveva imposto forti ansie e agitazioni, e gli era toccato mostrarsi calmo e impassibile. Non fa quindi meraviglia che l'arrivo del tenente Donald Sweeney, a capo d'un plotone del 23 fanteria dell'Illinois, gli recasse un inesprimibile sollievo.
Oltre alle chiavi di Morgan Springs, con entusiasmo egli diede al simpatico giovanotto di Chicago carta bianca, per quanto riguardava disciplina e amministrazione del luogo. Cos come stavano le cose, si poteva dire d'esserne usciti pel rotto della cuffia. Pochi minuti ancora, e il colonnello avrebbe dovuto cessare d'impersonare, unico rappresentante, l'intera guarnigione d'un villaggio ostile.
Se egli fosse stato pi esplicito nelle sue istruzioni al tenente, si sarebbero forse evitati alcuni inconvenienti, in seguito. Ma egli manc di chiarezza. Era stanco, e non vedeva l'ora di trovarsi nella camera che il signor Duane gli aveva fatto preparare dai suoi negri; e dopo che si fu lavato, sedette su un'ampia poltrona a dondolo imbottita, e attese la cena.
Mille pensieri continuavano a vagargli per la mente, mentre si cullava, e la testa gli cascava assonnata sul petto... Il tempo passava. Ma egli dormiva d'un sonno irrequieto.
Tornava a ossessionarlo la fine di Jim Mulligan, il brillante colonnello del 23 Illinois, caduto poche settimane prima a Winchester. Franklin aveva provato per lui una sincera simpatia; e i suoi soldati lo avevano amato con entusiasmo. Il 23 Illinois era uno tra i pi bei reggimenti di volontari dell'esercito, e tra i meglio istruiti: mirabile macchina vivente, perfetto e preciso strumento al servizio della Patria. Tale era, del resto, anche il 6 Pennsilvania. Quanto arduo fosse arrivare a quella perfezione, il colonnello non lo ignorava. Mulligan l'aveva raggiunta. Ora egli era scomparso... e quanti altri con lui?
Gli pareva di averli vicini, tra le ombre che invadevano la stanza, in quel dormiveglia popolato di sogni; e si sentiva uno di quella congrega di predestinati, ed erano tutti radunati attorno a un fuoco da campo. E c'era anche, chiss perch, la faccia del giovine soldato che quel giorno egli aveva spedito a portare il messaggio. Nell'oscurit, risaltava come un cammeo luminoso, fine, delicata; e tutt'a un tratto si deformava in una smorfia orrenda, e dileguava. Peccato, che una creatura alle soglie della vita dovesse trovarsi fra quelle tenebre, in compagnia di morti! Un'impressione di lutto infinito, un senso di perdita irrimediabile, irreparabile vinse il sonno, gett l'uomo in un tale incubo di orrore e di carneficina, che egli si ridest, balz in piedi, scosso sin nelle pi intime fibre. Una sciagura doveva essere accaduta... egli lo sapeva!
Ci volle qualche minuto, prima che potesse liberarsi da quel presagio di un disastro, di lugubri avvenimenti. And al catino, si inond il capo di acqua fresca. Riattizz il fuoco, e accese la lampada. Buon Dio... che ora poteva mai essere? Era buio. Che Duane si fosse dimenticato della cena? Erano quasi le nove... possibile?
Qualcuno aveva bussato.
"Avanti..." Per forza d'abitudine, la mano corse alla fonda.
Era il signor Duane, con un subisso di scuse, di esclamazioni sull'aspetto animato che gi aveva preso la camera, di spiegazioni sul ritardo della cena; la quale doveva esser servita nel gran salone da pranzo.
"Proprio l!" pens il colonnello. Istintivamente rifuggiva dalla pomposa solitudine di quella sala, cos come l'immaginava: lui e il signor Duane soli, e lampadari avvolti nelle fodere, e tutti i fantasmi di passate cene, di perdute estati e ammutolite melodie aleggianti d'attorno. Lo colse un'irritazione, una stizza contro quel Duane. Costui, alla fin fine, s'era invitato da s. Di gran lunga il colonnello avrebbe preferito cenare solo, nella sua camera. Ma in quel desolato salone!
L'incubo del sogno non era dileguato che in parte; e per tutto il singolare convito di quella sera egli ne sub la stretta.
Che le Fonti erano state sempre aperte, che non erano mai state chiuse, che non erano chiuse ora e che non lo sarebbero state mai, era il tema costante del signor Duane. Era evidente, del resto, che le Fonti non potevano chiudersi senza per lo meno chiuder fuori il signor Duane. Ed eccolo a provare per l'ennesima volta, a se stesso, e all'ospite, che erano aperte. Il colonnello, egli lo considerava il primo soltanto di una schiera di ospiti, i quali presto - non appena finita la guerra - gli avrebbero fatto l'onore della loro presenza. Cos egli aveva riaperto il deserto salone da pranzo, ucciso l'ultimo capo di pollame occultato dai suoi negri, esplorato le dispense, ahi! quanto tristemente devastate, e fatto ammannir la cena dalla figlia.
La scena era ancora peggiore di quanto il colonnello avesse preveduto. Al centro del salone, che ricordava vagamente una camera mortuaria, circondata da lampadari camuffati e alte finestre ermeticamente chiuse, alle quali le cortine avevano drappeggi da catafalco, c'era un'unica tavola illuminata da un'unica lampada. Riccamente preparata, si perdeva in un mare di tavole vuote, di poltrone deserte. A quella festosa mensa il colonnello e il suo anfitrione, seduti uno di faccia all'altro, cercavano di mandare avanti la conversazione.
Il signor Duane aveva tutta l'intenzione di essere affabile; Dio solo sa se egli l'aveva. Uguale intenzione aveva il colonnello. Del suo anfitrione egli aveva un simpatico ricordo, e ora il poveretto gli faceva pena. Sentiva che avrebbe dovuto essergli grato per l'accoglienza, anche se comprendeva i moventi di tanta e forse non sempre spontanea cordialit. Ma sui loro discorsi sembrava gravare una cattiva sorte. Ogni sortita dell'uno o dell'altro terminava in una nota di crescente irritazione. Vero  che per lo pi era il signor Duane a sostenere le spese della conversazione, ma le fatiche del colonnello per rabbonirlo e volgere il discorso a grate memorie del passato non erano coronate da alcun successo. Durante le ultime settimane, il volubile proprietario di Morgan Springs era rimasto tappato in casa propria. Come gran parte degli abitanti del villaggio, egli non aveva osato abbandonare n la propria persona n i propri averi alla merc di quei masnadieri piombati sul paese come uno stormo di aquile e di avvoltoi. Barricato com'era in casa sua, non aveva idea a qual punto il suo albergo fosse stato rovinato e danneggiato. Gi un primo colpo d'occhio nel salone d'ingresso lo aveva disgustato e offeso. Egli era un accanito sudista; e pur senza averne intenzione, dimenticava che al colonnello doveva la salvezza. Di fatto, sembrava irritato contro di lui, invece, quasi fosse la causa di tutte le sue sventure. Poich l, dirimpetto a s, Duane scorgeva l'odiata uniforme turchina, e i bottoni d'ottone con le lettere "U. S.", e ci bastava a fargli perdere il lume degli occhi. Durante le tregue del battibecco, una negra scalza e sgomentata portava le vivande in tavola, e subito si ritirava entro le sconfinate ombre della sala. Il pasto assumeva l'aspetto di uno spettrale festino presieduto da uno spirito maligno.
Gli Stati Uniti avrebbero indennizzato il signor Duane per i danni subiti? E per dieci volte egli ripeteva la medesima domanda sotto dieci differenti forme.
Forse, affermava il colonnello. Ma il signor Duane non doveva dimenticare che il Governo aveva fede nella propria immortalit, e quindi a volte impiegava pei pagamenti un tempo pi che mortale.
A quell'uscita, malgrado l'uniforme che l'ospite portava, il signor Duane dava in escandescenze che trascendevano in minacce. Diventava rosso come un pomodoro e agitava le mani. Si augurava di vivere tanto da veder quella belva di Abe Lincoln crocefisso con la testa all'ingi.
"Andiamo, via" ribatteva il colonnello, rallegrato e scandalizzato a quel rovescio della medaglia d'un Jeff Davis impiccato a un melo. "Andiamo, signor Duane, non bisogna essere pi realisti del re. Giurerei che il generale Lee, per esempio, non sarebbe affatto d'accordo con voi."
"Non so come la pensa il generale Lee, ma a me non potete dar torto!" gridava Duane, sbracciandosi verso credenze vuote e tavole deserte. "Ma guardatemi! Sono un uomo finito! Io, un fedele "virginiano"!"
"Virginiano occidentale, voi credete nella secessione, se non mi sbaglio!" corresse il colonnello, che cominciava a vederci rosso anche lui.
"Virginiano!" tuonava Duane, picchiando il pugno sul tavolo.
"Ognuno ha le proprie convinzioni, certo," diceva il colonnello. "Per conto mio, cerco di imporle con molta delicatezza. Date le circostanze, preferireste forse che pagassi la cena di stasera con banconote della Confederazione piuttosto che in biglietti verdi yankee..."
"Non direi che questo sia proprio delicatezza." Il signor Duane soffocava. "Mi ha tutta l'aria di una delle tante diavolerie di voialtri Yankee" e sbuffava. "Felice notte a voi, colonnello Franklin" riusc finalmente a cacciar fuori, la voce roca. Si alz e, ritratto vivente dell'orgoglio offeso, dignitosamente usc dalla sala.
Senza dire una parola, il colonnello lo segu con lo sguardo. Tutto solo termin di mangiare la sua torta allo sciroppo. Nell'immenso salone vuoto, la lampada sulla tavola pareva un faro in mezzo a un mare scuro.
"State tranquillo, che non avrete da pagare un soldo se proprio non volete", disse una voce che pareva venire da recondite profondit.
Il colonnello si alz, e un poco inquieto respinse la sua seggiola. Alle parole segu un riso sommesso, dal vano profondo di una delle alte finestre ammantate fra le cortine.
"Uscite fuori di l!" intim il colonnello, sobbalzando come punto da una vespa. "E fatevi vedere."
Dalle ombre emerse il giovane cui nel pomeriggio egli aveva affidato il messaggio; e rimase ritto avanti a lui, rigirando tra le mani magre e nervose uno sfilacciato cappello di paglia.
Il colonnello si ammans. "Oh... l'ufficiale della notte, se non sbaglio!"
"S, signore," rispose il ragazzo, arrossendo vivamente. "Ma spero non lo direte mai a nessuno... Ho consegnato il vostro messaggio e ho detto che c'era fretta. Non vorrete mica tradirmi..."
"Non vi tradir" rise il colonnello. "Parola d'onore!"
"Oh... grazie, colonnello!" replic il ragazzo con dolcezza.
Per la prima volta il colonnello lo osserv attentamente.
Era scalzo. Vestiva un paio di pantaloni di nanchino, evidentemente trovati nell'albergo, una lacera giubba militare e una cintura di pelle greggia. Una grossa pistola antiquata, priva del cane, aveva preso il posto della sciabola di Robin Hood. Sormontava quell'arsenale portatile, sopra un lungo collo sottile, una faccia aperta e innocente, la pi fresca e fanciullesca eppure risoluta che il colonnello avesse mai visto.
E tutta quell'apparizione giovanile, all'incerta luce della lampada, aveva un che di singolarmente spavaldo. Neppure quegli indumenti degni di uno spaventapasseri riuscivano a celare il ferreo ardimento che il giovane doveva nutrire in seno. Se c'era una netta contraddizione fra gli abiti e chi li portava, allo stesso modo che c'era fra quei grigi occhi di sognatore e quella mascella di montanaro, era un conflitto che gi era stato felicemente risolto dall'intrepido ragazzo. Al colonnello bastava guardarlo per non dubitarne.
"Dunque, figliolo," egli disse, "che cosa vorresti che io facessi per te? Sentiamo un po'..."
"Potreste condurmi l dove si combatte" disse il ragazzo con semplicit.
"E che cosa ti fa pensare che io ne abbia voglia?" domand il colonnello, temporeggiando per considerare quella proposta cos diretta e inaspettata. Gi si sentiva sulle difensive.
"Perch lo so" rispose il ragazzo. "Vi guardavo, oggi nel pomeriggio; e io ho la seconda vista, come la signora Farfar."
"La signora Farfar...?" ripet il colonnello interdetto.
" la mia mamma; io mi chiamo William."
"Ah... ho capito."
"Non potremmo sederci?" propose William Farfar. "Se non sbaglio, siamo tutti e due bianchi."
"Vi chiedo scusa" replic il colonnello. "Certamente, sediamoci pure. Ecco, prendete la seggiola del signor Duane... buonanima."
"Con piacere" mormor William.
Dall'altra parte della tavola, il colonnello fissava quel paio d'occhi grigi, i quali lo studiavano con tanta mistica gravit, da indurlo quasi a credere che davvero avessero il potere di leggere nell'avvenire. Stupefacente contrasto con le piccole pupille iniettate di sangue del signor Duane, che poc'anzi lo fissavano da quel medesimo posto. Attraverso l'ira che gli velava gli occhi, a mala pena il signor Duane aveva veduto il suo ospite; e lo sguardo che il colonnello aveva ora dinanzi a s pareva non solo vederlo, ma vagare oltre di lui, nello spazio... Inquieto, egli si scosse. E tutta l'espressione grave e melanconica di quella visione giovanile gli rammentava come l'aveva veduta dianzi, nel suo affannoso sogno...
"Non lo condurr al fronte" pens. E ad alta voce "Vorresti dunque che ti conducessi al Sud, per morire con una palla in corpo, eh?"
Un sorriso illumin la gravit del fanciullo, come un raggio di sole che faccia capolino tra le nuvole. E tutta l'atmosfera della stanza ne fu rischiarata.
"Non mi mettete mica paura, colonnello!" sorrise il ragazzo. "Io verr con voi. Lo so che verr. Il destino vuole cos."
E, caso strano, il colonnello sentiva che era proprio cos. Ma per nulla al mondo l'avrebbe riconosciuto... neppure con se stesso.
"Senza scherzi, figliolo: se ti conducessi con me, lo sai che probabilmente non torneresti pi indietro?"
"La signora Farfar ha detto che non sarei tornato, ma non  detto che abbia indovinato giusto. Del resto, posso ben fargliela, alla mia vecchia! Se uno  un vero soldato, piglia le cose come vengono, senza darsi troppo pensiero, in quanto a questo. E non servirebbe a niente, una volta che uno s' arruolato. In guerra bisogna prender le cose come vengono, eh?"
"Giusto" approv il colonnello, sentendosi in tutto e per tutto solidale con quell'autentica filosofia da soldato.
"E io sarei cos" riprese William. "Sarei un vero soldato, se avessi modo di provarmici, se potessi arruolarmi nell'esercito vero."
"S, lo credo anch'io" ammise il colonnello, pianissimo.
"Ah! Dunque mi volete aiutare, eh?" esclam il ragazzo, accendendosi. "Ah, lo sapevo che l'avreste fatto! Oggi, quando legavo alla seggiola quello Smith come mi avete ordinato, lo sapevo che era finita per lui. "Adesso ti concio io", pensavo. E di noialtri Farfar, nessuno  mai tornato indietro da una grande guerra, finora. Gran' pre era con Jackson, e non  mai tornato dalla Carolina e dal Sud, e pre era con l'Unione, e i "Secessi" gli hanno fatto la pelle, nel Kentucky. E adesso tocca a me."
Ma il colonnello non l'aveva ascoltato fino alla fine. Una parola, forse due, gli avevano rammentato che inesplicabilmente, s, inesplicabilmente egli aveva dimenticato qualcosa.
"Vieni", disse a William, alzandosi tutt'a un tratto. "Ne riparleremo domattina, di tutto questo. Ora corri dal tenente Sweeney, e digli che venga immediatamente ad aspettarmi davanti all'albergo, e che porti delle lanterne. Ho dimenticato... qualcosa."
"Smith?" disse Farfar.
Il colonnello assent; il ragazzo fischi piano tra i denti, e di corsa fugg via.
"E ora, che diavolo..." pensava il colonnello mentre in fretta cercava di cavarsela tra un dedalo di tavole, per arrivare alla porta di fondo. Il suo disegno era di uscire, tagliando pel portico laterale, e di andare incontro al tenente e ai suoi uomini.
Fuori, era buio pesto, tanto che incespic su un gradino rotto. Per un momento la fitta di una storta alla caviglia distolse dalla sua mente ogni altro pensiero. Portando la mano allo stivale, egli bestemmi, sottovoce. Come il dolore gli si calm, si raddrizz e prosegu. Da una finestra l vicino giungevano voci, e un acciottolio di stoviglie.
"Ehi, tu!" diceva una voce che gli sembr di riconoscere. "Dove hai messo quel trinciante?
"Io non avere veduto, signorina Agata," diceva una strascicante voce di negra. "Giuro non avere veduto. Io avere cercato, quando preparato tavola per la cena. Avere trovato soltanto forchetta..."
" la pi bella argenteria del babbo, quella che usa soltanto per gli ospiti di riguardo, e adesso  il trinciante che  sparito, come tutto quanto qui dentro, da un po' di tempo in qua! Ma dove l'hai messo, dico?" E la voce si alzava, in un esasperato tono inquisitorio.
"Io non veduto quel trinciante stassera, signorina Agata, io giuro per Ges Cristo..."
Segu l'eco sonoro d'un colpo dato sulla carne viva...
Il colonnello si appoggi al davanzale della finestra, un po' per dar sollievo al piede, un po' per soddisfare la propria curiosit. Il suo sguardo err entro la gran cucina fumosa del vecchio albergo. Un paio di candele sgocciolanti, e il rosso riflesso che spandeva la graticola dell'unico forno acceso davano al luogo, con le file dei fornelli oziosi e le lunghe tavole che sparivano entro una buia prospettiva, l'aria di un covo di ladri. Davanti a un acquaio pieno di piatti sporchi stava la negra che dianzi aveva servito lui e il signor Duane a tavola. Tenendosi il braccio con un'espressione di spasimo intenso, ella tremava davanti alla figlia del signor Duane, sempre composta e modesta. Ella reggeva una grossa spatola da burro.
"T'insegner io!" esclam la signorina Duane, e nuovamente si preparava a colpire la donna con la paletta; quando dal buio, una figura sorse a prenderla per il braccio. Era la ragazza che Franklin aveva veduto con Smith quel pomeriggio. Al veder le due figlie gemelle del signor Duane contendersi cos una spatola da burro, il colonnello si domand come mai la verit non gli fosse balzata prima agli occhi. Erano cos rassomiglianti... eppure cos diverse.
"Lascia in pace la mia negra!" diceva la bella di Smith spingendo in un angolo Agata, la sorella, e storcendole la mano che reggeva la spatola. "E senti bene, Agata! Sar meglio che tu non ci pensi pi, a quel trinciante. Non pensarci pi! Hai capito?" Afferrata per le spalle la sorella, la scroll fino a che nell'impeto, i loro nasi si toccarono. Entrambe ansavano. Dall'acquaio la negra guardava attonita.
Nel teso silenzio che regnava, il colonnello udiva il tic-tac del proprio orologio.
Ci gli richiam alla mente...
Prudentemente, senza far rumore, a tentoni si scost dalla finestra, e sebbene zoppicasse ancora un poco acceler il passo lungo il portico. Quel breve colpo d'occhio entro gli amabili rapporti sororali delle gemelle Duane gli era bastato.
Ora vedeva il tenente e i suoi due uomini, che con le lanterne si avvicinavano alla facciata dell'albergo; William Farfar li precedeva. I suoi pantaloni di nanchino svolazzavano, gettando ombre smisurate. La luna non era ancora sorta. Tolte le poche luci in quell'ala dell'albergo che serviva di quartiere, il paese appariva deserto. Dalla casa di Duane occhieggiava un'unica lampada. L'albergo era silenzioso come una tomba; nessun rumore usciva dalle finestre aperte della stanza in cui Smith doveva esser legato inerme, al buio. Che l'uomo fosse riuscito a slegarsi? Oppure...
Il colonnello s'indispett verso se stesso per non averci pi pensato. Clto dalla stanchezza, rabbrivid leggermente.
"Da questa parte, tenente" disse, un po' aspro.
"Eccomi, colonnello."
I due ufficiali e i soldati con le lanterne s'erano fermati, e guardavano alla tetra facciata del deserto caravanserraglio. A una finestra al primo piano, una tenda si gonfi alla brezza, poi si afflosci nelle tenebre.
"Ritornate al quartiere, giovinotto" disse il colonnello a Farfar "Non abbiamo bisogno di voi, qui."
Il ragazzo apparve amaramente deluso, ma salut con disinvoltura. "Non dimenticherete mica di riparlare domani di... di quanto s' detto, colonnello?" domand, ansioso.
"No di certo" disse il colonnello. "Buona notte, ora."
Non fu colpa sua, se i brutti avvenimenti che seguirono quella notte gli fecero dimenticare la promessa.
Uno degli uomini rideva sommesso, mentre salivano la gradinata fino al salone. "Quel marmocchio vuol ficcare il naso dappertutto" disse. "Stasera ancora gli dicevo, che un giorno o l'altro si piglier una palla in corpo. E..."
"Tenete su quella lanterna" lo ammon il tenente.
Si trovarono nell'ingresso deserto e devastato; al buio quasi completo, da quello spazio desolato che sembrava immenso, Robin Hood sorgeva come un colosso. I lampadari avvolti nelle tele dondolavano al vento, che sospirando entrava dai vetri infranti. Il piccolo gruppo sost in ascolto. Un grosso topo balz improvviso dalla cassaforte vuota, trascinando seco un libro mastro. Tutti trasalirono, ma nessuno ne rise. C'era, nel luogo, una certa atmosfera di malaugurio, per cui istintivamente quegli uomini si rinserrarono pi vicini l'un l'altro.
"Bella truppa, questi zuavi del Kanawha!" osserv il tenente mentre attraversavano il salone.
"Fanno onore all'esercito, non c' dubbio" disse il colonnello. "Ho impacchettato il loro capo su una seggiola, in una delle stanze di sopra... anzi, mi ero scordato di avvertirvi. Adesso andiamo a vederlo.  lui il responsabile di tutta questa baraonda. Ma potrebbe darsi che non lo trovassimo pi. Aveva degli amici, diceva."
"Oh, vedrete che lo troveremo" disse il tenente, con l'ottimismo di tutti gli ufficiali giovani.
Il colonnello borbott qualcosa.
"Abbiamo tirato fuori uno zuavo dalla lavanderia, un'ora fa. Quello che voi... lo sapete" os il tenente.
"S, lo so," replic il colonnello.
Mentre dissimulava un sorriso, il tenente lo guard con una certa ammirazione, poi riprese: "Stava facendo un fracasso d'inferno. Non s'era fatto molto male, per! Aveva una specie di parrucca di vetro rotto. Dice che  caduto attraverso il lucernario."
"Hm... credo avesse ragione" disse il colonnello. "E non avete sentito nessuno chiamare aiuto, di sopra?"
"Nessuno."
" strano."
Si fermarono un momento, nel piccolo vestibolo. "Smith!" grid il colonnello. Nessuna risposta.
Di sopra, nel corridoio, lo sportello aperto dell'armadio cigolava e sbatteva al vento. Un'aria gelida arrivava dalla tromba delle scale. Il colonnello apriva la marcia con una certa ansia. Nella vasta stanza, allo sfiaccolar delle lanterne Eugenia pareva indulgere in una ironica riverenza, dai gradini del suo trono. Il colonnello strapp una lanterna di mano a un soldato, e sollevandola alta avanz.
Smith era sempre l, sulla sua seggiola.
Mai il colonnello Franklin aveva visto una figura cos contorta. L'uomo doveva aver tentato di rompere tutti i suoi legami, con un unico e gagliardo sforzo. La spalla sinistra gli si era slogata, e quella parte del torace sporgeva come se egli la offrisse a un colpo. E nel centro di un grosso nodo era conficcato fino al manico un potente trinciante d'argento.
"A quali fatalit pu portare una dimenticanza," rifletteva il colonnello...
"Copritelo" disse finalmente. "Tirate gi una tenda, e nascondete quel povero diavolo. Lo porterete via domani mattina."
Gli uomini apparvero sollevati. Una sepoltura di notte riesce sempre penosa.
"Buffo..." diceva il tenente, mentre discendevano. "Ho dormito sul campo di battaglia, con morti e feriti tutt'intorno. Ma non dormirei in quest'albergo, stanotte, neppure pel mio grado di capitano. Buon Dio! Avete visto quella faccia?"
"L'ho vista" replic il colonnello.
"Un assassinio, colonnello...!"
"Indubbiamente. Un'esecuzione, direi," soggiunse. "Ora venite con me, tenente. Vorrei darvi alcune istruzioni e informazioni, secondo le quali potrete rimettere un po' d'ordine in questo sciagurato villaggio. Mio Dio, oggi ero venuto qui per ritrovar le tracce di certi vecchi ricordi miei..." E scroll le spalle, quasi cercasse invano di liberarsi da un peso. "E non vedo l'ora di andarmene via. Domattina, prima ancora che faccia giorno!"

 9. UNA VOCE NEL DESERTO.
Cos fu che l'indomani il colonnello svegli Black Girl alla grigia luce dell'alba. Era ben risoluto ad andarsene da Morgan Springs prima che sorgessero altre complicazioni. Gi ne aveva avute fin troppe, di avventure; e, pel momento almeno, preferiva non complicare eccessivamente la propria esistenza. In complesso, meno si sarebbe parlato, nei resoconti ufficiali, degli avvenimenti del giorno avanti, e meglio sarebbe stato. Dopo tutto, lui era in licenza, e gli ufficiali in licenza non avevano l'obbligo di occupare un villaggio; non con le proprie forze, quanto meno. "D'ora in avanti, lasceremo che a quella gente ci badi il tenente Sweeney e quei diavoli scatenati dei suoi Irlandesi. Non  vero, bella mia?" egli disse, e infervorato serr cos forte la cinghia della cavalla, che la bestia s'inalber e sbuff dalle narici, a mo' di protesta.
Il colonnello, che era un fautore di cinghie strette in cavalleria, rise.
Destato dal rumore nella stalla sottostante, William Farfar guard tra le tavole sconnesse del fienile dove aveva trascorso una comoda nottata; e vide che il suo amico della sera avanti si stava preparando a partire.
Oh amara delusione! Gli occhi gli si empirono di lagrime. "Stiamo a vedere che non si ricorda di me, neppure per sogno" pens. Ma un Farfar non si mette certo a piagnucolare per essere ingaggiato! Si strofin gli occhi con una lacera manica di giubba militare - una forma come un'altra di abluzioni mattutine - e meditabondo cominci a zufolare. A poco a poco, il fischio gli mor sulle labbra. L'eco degli zoccoli di Black Girl, avviata a un trotto gagliardo, diminuiva con l'aumentar della distanza - ma non nella direzione ch'egli aveva creduto.
Chiss perch aveva preso la via verso il Nord? si domandava il ragazzo.
Il colonnello aveva le sue ragioni. In origine, la sua intenzione era di ritornare al campo passando per Hancock; prendere la ferrovia fino ad Harpers Ferry, e poi risalire lo Shenandoa a cavallo, e addentrarsi nella Valle a Luray, o gi di l. Sarebbe stata la via che la prudenza consigliava.
Ma egli non si sentiva particolarmente proclive alla prudenza. Gli avvenimenti del giorno avanti, se mai, lo avevano reso fiducioso anche troppo. La sera avanti appena, il tenente Sweeney gli aveva detto del tentativo di Early per sorprendere Sheridan a Little North Mountain, il 12 ottobre. A sentire il tenente, la notizia era arrivata ad Hancock calda calda per mezzo del telefono, col comunicato che a sud la cavalleria dell'Unione aveva tenuto a bada il nemico fino a Mount Jackson e al Braccio Sud dello Shenandoa. Era un lungo tratto su per la Valle. Se il tenente diceva il vero, le strade sino a Winchester, fors'anche sino a Strasburg, tornerebbero a essere, come si esprimeva il colonnello "dentro agli Stati Uniti". Fino a quando, soggiungeva malinconicamente tra s, nessuno poteva dirlo con certezza.
Decise di correre il rischio, tuttavia. Tagliando semplicemente attraverso le montagne fino a Martinsburg, e proseguendo di l per Winchester, oltre a un fuligginoso viaggio in ferrovia avrebbe anche evitato spiegazioni inutili con le autorit di Hancock, circa i fatti di Morgan Springs.
Quelle regioni accidentate non dovevano certo offrire un cammino facile; ma a dir la verit, era questo punto che ne costituiva l'attrattiva. Il colonnello non vedeva l'ora di liberarsi dai cattivi odori che aveva respirato il giorno avanti, e di godersi un tratto di genuina terra selvatica, quale era difficile trovare altrove in tutto il continente.
Viva come un tonico era l'aria. Estate e autunno erano stati straordinariamente asciutti. Il primo gelo della stagione che si potesse dir tale anche per la montagna, era caduto appena la notte avanti. Ancora la strada era tutta inargentata, e l'erba pareva di zucchero. Mentre il colonnello affrontava la prima breve salita, gli accatastati massi dei monti ardevano davanti a lui, sfolgoravano in tutto lo splendore dell'autunno americano, che nessun poeta ha mai saputo cantare, nessun pennello dipingere. Alzatosi sulle staffe, egli tese il braccio a salutar lo spettacolo di quell'incendio che divampava appassionato; poi, si volse a dare un ultimo sguardo verso Morgan Springs.
Avrebbe voluto ricordarlo cos com'era nella sua adolescenza. Di lontano, serbava un poco dell'antico incanto. I tetti rossi sembravano stringersi silenziosi l'uno all'altro, sperduti tra gli aceri rosseggianti. Un esile pennacchio di fumo usciva dalla casa dei Duane. Chiss quale babilonia regnava ora l dentro! Che cosa ne avrebbe fatto Sweeney della ragazza? Metterla sotto processo? In ogni modo, era contento di non trovarsi sul posto, e di non dover prestare testimonianza: dopo tutto, la responsabilit non era sua.
Ora rimpiangeva l'impulso che lo aveva spinto a deviare dal suo itinerario per rinnovare le antiche memorie alle Fonti. I risultati erano stati oltremodo inattesi. Una buona lezione per i suoi sentimentalismi. Per, avrebbe gradito che il vecchio Merryweather Duane fosse venuto ad augurargli buon viaggio, come in altri tempi, quando, a vacanze finite, lo scolaro ch'era allora Nat Franklin ritornava all'Accademia di Unionville, vicino a West Chester. Ancora gli pareva di sentirlo: "Buon giorno, signorino, buon giorno, buon giorno, buon giorno. State bene, insomma. E buon viaggio, buon viaggio. Nella civile lingua francese, adieu. Nella nobile lingua spagnola, adios. Sarebbe a dire, che Dio v'accompagni. In breve, buon viaggio".
"Addio..." concluse Nat Franklin, non senza rimpianto, e con uno sforzo si riport al presente del 1864, e riprese l'ardua salita che aveva davanti a s.
Gi molti anni addietro, durante una gita egli si era addentrato per un pezzo fra quei monti, nella carrozza di famiglia. Presto ebbe oltrepassato il luogo: una piccola locanda detta della "Casa bruciata", dove - egli rise al ricordo - per la prima volta aveva bevuto dello champagne. Dopo d'allora, per quella strada erano passati eserciti; e tutte le case nelle radure erano case bruciate, ormai. Paesi di pionieri, in altri tempi; ma di pionieri che venissero a dissodar quelle terre non se ne vedevano pi. Anche questa parte delle montagne, l'unica abitabile, era un solitario deserto, dove da due anni quasi nessuno metteva pi piede. A questo ci avevano pensato MacClellan e Pegran, e Wise, Hunter, Averell, Lee, e Garnett, e una mezza dozzina di altri generali, tanto da una parte come dall'altra. Qui, non c'era uomo che potesse resistere, poich in quella terra di confine fra Virginia e Virginia Settentrionale, si andava veramente svolgendo una "guerra tra gli Stati". La strada, sassosa e accidentata, era deteriorata, solcata dal passaggio dei convogli d'artiglieria e dei cannoni. In fondo a precipitose chine si scorgevano carcasse di carri militari, e il legno sbiancato di raggi di ruote scheggiate, e scheletri di muli e di cavalli. E gi una piccola foresta vergine di piante rampicanti, in tutta l'aurea gloria dei colori autunnali, andava invadendo quei miseri resti. Un grosso cannone, sciocco peso massiccio e inerte, pareva guardar con una smorfia, in fondo a una frana, ridotto al silenzio. In una radura che doveva esser stata un campo di grano si vedevano le fosse di una cinquantina d'uomini di Stati diversi. Il Iowa, il Mississippi, l'Ohio, il Texas e il Rhode Island, tutti avevano contribuito a fertilizzare il suolo della Virginia Settentrionale.
Ma erano rare le fosse su cui c'era un nome. Gran parte delle umili tavolette che le contrassegnavano non recavano che un paio di bottoni militari. Eppure quei poveri cadaveri erano capitati in mano di becchini insolitamente abili, stavolta; quantunque si trattasse, probabilmente, di dilettanti. Di solito, venivano gettati alla rinfusa in una fossa comune. Qui, c'era financo una sepoltura che aveva una croce; una croce in cima alla quale, quasi stesse l a rappresentare la sovranit dello Stato, nientemeno, s'era appollaiato un grosso avvoltoio, troppo satollo per far caso a quel passante. Il paese era piuttosto settentrionale, per gli avvoltoi; ma il colonnello riflett che la Valle della Virginia non era lontana.
Poi repentinamente, quasi stanca di tanta desolazione, la strada s'inalz verso altre regioni. Lasciatasi addietro la devastazione recata dalla mano dell'uomo, non era pi che un liscio sentiero, il quale s'inoltrava come una galleria sotto i rami d'una decrepita foresta di giganteschi castagni. Qui la sovranit della natura dominava indisturbata. Tutto era vivo, mndo. I bruni ricci di castagna, che il frutto gi aveva rotto, erano sparsi per miglia e miglia sul suolo della foresta. Trib di prosperosi scoiattoli grigi accolsero ciarlieri il colonnello, correndo e saltando tra i vigorosi rami. Qualche coniglio selvatico faceva una timida apparizione, qua e l. Mezzo miglio ancora; ecco la cima; dopo di che, la strada cominciava a discendere.
Black Girl, timorosa d'incontrar qualche buca ricoperta di foglie sul suo cammino, avanzava prudente. L'intricata rete di vene sul suo collo risaltava, ogni volta che nei punti pi ripidi, portava indietro tutto il proprio peso. Al colonnello era diventata cara, ormai. Sicura di piede, era dolce, robusta e intelligente. Egli comunicava con essa in un linguaggio di sillabe e borbottii; e con una leggera pressione delle ginocchia o delle reni, cui essa rispondeva con eloquenza, alzando fieramente il capo o soffiando attraverso le narici. L'uomo era soddisfatto del suo cavallo. Era dolente, quasi vergognoso, se pensava alla sorte verso cui lo conduceva. Egli sapeva che i nervi d'un buon cavallo non sono meno sensibili di quelli d'un uomo, e pi d'una volta li aveva sentiti ribellarsi. Un buon ufficiale di cavalleria doveva saperle, queste cose. A Manassas, per esempio... Fervidamente sperava che mai Black Girl si sarebbe trovata in frangenti simili... e nemmeno lui.
Sembrava che mai piede umano fosse penetrato in quelle regioni della Valle. Quanto meno, ora erano disabitate. Abbondavano i cespugli di ginepro: indizio certo di solitudine. C'erano boschetti deliziosi di paw-paw selvatico, che il primo gelo aveva fatto scoppiare. Qua e l un daino fuggiva, balzando fra il dedalo di una dorata macchia di sommacco. Ed ecco che rododendri e lauri di montagna davano a un certo tratto l'aspetto civile d'un parco. Il luogo brulicava di quaglie, che beccavano a tutto andare le bacche selvatiche di sempreverdi. La vista di quei festini ramment al colonnello che ancora era a stomaco vuoto. Fretta non ne aveva; e smont da cavallo.
Una istintiva cautela, poich nessuno poteva dire chi si celasse nell'ombra, in un paesaggio simile, lo spinse a staccarsi dalla pista, per la sua sosta, e a scegliere il luogo con cura: in una prateria montana discosta dal sentiero, sparsa di massi isolati e di macchie d'erba secca. L, un torrente si allargava e girava tortuoso, fra elevati tratti di sponde che in tempo di piena dovevano formar tanti isolotti. Ora, ad altezza d'uomo sul livello del terreno, spiccavano, coperti di pinastri. A pi d'una di quelle sponde il colonnello guid Black Girl e la lasci brucar l'erba, fuori di vista dal sentiero. Portando con s la coperta da campo arrotolata, le rivoltelle e le bisacce, con una certa fatica il colonnello si arrampic in cima all'"isolotto" a forma di cono che s'era scelto. L, uno spiazzo sabbioso si stendeva in piano, sparso di massi, alcuni dei quali grandi quanto una capanna; e aghi di pino caduti a terra formavano un morbido tappeto. Fra due massi il colonnello si accamp.
Un monticello di pigne secche gli offr un fuoco quasi senza fumo. Dal rotolo della coperta da campo, tanto stretto che non pareva contener altro, miracolosamente uscirono piattini e posate, e provviste impacchettate con cura; e in pochi minuti la fragranza del caff e del lardo gli solletic a tal punto l'appetito, gi stuzzicato dalla passeggiata a digiuno nella foresta, che appena egli pot aspettare che il caff bollisse. In conseguenza, affett una razione di lardo che era il doppio di quanto sulle prime s'era concesso, la met d'una grossa patata - era l'ultimo che aveva - e lo mise tutto a friggere assieme a una piccola cipolla. Schiacci poi tutto quanto fra due grosse gallette quadrate, che portavano impresso il marchio "BC/1294". Il colonnello si domand se non fosse quella la data di nascita, piuttosto che il numero di matricola... Alla prova, tuttavia, le gallette scomparvero rapidamente, innaffiate da una tazza di caff; e rinvigorito tanto da potersi abbandonare alla contemplazione, il colonnello allarg la coperta al caldo sole mattutino, contro uno dei massi, e accese la pipa.
La solitudine, il paesaggio, il mattino, tutto era bello. Ai due lati, mille piedi pi in alto, due bastioni di selve rivestite d'un vivido giallo e scarlatto si elevavano verso un cielo azzurro e terso. Il sentiero, che solo qua e l s'intravedeva, scendeva da occidente, e snodandosi per la valle, attraverso una sella tornava a risalire verso la parete orientale. Dal punto dove si trovava, lo sguardo del colonnello sorvolava su numerosi altri "isolotti" come il suo, sparsi per la lunga prateria montana. A pochi passi sotto di lui un fiumicello, spumeggiando sul fondo sassoso, riempiva l'intera valle di una melodia costante e monocorde, che pure rallegrava l'animo, quasi l'attutita eco d'una campana. Quella voce, oltre al sommesso fremito dei pini, e al fischio costante delle gazze, era l'unica che interrompesse il silenzio del selvaggio luogo.
Al colonnello, esso rammentava un altro luogo, presso Snoqualmie nel territorio di Washington, dove una volta aveva trascorso sei settimane, accampato in completa solitudine. Quel soggiorno l'aveva risanato e rinvigorito. Spesso gli era venuto il desiderio di ritornare laggi; e socchiudendo gli occhi, lasci uscir dalle nari il profumo dolce del tabacco di Virginia, e con la nuvoletta di fumo segu passato e avvenire vagando verso l'oblio... Per pochi minuti - non avrebbe saputo dir quanti, ch il tempo scorreva - egli visse isolato, sia nel proprio corpo che nel presente. Passato e avvenire non esistono che nella fantasia; e gi da tempo questa aveva cessato di turbarlo.
Fu una piccola ombra grigia, che passando e ripassando sulla sabbia ai suoi piedi lo ridest e lo richiam a piena coscienza. Ed ecco che ad un tratto quell'ombra fior, per cos dire, si schiuse in un gran fiore nero e ondeggiante - ed egli alz il capo in tempo appena per agitar le braccia e scacciare uno sparviero, che rapido come una freccia lo sfior col becco rapace. Il colonnello rise, un po' spaventato, e drizzandosi, ristette in ascolto. Laggi, sul sentiero, ancora lontano udiva un canto.
S'avvicinava. Era una vecchia nenia, che aveva in s un'eco di violini campagnuoli. Di tra le foglie balen il riflesso del sole su una canna da fucile. Il colonnello fu lesto a soffocare sotto la sabbia un ultimo baglior del suo fuoco; e si distese a terra, spiando tra i due massi. La voce, che era giovane, era tanto vicina, che le parole della canzone sembravano diffondersi nell'aria, nette e chiare.
"Su una barca salir:
E alle labbra della spiaggia
Mia natia
Le mie labbra premer.
E dai prati di brughiera
Il respiro mio trarr..."
A questo punto il canto termin in una specie di zufolar perplesso; e l'uomo che a cavallo veniva gi pel sentiero smont, - cos si intravedeva vagamente, tra le fronde - parve cercar qualcosa: una traccia, immagin il colonnello, poich proprio in quel punto egli aveva abbandonato la via per attraversare il fiumicello a guado e portarsi l dove si trovava ora. Egli sbuff, sottovoce e avvicin le rivoltelle. Spingendosi sul tratto di strada aperto che aveva proprio di fronte, lo straniero emerse dall'ombra degli alberi.
Era quel ragazzo di William Farfar, il quale si traeva dietro una mula bianca, alla cui sagoma, spettro della fame, non c'era che da associare uno scheletro umano per porre in fuga un intero esercito.
A quella vista il colonnello ricord la promessa della sera avanti. "Povero me!" gemette tra s. "Non posso mica condurmi dietro questo giovine Sancio Pancia! Commetterei una cattiva azione e sarebbe ridicolo. Eppure, ormai  qui. Buon Dio!"
La traccia degli zoccoli di Black Girl finiva nel punto dove Farfar s'era fermato; l il colonnello era sceso per guadare il fiumicello; e l il ragazzo se ne stava ora, immagine dell'incertezza, il fucile stretto sotto il braccio, mentre con lo sguardo andava esplorando la vasta prateria che aveva davanti a s. Finalmente mand un fischio acuto.
Il colonnello non rispose. Aveva stabilito di lasciar decidere al destino. Se il ragazzo lo scopriva, lo avrebbe preso con s. Se no... tanto meglio, pensava... Quando fu proprio il destino a rispondere, e ad alta voce...
Black Girl nitr; e la mula, come son solite le mule, replic. Gli echi della valle raccolsero i nitriti. Hi-hi-hii!... E hi-hi-ahh! La valle intera era un nitrito sonoro che pareva farsi beffe degli uomini...
"Ehi!" grid Farfar.
Alzandosi in piedi, il colonnello gli faceva cenno. Egli si smascellava dalle risa. "Su, vieni qui!" disse finalmente.
Farfar risal in sella e guad il torrente,
"Accidenti, colonnello! Accidenti, son contento di avervi trovato. E adesso mi prenderete con voi, eh?"
"S" rispose il colonnello.
Una gioia intensa e grave illumin il giovine in viso. "Dio!" disse, in tono quasi religioso. "Diventer un vero soldato, finalmente!"
Il colonnello non disse nulla - non parl ad alta voce, quanto meno - per alcuni istanti. Poi: "B, figliolo, cominciamo con la prima delle domande militari. Hai mangiato?"
"No, colonnello; soltanto qualche castagna. Ho... rubato questa mula, ho preso il mio fucile e mi son messo dietro di voi al galoppo... al galoppo per quanto ce la faceva questa bestia. Ah! non credo sar stata una gran perdita, per i padroni. Ha i suoi anni!" Egli rise, e sedette, appoggiando il dorso alla roccia per scaldarsi un poco, mentre alzava lo sguardo alla sconfinata volta azzurra.
Il colonnello, intanto, faceva scaldare un'altra ciotola di caff.
"Quell'uccello lass  un girifalco" disse William, facendosi ombra agli occhi con la mano. "Si vede dal modo come si raccoglie sulle ali."
"Ecco, manda gi questo" gli disse il colonnello; " ora che ce ne andiamo."
Ma il ragazzo non mostrava fretta. Per qualche minuto, pens a masticare una galletta e a bere il caff; il colonnello lo lasci fare. Ne approfitt per fumare un'altra pipa. E soltanto allorch la picchi sulla roccia con un gesto deciso, si alzarono entrambi e si accinsero a lasciare quell'idillico luogo. La mula di Farfar soffiava, su e gi per le salite. Si avvicinava il tramonto, quando finalmente, lasciatisi dietro il sentiero alpestre, uscirono nella Valle della Virginia, sulle strade che la pietra calcare rendeva bianche. Laggi, verso sud, lontanissimo, tuonava il cannone.

10.L'EQUIPAGGIAMENTO DI WILLIAM FARFAR.
Nell'ottobre del 1864 uno strano, forse immeritato destino era piombato sulla piccola sonnacchiosa citt di Martinsburg nella Virginia. In parte premeditatamente ma in parte per necessit di cose, essa era diventata la base avanzata dei rifornimenti per il "Dipartimento del Centro", il che equivaleva a dire per tutte le forze dell'Unione concentrate sotto Sheridan nella Valle dello Shenandoa. Se Martinsburg sarebbe rimasta nella Virginia o nella Virginia Occidentale - nella Confederazione o negli Stati Uniti - nessuno lo sapeva per certo, ch la giurisdizione mutava con l'incessante ondeggiare degli eserciti; ripetutamente la cittadina era stata occupata ora dall'una ora dall'altra parte. Parecchi "virginiani" l'avevano abbandonata. Gli abitanti rimasti riconoscevano a mala pena il luogo dov'erano nati.
Quel gruppo di case modeste ma signorili, dominate da un paio di pacifici campanili, parevano restringersi, sempre pi vicine, nel bel mezzo dei campi di battaglia, come un gregge di bianche pecore impaurite. La citt era piena di lunghe linee di picchetto, formicolanti di muli e di cavalli, di enormi cataste di foraggi, di mucchi di munizioni; ruote di ricambio, adagiate l'una sull'altra, occupavano vaste zone di terreno. C'erano parchi d'artiglieria disposti come i quadri d'una scacchiera, e cassoni, e file di cannoni. C'erano accampamenti per i reggimenti posti in difesa della base, e tettoie e capanni di furieri dai fumaiuoli storti che fumavano allegramente. C'era anche un esercito di tende ambulanti, che a un pi attento sguardo si rivelavano carri militari coperti, i quali sembravano non conoscere ostacoli e arrivavano ovunque, attraverso campi, per viottoli, in mezzo alla babilonia dei bivacchi; imperterriti, pur di ingoiare il proprio carico. Non passava ora senza che un convoglio di carri si snodasse per la strada principale, avviandosi lento verso il bianco nastro della strada che andava nella direzione di Winchester. Attraverso accampamenti e strade abitate e campagne sbuffavano e anfanavano le eruttanti e pettegole locomotive della B. & O., avanzando in precario equilibrio su binari posati alla svelta e scambi provvisori, sparpagliando scintille e velando il paesaggio di fumo come tanti draghi in miniatura.
Dall'alto delle colline che dominavano Martinsburg, quella scena animata ma priva per lui di significato si rivel improvvisa al giovane Farfar, mentre, assieme al colonnello, scendeva alla piccola citt, verso le quattro d'un chiaro pomeriggio d'agosto. Era intenzione del colonnello di arrivare quella sera ancora a Winchester. Per lui, la scena era invece oltremodo viva, e in ogni minimo particolare; ovunque egli leggeva segni di preparativi per un'avanzata generale. La quale, se non altro, era tradita da cataste straordinariamente abbondanti di bare, probabilmente destinate agli ufficiali, e dal passaggio costante di treni carichi di munizioni assai pi che di viveri. Il colonnello, perci, non vedeva il momento di essere di nuovo tra i suoi uomini - sia pure prima dello spirar della sua licenza - nel caso fosse imminente un'azione.
Tuttavia, fu costretto a perder qualche ora a Martinsburg. Black Girl avrebbe potuto proseguire, ma la mula del ragazzo, neppure il pi cieco degli ottimisti avrebbe potuto considerarla come un mezzo di trasporto.
Entrato che fu in citt, sorse nel colonnello un certo dubbio, corredato da imbarazzo. Si domand se aveva l'aria di portarsi dietro una recluta, o non piuttosto di esser stato catturato nelle montagne, e condotto sulla parola, per esser riscattato o lasciato in ostaggio? Neppure durante le turbolente scorrerie di Early, Martinsburg aveva visto figura pi picaresca di William Farfar. Quella lunga carabina, la vetusta pistola alla cintola, i piedi nudi, e le chiome al vento, e la bizzarra "uniforme" accusavano a gran voce le montagne...
"E montagne secessioniste, anche", pensava il colonnello.
Fu dunque per quella ragione che, con grande sorpresa del ragazzo, la prima fermata fu a un "salone da barbiere" aperto da due "contrabbandi" in una catapecchia alla periferia della cittadina. Qui il colonnello baratt la mula col figaro negro - il quale era al settimo cielo - in cambio d'un taglio di capelli per William. E poich il fanciullo insisteva per farsi anche radere, senza che ci fosse una ragione visibile - nient'altro che lanugine, insisteva il barbiere - l'innocua pistola cambi anch'essa di padrone. Siccome quando uscirono dalla bottega, la mula s'era distesa in terra e c'era da prepararsi a non vederla risorgere mai pi, il colonnello contribu con un dime per alleviare la propria coscienza. Cos avendo gratificato, quasi col tocco di Mida, un fratello di colore, i due s'incamminarono verso il quartiere generale, dove, senza troppo baccano ma tra abbondanti malcelate risa, il giovane pass la visita; e venne accolto al servizio degli Stati Uniti, in qualit di recluta per il 6 cavalleria di Pennsilvania.
"A difendere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i suoi nemici, chiunque essi siano... mi aiuti Iddio" ripeteva il grave e rapato giovinotto dietro al bonario sergente maggiore. E lentamente abbass la mano che aveva alzato.
"Hai mai letto la Costituzione, Bill?" gli domandava il colonnello.
"No, colonnello, non l'ho letta; per ho sentito dire che  una cosa della quale non possiamo far senza."
"E allora, lo sai quello che fai?"
"Tanto quanto tutta l'altra gente che  qui dentro" replic il ragazzo, cui il sogghigno degli impiegati faceva salir la mosca al naso.
"Non dubito che tu lo sappia quanto noi" disse il colonnello, e firm le carte per lui. "E ora, William Farfar, siete un soldato degli Stati Uniti."
Gravemente il ragazzo salut qualcuno che non si trovava l nella stanza. Da capo gli impiegati risero.
"Che avete fatto, colonnello? Rapito un lattante?" domand il sergente maggiore, in tono un po' insolente. Nella sua qualit di furiere aveva facolt di concedere o rifiutare la roba di cui disponeva; ed era uso concedersi certe famigliarit con gli ufficiali. Agli aspiranti ufficiali e ai soldati semplici non faceva quasi caso.
"Sergente", disse il colonnello, "mi sembra che consideriate il giuramento d'una recluta come una commedia recitata unicamente pel vostro divertimento. Domattina al quartier generale, non mancher di far sapere che capo ameno siete. Abbiamo bisogno di buontemponi come voi, per tenerci su il morale al fronte."
Un silenzio glaciale cadde nella stanza. Il colonnello, cacciatosi in tasca alcuni duplicati di documenti usc con la sua recluta.
"Dove si trova il magazzino della fureria, per le armi e l'equipaggiamento?" domand in istrada a un azzimato cavalleggero di New Jersey.
"Seconda strada, dopo il deposito dei vagoni" rispose l'uomo, squadrando Farfar con due occhi grandi di sorpresa.
"E le cavalcature?"
"Appena passati i binari, colonnello."
Ma mentre stavano per entrare nel magazzino della fureria, vennero raggiunti dal loro amico il sergente maggiore, ancora alquanto stralunato.
"A proposito di quartier generale, colonnello" egli disse. "Mi prendo la libert di avvertirvi che proprio ieri ho sentito..." e qui, la voce del sergente si attut in un mormorio confidenziale "che la proposta per la vostra nomina a brigadiere generale di cavalleria  gi andata a Washington..."
Questa, immagin il colonnello, doveva essere una maniera escogitata dal sergente per fumar la pipa della pace. Ma poi, riflett che alla fin fine era meglio tenersi in buoni rapporti con chi aveva in mano il magazzino dei rifornimenti. I colonnelli che litigavano coi furieri avevano dei reggimenti mal messi.
"Buona notizia; sempre che il messaggio arrivi a destinazione" egli disse. "Ma in ogni caso, ci tengo che seguitiate a badare voi al 6 Pennsilvania, come avete fatto finora, sergente. Dopo tutto, voi siete una persona preziosa, qui."
"S, colonnello." E il sergente andava assestando le spalle a una posizione pi marziale. "Faremo sempre il possibile per voi; potete fidarvi."
"Qui ci sarebbe una recluta del 6 che ha bisogno di tutto. A proposito, Farfar, vi presento il sergente Colfax. Penser lui in persona a equipaggiarvi, e bader che i suoi ragazzi vi forniscano roba buona. Niente coperte di scarto, n scarpe di cartone. E qui, se si vuole, si trova tutto quello che occorre. Io torner tra poco."
"Lasciate fare a me, colonnello," disse il sergente, e prese Farfar sotto la sua protezione, mentre il colonnello si avviava verso le rimesse dov'erano i cavalli.
Le bestie disponibili non lo tentavano molto. Erano tutte grandi, rozze, ossute, pi adatte ai traini che non alla cavalleria. "Il corpo del generale Wright ne ha requisito un cent'ottanta, ieri soltanto" disse il soldato di cavalleria in carica. "Quel che  rimasto potr andare come ricambio per l'artiglieria."
"Peuh!" fece il colonnello. "Avrei voluto un cavallino piccolo ma robusto."
"Venite qui al numero tre" disse l'uomo. "C' qualche bestia, non un gran che, tutta roba requisita che non  molto, a Luray e nella parte alta della vallata. Cavalli che appartenevano a privati, a vederli. Ma pu darsi che troviate quel che fa al caso vostro."
Il colonnello si appoggi alle sbarre e rise. Tutti i vecchi cavalli di famiglia, e antidiluviane brenne da tiro, da Front Royal a Fort Republic, se ne stavano l con l'aria sperduta. Alcuni s'avvicinavano alla sbarra, curiosi.
"Non pare che vengano a chieder lo zucchero, o una mela?" fece il soldato.
"Probabilmente" disse il colonnello. "Chiss quante scuderie deserte, e quanti cuori vuoti rappresentano queste povere bestie..."
"Gi: ma se non li pigliavamo noi, se li sarebbe beccati Lee."
Il colonnello assent. Carezzava il naso d'una cavallina che seguitava ad annusar la sua tasca. "Niente zucchero, tesoro mio" diss'egli.
" poco pi d'un puledro" osserv il soldato.
"Portatemela fuori e fatemela vedere" ordin il colonnello.
La bestia era sana e aveva meno di dieci anni.
"Una signorina in gamba. Mi ha l'aria di esser di razza inglese" diceva il colonnello, osservandola con cura. "Ripulitela un po' dal fango e dalle lappole e portatela l, davanti al magazzino. Firmer la ricevuta. E ci sono un paio di dollari pel vostro disturbo."
"In quanto a questo, non mi tiro indietro, colonnello," disse l'uomo. "Son sessanta giorni che non abbiam preso la paga."
Intanto, nel magazzino la generosit del Governo federale era scesa su William Farfar con effetti non mai sognati e stupefacenti. Calze, camicie, mutande e coperte erano sue per la prima volta e in una sola volta. Un fiero chepp, pantaloni dalle strisce giallo vivo, completavano l'uomo esteriore; non mancava che un paio di stivali con gli speroni. E a coronar l'effetto, - "Il Comitato di sussidio delle Dame di Filadelfia vi offre", - una borsa di tela con alcuni oggetti di toletta, un paio di guantoni lavorati a mano, e una Bibbia tascabile. E per dimostrare che era un buon diavolo, il sergente Colfax contribu con un fazzoletto da collo di seta gialla, pagato di tasca propria. Poi, fu la volta delle armi e dei finimenti.
Una sciabola, e una cintura con un'aquila d'ottone sulla buccola. Una rivoltella Colt che aveva metallici bagliori azzurrini, una carabina agganciata, con un anello, ad una sella nuova di zecca. E c'era altro ancora. Una mantellina, una briglia, e parecchie cosette, in begli astucci di cuoio: tutto l'occorrente, dalla striglia alla borsa per l'avena, era l sul banco, sotto gli occhi del ragazzo. E lui non aveva altro da fare che firmare...
"William Farfar, per firma: +".
Era una croce disegnata con cura. Lo scritto  di pugno del colonnello Franklin, entrato giusto in tempo per firmare.
Un reparto fureria custodir gelosamente e per sempre una ricevuta. In qualche scartoffia, nei labirinti d'un archivio, quella ricevuta esiste ancora. La croce in fondo  l'unico monumento a William Farfar.
Se l'abito fa il monaco, l'uniforme crea il soldato. Il ragazzo che quel giorno s'era spogliato dei suoi stracci di nanchino, dietro una pila di balle di panno nella fureria a Martinsburg, e il giovane cavalleggero aitante che ne usciva, erano due persone diverse. Con i vecchi abiti, il primo aveva lasciato dietro quei mucchi di panni il suo passato. Il sergente gli insegn a legarsi il fazzoletto al collo; snello, dritto, la sciabola che gli pendeva dalla vita fine, egli veniva accolto fra gli uomini come un guerriero. Gli abiti non eran che un segno esteriore e visibile. Di fatto, la sua era stata una rinascita. E il piccolo crocchio di burberi furieri che lo circondava sotto le fioche lanterne nel vecchio baraccone se ne rendeva conto.
"Vuoi darti un'occhiata, giovinotto?" disse uno del Kansas, con una barba che pareva una spugna gelata. Chi avrebbe sospettato che colui tenesse uno specchio in tasca?
Farfar si guard, e rimase soddisfatto.
"Santo Iddio!" esclam.
Tutti risero. Il colonnello lo condusse fuori, dal cavallo ch'era ormai suo, e gli fece vedere come si sellava, e tutto il resto. Le mani del giovine tremavano sulle dure fibbie.
A fianco a fianco uscirono dalla citt. Nessun giorno sarebbe mai stato uguale a quello ch'era trascorso. Metamorfosi. Il sole tramontava in un oceano di sangue, dietro ai monti. Lontano, verso sud, il cannone ancora brontolava.

 11. MADAMA O' RILEY SEGUE LA BANDIERA.
Verso le nove del mattino seguente, il colonnello si presentava a rapporto al Quartier Generale, a Winchester. L'atmosfera che vi regnava era totalmente diversa da quella che aveva regnato nello scorso agosto ad Harper's Ferry, quando il generale Sheridan aveva assunto il comando. Tutto era organizzato a perfezione, tutto scorreva con la precisione d'un meccanismo. Fiducia nel capo e presagio di vittoria erano nell'aria; la disfatta subita da Early a Little North Mountain, appena tre giorni avanti, avevano rafforzato questi sentimenti.
"Per esser sincero, mi sembrate un po' troppo fiduciosi" disse Franklin al generale Torbert, venuto da Cedarville per un'adunanza. "Sapete, Early  un vecchio volpone."
"I rapporti di stamane hanno segnalato attivit da parte del nemico attorno a Fisher's Hill" ammise Torbert; "ma ho consigliato il generale a non tenerne conto. Si trova proprio di faccia a noi, dall'altra parte del fiume, e non hanno fatto nessun tentativo d'intralciarci la ferrovia a Strasburg. Ora tentiamo di sfondare a Manassas Gap, e di l via libera per Washington. Il generale Sheridan parte oggi per Washington; c' una conferenza al Ministero della Guerra."
Il colonnello Franklin scosse il capo. "Lo so io di che cosa avreste bisogno! Del vecchio 6 Pennsilvania, che vada all'avanguardia, a raccogliere notizie per voi. Non potreste persuadere il generale a spostarci da Luray, e a mandarci a far da paravento dalle parti di Woodstock, su nella Valle? Non ci metterei molto, io, a scoprire quel che bolle in pentola!"
"No, egli non pu persuadermi, Nat Franklin, vecchio politicante che non siete altro!" Era il generale Sheridan in persona che parlava, sbucato fuori da un ufficio vicino. "Come va? E come ve la siete passata in licenza? Ben tornato! Sar pi tranquillo, sapendo che avete di nuovo in mano quella banda scatenata dei vostri soldati. Entrate qui dentro; ho da mostrarvi qualcosa."
Entrarono nell'ufficio, dove su un tavolo era dispiegata una gran carta geografica della Valle dello Shenandoa.
"Guardate" disse il generale. "Vedete come i Monti Massanutten si sollevano tra il Braccio Nord e quello Sud del fiume, e tagliano la Valle in met? Ebbene, il grosso dell'esercito si trova qui, a Strasburg, e tiene sotto osservazione il Braccio Sud. Il vostro reggimento, lo vedete,  nei pressi di Aqula, proprio a nord del punto dove lo Shenandoa irrompe attraverso una gola tra il Blue Ridge e First Mountain. Qui voglio che restiate; dovete agire come il turacciolo nel collo della bottiglia, e mandare notizia di qualsiasi movimento osserviate o di cui sentiate parlare a sud del vostro posto. Se anche i Confederati dovessero sfondar di nuovo a Luray, non sar poi gran male, perch appena due giorni fa abbiamo dato una buona spazzata, da Luray a Sperryville - stalle, fabbriche, distillerie, alti forni. Abbiamo portato via sui seimila capi di bestiame, e oltre cinquecento cavalli."
"Gi" disse il colonnello. "Ne ho visto una parte a Martinsburg."
"Lungo il Braccio Sud non c' rimasto nulla" riprese il generale, tracciando un'espressiva curva sulla carta geografica. "Ma vorrei tenere Early sulla corda per un pezzo almeno, qui sul Braccio Sud, come lui ha tenuto noi. Lo sapete che abbiamo preso e perduto e ripreso Harper's Ferry tante volte, che i giornali gli hanno appiccicato il soprannome di "Harper's Weekly"?6 Ma ancora non voglio cacciar via Early dalla Valle. Ci penser lui a ritirarsi, e andr a rinforzare Lee. Questo  il mio piano, avete capito? A voi, colonnello, lascio la tattica all'estremo limite della valle, a sud. A proposito, la proposta per la vostra nomina a brigadiere generale  passata. Vedremo quel che succeder a Washington." E amichevolmente batt sul dorso al colonnello.
Al quartier generale regnava certo il pi roseo ottimismo. Il colonnello Franklin ringrazi il generale, e a cavallo part per Strasburg. In segreto, egli non voleva abbandonare il suo reggimento. Era il frutto prediletto del suo cuore e del suo cervello.
"Questa cavallina corre come se sentisse l'odor della stalla" osservava William Farfar, il quale seguiva il suo protettore.
"Sar forse cos" rispose il colonnello. Distratto, pensava alle stelle.
Due miglia fuor di Winchester oltrepassarono una curiosa carovana. Erano sei carrozze chiuse e ricoperte d'un mantice di tela nera che dava loro un'aria piuttosto lugubre; e non a torto, ch il colonnello riconobbe in quei veicoli una specie di "vittoria" chiusa, che a Filadelfia era usata esclusivamente dalle pi rispettabili imprese di pompe funebri. All'altezza dell'ultimo dei carrozzoni, egli stava per passar oltre, quando da un finestrino si sollev la tendina, e una bianca mano femminile salut con una bianca pezzuola il cavaliere errante: cos, almeno, poich era d'umor gaio, il colonnello descrisse nella sua mente quel che aveva visto.
E in verit, non ci poteva esser contrasto pi strano che fra il luttuoso carattere di quei veicoli e quella manina femminile.
"Che sar mai?" si domandava il colonnello.
A capo del corteo, in un piccolo phaeton elegante sebbene mal ridotto sedeva una grassoccia Irlandese, la quale sotto il soffietto rialzato ostentava gli avariati resti d'una bellezza che doveva esser stata rara. Sui capelli color di fiamma portava un turbante, dal quale una immensa piuma di struzzo mangiucchiata dalle tarme si elevava in volute come una fontana decorativa, poich in cima sembrava addirittura una specie di spruzzo colorato. Madama guidava in persona.
Il colonnello si sent in dovere di salutare, e ne ebbe in cambio un sorriso pi che cordiale. Non si sofferm tuttavia ad arzigogolar sulla ragione; e dato di sprone a Black Girl, pass oltre. Un duecento passi pi in l, una voce lo ferm. Era il pi frusto ometto che si potesse immaginare a cavallo d'uno spento ronzino, ch'egli guidava con un cavezzone in luogo di morso.
"Una furia d'inferno avete, eh, colonnello?" egli indag, frenando la bestia con un brusco strattone che per poco non le strapp la mascella.
"Una certa fretta, s" rispose il colonnello.
"Peccato... Avrei avuto gran bisogno d'un consiglio..."
"Mi sembra s che ne abbiate bisogno!" Il colonnello tratteneva a stento l'indignazione, al vedere un cavallo torturato in quel modo. "Scendete, tanto per cominciare, e staccate quel cavezzone! Non vedete che con un morso simile tagliate la lingua al vostro cavallo?"
S'erano fermati; e tutta la carovana era ferma dietro di loro.
"Che accade, Perkins?" domand dal phaeton la signora, con un accento nasale che contribuiva a tradir le sue origini irlandesi.
" il mio cavallo..."
"Che cavallo e non cavallo! Vai avanti!" grid la signora con un fiero aggrottar di ciglia.
"Un po' di pazienza, madama," disse il colonnello, voltandosi a guardarla. Subito il cipiglio si mut in un sorriso smagliante.
"Cospetto!" esclam William Farfar.
"Venite qui, giovinotto," gli disse la signora. Egli era tutt'occhi. Numerosi fazzolettini si agitavano ora dai finestrini semiaperti dei carrozzoni.
"Lascia correre!" fece il colonnello, severo.
Intanto, il morso era stato rimesso a posto e la carovana riprendeva il cammino interrotto. Con una certa curiosit mista a un discreto spasso, il colonnello osservava l'ometto che gli caracollava accanto. Era avvolto dal collo alle calcagna in un palamidone evidentemente non suo, e privo di bottoni. Era a capo scoperto, e pativa d'un forte raffreddore. A ogni sobbalzo una goccia cadeva dal naso pallido e aguzzo, prominente da una faccia in cui l'espressione testarda d'un maestro di scuola era complicata da due occhi intelligenti, astuti e circospetti.
"Madama non  di buon umore" egli disse, e sbuff.
Il colonnello sorrise. "Anzi, a me pare il contrario."
"Niente affatto, niente affatto!" protest l'uomo. "Vi sbagliate. Capite, essa ci ha trentadue signorine, in quei carrozzoni, e io dovrei condurle tutte quante sane e salve al vecchio Albergo della Ferrovia a Strasburg, altrimenti avr il benservito. E in quel caso, non so dove sbattere la testa, stavolta. Mia moglie mi ha piantato; non voleva pi aver a che fare con madame di sorta, lei! Tutto  andato bene, fino a che la facevamo da vivandieri, ad Harper's Ferry. Ma da quando si  messa a seguire la bandiera e mi ha nominato suo impresario..."
"Che?" lo interruppe il colonnello.
"Sicuro; Madama O'Riley segue la bandiera.  il suo motto. Ogni volta che l'esercito si sposta, si sposta anche lei, con le sue ragazze. Adesso, per esempio, va verso le prime linee, nientemeno; si fermer a Strasburg, e i ribelli sono l dall'altra parte del fiume che par di toccarli. Poveri noi!" esclam l'uomo, pulendosi il naso con la manica. "Ci piglieranno prigionieri! Lo vedrete!"
"Le cose non sarebbero poi gran che diverse, per voi, anche se foste fatti prigionieri" disse il colonnello a mo' di consolazione. "A quel che sento, i ribelli sono molto cavallereschi."
"Poveri noi!" ripet l'uomo. "Eh, differenza ce ne sarebbe s. I guadagni sarebbero in moneta della Confederazione, e Madama  fuoco e fiamme per l'Unione. Segue la bandiera, lei!"
"Non dubito che tanta fiducia debba commuovere il Ministero della Guerra" disse il colonnello. "E son certo che essa ha anche fede nel generale Sheridan, no?"
"Certo che ha fede in lui! Oh, colonnello, forse voi potreste mettere una buona parola per noi, laggi!"
"La metter; contateci! Parler io col generale.  una cosa che non potr fargli altro che piacere..."
"Il nostro vanto sono le tariffe, colonnello.  stata un'idea mia. Pi alto il grado, pi bassa la tariffa. Questo serve a mantenerci la clientela nelle sfere elevate... e tiene allegre le ragazze. A un colonnello, per esempio..."
"Lasciamo correre..."
"No, no, colonnello, non intendevo... Ma pensavo che ci avreste accompagnato almeno fino a Strasburg... nel caso che al comando non ci conoscessero..."
"Mi dispiace, ma ho fretta" replic il colonnello. E ne diede la prova, mettendo Black Girl al galoppo per rifarsi del tempo perduto.
Tempo perduto non lo era, tuttavia. Quando Phil Sheridan sentir... Madama O'Riley segue la bandiera!
A Cedar Creek, il colonnello e Farfar costeggiarono un miglio o poco meno di vagoni ferroviari e di traini d'artiglieria. L'esercito era accampato un tratto pi in su, per le alture circostanti. Le strade avevano carreggiate profonde tre piedi. Un nugolo incessante di polvere avvolgeva il continuo andirivieni di corrieri e convogli. Erano settimane che non pioveva, e sul mezzogiorno il sole scottava. I monti apparivano nitidi come se fosse estate. Era uno strano autunno: buono per una campagna militare, per. In tutti i paesi del mondo, l'inverno  il nemico universale del soldato. Entrando in Strasburg, il colonnello si asciugava la fronte in sudore; e smont davanti al bar, che non trov affatto deserto.
"Grazie a Dio, questo almeno non l'hanno incendiato!" diceva quasi riverente una voce nota, mentr'egli entrava. Era il suo aiutante, il capitano Fetter Kerr, arrivato il giorno avanti passando per Luray.
Si salutarono cordialmente, e brindarono all'occasione. Kerr era troppo felice di rivedere il suo colonnello per nasconderlo. E il colonnello era felice di esser di ritorno. Ci fu un animato scambio, l per l, di notizie e di bicchieri vuoti con altri pieni.
Il reggimento? Tutto bene. Colson aveva fatto un bel lavoro, con le truppe; ma un aiutante resta sempre un aiutante, e non pu servire che un padrone solo. Il colonnello approvava, mentre ascoltava. E intorno ad Aqula? Nulla di nuovo. "Si direbbe davvero un convalescenziario" diceva Kerr. "Ingrassiamo. Son venuto qui per un distaccamento di nuove reclute. Venite via con noi, colonnello? Partiamo subito dopo la mensa."
"Certo" rispose Franklin. "A proposito, ve ne ho portato io una nuova, di reclute. Gli darete un'occhiata.  fuori che tiene i cavalli."
Kerr si fece sulla soglia, e sorrise. Ma d'un tratto s'irrigid sull'attenti... Con gran tintinnir di sciabole e molte parole, rumorosi e allegroni, il generale Sheridan e il suo Stato Maggiore entravano in gruppo per la porta girevole. Erano in procinto di andare a prendere la ferrovia di Manassas Gap per Washington; il treno s'era fermato a Strasburg il tempo di bere un bicchiere. Il generale era d'ottimo umore.
"Il diavolo mi porti se quello non  ancora Nat Franklin... e il suo aiutante! Bel posto per venirci a cercare il comando del vostro reggimento, colonnello! No, no, non cercate di spiegarmene i vantaggi. Vuol dire che ci offrite voi da bere. Qua, signori, alla salute del valoroso 6 cavalleria. Di Pennsilvania, s'intende!"
Gli ufficiali si affollarono intorno al banco; e la saletta rison d'un brusio di voci. Sheridan gongolava all'idea di aver costretto un "vecchio mangia-indiani" a pagar le bibite. Cos egli descriveva il colonnello, perch a sua volta andava assai fiero delle proprie gesta in Occidente, e non lasciava perdere occasione per ricordarle.
Fu a questo punto che il colonnello mantenne la promessa e "raccomand" al generale Madama O'Riley.
"Perdio! Questa storiella merita che vi offra un posto sul mio treno, Franklin!" disse il generale. "S, lo so quel che volete dire; ma questa  un'occasione storica! Il primo treno che passa da tre anni a questa parte, via! Vorrei che vedeste la vettura-salone del comando generale. Certo, certo, potrete scendere a Front Royal e proseguire a cavallo. Fate condurre il vostro cavallo fin l da un attendente che vi aspetter. La giornata  calda. State tranquillo, prima che finisca l'inverno vi dar modo di levarvi la voglia di stare in sella!... Ehi!" grid. "Qui c' un bel tipo di ufficiale di cavalleria che non vuol lasciare il suo cavallo. E io vi dico che lo faccio salire in treno, a tutti i costi!  un fifone, vi dico! Su, conduciamolo con noi!"
Sciamarono fuori dal bar; e due minuti dopo salivano in treno. Al colonnello rimase appena tempo per gridare a Kerr di mandargli Black Girl a Front Royal e di "badare a quella recluta nuova"; e gi il treno si metteva in moto. Gli ufficiali occupavano la vettura-salone: l'unica che non avesse i finestrini rotti. Il colonnello era contrariato. Non aveva nessuna intenzione di andare a Washington; ma a giudicar dagli umori del generale, poteva anche capitargli di trovarsi l - e di buscarsi dei grattacapi. Il generale era in vena di scherzare. Ma tosto Franklin si rassicur. A cinque miglia fuor di Strasburg, il treno si ferm. Il ponte su Passage Creek aveva bisogno di essere rinforzato, prima che ci si potesse avventurare un treno che aveva a bordo un generale.
"Ancora dieci minuti di lavoro, e siamo a posto" sentenzi il macchinista.
Ci volle un'ora. Nella vettura-salone, qualcuno aveva tirato fuori le carte da gioco.
Sheridan non aveva fatto commenti. Egli era l'idolo dell'esercito, non soltanto pel suo grande fascino personale, ma perch si fidava dei suoi uomini e si mostrava paziente, quando insorgeva una difficolt che era veramente tale. Sapeva quando era il caso di spazientirsi, e quando non lo era. In conseguenza, si spostava sempre in fretta, perch aveva imparato ad aspettare. Mentre i suoi ferrovieri lavoravano a qualche riparazione supplementare al ponte, affinch egli arrivasse sano e salvo a Washington, il generale coi piedi poggiati al sedile di fronte masticava un longanime sigaro e leggeva un numero della Tribune di Nuova York che qualcuno gli aveva dato. I commenti del signor Greeley e soci lo turbavano, evidentemente, ch il sigaro andava assumendo un angolo sempre pi acuto, e gli apprezzamenti del generale diventavano pi rumorosi e profani.
"Sentite un po' questa!" egli scoppi finalmente, e lesse una lettera di un abbonato al colmo dell'indignazione, che risultava in un isterico attacco personale verso di lui, per "la sua vendicativa, inutile e spietata orgia di distruzione nella bella e fertile Valle della Virginia, degna di Attila e dei suoi Unni". Un articolo, firmato dal redattore capo, approvava. "Piet, carit, onore e tolleranza sono sentimenti ugualmente sconosciuti al generale Phil Sheridan". "Un po' duro a mandar gi, per Phil Sheridan, eh? Che ne pensate?"
Uno dei giocatori usc a ridere, ma pos le carte, poich il generale cominciava a parlare. Palesemente eccitato, era chiaro ch'egli si rivolgeva al mondo intero.
"Non capiscono. E credo non capiranno mai. Pretendono ch'io usi la forza, ma senza conseguenze spiacevoli. C' ancora tanta gente che considera la guerra una specie di onorevole duello fra due eserciti, o una ripicca personale fra generali. Early batte Sheridan; Sheridan batte Early. Cose di questo genere; un gioco da bambini, insomma. Un bel soggetto per i vostri Walter Scott! Ci son tanti concittadini miei, i quali si son fitti in capo che io ho dei rancori personali, e odio i Johnnies; che me la godo un mondo a dar fuoco alle loro case, e a udire i pianti delle loro donne e dei loro bambini. I giornalisti possono girar le cose in questo modo. Ne vengon fuori articoli drammatici, e il loro mestiere  di vender giornali. Ma io non amo la guerra, e non voglio male a nessuno. Io voglio la pace; e il mio compito... crudele,  vero...  di procurar la pace per mezzo della forza. A questo risultato arriver il pi presto possibile. Mettendo a fuoco questa Valle, come ho ordine di fare, possiamo tagliare i viveri a Lee, e risparmiare anni di guerra.  una brutta azione, ma meglio sempre di un'altra annata di queste schifose battaglie." E disgustato butt via la gazzetta.
A poco a poco l'attenzione dei presenti s'era rivolta a lui. Non accadeva spesso che Sheridan "si sbottonasse", fuorch quando era in collera. Aveva fama d'essere un poco chiuso. Ma, fossero state le parole del signor Greeley o la bevuta a Strasburg a scuoterlo, con la medesima energia egli riprese:
"Ecco come vedo le cose io. Una forma di Governo ci ha da essere, nell'America del Nord. Un Governo che pu esser fatto a pezzi non  un Governo. Se le leggi della maggioranza non riescono a imporsi con la pace e con la logica, se una minoranza fa appello alla forza, allora si ha la guerra. Se accettate questi sistemi, come ci consiglia il signor Horace Greeley dietro ai suoi saggi occhiali, non avrete la pace, come la pensa lui, ma vi troverete in uno stato di eterne guerre, come il Messico. Non  vero che bisogna essere in due per venire alle prese, sia tra Nazioni che in seno a una Nazione. Se qualcuno manda a catafascio raziocinio e pace e si appella alla forza bruta, ecco che si fa la guerra. Al Messico questo  possibile a ogni momento, e cos fanno infatti a ogni momento. Io son d'opinione che qui bisogna prevenire un simile stato di cose. Ora, nel nostro paese c' stata una minoranza che ha fatto appello alla forza; e cos, abbiamo avuto la guerra civile. Per, io non credo che la guerra consista soltanto nell'insegnare a una fila d'uomini a sparare su un'altra fila d'uomini. Questa, su pi vasta scala, torna a essere l'idea del duello. La guerra, e l'uso della forza, significano molto di pi, se hanno da essere efficaci. La gente che se ne sta in casa e al sicuro e in pace non ha nessuna idea di quei duelli che si chiamano battaglie. Tollerer, e sta bene; per scriver poi lettere aperte alle gazzette e supplicare i generali di essere umani verso il prossimo. Ma quando poi le privazioni e le sofferenze battono alla loro porta, allora  un altro paio di maniche.  un fatto deplorevole ma pur vero: la guerra affretta la pace. La miseria nel popolo rimasto a casa porta alla pace, pi sicuramente e rapidamente che non lasciandola fare ai soldati a colpi di fucile. La vera strategia consiste anzitutto nell'infliggere al nemico la maggior quantit possibile di sconfitte, e poi nel procurare alla popolazione tanti disagi, da costringerla a desiderar la pace e a forzare il proprio Governo a chiederla. Fino a che dura la guerra, al popolo non dovrebbero esser lasciati altro che gli occhi per piangerla. Tutto il resto non fa che prolungare la carneficina."
Una gran calma s'era diffusa fra gli astanti. Nessuno replic, allorch il generale tacque. Spire di fumo di tabacco uscivano dai finestrini aperti del vecchio vagone; gli ufficiali avevano seguitato a fumare imperturbabili. Non pochi erano quelli cui le idee del generale, che parevan del tutto nuove, davano da pensare. Ma era poi nel giusto? Questo si domandavano...
Il martellar sul ponte andava cessando, e il treno si rimise in moto. Il colonnello Franklin scribacchi un biglietto e lo diede a un attendente affinch lo portasse al macchinista. A Front Royal la corsa rallent, e alla chetichella Nat Franklin balz a terra, ringraziando con un cenno del capo i ferrovieri. E Sheridan prosegu per Manassas Gap, e di l verso oriente.
Mezz'ora dopo il capitano Fetter Kerr e il suo drappello di reclute attraversavano Front Royal. Il colonnello saliva in sella e s'univa a loro, riprendendo il viaggio su per la Valle.

 12. LA VALLE DELLA SOLITUDINE.
Fu una curiosa avventura, quel viaggio a cavallo; quasi un romanzo. I segni d'un passaggio umano erano bens evidenti, ma la Valle in s era un deserto. Le strade, sole rimaste, andavano alla ventura, ch non c'era pi una casa in piedi. Il bestiame era stato cacciato dalle campagne. Persino gli uccelli sembravano sentire che il mondo non era pi quello di prima. Stormi di cornacchie volavano inquiete da una macchia boscosa all'altra, gracchiando, in cerca di vecchie siepi di confine che erano scomparse. Erano le uniche voci del luogo. Dal posto di segnalazione dietro al Picco di Meneka, qualche bandierina che veniva issata e poi tornava a sparire, accentuava la solitudine.
La giornata era immensamente quieta, senza un filo d'aria. L'estate di San Martino sonnecchiava nelle silenti colline in tutta la sua calma funerea maestosit, mentre le masse del Blue Ridge e dei Massanutten si estendevano verso sud, sollevandosi in grandi ondate di fiammeggianti selve autunnali fino alle vette di Mary's Rock, di Mount Marshall e dell'Uomo di Pietra. Quando poi, verso l'ora del tramonto, le ombre si allungarono, il paesaggio divenne solenne e grandioso.
Anche sulla strada maestra a fondo valle, i viaggiatori erano scarsi, e passavano di rado: qualche pattuglia di cavalleria ogni tanto, una volta una fila di tre carri pieni di profughi, donne dagli occhi incavati, e bimbi rannicchiati ai loro piedi. E nessuno parlava.
In un gruppo di reclute ce n'era una che piangeva. Non era arrivato a risparmiare trecento dollari per riscattarsi dalla coscrizione; e aveva lasciato la sua piccina, gi orfana di madre, affidata alle cure di estranei. E la sua angoscia era pi grande di quanto non potesse sopportare. I compagni lo compiangevano, compiangevano se stessi, si compiangevano a vicenda. Non abituati alla sella, erano gi malamente scorticati e indolenziti, e quasi tutti pativan la nostalgia di casa.
Il colonnello non avrebbe dato molto per quell'infornata di reclute. Non gli sfuggiva che a ogni nuova coscrizione, gli uomini erano di qualit pi scadente. Ci sarebbe voluto un tempo enorme per istruirli, e molta pazienza... Ma ormai, egli non poteva pi concedersi il lusso d'una compassione universale. Gi da due anni, a Fredericksburg e dopo, egli aveva sentito la Nazione morire. Da allora la sorte d'ogni singolo uomo era sembrata poca cosa. Che importava? Sia che restassero uccisi in battaglia o no, gli uomini dovevano pur morire, o tosto o tardi...
Ogni tanto, Farfar gli rivolgeva lo sguardo con un sorrisetto vivace che il colonnello ricambiava. Accidenti! Sperava che quel bamboccio non sarebbe finito stroncato... Bisognava rimandarlo a casa, con una scusa qualunque, oppure trovargli un altro reggimento. Il colonnello dimise quei pensieri.
Verso sera erano a Luray; si accamparono alla meglio in un fabbricato di mattoni senza tetto. Pochi abitanti e alcuni miseri negri affrancati s'aggiravano ancora qua e l. Una casa senza tetto era meglio che niente. E c'erano pur sempre le stelle che tenevano compagnia. A forza di guardarle il colonnello si addorm.
Al mattino seguente, il capitano Kerr non era ancora giunto.
Si attendeva un convoglio ferroviario: i reggimenti, ora, erano costretti a rifornirsi per conto proprio di viveri, tanto completa era la devastazione. Il colonnello decise di far da solo quella ventina di miglia che lo separavano da Aqula. Avrebbe potuto prendere la via dei monti, che era pi breve e offriva panorami incomparabili. Poco gl'importava ora di andare incontro a pericoli; a parte ci, c'era una piccola missione ch'egli intendeva compiere da solo. In segreto, per settimane egli aveva atteso quel momento. E sperava di non arrivar troppo tardi.
Sollevando alti spruzzi Black Girl pass a guado l'Hawksbill Creek, e a buon trotto s'inoltr su per le alture. Valleyburg e le case coloniche lungo la via erano ridotti a mucchi di cenere, che or qua or l deturpavano il paesaggio. Poi, la selva s'infittiva.
Non anima umana per miglia e miglia. A piedi del Blue Ridge la strada s'addentrava nell'antichissima foresta: dopo un'aspra salita volgeva a sud, e risaliva e discendeva pei grandi contrafforti laterali delle montagne.
Il colonnello aveva obliato quanto selvaggia e accidentata fosse quella via. Da quelle altezze, il paesaggio appariva vieppi maestoso e sconfinato.
C'era un punto, che gli era rimasto impresso in mente. Si trovava in cima a una salita singolarmente lunga e aspra.
Lass, avrebbe fatto prendere un po' di fiato a Black Girl. La strada, ormai, era poco pi d'un sentiero. Egli si tuff nelle verdi tenebre d'una pineta, riprese a salire, pi su, sempre pi su... Black Girl gi ansava. Ecco la radura, a capo del sentiero. Giunto d'un tratto in cima, egli usc in piena luce.
Verso sud, due possenti catene dei Monti Appalachiani si allungavano nell'azzurra lontananza, come agguerrite carovane in marcia verso l'eternit. Tra quelle giogaie parallele si distendeva la Valle dello Shenandoa: serena e bellissima, in apparenza, quanto i recessi dell'Isola dei Beati.
Il pensiero corre pi celere del lampo. Forse la loro fluida natura , essenzialmente, la stessa. In un baleno, mentre il colonnello lasciava riprender fiato al suo cavallo, e da quelle vertiginose altezze guardava ai suoi uomini che manovravano gi nella Valle, in un baleno le scene di quelle ultime settimane, visi e luoghi e case e strade e il suono stesso delle voci attraversarono la sua mente...
L'eco affievolita delle trombe su per la Valle lo richiam a se stesso; gli ricord ch'era tornato. Poche ore ancora, e sarebbe di ritorno fra i suoi uomini. Da capo la quotidiana ronda, vigile e cauta, sotto gli occhi del nemico; e manovre, e scaramucce, e battaglie. Un cozzo metallico, come d'una scarpa ferrata contro un sasso, - il rumore proveniva da qualche parte del burrone che gli s'apriva dinanzi - fece s che tutti i nervi del suo corpo si tendessero. Fulmineamente, prudenza e paura diedero risalto a ogni particolare del paesaggio, quasi che una viva luce bianca lo avesse investito in pieno. Certe singolarit diventavano importanti e memorabili. Una minuzia, vista in tempo, poteva esser la salvezza, un errore d'osservazione riuscir fatale. Tale era il senso della guerra; una euforica coscienza di supervitalit, un ardore un po' pi intenso di quanto la vita non avrebbe potuto sopportare a lungo. E ne costituiva anche il fascino. Il problema di esistere passava in primo piano, si imponeva per virt propria ad ogni individuo.
Come aveva avuto il coraggio di rimanersene l, bersaglio contro il cielo? Bisognava esser prudenti, d'ora innanzi. Sebbene fosse stata evacuata, la Valle restava pur sempre terra ostile, dove c'era da aspettarsi una sorpresa. Il colonnello smont, e guardingo condusse Black Girl per la briglia, gi per la discesa. Non s'udiva che la voce del vento tra i pini; e laggi in fondo, presso il guado a Aqula, lo scorrer costante, il gorgoglio eterno delle melodiose acque. Via via che il colonnello si accostava al fondo del burrone, il rumore del piccolo torrente che impetuoso balzava di masso in masso empiva l'aria d'un murmure incessante e sommesso.
Forse non c'era nessuno. Forse, il rumore udito non era che un sasso il quale, staccatosi, era stato trascinato dalla corrente. Meglio non fidarsi, tuttavia. Scostatosi dal sentiero, il colonnello leg Black Girl in un boschetto dove sarebbe stata al sicuro e prima di uscire, circospetto esplor tutt'intorno a s, e in basso.
A pochi passi c'erano le rovine di ci che era stato il florido borgo alpestre di Aqula, che aveva contato parecchie botteghe, qualche dozzina di case e un mulino. Le tetre mura devastate, rimaste in piedi dopo il recente incendio, le finestre vuote, ove luccicava qualche frammento di vetro, tutto dava un senso di completo abbandono. Ma era inevitabile attraversar quello spettrale piccolo "emporio", prima di giungere all'accampamento, in fondo alla Valle. La strada, invasa dall'erba, scendeva ripida dallo sperone dove si trovava il colonnello, tagliava il torrente in un punto dove l'acqua era bassa, passava pel villaggio, e spariva in pendenza nel folto delle dorate foreste. Non si poteva immaginare luogo pi adatto per un'imboscata.
Il colonnello prese il suo binocolo da campo, ed esamin attentamente i dintorni. A cos breve distanza, ogni particolare era chiarissimo. Casa per casa egli esplor gli edifici scoperchiati. Un gatto, accoccolato al sole sui gradini d'una soglia, si lavava il muso con la zampina. Di sotto alla sconquassata ruota del mulino spunt una lontra, e tracci un V sul placido specchio della gualchiera. Black Girl si muoveva, nel boschetto. La lontra s'era tuffata. "Sono dunque l'unico essere umano che ci sia da queste parti", si disse il colonnello; ma una cosa lo spinse a riflettere. La strada rivelava due solchi di ruote, tracciati di fresco, che arrivavano sino al guado, e a met del torrente sembravano girare. All'altra sponda, la strada appariva intatta. Forse, egli immagin, a quel punto un veicolo doveva aver svoltato per ritornare indietro.
Sulla riva del torrente ov'era l'abitato, a mezza costa su un pendio rivestito d'un frutteto, presso una casa crollata c'era un piccolo serbatoio d'acqua, costruito in pietra. Era l'unico fabbricato che ancora potesse vantare un tetto. Verso di esso il colonnello punt il suo binocolo. La porta si trovava dalla parte opposta; ma egli scorgeva gli embrici ricoperti di muffa, e nel muro di pietra, il vano d'una finestra senza vetri. Un merlo si pos sul tetto, poi vol via. Sul davanzale della finestra c'era un che di bianco. Il colonnello mise a fuoco le lenti del cannocchiale e sorrise entro la barba nascente. Era una vecchia pupattola di cenci, e aveva un occhio solo.
Senza fretta egli risal in sella e s'avvi verso il villaggio.
Quelle carreggiate che arrivavano fino al guado restavano pur sempre un mistero. Entravano nell'acqua, quindi scomparivano.
L'Aqula Creek aveva un letto piatto, ricoperto di ghiaia. Profondo appena tanto da arrivare al ginocchio l dove si allargava traversando le praterie a pi del villaggio devastato, girava placido attorno a una curva delle alture e delle selve, quasi un'argentea via, per inabissarsi, sotto un fronzuto arco di roveti, entro una cupa foresta. Ogni tanto, una folata di vento recava il rombo remoto d'una cascata, che solo, assieme alla melodia dell'acqua sul greto, turbava la pace del deserto valloncello, il quale pareva tuttora in ascolto dello scampanio degli armenti e dei richiami di qualche raccoglitrice di fragole. Su tutta quella natura gravava il silenzio, e la gran luce del sole pomeridiano. In quella calma quasi gravida di attesa il colonnello leg la sua cavalla a un melo annoso, e caricatosi della bisaccia si avvi rapidamente al serbatoio, nel frutteto deserto.
Una breve gradinata, formata da cinque pesanti lastroni, scendeva a un'apertura sormontata da una robusta trave, per cui si accedeva al luogo. Il colonnello sost in ascolto. Non s'udiva altro che il melodico gocciolio dell'acqua, a intervalli regolari. Drip, drop, drip; poi, una nota singolarmente vibrante, come d'un vetro soffregato da un dito. Per riudir quella nota egli attese. Era buio, l sotto. Uno dei lastroni di pietra recava la debole impronta fangosa d'un piede infantile. Il colonnello sorrise, e curvando la testa e le spalle entr nel casotto.
Quanto recondito quel luogo! Eppure, una volta entrati, l'oscurit non era cos fitta. Dalla finestra priva di vetri, il diffuso riflesso del sole proiettava sulla liscia acqua immota della vasca un rettangolo di luce. Ancora pareva di vedere i cerchi di qualche vaso da burro che vi fosse stato messo in fresco. Come gli occhi si furono abituati all'argentea penombra che si rifletteva fioca ma uguale per tutto il vecchio recesso di pietra, il colonnello non pot trattenere un'esclamazione di gioia. La bambola seduta alla finestra non era sola. In fondo al serbatoio, l dove, pi caverna che non edificio creato dall'uomo, rientrava nel fianco della montagna, c'era tutta una famiglia di bambole e fantocci.
Sul piano delle pesanti assi erano disposte file di minuscole tazze fatte di ghianda. E c'erano mucchietti di noccioli di pesche e di castagne d'India, le quali, rammentava il colonnello, nel mondo dell'infanzia hanno un valor spirituale, financo monetario. Una fedele sebbene screpolata bambola di porcellana faceva la guardia a una fila di luccicanti ciottoli di mica. E c'era anche una sconquassata carretta carica di pigne, tirata da un bellicoso coniglio di latta. Tre variopinte palline che nelle magiche profondit celavano spire di vetro, e un logoro cencio di peluzzo sul quale in solitaria e minuscola grandezza posavano sette anelli d'oro d'una catena da orologio di ottone, completavano evidentemente il tesoro della corona. E le bambole?...
Ce n'erano parecchie.
Fatte di pannocchie, erano vestite di tela di sacco. Una aveva un giubbetto rosso, fatto con un pezzetto di tappeto turco un po' bruciacchiato; un'altra un berretto frigio, ricavato da una calzetta da bambini sormontata da un fiocco. Sedevano su schegge di tronchi o sassi a forma di sgabello, le chiome adorne di vivide foglie autunnali o di azzurrine penne di gazza. Avevano un certo qual carattere indiano. I lineamenti erano dirozzati come nei totem, con buchi dipinti o bruciati al posto degli occhi. E dal modo com'erano disposte attorno a un fascio di verghette al quale era appesa una tazza da t senza manico, appariva chiaro che erano radunate in un solenne consesso della trib delle Pannocchie.
Guardandole, il colonnello sorrideva, con una gaiezza quasi fanciullesca. Gli pareva di veder trastullarsi la principessa Pocahontas.7 Da due anni non aveva goduto uno spettacolo che gli avesse tanto rallegrato il cuore. Per nulla cosa al mondo avrebbe voluto esser disturbato in quel momento.
Ma quel serbatoio era un luogo segregato dal mondo. La luce attutita e acquosa che vi regnava pareva l'atmosfera stessa dell'arcano. Il cavo tono musicale che veniva dal canaletto di legno, donde l'acqua del serbatoio fluiva e ogni tanto traboccava, era come l'unica nota in minore d'un isolato strumento che cantasse la solitudine.
Appoggiatosi col gomito a un mucchio di foglie secche, radunato dai fanciulli in un angolo del loro piccolo rifugio, il colonnello si abbandon al lusso di sognare indisturbato. E quei sogni erano connessi con la sua infanzia, e col malinconico seguito che ne era stata la giovent.
Scost alcune foglie secche, poi apr la bisaccia; e cominci a disporre sullo spazio libero del pavimento di pietra il contenuto che fin l aveva portato con tanta cura.
Dapprima liber dalla carta che le avvolgeva le piccole suppellettili comprate in Walnut Street, a Filadelfia, e le dispose con amore, come se tutto si dedicasse a mobiliare una stanza. C'erano tavole, seggiole, divani, e una credenza: tutto elegante, imbottito, minuscolo e antiquato. Servendosi d'un pezzo del suo fazzoletto per tovaglia, il colonnello prepar la tavola, con le piccole stoviglie; mise un chicco di caff su ogni piatto, e dalla sua scatola di latta vers un po' di zucchero nella zuccheriera. L'effetto era d'una grazia irresistibile; e con dita impazienti, tutto commosso, egli disfece la carta velina che avvolgeva le bambole. Ce n'erano sei. Un padre e una madre, persone dall'aspetto posato e conservatore. Le colloc ai due capi della tavola, a presiedere il festino. Le quattro seggiole rimanenti vennero occupate da due ragazzi, entrambi in uniforme militare con tanto di spalline, e di faccia, da una coppia di fanciulle dai capelli di lino e dagli occhi cilestri.
A questo punto, Nat Franklin ebbe un disappunto. Quei ragazzi, diamine, eran tutti d'et troppo uguale! Che fosse una famiglia con due coppie di gemelli, quella? Le ragazze, come di solito le femmine, avevan l'aria un po' pi giovane dei fratelli, ma... Tutt'a un tratto, gli balen alla mente una soluzione assai pi ingegnosa. Forse, gli ufficialetti erano ammiratori venuti a far visita a due sorelle smorfiosette. Pap e mamma avevano una cera alquanto severa. N c'era da stupirsi. Due signorini dell'esercito! C'era in aria odore di guai... Infatti, in quel momento stesso uno dei cadetti cadde in avanti, con la faccia nell'ipotetica minestra.
Tanto il colonnello s'era sperduto nel "Paese dei Balocchi", che dimenticava financo di respirare.
Ma il sospiro di sollievo che stava per trarre and perduto e sommerso da una certa confusione, a un'argentina e giuliva risata femminile.
Dalla finestra lo guardava il bel viso della signora Crittendon.
Il colonnello non era soltanto imbarazzato; era costernato.
"Ebbene?" ella disse. "Per un incendiario, colonnello Franklin, mi sembrate l'uomo pi casalingo ch'io abbia mai visto!"


 13. IL "RIFUGIO DEL CONIATORE".
Turbato, imbarazzato il colonnello balz in piedi. Se uno dei masnadieri di Mosby avesse puntato la carabina attraverso la finestra, e gli avesse mandato una pallottola, egli non sarebbe rimasto pi esterrefatto. Un brutto frangente davvero; e la signora Crittendon che non gli toglieva gli occhi di dosso! Aveva cessato di ridere, per; ad un tratto, era diventata assai grave; ed egli si sent riconoscente.
A questo punto, tuttavia, il colonnello rovin tutto quanto muovendosi, e in modo quanto mai goffo, naturalmente, per cui con la sciabola rovesci a terra l'intera famiglia delle bambole.
"Ecco!" esclam la signora. "Lo sapevo che sarebbe finita cos!"
Senza aver ritrovato la parola, scioccamente il colonnello si curv per rimediare alla catastrofe, ma non fece che peggiorare la situazione. Gli pareva d'aver le mani avvoltolate entro un sacco. Si sentiva le dita ingranchite. Certo che la signora avrebbe ricominciato a ridere, impacciato lev lo sguardo a lei. Ma ella non rideva.
"Avete bisogno d'aiuto?" domand, premurosa.
"Forse... s", egli replic, tanto stizzito che non ritrovava la voce.
Frenando un sorriso, ella disparve dalla finestra. Lo specchio del bacino, che aveva albergato il riflesso della testa di lei, improvvisamente torn vuoto; di nuovo la caverna parve deserta. Ma pochi secondi eran trascorsi, e gi egli udiva il passo leggero sui gradini che davano alla soglia.
Discesi i grossi lastroni, ella sost davanti all'ingresso. Fu, forse, l'oscurit pi intensa a fermarla; ella sedette sull'ultimo gradino, e facendosi schermo agli occhi con la mano contro il sole che pioveva dall'alto, guard il colonnello. Qualche secondo ristettero cos, l'una di fronte all'altro. Franklin non era pi impacciato. La presenza di lei gli dava un certo senso di benessere fisico, di fiducia che a poco a poco lo invadeva tutto, e ch'egli sentiva condiviso da lei.
"Spero non rivelerete il mio segreto ai bambini" egli disse. "Era una piccola sorpresa che avevo architettato per loro. E se venissero a scoprirlo, perderebbero l'illusione che siano state le fate.."
"Oh,  inteso" diss'ella. "Non mi verrebbe mai in mente di dir loro com' stato."
"Ne sono convinto." Il colonnello era grave.
"E per quanto mi riguarda, poi, non dovete nemmeno credere che vi stessi spiando" ella riprese, con slancio. "Ho veduto il vostro cavallo nel frutteto e mi sono domandata da dove venisse mai. Qualche volta, i bambini vengono a giocare qui dentro. In altri tempi, avevamo degli amici ad Aqula. Ma sapete che  stata una idea bellissima, questa vostra di portar loro dei giocattoli! Poveri passerotti! Ne avevano tanti, nella vecchia stanza da gioco, a Whitesides..." ella esit un momento "e ne sentono la mancanza" termin con un tono un poco sconsolato.
"Oh, sono tanto dispiacente!" esclam il colonnello. "Se soltanto sapeste... Tutta quella sciagurata storia rester sempre un incubo per me. Avevo fatto il possibile per evitare che..."
"Lo so. E ve ne sono grata! Ma non potete pretendere che una povera donnina afferri le ragioni politiche per le quali la sua casa ha da essere bruciata..." E la voce le si abbass, in un ironico diminuendo.
Il colonnello non tent neppure una risposta.
Un silenzio - l'abisso della guerra - era caduto fra di loro. L'avrebbero mai valicato, egli si domandava? Probabilmente no. Nella semioscurit, gli parve di essere nuovamente circondato di solitudine. Dal cannello di legno, la nota musicale cess improvvisa, come si fosse spezzata una corda d'arpa. E torn a predominare il costante drip, drop, drip dell'acqua che cadeva nella vasca.
"Ci sono altri, i quali sappiano che i bambini sono venuti a giocare qui?" domand finalmente la signora Crittendon. Un'ansia nuova alterava la sua voce.
"Non credo" rispose il colonnello. "Per caso io sono passato di qui, qualche settimana fa, mentre andavo verso nord... e ho visto che vi trovavate da queste parti. Ricordo che quella bambola con un occhio solo, l sul davanzale, era della pi piccina. Ricordo come me la porse, quel mattino..."
"Ah, s... "bel signore"..." disse la signora Crittendon. "S, lo ricordo anch'io." Sorrise, un po' tristemente. " abbastanza naturale che io lo ricordi, quel mattino!" Per la prima volta, una nota d'amarezza vera s'insinuava nel suo tono. Il suo piede cominciava a batter la pietra, bruscamente. Ella sembrava sul punto di formulare qualche risoluzione, sulla quale ancora era in dubbio.
"Grazie al Cielo,  un'Inglese", pens il colonnello. Fosse stata della Virginia, una di quelle donne nate nella Valle, mai e poi mai ella gli avrebbe rivolto la parola. Oppure lo avrebbe ricoperto di disprezzo e d'insulti; n egli avrebbe saputo darle torto. Grato della padronanza di s ch'ella dimostrava, egli alz lo sguardo a lei. Si domandava se sapesse del marito... E gli venne in mente il piccolo involto che doveva consegnarle. La mano corse alla tasca. Ma ella ricominciava a parlare; aveva cessato di battere il piede.
"A dirvi la verit, colonnello,  curioso, ma voi siete proprio l'uomo che cercavo. Io... noi ci troviamo in un brutto guaio. Sono molte settimane che non ho notizie di mio marito. Oh, ne ricever presto, spero. Ma intanto", un'espressione desolata pass negli occhi suoi, "mi trovo costretta a chieder soccorso al nemico. Sapevo che il vostro reggimento si trova accampato proprio qui, sotto a noi; e avevo pensato che voi non ci avreste negato aiuto. E ora, il fatto solo di trovarvi qui... occupato a quella piccola sorpresa... mi incoraggia. Perch, vedete, non so se avrei avuto il coraggio di venirvi a parlare, se non v'avessi trovato qui. Ma", ora ella diventava supplichevole, eloquente, "ora, ora, sento di potermi affidare all'uomo che mi ha bruciata la casa... eppure ha portato dei giocattoli ai nostri piccini. Posso affidarmi a lui?"
"Signora Crittendon, ho ordine dal generale Sheridan di aiutarvi."
"Quell'uomo!" ella esclam. "Non me lo nominate mai pi. Lui e il generale Hunter sono maledetti da ogni donna per bene, in tutta la Virginia. No, no,  a voi che mi affido, e non a lui."
La mano che il colonnello aveva recato alla tasca della giubba ricadde lungo il fianco. In quel momento egli si sarebbe cacciato una palla nel cervello, piuttosto che darle quel pacchetto. Le sarebbe parso di colpirla in viso con una scudisciata.
"Far tutto... tutto quello che posso!..." egli grid, spontaneamente. "Vi prego, credetemi!"
"Ah, ma questo non  mica un mercato fra gli Stati Uniti e la Confederazione!" ella ribatt sprezzante. "I governi sono sempre in mano degli uomini, e agiscono come se non ci fossero donne al mondo. Io sono una donna che vi supplica per amor di due bambini. Se un patto ci deve essere, sia tra noi due, oppure... non ne facciamo nulla!"
"E sia, allora: tra noi due" disse il colonnello.
"Benissimo! Per prima cosa, vi chiedo di venire con me, ma con la promessa che non rivelerete quel che vi mostrer. Me lo promettete?"
"S."
Ella si protese a guardarlo fisso negli occhi.
"Un minuto..." disse poi. "Andate a prendere i cavalli, per piacere. Intanto, io... metto a posto le bambole."
Mentre egli usciva, ella lo guard con un sorriso grave. Cos vicino a lei, egli si rendeva conto della sofferenza, dell'ansia che esprimeva quel volto. E si disse che non soltanto a causa del sole doveva essersi fatto schermo agli occhi con la mano, per tutto il tempo che aveva durato il loro colloquio.
Egli ritorn verso i cavalli, ridiscendendo il frutteto. La signora Crittendon aveva legato il suo con Black Girl, sotto al medesimo albero. Le due bestie avevano gi stretto amicizia, e dolcemente si carezzavano col muso.
"Come sar mai capace di dirle che il maggiore  morto?" pensava il colonnello. "Impossibile, in questo momento. Quella donna mi sembra gi provata dalla sorte pi di quanto non possa sopportare. No, non  possibile rivelarle ora una cosa simile. Non  meglio lasciarle l'illusione ch'egli ritorner? La speranza  necessaria, di questi tempi."
Il colonnello ricacci il pacchetto nella tasca interna della giubba, e adagino prese per la briglia il piccolo roano della signora, il quale, dopo l'offerta di una mela e qualche buffetto sul collo, subito si ammans.
Rimasta sola nel serbatoio, rapidamente la signora Crittendon s'inondava gli occhi e il viso con l'acqua fresca della vasca. Ah! Cos si stava meglio! Tanto era il sollievo, ch'ella rise... Ora, non ci sarebbe stato bisogno d'arrivare fin gi all'accampamento. Una vera fortuna, aver incontrato qui il colonnello Franklin. Con mano svelta si accinse a riordinare le bambole. Tosto ud un trepestio di zoccoli.
"Siamo pronti?" Il colonnello chiamava.
Quando, uscendo dalla caverna, gli and incontro ella aveva riacquistato un poco della freschezza e della misura d'una fanciulla inglese che esca per una cavalcata in Hyde Park. E invero, per quello scopo era stata fatta la sua veste da amazzone, nell'anno di grazia 1847. Ora, era malinconicamente sbiadita. Al colonnello parve tuttavia il colmo dell'eleganza.
Egli allacci le mani e, poggiandovi il piede, la signora balz in sella.
Attraversarono il frutteto, ormai quasi spoglio, e la prateria, fino alla sponda del fiumicello. L piegarono a destra, nel letto del fiume stesso; e avanzando sul basso greto come su una strada maestra inondata dalla pioggia, incurvandosi sotto l'arco di roveti disparvero entro i quieti anditi d'una foresta di sempreverdi. Il rumor della cascata era sempre vicino; e ancora s'accostava, man mano che risalivano il fiumicello.
Quando meno il colonnello se l'aspettava, la signora Crittendon volt il cavallo entro il letto d'un insignificante torrentello, che dal cuor della foresta fluiva entro l'Aqula Creek. Lo seguirono per un tratto, fino a una curva. Era ancor meno profondo del fiume, ma anch'esso piano e ghiaioso. Le acque rapide cancellavano le impronte degli zoccoli non appena impresse. Poi, a un punto dove un grosso tronco era caduto di traverso sul burrone, la signora svolt ancora, e prese a salire, per un antico abbandonato sentiero di boscaioli. Qui si vedevano tracce di ruote: quanto vecchie fossero era difficile dirlo. Ma non molto tempo addietro, parecchi veicoli dovevano esser passati di l; e andavano tutti nella medesima direzione.
La strada diventava scoscesa; tutt'a un tratto si distaccava dalla foresta, e da un piccolo poggio dominava un valloncello aperto tra le colline.
"Ecco il segreto che dovete serbare" disse la signora Crittendon. "Vi piace? Noi chiamiamo questo luogo il "Rifugio del Coniatore". C' una vecchia leggenda, di una vena d'argento che s'era perduta, da queste parti. E c' una certa storia, che prima della vostra Rivoluzione, un Inglese si fosse stabilito qui a coniar per conto suo degli scellini, in cui avrebbe dovuto esserci pi argento che in quelli del Re. Malgrado questo, il Governo gli diede la caccia. I primi tempi ch'eravamo sposati, il maggiore Crittendon e io solevamo vagabondar per queste colline, che fanno parte della nostra propriet. Un giorno, per puro caso siamo capitati qui. Eravamo certi di arrivare alla vecchia casetta del coniatore di scellini... E infatti, sotto le pietre del focolare abbiamo trovato ancora qualcuna delle sue monete." Ed ella alz il polso liscio, facendo tintinnare un bracciale di monetine d'argento, e sorrise. Il ricordo di quei tempi le illuminava il viso d'un riflesso gioioso. "E speravamo sempre di scoprire anche noi la vena d'argento. Era un nostro romantico sogno. Ma non l'abbiamo mai scoperta. Mio marito allest la casetta come un padiglione da caccia, e vi fece anche qualche miglioria. Spesso venivamo a passare un po' di tempo qui, d'estate. Ci pareva che quass dovessimo trovarci al riparo dalle insidie del mondo. E adesso..." Ella tacque. La voce le si era rotta in gola.
"Forse lo sarete ancora" disse il colonnello. Poi, vedendo ch'ella cercava di dissimulare la propria emozione, si distolse, esplorando coll'occhio i segreti recessi dell'accidentato paesaggio che aveva dinanzi a s.
Tali erano i tempi, che alla mente del colonnello Franklin non manc di affacciarsi l'idea ch'egli poteva anche esser caduto in una trappola sapientemente tesa. Non era raro il caso di soldati dell'Unione i quali, addentratisi fra i monti in quella parte della Virginia, erano poi stati dati per dispersi. Eppure, egli non si trovava che a due o tre miglia di distanza dai suoi uomini; ma per l'aiuto che avrebbero potuto recargli, tanto valeva ch'egli fosse lontano cento miglia. E nel "cuore" delle colline che gli si aprivano davanti, poteva facilmente nascondersi un reggimento, o un'intera popolazione di montanari. Di luoghi simili egli aveva udito, e si sapeva che gli abitanti delle montagne erano ostili agli "stranieri" tanto dell'uno che dell'altro partito. Era quindi con una certa naturale apprensione non meno che con curiosit, ch'egli scrutava in quel paesaggio.
Una profonda infossatura fra due speroni del Blue Ridge, affilati come lame, aveva tutto l'aspetto di ci che in Occidente era detto un caon. In quel particolar punto, le pareti del caon si allargavano, cingendo uno spazio d'un miglio quadrato all'incirca, tutto in piano e al sole, di praterie sparse di lussureggianti vecchie querce. L'Aqula Creek serpeggiava placido per quell'idillica plaga; e qua e l, allargandosi, formava stagni e laghetti. Era palese che in altri tempi, arginato da una gigantesca frana, doveva aver formato un lago. Nel corso di susseguenti anni, le acque dovevano aver rotto quell'ostacolo, trascinandone seco i relitti, e s'erano lasciate dietro quel pezzetto di campagna inglese...
Tale, almeno, era la spiegazione che dava la signora Crittendon.
Ora lei e il colonnello, in piedi sul ciglio dell'antica frana, ove massi rocciosi si alternavano ad alberi, ascoltavano il rombo del torrente, il quale per una trentina di metri ancora balzava di masso in masso sulla diga naturale, in una serie di cascatelle spumeggianti. Oltre una barriera di grossi macigni, le acque si agitavano un'ultima volta; e a pi di quell'ostacolo trovavano finalmente riposo in uno stagno d'un nero profondo, il quale dall'alto dell'argine, attraverso la cima degli alti pini che lo incastonavano occhieggiava come una placca di agata scura.
All'occhio esperto del colonnello, da tempo esercitato a valutare i vantaggi, le singolarit di distanza e altezza, di riparo e d'approccio d'un dato territorio, il nascondiglio naturale eppure insospettato offerto dall'ospitale valloncello ch'egli aveva ora dinanzi agli occhi in tutta la sua estensione, appariva il risultato di un artificio piuttosto che del caso. Eppure, era difficile immaginar qualcosa di pi naturale.
La valle, in quel punto, si estendeva tanto a oriente quanto a occidente; e voleva il caso che nelle vicinanze non si trovasse una cima da cui fosse possibile esplorarla, eccettuato, forse, dal sommo del Blue Ridge. Cinque miglia lontano, quel maestoso picco, le pareti rivestite d'un intrico di selve sparse di ciclopici massi, ad angolo acuto si drizzava al cielo. Tutt'intorno era un rovinio di cime tronche, di accidentati pendii, di folte macchie spinose per le quali sia il cacciatore che il montanaro si avventuravano malvolentieri. A meno di non risalir la valle dal letto del piccolo fiume - e ci era possibile soltanto a un pescatore che per ventura capitasse da quelle parti - il luogo era precluso a occhio e a piede umano. L'unica angusta strada, quella che risaliva la frana, sarebbe stata inaccessibile a chi non ne conoscesse esattamente il punto di partenza, da pi del fiume nella foresta sottostante.
Anche a un primo colpo d'occhio, tutto ci appariva evidente. In seguito, il colonnello scopr che negli anni passati i Crittendon avevano migliorato il sentiero, di modo che un veicolo ben guidato e tirato da una doppia pariglia, poteva risalire la frana. La signora Crittendon gli raccont come il luogo fosse stato scoperto da suo marito per puro caso, per avventura, una volta che, aiutandosi colle mani e coi piedi, si era arrampicato su per la cascata. Il maggiore era sempre stato un appassionato pescatore di trote; una sua teoria era che pi in alto si saliva, pi c'era il caso di scoprir qualche "buca" particolarmente feconda. L'antico rifugio del coniatore gli si era presentato dall'alto dell'argine altrettanto inaspettatamente quanto il Mare del Sud a Balboa. I due sposi serbavano caro il segreto di quella terra montana, quasi quei luoghi avessero voluto confidare ad essi soltanto un romantico episodio della loro profonda azzurra immortalit, episodio che sarebbe stato sconsiderato rivelare agli altri mortali.
Black Girl tese il collo e alz alte le narici all'aria; negli effluvi che sentiva aspirava la promessa di succulenti pascoli. Se non fosse stato per una fugace nebbiolina di fumo che si librava a mezz'aria dietro un gruppo d'alberi, e per un piccolo stormo di colombi sopra le cime di questi, il luogo sarebbe apparso deserto. Nessuna traccia della casetta cui aveva alluso la signora Crittendon. Sperando che ormai ella avesse riacquistato la padronanza di s, il colonnello si azzard a guardarla di nuovo.
Questa volta, ella non fece alcun tentativo di nascondere che aveva pianto. Con un breve gesto energico scosse il capo, e col fazzolettino si asciug un'ultima volta gli occhi.
"Sicch, proprio avreste intenzione di seguirmi?" ella disse; e riusc ad abbozzare un sorriso. "Andiamo incontro a guai. Non posso negarlo, questo. Ma sono guai miei e non vostri" ella soggiunse, pacata.
Dispiacque al colonnello ch'ella avesse indovinato cos facilmente i suoi sospetti. Ma erano troppo ovvii, perch ci fosse bisogno d'una scusa. E poi, per quanto riluttante egli fosse ad ammetterlo, la vista di lei bastava a placare i suoi dubbi.
I loro occhi s'incontrarono.
"Vi seguo, signora Crittendon" egli disse. "Dovunque andiate."
Ella gli diede uno sguardo pieno di riconoscenza, e si accinse a fargli strada, gi per la faccia interna dell'antica frana. Da quella parte, la discesa era breve; e in men di qualche minuto si trovarono a galoppare per un lungo tratto di prateria, tutta in piano, in direzione di quella tal nebbiolina di fumo domestico. Tosto infilarono una specie di viale, disegnato dalla natura, sotto i larghissimi rami d'annose querce. Era un pezzo di terreno boscoso, relativamente scoperto, con gli alberi discosti l'uno dall'altro e spogli di arbusti che formassero macchia. Un paio di cignali che grufolavano in cerca di ghiande fuggirono davanti ai cavalli. L'uscita del viale era altrettanto improvvisa quanto l'entrata. Al colonnello si present un gran prato, sparso di rami di querce, il quale terminava l dove la valle - a un quarto di miglio circa - girando attorno alle colline volgeva a oriente.
"Guardate dietro di voi!" gli grid la signora Crittendon. Egli si arrest e volt il cavallo.
Vide allora un edificio lungo e basso, limitato ai fianchi da massicci camini quadrati. Guardava a oriente, come appoggiato contro il bosco dal quale erano appena usciti. Alcuni rami scendevano tanto bassi da toccare il tetto. Tanto alte le querce erano cresciute con gli anni, che d'estate la casa doveva essere tutta in ombra. Il tetto pareva rifatto da poco; e un bello steccato circondava un cortiletto ad aiuole che correva lungo l'intera facciata. Il cancello era aperto. Ai lati del viottolo che conduceva alla larga veranda occhieggiava qualche tardivo fiore autunnale. Un poco discosto, tra gli alberi si scorgevano tettoie e capanni; e il colonnello vide anche due carri, e una vecchia carrozza. A met di una maestosa quercia, rannicchiata l dove due rami giganteschi si biforcavano, c'era una colombaia, cui si accedeva per una scaletta a piuoli. Alla vista della signora Crittendon, lo stuolo di colombi che l'abitava scese a volteggiarle d'attorno.
Il luogo aveva in tutto e per tutto l'aspetto di un "rifugio", pens il colonnello. Nulla si poteva immaginare di pi sicuro e appartato dal mondo. E dove trovare un paesaggio pi bello?... Ma a questo punto, alle bucoliche riflessioni del colonnello, non troppo convinte a dir la verit, tagli corto l'apparizione, sulla soglia della casa, d'un giovane con una carabina in mano.
"Paul!" grid la signora Crittendon; e balzata gi di sella, si precipit di corsa verso la casa. "Via quel fucile!"
Il ragazzo non riusciva a maneggiar l'arma; era una lunga carabina, e a quanto pareva, egli non poteva servirsi che d'un solo braccio.
"Paul!" ripet la signora, correndo attraverso il cancello e pel sentiero. "Fermatelo, per carit, fermatelo!" grid, invocando l'aiuto di qualcuno.
Con una mano sola, il ragazzo aveva sollevato la carabina all'altezza della spalla, agitandola disordinatamente in direzione del colonnello, il quale a sua volta s'era affrettato a scender da cavallo e s'avvicinava alla casa. Intanto, Margaret Crittendon e un vecchio dalla lunga barba bianca, usciti dalla casa, stavano lottando col ragazzo. Un colpo part a vuoto, e rimbomb per la valle. La signora Crittendon s'era lasciata cadere sugli scalini, mentre sotto il porticato, dietro di lei, seguitava la colluttazione. Margaret e il vecchio cercarono di sopraffare Paul.
"Zia Libby, te l'avevo detto di guardarti dal portar qui un Yankee!" egli gridava. "Lo sapevo che eri andata a cercarli! Ah! Non me la fai... Che cosa direbbe lo zio Douglas?" Egli pareva forsennato.
Margaret era riuscita a circondarlo con le braccia. "Paul, Paul, sciocco che sei... calmati" andava dicendo.
"Dio, il mio braccio!" L'urlo stridulo e angosciato che il giovane cacci era quasi femmineo. "Basta, Meg, basta... mi uccidi!" Barcollando contro il muro del porticato, si accasci; e il vecchio fece appena in tempo ad accoglierlo fra le braccia.
"Non ragiona, povero figliolo. Non sapeva quel che si faceva..." E la signora Crittendon rivolse al colonnello uno sguardo supplichevole, quasi intercedesse per il ragazzo.
"Sicuro" disse il vecchio. "Son tre giorni che ha una febbre da cavallo.  la prova che Dio gli manda per i suoi peccati!"
La signora Crittendon fren un singhiozzo. Per un momento, tutti si guardarono interdetti, fino a che Margaret, la fanciulla, ruppe l'imbarazzo che regnava.
"Vorreste aiutarci a portar di sopra Paul, colonnello?" ella disse. "Non siamo troppo in forze, da queste parti. Da un po' di tempo in qua, non abbiamo avuto molto da mangiare." E ponendogli una mano sul braccio, gli sorrise, calma.
Tanta era la pazienza, la rassegnazione, l'intima grazia che traspariva da quel viso giovanile, che il colonnello si sent commosso.
"Come volete, mia cara," disse.
Dalle braccia del vecchio egli prese il corpo quasi inerte di Paul, e segu Margaret entro la casa. Il ragazzo era leggero. Pareva di reggere un sacco d'ossa, consumate da un fuoco interiore. Tutto il giovane corpo ardeva. Sotto la logora stoffa color noce che stringeva tra le dita, il colonnello sentiva il sangue pulsare di febbre. Per la prima volta not che gli abiti indossati dal giovane dovevano essere i malandati resti di un'uniforme dell'esercito confederato. Uno dei fanciulli guerrieri della Virginia, pens... e gli venne in mente Farfar. Qualcosa nel volto del ragazzo, bench arrossato e scavato, ricordava Margaret Crittendon. La rassomiglianza di famiglia era evidente.
"Vostro fratello?" egli domand mentre deponeva il corpo del giovane su un materasso imbottito di cotone, in una specie di soffitta sotto il tetto della casa.
"No..." Margaret parlava in un soffio, guardando mesta Paul. " mio cugino, Paul Crittendon. Lo zio Jim  caduto due anni fa a Mechanicsville. La zia Anne  mancata pochi mesi dopo. Credo sia morta di dolore... I ragazzi erano venuti ad abitare con noi a Whitesides, nella Valle: Paul, Mary e il piccino. E adesso, anche Whitesides  perduto! Oh, ma tutto si metter a posto quando ritorner il babbo. Riusciremo bene a tirare avanti, qui dove siamo ora. Ma non possiamo fare a meno di Paul. Non si pu mica fargliene una colpa, se odia i Yankee, non  vero, colonnello?"
"Povero bambino!" disse il colonnello.
"Che!  un uomo!" esclam fiera Margaret. "Ha gi preso parte a tre battaglie, col generale Early. E ha anche la sua ragazza: Flossie Kiskadden. Ed  ferito! Credo si possa considerar ferito, anche se non c' sangue. Guardate quel braccio...  stato un proiettile morto, a ridurlo in quello stato. Rotolava verso di lui, e ha voluto fermarlo: cos ha raccontato Paul, almeno."
Tolta la giubba al ragazzo, comparve una sudicia benda, fatta di vecchia tela da sacco. Il colonnello la svolse con precauzione, scoprendo a poco a poco un braccio orribilmente gonfio. Dal polso al gomito aveva la grossezza d'un alberello.
"Temo che si tratti di una frattura multipla, a dir poco. Forse l'osso  scheggiato. Qui ci vuole un chirurgo."
"Naturalmente!  quel che vado dicendo io. Ho detto alla mamma che era necessario che andasse all'accampamento e vi pregasse... Voi mi avete aiutata a spegnere l'incendio a Whitesides, quel giorno. Oh, lo so che ci aiuterete. Abbiamo tanto bisogno di Paul, colonnello! E mio padre farebbe certamente altrettanto per voi!" Tutta tremante la giovinetta lo aveva afferrato pel bavero della giubba.
"Non c' affatto bisogno di pregarmi, bambina mia," disse il colonnello. " naturale che vi aiuti! Posso condurre qui un chirurgo, in un batter d'occhi. Vi tratter come se foste figli miei."
"Oh! Colonnello, non m'importa se siete un Yankee! Non c' Crittendon che non vi sarebbe riconoscente!"
"Margaret! Margaret!" chiamava la signora Crittendon. "Che cosa stai facendo, l da Paul? Chiacchiere? Non servir a molto."
"S, mamma, servir. Servir moltissimo" replic la figlia. E intanto, ripiegata una vecchia giacca, la mise sotto il capo al cugino.
Il colonnello ridiscese le scale.
"Per prima cosa, bisogna liberare quel braccio dal gonfiore. Mi occorre un secchio d'acqua fredda."
"Niente acqua!" esclam il vecchio dalla barba bianca, sorgendo improvvisamente presso il caminetto. Torreggiando in tutta l'altezza dei suoi sei piedi, sembrava dominar la stanza come un truce altissimo fantasma. "Per le loro colpe i peccatori saranno condannati ad ardere! Sta scritto!"
"Lasciamo correre queste cose" disse il colonnello, e guard severo al vecchio. "Andate a prendermi un secchio d'acqua."
Con gran sorpresa di tutti e particolarmente della signora Crittendon, il vecchio sembr farsi piccin piccino; ogni luce si spense dagli occhi suoi, e senza protestare egli usc. Un attimo dopo, si sentiva cigolare la catena del pozzo.
"Chi  quel vecchio matto?" domand il colonnello, non troppo riverente.
"Ecco,  una famiglia che io ho accolto qui" gli rispose la signora Crittendon. "Il reverendo James Kiskadden  un vecchio pastore presbiteriano a riposo, di Cumberland... ed ecco qui Flossie, sua figlia."
Dal sentiero, incantata e leziosetta, arrivava una fanciulla sui quattordici anni, un cestino al braccio.
"Oh,  una storia molto complicata" riprese la signora Crittendon. "Paul  pazzo per Flossie;  l'unica parola: pazzo come pu esserlo un ragazzo della sua et... E io temo che le cose non vadano troppo pel verso buono. Ma siamo in tempi di guerra, e non son certo io che posso impedirlo. Non certo io!" ella insist torcendosi le mani, inquieta. "E ora Paul  tornato qui, ferito, per rivedere quella ragazza. Il vecchio vorrebbe rovesciar tutta la colpa su di me. Non ho potuto fare a meno di accoglierli, capite? Lui  un poco... insomma, la religione ha dato alla testa a parecchi, in questi ultimi tempi."
"E scommetto che fa la voce grossa, qui dentro?"
"Eh, s... E io non ho avuto l'energia di fermarlo sin da principio. Ero tanto stanca. Non mi avreste trovato in questo stato, con le lagrime di pelle in pelle, se proprio non ne potessi pi. Ah! Se non fosse per Margaret, non so davvero quel che farei... Flossie, ecco il colonnello Franklin, dell'esercito degli Stati Uniti." Ella si rivolgeva alla ragazza, che alla vista del colonnello s'era fermata attonita sulla soglia. " venuto ad aiutarci."
"Buon giorno, signorina Kiskadden" disse il colonnello.
"Buon giorno..." rispose Flossie. Palesemente noncurante dei presenti ella sedette, e spinse il cesto sotto la tavola. Alta e sottile, malgrado le lunghe gambe, le grosse mani e i grossi piedi d'adolescente, ella spirava tuttavia una certa selvatica grazia. Aveva fattezze regolari e delicate. Di sotto alla cuffia che si afflosciava attorno al viso, i capelli in disordine sfuggivano come un rossiccio oro filato; e le sopracciglia bionde erano tenui tracce d'oro sui neri laghi degli occhi. Cos se ne stava l, apatica.
"Hai trovato qualche cosa?" indag la signora Crittendon con una certa premura.
"No, signora; ci debbono essere stati i negri, ieri notte, e hanno portato via tutte le patate. A momenti non lasciavano neppure i sassi..."
"Ah, mio Dio!" esclam la signora Crittendon. "Che faremo, allora?"
"Sentite, signora," disse il colonnello. "Ora vi pregher di rimanere seduta in quella poltrona e di smetterla d'inquietarvi. Domattina avrete qui delle provviste in abbondanza, e anche in quanto al resto non vi mancher nulla. E condurr con me un chirurgo per Paul. In tutti i modi, non potr mettere a posto il braccio fino a che  cos gonfio, e per ora, posso fare io quel che farebbe lui, n pi n meno. A proposito... e l'acqua?"
"Il babbo  seduto l sull'orlo del pozzo, e si guarda nel secchio" disse Flossie. "Vecchio scemo!"
"Flossie, non voglio che tu parli cos di tuo padre in casa mia!" esclam la signora Crittendon, battendo le mani incollerita. La ragazza sussult. "Vai fuori a prendere i bambini. Presto!"
Nel frattempo, il colonnello s'era impadronito dell'acqua e la portava di sopra.
"Acqua!" fece Margaret, vedendolo entrare. Appariva contrariata. "Il reverendo Kiskadden ha detto che lo avrebbe ucciso. Sostiene che la febbre passa all'asciutto."
"Davvero? E allora, da quanto tempo Paul  senz'acqua?"
"Da tre giorni" confess la fanciulla, intimorita.
"Andate a prendere un bicchiere, svelta!"
In due salti, Margaret era dabbasso e ritornava. Il ragazzo s'era accasciato sulla vecchia giacca, il mento all'aria, un baglior febbrile tra le ciglia socchiuse. Delicatamente il colonnello gli sollev la testa, e gli accost il bicchiere alle labbra. Un'espressione di stupore, quasi che i cancelli del paradiso lo avessero felicemente accolto, si diffuse in volto al peccatore Paul, allorch sent la divina frescura colargli gi per la gola riarsa. E un secondo bicchiere tenne dietro al primo.
"Ora basta, per un poco" disse il colonnello. "Ma ogni tanto, dategliene pure quanto vuole, Margaret."
Paul aveva aperto gli occhi e si guardava d'attorno. L'acqua sembrava avergli prodotto l'effetto di uno stimolante che lo rinvigoriva.
"I Crittendon non mi hanno mai fatto una grazia simile, tra tutti quanti! Sono cent'anni che supplico Margaret di darmi un sorso d'acqua. E non vogliono nemmeno che vada a prendermela da me!"
Margaret sosteneva l'accusa a labbra strette, a piedi della lettiera. " stato il vecchio, Paul... Lui ci ha detto di fare cos."
Paul non le diede ascolto. "Mi perdonerete, se ho cercato di colpirvi" disse al colonnello. "Non sapevo che foste un dottore. Credevo che foste un co...com...battente."
"Benissimo!" Il colonnello era contento che l'errore del ragazzo lo aiutasse a trarsi d'impaccio. "Ora lo sapete come dovete regolarvi; lasciate fare alla natura. Io cercher di sollevarvi un poco dal dolore. Credete" e si rivolgeva a Margaret "che di sotto si troverebbe un altro secchio per metterci il braccio a bagno?"
"C' l'orcio che serviva per il sidro, sotto al portico; si potrebbe rompere il collo" sussurr Margaret.
"Proprio quel che ci vuole!"
Pochi minuti dopo l'orcio, decapitato e riempito sino all'orlo, veniva psto a capo della bassa lettiera su cui giaceva Paul, il quale, per fortuna, pareva gi ricaduto nel suo torpore. Egli non oppose alcuna resistenza, quando il colonnello e Margaret lo sollevarono, e con infinita cura immersero il braccio destro nella gelida acqua di pozzo, che arrivava fino al disopra del gomito. Una volta sola egli si lament forte; e soltanto allora il colonnello comprese che il ragazzo sopportava in silenzio l'atroce dolore che gli causava ogni minimo movimento del braccio.
"Siete un degno cittadino della Virginia, Paul," gli disse.
Aprendo gli occhi, il ragazzo mostr di gradire l'elogio; e questa volta, sorrise ai due samaritani. "Dov' Flossie?" domand poi.
"Lasciate correre Flossie" gli rispose il colonnello. "Margaret, voglio che qui, a custodire Paul, ci restiate voi. Flossie potr aiutarvi pi tardi, forse. Ma badate a tenergli il braccio nell'acqua, e dategli da bere quanto vuole. Se sente freddo, e lo vedete rabbrividire, togliete il braccio dall'acqua per un momento. Ritorner domani. E al mattino presto vi mander tutto quel che occorre."
Margaret chin il capo, incapace di dir parola; e distogliendo lo sguardo riusc persino ad abbozzare un sorriso. Ella era un'infermiera nata. Slegatosi il vecchio grembiule che portava, lo bagn nell'acqua e inond il viso e il petto al cugino. Il grato senso di frescura lo sollevava. Per la prima volta da tanti giorni, il braccio aveva cessato di pulsargli. Egli tese la mano libera, e carezz la guancia della fanciulla.
"Sei proprio una brava figliola, Meg! Perdonami... Mi vuoi bene?"
"S, ma non come... non come Flossie" rispose Meg. "Tu sei mio cugino, Paul." E lo consol con un modesto bacio sororale.
"Ah! Meglio sempre della battaglia di Little North Mountain!" esclam Paul.
"Oh, Paul, speriamo tu non debba mai pi ritornare..."
"Via, via, Meg. Non piangere, adesso. Far n pi n meno di quel che deve fare un Crittendon."
Gli occhi pieni di lagrime, Meg assent.
Di sotto, il colonnello trov la signora Crittendon affaccendata a preparare ci ch'ella chiamava "il t". Era un intruglio d'orzo misto a un po' di farina di granturco. Con un mestolo di legno ella cercava di sciogliere i grumi che la pasta formava, spiaccicandoli entro una catinella.
"Ed  l'ultima farina che abbiamo!" disse, mostrando al colonnello il fondo del vaso di latta. "Fidandomi sulle vostre promesse, oggi mi sono avventurata a uccidere il vitello grasso. Vedete!"
Sedettero un momento, a parlare delle condizioni di Paul. Il colonnello avvert di badare a che il vecchio Kiskadden non s'immischiasse dell'infermo.
"Ci bader" disse la signora. "La vostra venuta mi ha ridestata da quel sortilegio. Ma... sapete com', quando non se ne pu pi dalla stanchezza: una persona prepotente riesce sempre a dominare, in un modo o nell'altro." Ella si scost dalla tempia una ciocca di capelli d'oro. "Paul ci ha fatto perdere pi d'un sonno."
Il colonnello non esitava a crederle. Ella appariva veramente stremata. Doveva esser stata l'emozione di aver lasciato il suo rifugio, a sostenerla nel loro incontro presso al serbatoio.
Toltosi di tasca un taccuino, il colonnello si mise a redigere una lista delle cose pi necessarie, interrogando con metodo.
Elisabeth Crittendon rideva.
"Oh... tutti gli ufficiali debbono avere uno di quei taccuini! Mi ha una cert'aria famigliare, il vostro... Mio marito, sapete, aveva fatto la Scuola militare di West Point."
Il colonnello arross. "Sono molto pratici, in ogni modo," disse, evasivo.
"Precisamente..." Ed ella continu a dettargli la lista, che pareva senza fine. "Lo vedete, ho bisogno di tutto! Quel giorno, ho seguito il vostro consiglio e mi allontanai pi presto che potei, non appena fui riuscita a mandar via la nonna, con un carro, alla ferrovia per il Sud. Essa ha insistito per andare a Richmond. E suppongo avesse ragione; quass, sarebbe morta! Abbiamo portato su due carri di roba: e qui abbiamo trovato ancora delle provviste, rimaste dal nostro soggiorno d'estate. Ma ora quasi tutto  consumato, e la notte siamo al buio.
Il colonnello chiuse il taccuino. "Vi mander tutto quello che posso."
Flossie Kiskadden entr coi due piccini, Mary, una bimba di sette anni, e il piccolo Tim che ne aveva press'a poco tre. Mary fece una bella riverenza al colonnello. Tim, stavolta, era proclive a mostrarsi un poco altezzoso. "Fame! Voglio cena!" strillava. Il vecchio Kiskadden andava e veniva, recando legna per i due caminetti.
" l'unica luce che abbiamo" spieg la signora Crittendon. "Rallegra un po' l'ambiente. Per, mi rincresce bruciar tutta la legna prima ancora che cominci l'inverno." Lei e Flossie badavano a tante piccole faccende domestiche. Il riflesso delle fiamme illuminava gaiamente i grossi tronchi che formavano le pareti della lunga stanza. Politi dagli anni, a tratti avevano bagliori quasi metallici. Seduti a tavola i due piccini mangiavano la farinata nelle scodelle bianche, e intanto chiacchieravano della casina dei colombi e della vita che vi si faceva; e le loro vocette sommesse tradivano il sonno. Fasci di fiamme giallognole s'involavano su per le cappe dei due caminetti, sotto le quali pendevano marmitte nere. Il vecchio Kiskadden tolse da una ciotola screpolata un bastoncino con un cencio in punta, e si strofin le gengive con tabacco da naso; poi, tutto soddisfatto sedette nel canto del fuoco. Sopra una mensola, una vecchia pendola ticchettava ciarliera.
Un momento il colonnello chiuse gli occhi. Che ore erano mai, queste che scorrevano? Gli parvero ore vissute tanto tempo addietro - assai prima di quel 1864. La gonna della signora Crittendon lo sfiorava nel passare; egli aspirava un flebile sentor di lavanda. L'orologio ronz, batt: due colpi. I bimbi scoppiarono in una risata.
Il colonnello riapr gli occhi.
"Domani, allora," disse. "Contateci sopra. E... bisogner che conduca quass un paio dei miei uomini."
"Certo" replic la signora, un po' sconcertata. "...  naturale. Ma non volete trattenervi a cena?" Il tono era scherzoso; ma subito ella torn grave: "Saremo ben contenti di avervi con noi."
"Grazie lo stesso." Egli sorrise, con un'occhiata alla zuppiera non troppo piena. "Ma... ora che ci penso!" Egli usc, sleg in fretta la sua coperta arrotolata e ne tolse quel che rimaneva delle sue provviste. Dalla bisaccia prese l'ultimo pezzo di lardo. I bambini accolsero con grida festose lo zucchero, le gallette e il caff. Il piccolo Tim tent un vano attacco al pane militare.
" questo, il pane che mangiano i Yankee?" domand Mary. "Oh, allora..." Tutti risero; persino la vecchia faccia del reverendo si raggrinz in un sorriso.
Sulla soglia, alla luce vacillante della fiamma, la signora Crittendon salut il colonnello. "Le nostre benedizioni vi seguono, questa sera" ella disse con semplicit.
"Ne avr bisogno" egli replic, togliendosi il berretto. Lentamente la porta si richiuse. Alcuni istanti egli sost, sperduto nel mondo d'un inquieto crepuscolo sanguigno. L dentro, aveva trovato la pace.
Pochi minuti dopo, la signora Crittendon udiva il galoppo di Black Girl allontanarsi rapidamente gi per la Valle. Ella si abbandon sulla poltrona, riscaldata da un vago senso di conforto. Il caff caldo, che da due anni non gustava pi, la ristorava come un elisir corroborante. Chiss che cosa dir Douglas, ella pens. Aveva promesso al marito di non rivelar mai a un estraneo la via che conduceva al valloncello.
"E adesso" ella disse ad alta voce, allacciando le mani dietro il capo e fissando il fuoco "e adesso l'ho fatto..."
"Che cosa hai fatto, mamma?" domand Margaret, scesa in quel momento a dividere la magra cena.
"Ho rotto la promessa data a tuo padre; ho condotto al "Rifugio del Coniatore" qualcuno che non  un Crittendon." Elisabeth Crittendon pareva confessare un peccato. Pronunciata cos di fronte ad altri, la realt era ancor pi triste.
La figlia si avvicin ad accarezzare i capelli della madre, la quale, cingendole col braccio la vita, la trasse a s. "Se il babbo fosse qui, avrebbe agito come te. E tu lo sai!" sussurr Margaret. "Oh, mamma, non siamo pi ai tempi d'una volta!"
"Cara, non parlare cos!" esclam la madre, stringendo convulsamente le mani della figlia. "Come puoi dire una cosa simile?"
"Perch so che  vero" mormor Margaret.
"S?" replic dopo un istante la signora Crittendon. "E allora, d'ora in poi dovremo vedere di tirare avanti come possiamo, in questa Valle. Bisogna che io tenga assieme la famiglia, fino al ritorno di tuo padre. Dio sa quanto durer ancora questa guerra! Pensa un po': sono gi quattro anni! Tu eri bambina, quando  incominciata. Margaret, a volte mi pento di aver sposato un uomo nato nella Virginia. Desidererei non aver mai visto questo bellissimo sciagurato paese, questi Stati accaniti l'uno contro l'altro... e che ci hanno ridotti in questo stato! Ricordati, se mai dovesse accadere qualche cosa, tu devi ritornare a Melton Mowbray, dove abita tuo zio Freek. L, non ci sono stati nemici, non c' che l'Inghilterra, e la Regina!"
"Ma se tu fossi rimasta in Inghilterra, a quest'ora io non sarei qui! Non saremmo insieme... Mamma, io non ti abbandoner mai! Mai pi!"
"Zitta... Vieni, siediti sulle mie ginocchia, come una volta... e non sono poi nemmeno tanti anni fa. Io ho bisogno di te; ma nessuna di noi due pu trattenere l'altra per sempre. In questo momento, tu mi sei necessaria, bambina mia, e ringrazio il Cielo se siamo ancora unite. Da quando  bruciata la nostra casa, mi sembra che tu sia cresciuta. Noi manterremo la posizione, quass; lasciamo che gli uomini continuino la loro guerra! Son stata una scervellata, a dire certe cose. Ma oggi, per la prima volta mi sembra di sentirmi scossa. Sar forse il pensiero d'un cambiamento..."
La pendola ronz, e torn a battere due colpi. A ogni ora batteva due colpi. Una volta, il maggiore Crittendon aveva voluto mettere a posto le sfere, e una d'esse si era incantata. La signora Crittendon caricava regolarmente la pendola, ma lasciava che la soneria battesse l'ora segnata dal marito. La piccola pendola era l'unico regalo di nozze ch'ella avesse salvato dall'incendio. Di buona fabbrica inglese, fedelmente continuava a trasformare in tempo l'eternit.
"Paul sta molto meglio" sussurr Margaret. "Si  addormentato. Flossie mi ha promesso di stargli vicina. A lei piace ascoltarlo quando vaneggia."
"Miau..." sussurr ridendo la signora Crittendon all'orecchio della figlia.
"Ora tocca a lei, in ogni modo. Io sono stata su la notte scorsa."
Ella prese una coperta, e, scostata la madre da un lato della spaziosa poltrona, si sedette come meglio pot. Guancia contro guancia madre e figlia guardavano nel fuoco. E quando l'orologio torn a battere le due, n l'una n l'altra ud.
Flossie Kiskadden scese le scale a piedi nudi, e diede alle due donne un'occhiata che parve rassicurarla. In punta di piedi risal alla soffitta, e nel passare guard anche il vecchio padre, in un angolo del solaio. Il sonno lo aveva clto mentre diceva le preghiere, ginocchioni davanti a uno sgabello. La figlia gli gett addosso un logoro trapuntino; e con ci, le parve di aver compiuto una buona azione. Dallo stanzino che s'apriva di fronte a quello di Paul usciva il respiro regolare dei bambini. Senza far rumore Flossie torn a sedersi al capezzale dell'infermo. Era sfebbrato; e in preda a brividi col braccio ancora immerso nell'acqua.
"Paul..." ella chiam. "Paul, hai tanto freddo?"
"Mi sembra di avere l'inverno nel cuore" egli mormor.
"Lascia che ti riscaldi, Paul. Vuoi?"
Egli le pose una mano sul braccio. Al debole chiaror delle stelle Flossie si alz, e lasci scivolare a terra la veste. In un attimo ella fu accanto a lui, sotto le coperte.
Adagio egli trasse fuor dell'acqua il braccio intorpidito, e lo pos sui loro due corpi distesi.
"Non ti muovere, Flossie," sussurr. "Se ti muovi, mi uccido..."
"Non mi muovo, no." Al buio, ella gli volse il viso sorridente: ed egli sent contro le sue le giovani labbra tumide.
"Sentivi la mia mancanza, Paul, caro? Di'..."
"Signore!  per questo che son venuto a casa!"
Ella ebbe un profondo sospiro di soddisfazione. Uno-due, batteva la pendola di sotto. Uno-due...
Da parecchie ore gi il colonnello Franklin era rientrato all'accampamento, accolto dall'entusiasmo unanime di tutto il reggimento. " tornato, e ancora aveva due giorni di licenza! Ecco la prova di come ci tiene, a noi! Scommettiamo che toglier il capitano Thatcher dagli arresti, prima che suoni la sveglia di domattina? Il tenente colonnello Colson  un brav'uomo, ma ha la mano un po' troppo pesante..." E le voci, e le chiacchiere si propagavano da un bivacco all'altro. Va da s che al capitano Thatcher venne condonato l'arresto. Quanto a Colson, era pi che contento di liberarsi delle sue responsabilit. All'ora della ritirata il 6 Pennsilvania, radunato, tornava a sentirsi una sola famiglia, felice e battagliera.
Le trombe si perdevano nella notte.
Ora nessuno fuorch le sentinelle, all'erta per miglia e miglia verso sud, udiva lo Shenandoa mormorare il suo luttuoso canto, scorrendo nella Valle della Desolazione.


14. BAMBOLE NELL'OMBRA.
Ci che tutta notte le sentinelle vedevano era la scura massa di monti e selve stagliata sul gran vuoto che rabbrividiva di fredde luci. Dopo la mezzanotte si distinsero campagne e aperti spazi, che in misteriosa immensit si distendevano deserti sotto il cinerognolo pallore d'una luna apparentemente immobile. L'uniforme impressione di chi stava l a guardare era quella di una statica armonia nera, che nel cupo turchino dell'oscurit perdurava immota e immemore, libera da cause ed effetti.
Ci che tutta notte le sentinelle cercavano era un moto, un qualsiasi segno di mutamento che tradisse la presenza d'un nemico. Ma non si vedeva traccia di mutamento, n vicino n lontano. Il nemico che le sentinelle cercavano non c'era; mutamenti, indizi di movimenti che nel corso d'una sola notte denunciassero la presenza del nemico, di quello vero, avvenivano cos gradatamente, se mai, che agli occhi di sentinelle umane erano come il Gran Nemico stesso: insospettato e quindi introvabile.
Ma se il vero nemico si manteneva invisibile, faceva per sentire la sua presenza. Operava scavando, minando; e la sicura, lenta, inevitabile e sempre vittoriosa misura del suo successo s'udiva nella voce dello Shenandoa, il quale scorreva, scorreva, trascinando seco la Valle e ogni cosa vivente nella Valle, traendo la Virginia fuor del tempo e fuor dello spazio.
Scorri, Shenandoa, scorri: e voi, altri fiumi tutti, scorrete rapidi. Non soltanto dietro le spade si nasconde il vero nemico ma dietro ai vomeri. Forgiate le vostre spade a forma di vomere e non cesser la distruzione e la desolazione delle vostre terre. Un secolo di cattive coltivazioni aveva recato alla Valle della Virginia pi duraturi e irrimediabili danni di quel che il generale Sheridan avrebbe mai potuto concepire, e le sue truppe portare a compimento. Chi fosse il vero nemico, quanto urgente la necessit di unirsi contro di lui, nessuno degli uomini a guardia in quella notte dal 16 al 17 ottobre del 1864 immaginava, neppur di lontano. Non immaginavano, quegli uomini, la presenza costante, le invisibili operazioni del vero nemico, pi di quanto non lo immaginassero i dormienti divisi in due opposti campi; sopra i quali e contro i quali essi vigilavano. Pallide facce sotto bianche tende, o facce madide di rugiada pallidamente fise alle stelle, un morto mondo riempiva il loro cielo d'una luce cinerognola, la quale anche nei loro sogni pareva ammonirli di ci che una devastata Terra avrebbe potuto essere.
Esistono eterni segni celesti.
Tutta la perizia, tutta l'intelligenza d'una cooperazione in uno Stato unito, tutta la reciproca pazienza e misericordia, e ben altro ancora, sarebbe stata essenziale per prevenire e ritardare - diciamo per sconfiggere temporaneamente, esercitando la suprema perizia in una secondaria tattica umana, - la schiacciante strategia delle forze naturali eternamente operanti contro quei segni eterni.
E cos, quella notte tutti i dormienti nella Valle erano come le bambole nel serbatoio ad Aqula. Sentinelle e dormienti erano ugualmente inconsci di un fato che sopra di loro incombeva. L, in quella sorta di spelonca, un occhio umano avrebbe potuto veder inscenato, in lillipuziano orrore, un microscopico mistero di quanto si svolgesse in terra. Capriccio del destino, il dramma aveva luogo al chiaro di luna, muta replica della prova imposta dalla natura a quelle altre bizzarre figure di cera ch'erano gli uomini.
La mano amorevole della signora Crittendon aveva ricomposto le bambole, riparando al momentaneo scompiglio recato dalla sciabola del colonnello. La luna entrava, noncurante della monocola sentinella nel vano della finestra; ed esse sedevano al loro eterno festino, come se nulla potesse turbarle mai. L'acqua gocciolava, e il festino continuava. Ed esse si scambiavano beati sorrisi.
Dimentichiamo quanto piccole esse siano. Cos  l'uomo. Nell'ombra che le circonda, le bambole della trib delle Pannocchie sono invisibili quanto i loro prototipi nell'ombra del passato. La luna, ora, investe le bambole bianche: le bianche soltanto.
E queste, oh, queste hanno un che di terribile.
Quale cerea rapacit, in quei chiari spietati occhi cilestri, nei gelidi dentini di porcellana che luccicano al chiaro di luna. Non tanto sinistra, tuttavia, quanto un'altra presenza, l vicino alla vasca.
 una testa piatta, la quale ha la curva lunga e facile del manto della Morte. Lentamente sorge oltre il parapetto della vasca, e due occhi di pietra lunare spuntano da quel cappuccio di tenebre. I raggi della luna li colgono, il freddo luccichio dell'acqua si rispecchia verde entro quelle occhiaie e muore.
Dietro al cancello, il corpo della lontra si solleva come un serpente da terra.
Si fonde con l'ombra. Un'ora dopo l'altra avanza con essa. Il sentor d'un nemico grava sulle bambole. Col tramontar della luna, l'oscurit le invade. E allorch la luce del giorno si affaccia alla finestra, due di esse sono sparite.
Nessuno crederebbe che ci siano mai state, se non fosse per quelle due minuscole seggiole vuote. Tutto  ritornato piccolo, molto piccolo. La cosa  buffa, veramente. E il gocciolio continua.
Nella Valle, sotto ad Aqula, le trombe del 6 cavalleria di Pennsilvania salutano il sole con clangor d'ottoni. Dalle linee di picchetto sale un gran scalpitare e nitrire. I monti rintronano, allorch le guardie scaricano i loro fucili in salve mattutine, per timore che le munizioni siano umide. Il colonnello Franklin si stira, sotto la sua tenda, e riprende coscienza del luogo in cui si trova. Dudley, il suo attendente, slega un lembo della tela, affinch entri il sole.
Su al "Rifugio del Coniatore" la signora Crittendon si stacca dalla figlia e si alza dalla larga poltrona davanti al caminetto, dove entrambe hanno trascorso la notte. Ella getta la coperta addosso alla giovinetta ancora addormentata e raccoglie un pettine che le  caduto dai lunghi capelli biondi. Poi aggiunge legna minuta sulla brace, e mette a bollire un pentolino di caff. L'ultimo pezzo di lardo lasciato dal colonnello baster appena per tutti.  quanto rimane. Chiss se verr il soccorso promesso... Flossie ha sentito la fragranza del caff, cauta si alza da fianco di Paul e si rimette il vestito. Seminudi i bimbi scappano fuori del loro stanzino e corrono dabbasso, a scaldarsi al fuoco. Il vecchio Kiskadden si sveglia, tutto ingranchito e sempre in ginocchio. Nella preghiera mattutina, egli riprende col Creatore la questione di Paul e Flossie, al punto preciso dove l'ha lasciata la sera avanti. Gli  stato rivelato che i due fanciulli dovrebbero unirsi in matrimonio. Ma egli si rende ben conto che la signora Crittendon potrebbe esser pi difficile a persuadersi del Padre Eterno. "In quanto a me, Signore, ti chiedo di aiutarmi a ricordare dove ho messo le mie cose, affinch il tuo vecchio servo possa ritrovarle. Amen."


 15. SCORCIO DI UNA ESTATE DI SAN MARTINO.
Il "tempo che fa"  un tema di conversazione assai pi acuto di quanto certa gente non creda. C' una ragione profonda, per cui gli uomini si trovan quasi sempre d'accordo quando si parla del tempo. Esso stabilisce il recondito motivo subcosciente, l'ugual grado di sensibilit in base a cui essi agiscono; ed , in un certo senso, causa e barometro degli eventi. Constatare le esatte condizioni meteorologiche di un dato momento significa quindi ricapitolare uno stato d'animo, e anche, fino a un certo punto, il perch di un determinato modo di agire. Poich  la sensibilit che in gran parte governa il pensiero umano; essa  la molla d'ogni azione. Prendiamo, per esempio, il tempo eccezionale che regn nella Valle della Virginia durante l'autunno del 1864.
Pareva che l'estate di San Martino non dovesse pi finire. Non c'era vento; tutt'al pi, qualche brezzolina tepida. Dagli alberi pacifici, a una a una cadevano foglie brillanti come se fossero verniciate. Una eterea luce di sole inondava le montagne, e di notte il cielo aveva un fulgore dolcissimo. Il tempo aveva assunto un monotono color di eternit. L'uomo si sentiva calmo, appagato, pigro e un poco innamorato. Geli fugaci, al mattino, ad altro non servivano che ad aggiunger sapore alla vita. E cos per settimane, senza alcun accenno di mutamento. L'estate di San Martino seguitava; e che presagisse un crudo inverno pareva quasi impossibile. L'inverno non sarebbe venuto mai.
Gradatamente, col progredir dell'autunno, la cristallina aria dei monti assumeva le virt d'una lente d'ingrandimento. Inconsciamente, lentamente l'occhio umano diventava telescopico. Da ogni parte la lunga fila dei monti azzurri recedeva maestosa verso chiare lontananze di cobalto, fino a fondersi con l'orizzonte. Quella parte della terra cui incidentalmente le gazzette alludevano come al "teatro della guerra" per gli attori che vi appartenevano si trasformava in un anfiteatro di tali vaste e importanti proporzioni, che per una volta tanto l'umano conflitto che vi si svolgeva minacciava di rivelar la sua futilit. Non  un caso soltanto che i diari tenuti da soldati che presero parte a quella guerra alludano a effetti simili; e tanto Confederati che Federali sono d'accordo nell'attribuirli alle medesime cause naturali.
A vero dire, molti erano stanchi della guerra. In certi punti dove lo Shenandoa si attraversava a guado, e in certi villaggi, i soldati fraternizzavano. Caff e zucchero federale venivan scambiati contro tabacco della Virginia. E le bande militari che suonavano inni patriottici riscuotevano applausi da ambe le parti. "Casa, mia dolce casa" suscitava unanimi calorosi consensi.
Ad Aqula il 6 cavalleria di Pennsilvania, a guardia della gola alpestre dalla quale il nemico non arrivava mai, era ridotto a una vigilanza puramente meccanica ma non perci meno efficace. Isolato da tutti gli altri comandi, accampato solo nella solitaria Valle, il reggimento aveva raggiunto una notevole importanza individuale, concentrandosi nella propria regola di vita e attivit militare come organismo a s, non altrimenti che una famiglia  totalmente assorbita dalle proprie vicende domestiche.
Nelle vaste praterie sotto il villaggio in rovina, l'accampamento andava assumendo un aspetto stabile, al sicuro fra due ciclopiche pareti rupestri. All'occhio di un osservatore intelligente, quell'effetto di qualcosa destinato a durar negli anni era saliente e inevitabile. Nulla che rompesse il silenzio della deserta Valle, se non i segnali delle trombe, i nitriti dei cavalli o qualche voce che dava un comando. Quanto solinghe, e pur quanto inamovibili apparivano le bianche tende!
Grazie alla prolungata assenza, queste cose il colonnello Franklin le sentiva forse pi degli altri. Il mattino dopo il ritorno, mentre era intento a radersi egli guardava ogni tanto fuor della tenda, alla scena che gli si svolgeva dinanzi. I soldati che senza fretta, scambiando quattro chiacchiere, abbeveravano i cavalli presso il guado, i complicati archi di rami d'abete sopra la tenda del tamburo maggiore: tutto gli suggeriva quel gradevole senso di pace, in cui da un pezzo ormai il 6 Pennsilvania aveva messo radici. Il colonnello era lontano le mille miglia dal manifestare i timori che gl'ispirava l'ordine d'idee, pericolosamente propenso alla comodit, verso cui la sua autorit andava pencolando. Piuttosto, avrebbe approfittato del morale alto dei suoi uomini, del tempo incredibilmente sereno, dell'ottimo foraggio e dello spazio che le sconfinate praterie fornivano per le esercitazioni, per portare uomini e bestie all'apice della perfezione. Aveva in animo di dar l'ultimo tocco ai movimenti, di perfezionare i tiri con le nuove carabine Enfield a retrocarica, di recente invenzione. Erano state catturate a Vicksburg l'anno avanti, ancora imballate nella carta turchina in cui erano venute dall'Inghilterra. Egli le avrebbe distribuite immediatamente, e si sarebbe messo all'opera.
A quel fine - mentre indugiava a una colazione per la quale il sempre industre Dudley aveva provveduto due uova fresche trovate a prezzo di chiss quali fatiche - il colonnello cav un taccuino, oggetto di singolare rispetto e avversione pei sergenti maggiori del reggimento; e come ogni ufficiale che si rispetti cominci a segnarvi, articolo per articolo, i progetti per il quotidiano programma; e il progetto di esercitazioni e disciplina che in un batter d'occhio egli ebbe redatto era tale da riscuoter l'ammirazione, se non proprio l'incondizionato consenso d'ogni reggimento.
Lasciamoli un po' mugugnare, egli pens. Per poco che il Quartier Generale e il nemico gli avessero dato qualche settimana ancora di requie, non soltanto egli avrebbe istruito le nuove reclute, ma anche i veterani, uomini e cavalli, in modo da formare una sola macchina affinata e intelligente.
Preso nota di queste ed altre bisogne ufficiali, egli pass alla pagina segnata: Sig.ra Crittendon - provvedere d'urgenza, che aveva scritto la sera avanti. Riflettuto che ebbe brevemente, sped le ordinanze di servizio a cercar tre persone: il dottor Adolf Holtzmaier, chirurgo militare, il soldato William Farfar e il signor Felix Mann. Poco dopo, tutti e tre si presentavano alla tenda del colonnello.
Il dottor Holtzmaier aveva sortito i natali a Bethlehem, Pennsilvania: ventisette anni e alcuni giorni, prima che il colonnello lo chiamasse a s, nudo e privo di qualsiasi senso dell'umorismo. Da allora in poi, s'era procurato abiti, e anche qualche cognizione medica, in una istituzione di Filadelfia che rassomigliava lontanamente a una universit. L'uniforme che portava, e il suo grado, egli li doveva all'esser stato bocciato agli esami di chirurgo, dati a Harrisburg alla presenza delle autorit mediche militari; pi alla disperata necessit da parte del Governo di assicurarsi i servizi di chiunque conoscesse la differenza fra chinino e arnica, o avesse tanta forza da segare una gamba.
Qualche positiva abilit di chirurgo, il dottor Holtzmaier l'aveva. La sua faccia di luna piena non aveva mai perso l'inamovibile espressione di cuorcontento: nemmeno dopo Fredericksburg. Aveva muscoli d'acciaio, mani robuste e sicure. Ed era un fautore del cloroformio.
Ne aveva requisito quantit cos spropositate, che le autorit avevano sollevato un'inchiesta. La risposta del dottore era conforme alla verit, ma tale che i protocolli da lui ritornati eran stati scrupolosamente archiviati l dove nessuna investigazione ufficiale n occhio di superiore avrebbe mai potuto scovarli. E aveva ottenuto il cloroformio, in quantit letali, bastevoli a dar sonno e oblio all'intero esercito federale.
Se il dottore non arrivava a capire perch gli uomini ridessero, comprendeva tuttavia la ragione per cui accadeva che i soldati feriti gemessero. Ci urtava il suo sistema nervoso di grosso fanciullone linfatico. Ed egli preferiva addormentare i soggetti dei suoi macelli, nei quali aveva raggiunto ora una certa perizia, piuttosto che sentirli urlare.
I soldati gli volevano bene; e malgrado gli avessero affibbiato il nomignolo di "Ges del cloroformio", lo rispettavano. Goffo della persona, egli era lento, meticoloso, amorevole, e d'una coscienziosit che rasentava la pedanteria. Persisteva nel considerare il signor Felix Mann, il vivandiere del reggimento, come una bestia nera, come un agente in lega col diavolo, o un sicario prezzolato dal nemico per avvelenare il reggimento in massa.
Il signor Mann, per contro, provava pel dottore una viva simpatia, nonostante il rispettoso terrore che ne aveva. Ma non gli entrava in testa che il chirurgo dovesse trovarci a ridire perch lui vendeva ai soldati illimitate provviste di focacce muffite, di dubbia "fabbricazione propria", o altri generi commestibili e potabili: che cosa c'era di male fino a che gli uomini erano in grado di pagare, e pagavano? I rapporti del signor Mann col reggimento erano, buon per lui, d'un carattere militare per met soltanto. Il quale carattere tendeva a variare, con le sorti dell'esercito. Prima della guerra, egli aveva fatto il merciaiuolo ambulante. Ora, era merciaiuolo-ambulante-in-capo, vale a dire vivandiere del 6 cavalleria di Pennsilvania, ch'egli seguiva con due carri carichi di commestibili, svariati oggetti d'uso, oltre a infernali manipolazioni e confezioni
Grazie alle imperative esortazioni del colonnello, da un po' di tempo il signor Mann teneva libri scrupolosamente esatti. I conti gli venivan liquidati sulle paghe, cosicch egli era attaccato al reggimento come una sanguisuga. La sua pertinacia nel seguirlo era uguagliata soltanto dalla prontezza nell'abbandonarlo quand'era imminente un combattimento. Finita l'azione, egli tornava immancabilmente a rispuntare, e invariabilmente con una provvista di quegli indispensabili nonnulla, sui quali il Governo stimava opportuno chiudere un occhio.
Il 6 Pennsilvania era privo di un cappellano. Ne veniva di conseguenza che il signor Mann effettuasse parecchie delle mansioni che spettavano al cappellano. Messaggi, lettere, doni e affari personali gli erano confidati dagli uomini, certi che sarebbero stati sbrigati puntualmente e con discrezione. Spesso, tanto le faccende amorose quanto gli annunci di morte del reggimento passavano per le mani del vivandiere. Quell'ometto dai bruni occhi pensosi era oltremodo abile in tutto ci che faceva. Portava certi panciotti bianchi dai bottoni d'ottone alla militare, e due scopettini di baffi impomatati. Si piccava di rassomigliare a Napoleone III. In realt, ricordava piuttosto un topo di campagna spaurito.
Senza pur dirlo ai quattro venti, il colonnello Franklin considerava il chirurgo e il vivandiere tra i membri pi importanti del suo comando. E secondo lui, un buon accordo tra i due era indispensabile. Ma era compito tutt'altro che facile. Cos fu che quando quel giorno essi si incontrarono davanti alla tenda del colonnello, il vivandiere avrebbe giurato che l'esculapio fosse l per denunciare la recente vendita di certe focacce alla crema, di digestione, a parer suo, appena un tantino difficoltosa. Di fatto, il dottore aveva intenzione di segnalare gli orrendi effetti di alcune bottiglie di birra mal fermentata. I baffi del signor Mann cominciavano a drizzarsi, e il dottore lo squadrava coi freddi occhi della scienza, pronto a dar la stura alle sue accuse. Al soldato Farfar, intanto, pel bene del servizio e dell'anima sua, era concesso starsene sull'attenti al sole mattutino, ad assistere alla vertenza.
"Trentatre fuomini a rapporto questa mattina con tolori di fentre! Pirra guasta, molto cattiva!" Il dottore fulminava Mann dei suoi gelidi sguardi. "Und io tico..."
"Lasciamo correre queste cose, dottore," intervenne il colonnello. "Passeremo dopo al rapporto degli ammalati. Signor Mann, avete del t?"
"Del t!?" esclam il signor Mann, lieto di poter dimenticare pel momento la birra. "S, colonnello, ce ne sarebbe, ma un paio di libbre appena. E ho paura che non sia nemmeno troppo fresco. Vedete, colonnello, qui non c' troppa richiesta, di t. E in quanto a quella birra..."
"Ja, das Bier..." rincalzava il dottore.
"Lasciate correre la birra!..." intim il colonnello. "Prendo tutto quel che avete di t, Mann; e sbrigatemi questa lista pi presto che potete. Quel che non avete adesso, lo porterete da Harper's Ferry col prossimo carico. Ho fretta; sono provviste per mio uso personale." E porse a Mann una lista. "Caricate quel che c' di disponibile su un cavallo da trasporto; che sia pronto fra mezz'ora. Quel giovanotto l fuori verr a rilevarlo direttamente. Non c' altro. Buon giorno."
Con un respiro di sollievo il signor Mann si asciug la fronte, lanci al dottore un'occhiata di trionfo e usc. Il colonnello si volse al deluso dottore, e a voce tanto bassa che Farfar non poteva udire gli parl per qualche minuto.
"Penissimo! Ja, colonnello, far tutto quel che posso" prometteva il dottore, uscendo dalla tenda.
"Farfar!" disse il colonnello. "Andrai col dottore e lo aiuterai." E tracci al giovanotto un minuto itinerario per il "Rifugio del Coniatore", ingiungendogli di tener ben chiusa la bocca su dove sarebbe andato e quel che avrebbe fatto. "Ho scelto te, perch saprai trovare la strada, dato che conosci la montagna, e perch so che non parlerai. Dottore, qui c' un biglietto... per la signora Crittendon, coi miei omaggi."
Salutando cerimoniosamente, i due si congedarono; e un poco a malincuore, il colonnello li segu con lo sguardo. Volentieri li avrebbe accompagnati, ma aveva dinanzi a s una giornata piena di faccende.
"Missione confitenziale, racazzo mio," disse il dottore, guardando un poco sospettoso a Farfar.
"E allora, farete bene a non parlarne" replic questi.
Da quel momento furono amici. Nell'opinione del ragazzo, il dottore doveva esser un uomo di buon senso, e silenzioso. Quest'ultima qualit, quanto meno, era indiscutibile.
Meno di un'ora dopo, i due passavano a cavallo per le deserte vie di Aqula. Farfar precedeva in groppa alla sua piccola giumenta tutto fiero, bench si traesse dietro due muli, e cacciasse avanti a s un cavallo, tutti e tre curvi sotto il peso delle some. La sua perizia equestre fece s che il dottore, malamente in arcioni sur un vecchio ronzino, lo seguisse con maggior fiducia. Egli cominciava ad apprezzar quella scelta di una nuova recluta, quale guida e assistente in una missione che il colonnello Franklin s'era preso la briga di qualificare come "importante".
Aqula non era cos deserta come sembrava. Se il dottore non fosse stato cos miope, e Farfar meno attento ai suoi muli, avrebbero visto le testoline di Mary e di Tim spiarli incuriositi, dalla finestra del serbatoio. Flossie li aveva condotti gi al mattino, perch giocassero, e per poter stare un poco lontana dal padre. A lei era sfuggita la piccola carovana che, guidata da Farfar, svolt al torrente, presso il guado.
"Guarda!" diceva Mary.
"...arda!" ripeteva Tim. E indicando Farfar, parlottavano insieme.
Flossie era inesplicabilmente nervosa con i piccini. Da quando Paul era tornato, avevano paura di lei. Oggi non avevano neppur osato dirle qualcosa, quando avevano scoperto le nuove bambole. Eccole l! Ce n'erano quattro... e i piatti nuovi, e i mobili! Tutta la faccenda sapeva troppo di magia, perch cercassero di spiegarla a Flossie. Certamente essa avrebbe riso di loro, o si sarebbe "inquietata". E ora, indovina che cosa avevano veduto dalla finestra? Si ritrassero l dove l'ombra era pi fitta. Guardando i piedi scalzi di Flossie che apparivano nel vano della porta, sopra la soglia, stringendosi al petto le nuove bambole essi bisbigliavano.
Gli alluci di Flossie si agitavano pigramente. Era quello l'unico segno di vita ch'ella dava.
Seduta sulla soglia, poggiava il capo al muro, l dove il giorno avanti era seduta la signora Crittendon. Il caldo sole le bagnava le gambe e le ginocchia. La cuffia le cascava sugli occhi; aveva la bocca semiaperta. Dietro l'ombra sbarrata del calic, sotto le vene azzurre delle palpebre un poco rigonfie, nuotavano, turbinavano visioni di Paul, visioni di Flossie e Paul. Tanto a lungo ella lo aveva atteso! Era pi di un anno ormai che attendeva. E la fame di lui che la travagliava era insaziabile. Nessuno pi di Flossie Kiskadden, nemmeno Paul in persona, si augurava pi ardentemente che il braccio guarisse.
Un primo amore, ridestato in pieno com'era stato quello di Flossie, pu diventare una monomania, una febbre della carne e dell'anima che tutto assorbe. Anche con la cuffia sugli occhi, Flossie non vedeva altro che Paul...
A due miglia di l, sulle praterie lungo il fiume, sotto ad Aqula, davanti al colonnello Franklin il reggimento compieva le sue esercitazioni mattutine. Il terreno tremava, l'erba volava sotto gli zoccoli degli squadroni. Ai comandi trasmessi dalle trombe, uomini e cavalli partivano come frecce, si arrestavano di colpo. I gagliardetti di seta garrivano al vento. Il colonnello fece schierar l'intero reggimento in linea: una fila di centauri che teneva un fronte d'un quarto di miglio o quasi. Poi li scagli, come una falce gigantesca che divorasse quell'erba di prato. Soltanto un vile o un mentitore avrebbe potuto negar l'imponenza di quel tonante spettacolo.
Il cuore di Nathaniel Franklin balz, esultante. La febbre d'esaltazione che d il comandare lo serrava alla gola. Per un attimo, egli prov un senso di estasi assoluta.
L'uno dopo l'altro gli squadroni cominciarono a sparare a salve.
Grandi nubi di fumo giallastro li avvolgevano, poi dileguavano.
A quell'ora, suppergi, il dottor Holtzmaier e William Farfar svoltavano dal torrente nella foresta. Dall'alto dell'argine s'udiva distintamente lo scrosciar delle salve; ma non appena principiarono a discender dall'altra parte, tutto quel fracasso non fu che un brontolio vago tra i monti. Non si sentiva pi che la voce del torrente, e il fruscio delle foglie cadenti.
"Himmel!" esclamava il dottore, guardandosi intorno per quanto glielo permetteva la sua miopia. Ma quass, anche a distanza, il paesaggio si confondeva in una nebbia gradevole. "Sembra una poesia di Heine..."
"Eccoli! Arrivano!" gridava pochi minuti dopo Margaret Crittendon alla madre, seduta al capezzale di Paul. "Vieni alla finestra, mamma! Arrivano!"
La signora Crittendon mormor una preghiera di sollievo, ma non si affacci alla finestra n scese dabbasso. S'era figurata che ci fosse anche il colonnello. Al pensiero di lui, una diffidenza lieve le penetrava in cuore. A poco a poco, quella diffidenza si mutava in un risentimento d'una certa intensit, ed ella non si muoveva, le guance in fuoco e la fronte aggrottata.
" duro dover accettare aiuto da loro, non  vero, zia Libby?" disse Paul, carezzandole la mano.
"Oh, Paul," ella replic; "a volte, mi domando che ne sar di noi. Se non fosse stato pel tuo braccio..."
"Se non fosse stato per la guerra, vorrai dire" sussurr Paul. Ella assent. Udiva il passo frettoloso della figlia che correva incontro a coloro che erano giunti.
Il dottor Holtzmaier, rotolato gi di sella, avanzava su pel viottolo del giardino, portandosi la borsa con gli strumenti chirurgici, le stecche e le bende. Altrettanto goffamente quanto era sceso da cavallo salut, toccandosi il berretto. "Il golonnello..." si accingeva a dire; ma s'accorse che la signorina non lo guardava affatto. I suoi occhi erano ostinatamente fissi a William Farfar, intento a legare la sua giumenta a un palo dello steccato.
Finito che ebbe, Farfar si appoggi allo steccato. Guardava Margaret. Mai aveva visto una fanciulla cos bella. Indossava una piccola crinolina a volanti e sulle spalle aveva uno scialletto a fiori. I capelli scendevano a toccarle le spalle, in una cascatella di riccioli castano dorato. Al solitario cuore del figlio della montagna, ella apparve la suprema intangibile visione di poetica bellezza, la dama della ballata per cui ognuno soffre e muore. Istintivamente egli le sorrise; era il sorriso sorpreso di chi ravvisa una persona. Allora soltanto Margaret s'accorse di lui, e d'un paio di occhi grigi che non le si staccavano di dosso. Ella rese a William Farfar un sorriso che gli tolse il respiro.
Il dottor Holtzmaier, intanto, era considerevolmente imbarazzato; a quanto pareva, la signorina non si degnava di accorgersi di lui.
"Il golonnello..." egli ricominci, schiarendosi la gola.
Estasiata, Margaret giungeva le mani. "Oh!  Midge! Me l'hanno ricondotta!" Ed ella corse gi pel viottolo, oltrepassando il dottore. I suoi piedini sembravano alati. Volando ella usc dal cancello che Farfar le aveva aperto, e butt le braccia al collo della piccola giumenta.
"Midge! Midge, amore mio, dove sei stata finora?"
La giumenta le andava carezzando dolcemente i capelli col muso. Alzando una delle zampe anteriori, chiedeva lo zucchero. Mai Margaret era stata pi felice in vita sua! Quella bestia era stata la sua compagna fin dall'infanzia, era stata la prima cosa che fosse stata veramente sua. Quale emozione! Che il ritorno di Midge fosse un puro caso, non le passava neppur per la mente. Ed ella si sentiva spinta a manifestar la propria riconoscenza a qualcuno, magari al primo venuto.
"Voi..." impulsiva, gli occhi scintillanti, ella si volse a Farfar. "Siete stato voi a ricondurla, vero?"
Sorridendo egli assent.
"Oh! Siete il pi bravo ragazzo del mondo!" E senza badar troppo a quel che faceva, n pi n meno che s'egli fosse Midge, gli butt le braccia al collo e gli stamp un bacio sulla nuca.
Ma William Farfar non era una giumenta. Dal momento in cui aveva visto Margaret, era convinto che non ci fosse nulla d'impossibile sulla faccia della terra. Ora ella lo aveva baciato. Vero  che sulle prime, intontito dalla sorpresa egli s'era ritratto. Ma poi, mentre la fanciulla si rendeva conto di ci che aveva fatto, ecco che si sentiva circondata dalle braccia del giovane, e la bocca di lui premeva la sua.
E la sorpresa non fu minore per Margaret.
Ella dimentic che ci fossero dei cavalli al mondo. Un attimo, una corrente elettrica li fuse insieme. Storditi, rimasero abbracciati...
"Gott-damn!" proruppe il dottore, guardandoli interdetto e un po' invidioso.
Ma gi Margaret, preso Farfar per le spalle, lo ricacciava traballante addosso alla cavallina. "Voi... voi..." balbett, offesa e stupita. "Mi avete baciata!"
"E voi avete baciato me" ribatt il ragazzo.
"Oh, non  vero! Non  vero!" ella afferm, pestando il piedino in terra. "Vi dico che non  vero!" E cacci fuori un palmo di lingua. "Antipatico!" Volgendo le spalle, rifece il viottolo, scrollando i suoi riccioli.
Farfar era rimasto attonito. "Vi riporto via il vostro cavallo!" riusc finalmente a gridare.
Quelle parole ebbero il potere di far voltare Margaret. Violentemente, ella accenn di no. Egli accenn di s. E cos continuarono per un po'.
Il passatempo durava ancora, quando la signora Crittendon usc dalla soglia.
"Signorina Crittendon, che cosa sta succedendo?" disse la madre. "Perch non fai entrare queste persone? Hai l'aria tutta riscaldata..."
"Oh, appunto stavo per pregarli di passare avanti" fece Margaret, con un curioso accento che alla madre riusciva nuovo. "Ma, vedi... ancora sono tutta agitata... Hanno riportato Midge."
"Oh! Davvero? Magnifico! Certo un gentile pensiero, da parte del colonnello Franklin." E immediatamente la stima ch'ella aveva di quel gentiluomo crebbe di mille doppi.
A questo punto il dottor Holtzmaier riusc a introdurre il suo discorsetto sul "golonnello", e trov anche tanta presenza di spirito da consegnare il biglietto ch'egli le aveva affidato. La signora Crittendon lo accolse cortesemente; in piedi sotto il portico, lesse il biglietto. La figlia, intanto, rientrata in casa si lasci cadere sulla prima scranna che incontr. Ancora tremava, e aveva voglia di piangere. Danzando, bambina ancora, era scesa pel viottolo, e ne era ritornata donna. Per la prima volta in vita sua si sentiva in antagonismo con la madre. Chiuse gli occhi. La pendola batt due colpi.
"Oh, santo Cielo, mamma!" ella esclam, mentre la madre e il dottore si accingevano a salire da Paul. "Se si potesse accomodare quella pendola!  una vera noia!"
La madre la guard, meravigliata. Poi, osservandola pi attentamente, sorrise. "Non vuoi dire a quel giovanotto, gi al cancello, che venga avanti anche lui? Si sentir un po' solo, l fuori." Svelta poi riprese a salire, seguita dal dottore.
Margaret era rossa fino alla radice dei capelli. Dopo un momento si alz e fece un cenno a Farfar. Egli aveva l'aria mogia. Una nube aveva oscurato il cielo. Ma ecco che esso tornava a rischiararsi. Dall'alto dei gradini che davano al portico, la fanciulla veniva a patti con lui.
"Se vi lascio entrare, mi promettete di non ricondurre via Midge?"
"Ve lo prometto. Vi giuro... vi giuro che non dicevo per davvero, quando ho minacciato di riportarvela via. Non ne sarei capace..."
Un attimo si guardarono, poi abbassarono gli occhi.
"Entrate, signor... Signor come?"
"Farfar" egli mormor. "Ma mi chiamano Billy."
"E io mi chiamo Margaret Crittendon" ella disse, mentre sedevano ai lati opposti del caminetto.
"Oh! Questo  un bel nome!" egli esclam.
Condiscendente, la signorina Crittendon si decise a sorridergli.
Di sopra, il dottor Holtzmaier si accingeva a rimettere a posto il braccio di Paul. Non era affatto un'impresa facile. Il braccio aveva subito un forte colpo, due settimane avanti, in una scaramuccia nei pressi di Woodstock. Il reggimento di cui Paul faceva parte era stato mandato avanti, allo scopo di fuorviare il nemico. Una batteria federale di pezzi da sessanta, trovandosi molestata, aveva continuato a bombardare le linee confederate, con un fuoco nervoso e intermittente. I piccoli proiettili venivano a cadere nei boschi oltre ai quali si trovava la compagnia di Paul, e rimbalzavano. Ogni tanto, qualche proiettile morto andava a rotolare su uno spiazzo d'erba l vicino, quasi che una compagnia di fantasmi giocasse alle bocce. Uno spirito alquanto sconsigliato, spinto da macabra allegria, aveva sfidato Paul: si provasse un po' a "fermar la prima che verr". E il ragazzo, afferrata una vanga, ci si era veramente provato.
L'impeto contenuto in un proiettile da sei  una cosa veramente curiosa. La palla, che sembrava rotolar dolcemente, urt nella lama d'acciaio della vanga, e seguendo il manico and a colpire la mano sinistra di Paul. Il risultato fu un braccio fratturato in tre punti tra polso e gomito, oltre a quest'ultimo uscito dall'articolazione. Soffrendo pene d'inferno, tutta una giornata il ragazzo aveva pazientemente atteso in un ospedale da campo che gli rimettessero a posto il braccio. Ma il luogo era gremito di feriti, e non c'era che un solo chirurgo, il quale aveva il suo da fare a legare arterie tagliate, e poco tempo da perdere intorno a un braccio che era stato rotto per ischerzo.
La casa di Paul distava una ventina di miglia appena, dall'altra parte della Valle. Disperando di trovar soccorso all'ospedale, nel mezzo della notte egli s'era messo in cammino. Due giorni dopo giungeva a Whitesides delirante di febbre, per trovare la dimora dello zio rasa al suolo. Un negro che frugava tra le rovine gli disse che la famiglia era fuggita tra i monti; e Paul aveva immaginato che avrebbe ritrovato i congiunti al "Rifugio del Coniatore".
Un miracolo se ancora non s'era manifestata la cancrena, dichiar il dottor Holtzmaier; e non aveva tutti i torti, allorch alla vista del braccio scosse gravemente il capo. L'acqua fredda aveva mitigato il gonfiore, ma il braccio era cos sensibile, ora, che il pi lieve tocco delle dita del dottore strappava al ragazzo un grido soffocato, tra i denti serrati.
Il dottore prese la sua borraccia, l'apri e vers un bicchiere pieno di cloroformio. Chiese un tovagliolo, e, saturatolo del liquido, stava per imbavagliare il paziente, press'a poco come avrebbe fatto un ladro, se Paul non avesse violentemente reagito. Ormai, la partita pareva perduta. Paul non voleva lasciarsi toccare il braccio, ma non permetteva neppure che gli accostassero al viso quel bavaglio puzzolente. N c'era verso di ridurlo alla ragione...
Di sotto, Farfar e Margaret avevano cessato di scambiarsi timide occhiate; e tendevano l'orecchio alle laceranti grida che giungevano dalla cameretta dell'infermo. Paul invocava Flossie, che ancora non era ritornata. Margaret si alz, e scusandosi sal di sopra. Fu la signora Crittendon a risolvere finalmente la situazione. Non appena vide il pallido volto di Margaret affacciarsi alla porta, le disse di andare a prendere il giovane Yankee e di condurlo su da Paul. Quell'appello all'orgoglio del nipote era l'ultima sua risorsa.
L'apparizione di Farfar sulla soglia ebbe il potere di calmare istantaneamente Paul. I due si squadrarono, si valutarono: non senza quella simpatia che sorge spontanea tra la giovent. Il dottor Holtzmaier aveva avuto la presenza di spirito di tacere.
"Salute, Yank!" disse Paul.
"Salute, Johnny!" disse Farfar. "Mi sembri mal conciato."
Paul era diventato lo stoicismo in persona. Si morse il labbro inferiore fino a che fu livido, prima di replicare. Piuttosto farsi fracassare l'altro braccio che invocar di nuovo Flossie o dare in ismanie in presenza dell'altro.
"Gi" disse finalmente. "Mi hanno rovinato, in una scaramuccia... Ma  roba vecchia, ormai."
"Cospetto!" esclam Farfar, con una genuina ammirazione che ebbe su Paul l'effetto di un sedativo. Egli ricadde sui guanciali. Appariva pi debole che mai. Il dottor Holtzmaier scelse quel momento per accostarsi col tovagliolo. I due ragazzi si guardarono.
"Arrivederci" disse Paul, risoluto ad aver l'ultima parola col nemico. "Dammi la mano, zia Libby." Margaret contribu con l'unica nota indispensabile a ci che Paul considerava una perfetta scena patetica. Ella singhiozzava.
Il tovagliolo si abbass sul viso di Paul. I fumi ch'esso emanava erano terribili, e lo terrorizzavano. Egli soffocava. Ma non era il momento di mostrarsi deboli! L'ultima cosa che ud fu la voce del dottor Holtzmaier, il quale come un esorcizzatore ripeteva: "Preco respirare profonto".
Con un sospiro, il ragazzo si arrese.
Due minuti dopo, sotto le dita esperte e robuste del dottore il braccio era ridotto, e il gomito rimesso a posto. L'osso non era scheggiato, per fortuna. La signora Crittendon gett fuor della finestra il fatale tovagliolo, e aiut ad assicurare le stecche e la fasciatura. All'ultimo giro, ella respir di sollievo; e stordita dalle esalazioni del cloroformio, cadde a sedere. Il dottore ne aveva usato tanto da spedire anche un cavallo nel paese dei sogni. Paul non si ridest che tardi nel pomeriggio.
Allorch la signora Crittendon ridiscese col dottore, trov tutti quanti fuori, intenti a occupazioni di vario genere. Il reverendo Kiskadden stava attaccando al calessino la cavalla della signora, per andare a prendere Flossie e i bambini, gi al serbatoio. Farfar era occupato a scaricare le sue bestie da soma, e ad accatastar le provviste sul pavimento, nella prima stanza. Margaret, al cancello, vezzeggiava Midge.
"Posso venire di nuovo a trovarvi? Vi aiuter a custodire Paul" disse Farfar a Margaret, mentre col dottore si accingeva a partire. Non mostrava segno di volersi riprendere Midge. Aveva dato la promessa, e l'avrebbe mantenuta, quali si fossero le conseguenze.
"Oh, s, venite!" rispose la fanciulla, cos ansiosa e sincera, che arross, per non aver saputo dissimulare il proprio sentimento. Le rincresceva veder partire quell'amico di nuovo acquisto. "Cercate di ritornare questa sera" disse. "Ora che Paul  malato, non abbiamo nessuno che ci protegga, fuorch un vecchio." E tutto il suo viso era un muta preghiera.
"Verr" disse Farfar.
In quel momento il dottore lo chiam. Egli ridiscese la valle sul cavallo da soma, spingendo avanti a s i due muli. Margaret lo vide allontanarsi con uno strano presagio in cuore, col senso d'aver perduto qualcosa, che mai sino allora aveva provato. Dur fatica a non balzare in groppa a Midge, per seguire i due cavalieri. La condusse invece nella vecchia rimessa che serviva di scuderia, e le tolse la sella. Quando ritorn in casa, la madre era seduta davanti alle ceneri del fuoco della sera prima; e aveva l'aria d'essersi alleggerita di un peso. Parve alla figlia ch'ella fosse ringiovanita.
Il braccio di Paul era a posto. La casa era rifornita a dovere. La speranza rifioriva: e tutto ci era accaduto dal pomeriggio del giorno avanti! Tra esclamazioni gioiose Elizabeth Crittendon e la figlia si misero a ordinare i tesori cos inaspettatamente "ereditati". Non c'era dubbio che il colonnello Franklin era stato previdente quanto generoso. Non soltanto una grande quantit di viveri aveva mandato - un carico intero di razioni militari di ogni sorta - ma coperte, scarpe e indumenti; oltre a un certo numero di cosette, uscite dal magazzino del vivandiere, che deliziavano le due donne, e qualche volta le facevano anche ridere. C'era persino una berretta di paglia con un bel fiocco rosa, e dolci e gingilli pei bambini.
"Proprio quel che ci vuole per Flossie" disse la signora Crittendon, rigirando la berretta con aria critica. "Dove l'avranno trovata?"
Ora era Margaret che scrutava la madre, cui un color vivo imporporava le guance. Per, c'era davvero di che esser contenti, con tutta quella roba! Pareva d'essere usciti a far spese. E madre e figlia non la finivano di commentare. Una bottiglia di vera birra inglese - ce n'era una sola - strapp alla signora Crittendon un'esclamazione. Ma non era ancora nulla, a paragone del t! Due pacchetti ce n'erano! E un grosso fascio di vecchie gazzette, tanto del Nord come del Sud.
La signora Crittendon si fece una tazza di t, e sedette con un numero dell'Informatore di Richmond, vecchio di due mesi appena. Era il primo momento di vero riposo che si godesse, da parecchie settimane a quella parte. Soltanto un'altra Inglese avrebbe potuto comprendere che cosa significasse per lei quella tazza di t. Accoccolata sul pavimento, Margaret scorreva un quotidiano di Baltimora. Ancora si ballava, laggi. Ella faceva le meraviglie, leggendo nomi di amici. Mentre le due donne leggevano, in attesa che il vecchio Kiskadden tornasse coi bambini, un raggio di sole s'insinu nella stanza, e lentamente se ne ritrasse.
"Oh, cara! Cara!" esclam tutt'a un tratto la signora Crittendon. "Guarda! Ringraziamo Iddio e la Sua bont!" Ella accennava a una breve notizia sul giornale di Richmond. Margaret si rizz in piedi, e dietro le spalle della madre lesse:
Siamo dolenti di dover comunicare che durante uno scontro di minore importanza, ma coronato da successo, che ha avuto luogo alcuni giorni or sono a Cross Keys con la cavalleria federale, il maggiore Charles Douglas Crittendon, dello Stato Maggiore del generale Early,  stato ferito e fatto prigioniero. Ci consta che le sue ferite sono di poca entit, e si spera che presto egli possa venir scambiato con altri prigionieri. Il maggiore Crittendon  un brillante e valoroso ufficiale; e il suo nobile capo non mancher di sentire la temporanea mancanza dei di lui servizi.
"Ecco!" esclam la signora Crittendon asciugandosi gli occhi. "Lo sapevo! Tuo padre  sano e salvo in una prigione yankee... se il Signore ce lo conserver! In ogni modo, per ora  fuor della guerra! Fuor della guerra!"
"E Midge  ritornata!" scapp detto a Margaret, dopo un po'.
"Ochetta!" disse la signora, stringendo a s la figlia. Ma per la seconda volta in quella giornata, si sentiva profondamente riconoscente verso il colonnello Franklin.
I bimbi erano tornati a una colazione abbondante, a una casa dove regnava nuovamente la pace domestica. La gaiezza che tutti sentivano in cuore s'era comunicata anche a loro, ed era difficile tenerli cheti tanto che non disturbassero Paul. Flossie rimase tutto il pomeriggio al suo capezzale. Verso le cinque, aprendo gli occhi, egli se la vide accanto. Il sonno artificiale era finito senza che egli avesse avuto a soffrirne; e dopo un po', la cameretta cessava di ballargli intorno.
Poco prima di cena, arrivarono il colonnello Franklin e William Farfar. "Vedete, signora Crittendon: questa sera accetto il vostro invito" disse il primo, senza cerimonie.
Quell'espressione nel volto di lei, che palesava il ritorno alla vita, lo ricompens di tutto ci ch'egli aveva fatto. Egli era certo, ora, di esser stato completamente perdonato. Tornava a sentirsi un gentiluomo. Quell'incendio era stato un peso non lieve sulla sua coscienza. Ma egli ignorava la vera causa per cui Elizabeth Crittendon appariva cos lieta. Non aveva letto la notizia sulla gazzetta di Richmond; gi, leggeva di rado le gazzette, fatta eccezione per la Tribune di Nuova York, per la ragione che Bayard Taylor possedeva delle azioni di quel giornale, e vi collaborava. I giornali del Sud, poi, non li leggeva affatto. Li giudicava roba da pazzi, e il loro ottimismo era idiota.
Non c'era da porre in dubbio che la signora Crittendon fosse d'umore insolitamente lieto. E il pacchetto che egli aveva portato con s, fermamente deciso a consegnarlo, gli rimase in tasca. Non era quello il momento di darle un dispiacere. Insieme sedettero a una mensa ben fornita, questa volta, e se non fosse stato per Paul, tra tutti si sarebbero lasciati andare a un pochino di chiasso. Regn tuttavia, come specific la padrona di casa alla fine della cena, una "moderata allegria". Si organizz anche qualche gioco di societ, fino a che pei bambini giunse l'ora di andare a letto; e si ritirarono, le bambole nuove strette al petto. In quanto a queste, non c'era stato verso di cavare una parola di spiegazione, n a Mary, n a Tim. Ma il colonnello Franklin e la zia Libby ridevano... Margaret e Farfar sedevano assieme nel canto del fuoco, e muti e felici guardavano la fiamma. Il reverendo Kiskadden, in un angolo, affilava dei bastoncini con un temperino. Il colonnello se ne torn all'accampamento verso le dieci, lasciando Farfar a guardia della casa.
"Una sentinella di cui potete fidarvi, anche se  un ladro di cavalli" egli disse a Margaret, ammiccando con l'occhio, mentre le augurava la buona notte.
Egli aveva accettato i ringraziamenti per la restituzione della giumenta, senza dir parola. Trovava ch'era inutile rompere un incanto con delle spiegazioni. Col pacchetto ben custodito in fondo alla tasca, un'ultima volta salut la signora Crittendon, e si allontan nella notte. Quanto diversa quella serata, da quella del giorno precedente...
La notte era di una quiete intensa, e quasi afosa, per la stagione. Le stelle incombevano basse, come da un baldacchino di velluto nero. La luna coloriva d'oro le nubi all'orizzonte montuoso. Il colonnello si ritir non appena giunto all'accampamento. Si svegli pi tardi, con un senso d'incubo che gli toglieva il respiro: chiss che cosa facevano le sentinelle? Vestitosi in fretta, sal in sella a Black Girl e fece la ronda. Quiete, sinistra quiete gravava sul campo.
A notte alta la signora Crittendon si svegliava con la medesima impressione. Sent che doveva uscire all'aperto, a ogni costo. Attraverso la parete le giungevano le voci giovanili di Paul e di Farfar, i quali al buio discorrevano pacificamente. L'eco d'una risata sommessa, ogni tanto; un gocciolar lieve d'acqua, ogni volta che Farfar bagnava le bende all'infermo. I due ragazzi parevano i migliori amici del mondo.
La signora Crittendon si vest e scese al piano terreno. Nella vasta stanza Margaret era seduta davanti al caminetto, ancora sveglia.
"Lo sapevo che, tosto o tardi, saresti scesa, mamma," ella disse. "Questa  proprio una di quelle notti in cui n tu n io saremmo capaci di dormire. Si sente la guerra!" ella esclam. "Come se dovesse succeder qualcosa di orribile..."
"Usciamo a fare una passeggiata a cavallo" disse la madre. "Possiamo arrivare fino alla diga, e tornare indietro. C' la luna, sulle praterie."
Uscirono e sellarono i cavalli. Nella scuderia si soffocava dal caldo; entrambe percepivano un impercettibile crepitio, come di topi sotto il fieno...
Poco dopo, sedute sull'alto della diga, guardavano verso il basso, alla Valle. Il fiume chiacchierava dolcemente. Ma non a quella voce esse tendevano l'orecchio, bens a una sorta di lontanissimo fremito: come una musica d'organo, come se i monti stessi, sdegnati brontolassero tra di loro. I cavalli drizzavano le orecchie, inquieti.
Sulla catena mediana dei Massanutten era una infernale luce costante, un balenio rossastro che le nubi dalla parte opposta della Valle coglievano e riflettevano. Pareva un lampeggiar perenne di calore, ma men chiaro, meno innocuo. Un'ora dopo, il Blue Ridge echeggiava tutto di un distante lugubre tuono.
Lo ud il generale Sheridan, quando al mattino che segu a quella notte, spronava il suo cavallo fuor di Winchester, e lanciato a sfrenato galoppo verso Strasburg radunava sbandati lungo la via, gridando loro: "Indietro! Indietro!" Una volta ancora, per un momento la storia girava sul cardine della personalit. I mastini della guerra ringhiavano tra le montagne. I ruscelli rosseggiavano.
"Ringraziamo Iddio" disse religiosamente Elizabeth Crittendon alla figlia. "Ringraziamo Iddio che tuo padre non  l... e nemmeno Paul!"
Margaret tacque; ma silentemente, aggiunse un altro nome alla lista dei cari che la madre credeva al sicuro; e nell'oscurit, il cuore le si riscald a quel pensiero.
Solo verso sera, dalla Valle sottostante giunsero loro, affievolite, le grida di gioia del 6 cavalleria di Pennsilvania. Erano giunti in quel momento i corrieri da Winchester.
"Un'altra vittoria dell'Unione" disse, stoica, Elizabeth Crittendon. Sperava che presto si avvicinasse la fine di quella guerra. Ella non vedeva l'ora di ricominciare a vivere.
Margaret si rifugi a piangere in un angolo. In cuor suo, ella teneva immensamente alla "causa". Era nata in Virginia.
Il tempo era rimasto singolarmente estivo; come l'ora sulla pendola del maggiore Crittendon, pareva essersi arrestato. Meglio sarebbe stato per tutti gli uomini, forse, se il tempo fosse rimasto sempre cos come quella pendola; e, ferme le ore, scorressero futili minuti soltanto.
Uno-due... uno-due... E cos per tutta la notte.
Al "Rifugio del Coniatore", Flossie sola vegliava, mentre gli altri avevano trovato finalmente il sonno. Sollevata sul gomito ella fissava nel buio, in attesa. Le pareva che nelle ombre della casa un gran mostro fosse in agguato. Paul gemeva nel sonno.


 16. DOVE GIOCANO I BIMBI DEI GIGANTI.
Le ore, naturalmente, seguitavano il loro corso. Il tempo soltanto s'era arrestato. Giornate imperturbabilmente serene si prolungavano per settimane; l'estate di San Martino indugiava; eppure, un'ombra sinistra sembrava addensarsi sulla Valle ridente e solitaria. Il colonnello Franklin se ne rendeva ben conto. Era, forse, l'ineluttabile segreta necessit che gli eventi giungessero comunque a una crisi; ch l'azione soltanto poteva risolverli.
Sottoposto a costanti e continuate manovre senza poter mai esplicare la perizia acquisita, il reggimento era un poco irrequieto. La disciplina  uno stato di tensione che bisogna o consumare o rilassare. Se non si consuma, si rilasser da s. Inoltre, la vittoria di Winchester aveva recato a tutte le truppe dell'Unione che si trovavano nella Valle la certezza che una mossa finale fosse imminente. Era ben vero che Sheridan aveva strappato miracolosamente quella vittoria da una sconfitta; ma in ultimo, l'esercito di Early era andato vicino a essere annientato. Quel poco che delle forze confederate rimaneva si trovava ora all'estremo limite della Valle, nella parte superiore; rintanato tra i monti a leccarsi le ferite, finalmente e definitivamente ridotto agli estremi. E quegli uomini aspettavano, aspettavano di muoversi per andare a rinforzare Lee sotto Richmond, per l'ultima disperata resistenza.
Tuttavia, il colonnello sperava di non doversene andare tanto presto. Gli sorrideva l'idea di svernare ad Aqula. Un luogo ideale. L'accampamento era solido, ora, con capanne costruite. Persino le prime linee alloggiavano sotto tende incatramate, mascherate da rami d'abete. Grandi provviste di foraggi erano state accumulate. Bench si fosse vicini a novembre i prati rimanevano ancora verdi; ma c'era da aspettarsi che l'inverno arrivasse poi all'improvviso. I contadini che si trovavano tra le file s'erano fatti un piacere di falciare e riporre il fieno. I pascoli, da tempo disertati, avevano dato un ricco tributo.
Il reggimento vantava anche un quartetto vocale, il quale la sera forniva un po' d'allegria. Al colonnello non spiaceva l'idea che la sua melodiosa voce di baritono fosse finalmente apprezzata. Il capitano Kerr era un discreto tenore. Si cantavano le vecchie canzoni favorite: "Babilonia  caduta", "Destati Nicodemo", e "Fratello, eri tu nella battaglia?" di Foster. Ma quando cominciavano con Foster, invariabilmente i cantori risalivano ai tempi d'una volta e finivano con "I nostri vecchi a casa". Il sabato era dedicato alla musica profana, mentre la domenica aveva luogo un "concerto religioso".
Felix Mann aveva rifatto il tetto a una vecchia casa colonica vicino al fiume; da Harper's Ferry gli erano arrivati parecchi carri di merce nuova, e ora mandava avanti una botteguccia bene avviata, che riuniva in s le qualit di ufficio postale "non ufficiale" e di cantina del reggimento. Insomma, non c'era chi non si trovasse a suo agio; non c'era chi non dichiarasse che sarebbe stato un vero peccato, abbandonare tutto quel ben di Dio per ritornare alle marce forzate nel fango invernale. Eppure, fremeva sotterranea una corrente d'insofferenza. Tanta pace frammezzo al subbuglio generale? Quasi pareva una cosa contro natura.
"Presto le nostre sentinelle cominceranno a veder fantasmi" diceva il capitano Kerr. "Quel continuo coro d'uccellacci notturni  duro da sopportarsi. Non ho mai sentito tanti gufi e civette in vita mia. I boschi debbono esserne pieni." E compose anche una canzone, con un ritornello d'innumeri "uhh... uhh...".
Oltre al suo reggimento, anche gli abitanti del "Rifugio del Coniatore" occupavano i pensieri del colonnello. Ormai, egli aveva preso a proteggerli, per il bene e per il peggio. Lui e il dottor Holtzmaier facevano frequenti visite lass; e Farfar vi trascorreva quasi tutto il suo tempo libero. E di tempo libero ne trovava in abbondanza, specie il pomeriggio e la sera. Il valloncello era cos ben celato che nessuno fuorch qualche ufficiale del reggimento sospettava i Crittendon tanto vicini. Il colonnello Franklin s'era fatto scrupolo di rispettare la promessa data, e il desiderio della signora Crittendon, di circondarsi del pi assoluto segreto.
Presto egli scopr ch'ella credeva il marito sano e salvo in qualche prigione degli Stati del Nord. Ella gli aveva anche consegnato delle lettere per il marito, sollecitando i consigli dell'amico circa quanto si sarebbe potuto fare per lui. Il colonnello aveva promesso di fare il possibile: ella sembrava fondare ogni speranza per l'avvenire sulla certezza di trovarsi riunita al marito, a guerra finita. Cresceva cos l'ammirazione ch'egli nutriva per l'indomita serenit di quella donna, in frangenti che avrebbero messo a dura prova il cuore d'un uomo. Forse egli agiva male, e disobbediva a un ordine ricevuto, non consegnandole il pacchetto, che indubbiamente conteneva un ultimo messaggio del marito; ma gli era insopportabile l'idea di esser proprio lui a darle il colpo di grazia. Il dilemma era grave. Spesso egli vi rifletteva: e rimandava la soluzione.
Nel frattempo, in parte per tacitar la propria coscienza, ma assai pi per un profondo impulso di naturale bont, egli aveva cura a che la piccola colonia al Rifugio non mancasse di nulla. Con l'appressarsi dell'inverno, Farfar e il vecchio Kiskadden avevano tagliato un'abbondante provvista di legna da ardere. La piccola tettoia era piena di fieno. Il solaio della casa ridondava di farina, lardo, patate e conserve d'ogni specie. Se anche il reggimento avesse dovuto spostarsi, la signora Crittendon sarebbe stata in condizione di resistere per sei mesi. Quel pensiero era un conforto al cuore dell'uomo, che dell'incendio della casa di lei aveva fatto un rogo funebre per la sepoltura del marito. Quest'uomo si trovava ora in una difficile e singolare situazione. E la via d'uscirne gli era tutt'altro che chiara.
Non fosse stato per questo, il colonnello Franklin avrebbe avuto pochi pensieri. Egli viveva alla giornata, e si godeva appieno la vita militare, in condizioni che difficilmente avrebbe potuto trovar pi favorevoli. Il sole passava sopra il suo capo, da una catena di montagne all'altra, marcando il pacifico seguirsi di giornate affaccendate se pur monotone. Allarmi non ce n'erano. Mai ci si era sentiti tanto al sicuro. Il quartier generale aveva finalmente accolto le sue ripetute richieste di forze di riserva, e gli aveva inviato i suoi vecchi amici del 23 fanteria dell'Illinois, oltre a una magnifica batteria dell'artiglieria di Rhode Island, per "appoggiarlo" a Luray. Quelle forze si trovavano a poche miglia appena scendendo il corso del fiume: lontane quel tanto da averle a portata di mano, pur lasciandolo in pace. Cos, era ben difficile ch'egli potesse esser tagliato fuori da una sorpresa alle spalle, che gli venisse dal Blue Ridge. Se mai il nemico avanzasse, avrebbe dovuto passare attraverso la gola, a sud. Quella faccenda, almeno, era regolata! Soddisfatto il colonnello si allacci la sciabola, e usc ad assistere agli esercizi di tiro a segno col nuovo modello di carabina.
Un'altra mattinata stupenda.
Sulla soglia di casa, la signora Crittendon sedeva col mento sulla mano, a godersi il tepore insolito. Con i capelli che nell'acconciatura del mattino le pendevano in grevi trecce, ella sembrava un poco una nordica sibilla, e a dir la verit, per l'appunto ella tentava di guardar di qualche anno avanti nell'avvenire.
Il colonnello non s'era sbagliato: gran parte dei sogni di lei s'aggiravano intorno al ritorno del marito, a guerra finita. La guerra li avrebbe lasciati poco men che rovinati, ma non proprio a terra. Da informazioni raccolte qua e l, dall'opinione che prevaleva, Elizabeth Crittendon aveva ormai concluso che le forze dei Federali sarebbero uscite vittoriose. Questo ella intendeva accettar come fatto compiuto; e tenendo gli occhi fissi all'avvenire avrebbe sentito meno l'impazienza che la travagliava. Ella aveva una natura dolce e vigorosa a un tempo; sapeva esser forte senz'essere amara. Il bene di sua figlia Margaret, e quello dei due bimbi del cognato che considerava ormai come suoi, erano il desiderio essenziale del suo cuore. Di Paul non era altrettanto sicura. Le pareva che la guerra avesse frustrato le promesse che egli aveva dato. Carattere ardente e ricco di sensibilit, quel ragazzo era passato attraverso il fuoco. La perdita della casa paterna, dolori, terrori, fatiche e ferite: tale era stata la sua sorte prima ancora ch'egli compisse diciassette anni. Flossie aveva preso ci che restava: la sua fierezza di gentiluomo.
Soltanto pochi anni addietro, la signora Crittendon non avrebbe accolto in casa propria una ragazza come Flossie; non avrebbe neppur permesso di discuterne in sua presenza. Ora, dopo che battaglie eran seguite a battaglie, dopo che l'antica vita e il codice in base al quale era stata vissuta era scomparso con tutti coloro che lo avevano redatto, ora le pareva che una Flossie Kiskadden potesse anche esser tutto quanto della vita che Paul avrebbe mai conosciuto.
La guerra  un potentissimo solvente. La signora Crittendon non era soltanto un'Inglese, era anche la moglie d'un Virginiano. Eppure, era capace di guardare a Flossie come a un essere umano, e di comprenderla. Per amor di Paul e di Flossie ella aveva permesso al vecchio prete e alla figlia di condividere il loro rifugio; col risultato che il vecchio la guardava, proprio per questo, con sospetto.
Destreggiandosi cos come meglio poteva fra tutte le vicissitudini, le complicazioni e i fortunosi mutamenti che la guerra aveva recato con s, la signora Crittendon trovava ancora tanta forza d'animo da salvare i resti dell'antica vita, onde costruir per l'avvenire. Aveva una piccola fortuna sua personale in Inghilterra, dove serbava ottime relazioni famigliari. E Margaret - ella era ben decisa in quanto a questo - avrebbe goduto i vantaggi dell'una e delle altre. Comunque andassero le cose, finita la guerra la fanciulla sarebbe partita per l'Inghilterra. In quanto al resto, tra lei e il marito avrebbero "mantenuto la posizione" al Rifugio, fino a che gli altri ragazzi fossero cresciuti. Si poteva coltivare un po' di terra, lass; c'era la caccia e la pesca. Avrebbero vissuto uniti... e che altro importava? Quando c'era della terra e una casa, amore e speranza...
Margaret avrebbe preso marito, un giorno o l'altro. Anche per lei, in qualche luogo, ci sarebbe stata una casa. Forse avrebbe ripreso a coltivare le terre dei Crittendon nella Valle; e Whitesides non poteva esser ricostruito, su basi meno grandiose? Forse, la vecchia nonna che s'era rifugiata a Richmond avrebbe lasciato qualche cosetta ai ragazzi, se ancora le rimaneva qualcosa da lasciare... E se alla fin delle fini anche Paul, a guerra finita, avesse rivelato un po' di carattere? Forse... forse... Ma chi poteva mai sapere?
Cos sognava Elizabeth Crittendon, il mento tra le palme, sorvolando con lo sguardo la piccola valle; e in casa, intanto, la pendola del maggiore Crittendon continuava a battere i suoi due colpi argentini, d'ora in ora... L'ostinazione di quel meccanismo dava a Elizabeth un segreto e singolare piacere. Batteva a gara con i sogni suoi.
Ma pel momento, i semi della realt venivan gettati per una messe assai diversa.
Nella vecchia cantina della casa bruciata a Whitesides, proprio quel mattino le formiche stavano cercando a loro volta di sormontar certe difficolt. Anch'esse s'erano costruite una nuova dimora: tra sabbia e ceneri. Ma uno dei bottoni del maggiore Crittendon riusciva loro d'impaccio. Si trattava d'un bottone d'acciaio fabbricato a Sheffield; gi una volta soleva incappare nella fodera della giubba, ogni volta che il maggiore se l'abbottonava sui dispacci che teneva sul cuore. E adesso, ostacolava le formiche. Gli ingegneri del loro esercito conferirono a lungo; ma tutta la potenza del regno delle formiche non riusciva a rimuovere l'ostacolo. Venne deciso di scavare il terreno sottostante; e lentamente ma ineluttabilmente il bottone scomparve sottoterra... In breve fu ricoperto, sepolto. Era l'ultimo palpabile ricordo del maggiore Crittendon, toltone il pacchetto nella tasca del colonnello Franklin.
E Margaret...
"Margaret prender marito, un giorno o l'altro." Cos aveva detto la signora Crittendon; ma ella era ben lontana dall'immaginare ci che accadesse nel cuore della figlia. Esso era impegnato. Le labbra non l'avevano espresso in parole, ma in altro modo.
Ora che aveva recuperato Midge, Margaret faceva ogni giorno passeggiate a cavallo, su e gi per la piccola valle. Di buon grado le tre donne s'erano divisi i lavori domestici, e la cura dei bimbi e di Paul: tuttavia, di rado la signora Crittendon abbandonava la casa. Usciva a cavallo nelle prime ore del mattino, e ritornava per la prima colazione. Da tempo era venuta alla conclusione che l'unico modo per non perder mai di vista ci che accadeva in casa sua era d'esser sempre presente, e prima di chiunque altro. Quell'abitudine era certamente saggia; ma non era detto che certe cose non potessero accadere anche nel pomeriggio. E il pomeriggio apparteneva a Margaret.
Farfar faceva in modo d'arrivare verso le due, ed era poi libero fino all'ora della ritirata. Margaret lo aspettava a cavallo, a pi della diga, gli occhi splendenti e la berretta di paglia gettata all'indietro sulle spalle. Quella visione - riccioli che sfolgoravano al sole ancora alto, e il nodo di seta verde cupo un po' sbiadito legato sotto il mento - s'incideva nella memoria del ragazzo tanto profondo, ch'egli ne sognava la notte. Quando non la vedeva l in attesa, era divorato dall'ansia; e col cuore in gola arrivava su alla casa. Ma ella era quasi sempre l...
Dal colonnello il ragazzo aveva imparato a togliersi il berretto; ed egli poneva in quel semplice gesto tanta enfasi, che era ormai inteso come non fosse un saluto soltanto, ma il segnale per una corsa. E al galoppo attaccavano la salita su per la valle. In un lampo la signora Crittendon vedeva le due figure passar dinanzi alla casa, e il tambureggiar degli zoccoli s'allontanava per la prateria. Farfar era un perfetto cavallerizzo; le lunghe esercitazioni avevan sortito il loro effetto. Dietro di lui, i riccioli e la berretta di Margaret volavano al vento. La madre rievocava pi d'una cavalcata coi cugini sulle brughiere inglesi, tanto tempo addietro, e sorrideva. Un passatempo innocuo, ella ne era certa. Come saltava gli ostacoli la piccola Midge!
Mezzo miglio oltre la casa, il valloncello si restringeva improvvisamente, e ad angolo acuto svoltava a destra. I bambini chiamavano quella parte superiore del Rifugio "il posto dove giocano i bimbi dei giganti". Pareva una specie di grande atrio verde senza tetto; le pareti rocciose che salivano alte e dritte erano ricoperte di felci. Il suolo era sparso di quella particolar ghiaia finissima, che si trova nell'ombra di certe muffe. Pochi annosi alberi, qua e l, parevano i superstiti di un'antichissima foresta, le cui origini dovevano risalir nella notte dei secoli. Il luogo era al riparo dai venti; e il sole, da mane a sera, non batteva che su di una sola parete. Il fiumicello formava una curva; e si sarebbe detto che qui, improvvisamente, la muta terra acquistasse favella, cantando una sua querula canzoncina in una lingua universale.
Una collezione di massi rozzamente squadrati nelle pi grottesche forme popolava quel salone naturale, cui i rami dei decrepiti alberi facevan da soffitto. Potevano esser caduti dal cielo, come abbandonati l alla rinfusa, enormi trastulli d'un bimbo di giganti che nell'andarsene, con mano crudele, avesse demolito il castello costruito per gioco. Tale, almeno, la favola che il maggiore Crittendon aveva narrato una volta alla piccola Margaret. E da quel giorno in poi, era quello stato il posto "dove giocavano i bimbi dei giganti". E l giungeva ora Margaret Crittendon, alla luce di quel giorno che pi non feriva gli occhi paterni...
Tutto era candore, sincera commozione. Se lo spettro del maggiore fosse sopraggiunto in uno di quei momenti, avrebbe forse sorriso; e dalle spente occhiaie sarebbero forse colate alcune funeree lagrime. E i suoi, invero, erano gli unici occhi che avessero il diritto di spiar William Farfar e Margaret. Poich nulla c'era in quelle loro gite che non fosse innocente e bellissimo; della giovinezza essi avevano la tenerezza e la virginea ingenuit.
Seduti sul medesimo masso, si guardavano a lungo; e parlavano poco o nulla. Erano troppo timidi, troppo sopraffatti dalla piena del loro affetto per potersi esprimere. Il fiumicello parlava per loro, in suo vispo e fluido linguaggio, lunga esclamazione di dolci e liquide vocali. "Cos debbono sentir gli uccellini a primavera", pensava Margaret...
"Mi piace l'estate di San Martino" ella os un giorno.
"Io lo adoro" disse William.
Dopo un po', trovarono tanto coraggio di guardarsi negli occhi, e in quel modo impararono a perdersi l'uno nell'altro. Dio solo sa quanto a lungo durassero quelle occhiate! Qualche volta, ella gli concedeva di prenderle la mano. Ben sapeva egli, che mai ella gli avrebbe permesso di baciarla di nuovo. Ma di guardarla era pago. Forse, si vedevano sotto l'aspetto d'angeli; poich anche la luce di quei giorni autunnali era fatata. Circondava ogni cosa di iridescenze, come le piume che brillan sul petto di certi uccelli selvatici. Allorch l'uccello muore, muore con esso quell'iride. Ciascuno dei due giovani sembrava all'altro circondato da quel nimbo; e viveva cos in una segreta gloria di luce. Margaret non doveva dimenticare, in vita sua, quel che non avrebbe mai pi visto, e che in cuor suo avrebbe chiamato "la luce perduta".
E cos, mentre i cavalli s'aggiravano a pascolar l'erba pi fina nei punti soleggiati, trascinandosi dietro le briglie, Margaret e William li vedevano, cos come vedevan se stessi, nell'aureola d'un sogno felice. A volte arrivavano fino al sentiero a piombo sul torrente, e l varavano barchette di scorza d'albero, e tenendosi per mano sostavano muti dinanzi alle tragedie di quei naufragi in miniatura, felici come fanciulli se un fortunato schifo riusciva a superar gli scuri gorghi pi in basso. William sembrava pervaso di un'aura profetica, e prediceva la sorte d'ogni barchetta che partiva.
"Ecco, questa ci riuscir..." sussurrava. Ma erano tanto poche quelle che arrivavano in salvo!
In quelle scorrerie nel cuor dei boschi, William Farfar rivelava un incanto tutto suo particolare. Accadeva cos che la fanciulla Margaret non soltanto amasse l'amore ch'egli le ispirava; ella trovava altres in lui una sorta di affinit, intensificata dal fatto ch'egli sentiva il proprio amore corrisposto, e si esaltava in una serena felicit, in un senso di benessere e di comunanza con tutto ci che attorno a lui ferveva di vita. Tanto che per Margaret, l'innamorato e il migliore, il pi affettuoso compagno di giochi ch'ella avesse mai avuto finivano per identificarsi. Quand'erano vicini, e specie vicini e soli, allora vivevano compiutamente; e per contrasto, quand'erano lontani si accorgevano di vegetare appena.
Con tutto ci, i loro discorsi eran fatti di nonnulla; ma era, quasi, una cosa ormai convenuta, e a loro pareva bellissimo che fosse cos. Un giorno, Farfar parl della capanna tra i monti dove era nato, lontan lontano dal fiume...
L egli avrebbe condotto Margaret. Era destino che fosse cos.
"Ma io soffrir, lontano dal mio fiume," ella disse, semplicemente. "E dai miei monti. Il mio fiume e i miei monti hanno una canzone...
Alte son le mie terre montane
Maestose son valli e colline,
Alti sono i suoi figli, e le figlie,
E fiorenti di allegro gioir.
Oh Shenandoa, scorri, oh Shenandoa,
Su scorrete, via, acque serene,
Per la grande mia terra natia...
E il vostro fiume, non ha una canzone?" ella domand, scuotendo i riccioli.
"No" egli rispose, un po' scontroso. "Ma io so zufolare. Nei nostri boschi, laggi a casa mia, tutti gli uccelli mi rispondono."
Margaret ascoltava. Egli non muoveva affatto le labbra. Il suono gli usciva dalla gola. Forse muoveva la lingua... E tutt'a un tratto, il bosco fu pieno di canti d'uccelli. Margaret ne riconosceva alcuni. Trionfante, William aveva adescato un'attardata ghiandaia, e la rimandava via, offesa e pettegola.
"Forse avr creduto che sia tornata primavera!" disse Margaret.
Il giovine rise. Ecco: il richiamo d'un tordo! Ma era lontano.
"Non pare anche a voi che sia tornata la primavera? Non la sentite?"
"S..." E l'unica sillaba le moriva sulle labbra, in un bisbiglio silente.
Egli le aveva posato il capo in grembo, ed ella, interdetta, estasiata, senza parlare gli sminuzzava foglie secche tra i capelli.
"Adesso?" disse dopo un lungo silenzio. "Adesso,  soltanto l'estate di San Martino."
A fatica rintracciarono i loro cavalli. Ma era uno spasso, quella caccia tra le rocce. Tutto il recesso risonava di liete risa umane. Farfar tocc le cime della beatitudine allorch aiut Margaret a salire in sella. Un istante furono vicinissimi l'uno all'altra. Arrendevole, ella si abbandonava tra le braccia di lui. Parve a William di aver clto una giovine cerbiatta. Entrambi tremavano. Poi, ella si stacc da lui, balz in sella; e prima ancora ch'egli potesse raggiungerla, gi ella era a mezza strada verso casa. Quella sera, il giovine soldato non fu presente alla ritirata.
Seguirono due inesorabili giornate di arresti. Quando William ritorn, gli pareva un anno da che aveva visto Margaret. Fu quella l'unica volta che Margaret sent di odiar veramente l'esercito yankee. Ma ora, Farfar aveva il permesso di trattenersi fino a tardi. Le notti cominciavano a farsi fredde. Quella sera se ne rimasero in casa, seduti nel canto d'uno dei grandi caminetti. Dall'altra parte della stanza, quasi abbracciati in un angolo, c'erano Paul e Flossie.
La signora Crittendon era preoccupata. Non gi per la figlia. Margaret e Farfar erano cos timidi, quand'erano insieme, che davvero non era il caso di prenderli sul serio. E la fanciulla appariva tanto gioiosa, da un po' di tempo, che la madre aveva deciso di non rilevar la frequenza delle visite del giovane amico. A parte ci, s'era gi affezionata anche lei a Farfar: aveva modi cos garbati, era cos premuroso! Senza volerlo, ella persisteva nel considerare la figlia una bambina. Ma la piccola Mary aveva scoperto gli altarini, esclamando un giorno: "Margaret ha un fidanzato!"
Se la signora Crittendon si preoccupava, era per quegli altri due. Avesse saputo un luogo qualsiasi dove sistemarli, ella li avrebbe mandati via di casa. Sorvegliarli diventava ormai un affar serio. La sofferenza fisica, non c'era dubbio, doveva aver agito un poco sulle facolt mentali di Paul. Egli aveva sempre una cert'aria derelitta. Anche Flossie le faceva pena; non ci si poteva pi fidar della memoria della poverina, la quale s'aggirava in una specie di estasi, con certi occhi da spiritata.. E misteriosamente, il vecchio Kiskadden aveva cessato di essere un alleato, sia pure all'acqua di rose. Non pregava pi ad alta voce, per nessuno. Si disinteressava di tutti, occupato a strofinarsi le gengive col tabacco da naso.
Un'abitudine disgustosa, quella! Elizabeth Crittendon la trovava odiosa. Si rivedeva, seduta nel bel salotto antico, a Whitesides - ed erano passati pochi mesi appena. Leggevano Tennyson, lei e il marito; e le pareva di udirne la sonora voce, come s'egli fosse l con lei nella stanza. La pendola batt le due.
"Oh, non ne posso pi!" ella esclam, scoppiando in un pianto improvviso.
Margaret e Farfar accorsero presso di lei. Margaret abbracci la madre, la quale, asciugatesi le lagrime, si sforzava ora di ridere. Farfar le offerse delle castagne che era intento ad arrostire; ed ella si lasci persuadere a sedersi tra i due giovani, davanti al fuoco. Paul e Flossie non s'erano neppur mossi. Il vecchio si alz, e and a dare un'altra strofinata alle sue gengive.
Era quella la prima volta che Elizabeth Crittendon si fosse lasciata vincere dallo sconforto. Di solito, la coraggiosa donna era quasi allegra.
Il reverendo Kiskadden mostrava una suprema indifferenza, al veder Paul e la figlia abbracciati, per non dir sdraiati assieme sulla panca. Due giorni prima, li aveva uniti in santo, se non legale, matrimonio. Testimoni non ce n'erano stati. Egli li aveva scoperti insieme nel fienile e s'era fatto un dovere di unirli l su due piedi.
Flossie aveva provato una vera delusione. Paul era imbronciato. Tanto l'uno che l'altro s'erano guardati bene dal dir qualcosa alla signora Crittendon. Ma Flossie si sentiva defraudata d'un matrimonio vero. Un abituccio nuovo per le nozze l'aveva sperato; o che almeno, la signora Crittendon glie ne regalasse uno smesso di Margaret. E un velo, se non altro, un velo avrebbe dovuto esserci! Anche in tempo di guerra, c'erano pur sempre delle zanzariere per casa, che potevano servir da veli da sposa. Qualsiasi ragazza, che non fosse l'ultima delle montanare, un velo da sposa ce l'aveva. Ecco che cosa significava per Flossie il matrimonio: un abito nuovo, un velo, carri e carrozzini davanti a una chiesetta tra i boschi, e dopo, allegria e paste dolci. Il matrimonio era un avvenimento a s, non connesso con altri, n prima n dopo. Un uomo ci doveva essere, naturalmente...
E cos aveva trovato alquanto umiliante doversi alzare in fretta e in furia, al buio, tra il fieno dell'anno avanti; e venir sposata dal proprio padre con una Bibbia in una mano e una frusta nell'altra. E Paul col braccio al collo. E i cavalli che di sotto, pestavano ch'era un piacere. Un velo, almeno! Invece, non aveva indosso che un vecchio busto e una gonnella; e anche cos, aveva dovuto fare alla svelta. Errore, togliersi il busto... in ogni e qualsiasi occasione...
Paul, lui, aveva messo su tanto di broncio, perch non aveva affatto intenzione di sposar Flossie; e perch gli cuoceva d'esser stato sorpreso dal vecchio. Un bell'impiccio, avere il braccio al collo; non si poteva agir con rapidit. Certo che, quando un ragazzo era clto in certi frangenti - se si lasciava cogliere - doveva sposare, per amore o per forza. Almeno, tutti dicevano cos. Diavolo, avrebbe dovuto aver tanto buon senso da tirarsi dietro la scala. Allora, non si sarebbe vista la testa del babbo Kiskadden spuntar di sorpresa dalla botola. Vecchio sornione! Chiss poi perch i vecchi avevano da esser tanto curiosi? Dovevano ficcare il naso dappertutto, sempre! Quello era il guaio. E intanto, lui e Flossie erano marito e moglie.
Per Paul e per il reverendo Kiskadden, il matrimonio significava la stessa cosa. Constava di magiche parole. Una volta pronunciate, una volta baciata la sposa, o la Bibbia, qualsiasi cosa aveste fatto con una ragazza, sia prima che dopo, eravate a posto. Il brutto veniva dopo, ed era colpa della ragazza. Celebrato il matrimonio, il reverendo Kiskadden non s'era pi curato dei due giovani. Erano marito e moglie. L'et aveva annacquato alquanto la filosofia del brav'uomo; e certi punti, i pi belli, egli li aveva addirittura dimenticati.
Ma il breve abbandono della signora Crittendon, per quanto naturale e scusabile fosse, doveva aver tristi conseguenze. Proprio quella sera, Paul aveva avuto in animo di confessare alla zia l'avvenuto matrimonio; bench egli avesse sempre trovato strano ch'ella avesse permesso ai Kiskadden di condivider con tutti loro il Rifugio. E s che aveva sempre ammirato la zia Libby, e le era profondamente grato delle affettuose cure ch'ella prodigava a lui, come al fratellino e alla sorellina. Malgrado le tempeste di alterno rimorso e passione da cui era agitato l'animo suo, egli sentiva che l'unica cosa onesta che gli restava era ancora sempre quella di avvertire la signora Crittendon che Flossie era ormai entrata a far parte della famiglia. Quel che Paul ignorava era che una notizia simile, se non proprio con gioia, la zia Libby l'avrebbe certo accolta con sollievo. Che l'ampiezza di vedute, la cristiana carit da cui ella era animata le avrebbero permesso di prendere in considerazione un mutato ordine di cose, non era mai entrato in testa al ragazzo. Quella zia britannica, egli la vedeva sotto l'aspetto di una ferrea Minerva, che bisognava placare se possibile, e sfidare se necessario.
A quel fine, nella sua fantasia egli andava componendo diversi e svariati discorsetti, architettando scene in cui lui, Paul, annunciava alla zia l'importante novit delle avvenute nozze con Flossie. Grazie alla sua irritabilit, ch tra Flossie e il braccio egli non aveva pi avuto pace, e a dir la verit non ne poteva pi, la parte di personaggio ardito e provocante gli sembrava sempre pi seducente. Tuttavia, tra il dire e il fare c'era di mezzo il mare...
Per questa ragione egli aveva trascorso la serata rincantucciato nell'angolo con Flossie, sospirando il momento in cui Farfar si congedasse e gli altri andassero a coricarsi, e lui avrebbe potuto parlare con la zia. In ultimo, aveva deciso di accostarla con dolcezza; quando, inaspettatamente, con gran dolore e stupore del ragazzo la zia aveva rivelato il suo sconforto; e Paul aveva scoperto come anch'essa fosse capace di cedere alla piena dei sentimenti.
L'impressione ch'egli ne ebbe, mentre dal suo angolo assisteva alla scena, fu grandissima. Con tutta l'amarezza che l'essere suo, esausto per la febbre, albergava, egli vedeva gli sforzi di Margaret per confortare la madre, e la timida sollecitudine di Farfar. Riflettendo sulle proprie sofferenze fisiche e sui dispiaceri suoi, in contrasto con quelli cui sembrava aver ceduto la zia, fosse pur soltanto per un momento, egli si sent pieno di disgusto verso l'esistenza in generale, e le donne in particolare. E la vicinanza di Flossie, il costante sonnolento calore ch'ella emanava contribuivano non poco a quell'impressione. Anche lei cominciava a diventargli insopportabile! Egli aveva la febbre, e il dolore al braccio era intollerabile.
"Tutte cose superflue," egli rifletteva. "Se costoro sapessero soltanto... ne potrebbero far tanto bene a meno. Quand'ero soldato, stavo benissimo senza queste cose. Nei boschi e nei campi faceva fresco, e anche al bivacco, la notte. C'erano fuochi, sotto la luna. E i soldati cantavano. C'era in aria la bella, la paurosa emozione che d la battaglia imminente. E l'amore... che cos', se non caldura e guai d'ogni sorta? Preferirei morire, piuttosto che seguitare in eterno questa vita, qua dentro. Anzi, forse morirei. In ogni modo, fuor di qui tornerei ad appartenere a me stesso. Qui, mi consumo. E a che pro? Io sono migliore, sono pi forte di questa vita. Ah, sapessero soltanto quanto luminoso e felice  il mondo, quando Paul  sano e forte!"
Quando egli cominciava a chiamarsi per nome, era sempre segno di stanchezza, di esaurimento. Il suo automatico dramma continuava, ed egli non poteva fare nulla per arrestarlo. La febbre dava all'ambiente ch'egli aveva sotto gli occhi apparenze intensificate, cristalline, quasi un mondo remoto e vitreo. Gli pareva di guardare in uno specchio, entro il quale da un momento all'altro gli sarebbe apparsa ingrandita la propria immagine. Ed egli era l, in attesa del miracolo... La fiamma guizzava. Gli doleva il braccio. Farfar s'era alzato e si congedava.
Lo stup la compassione che gl'ispirava la cugina. Per qualche minuto dopo che Farfar ebbe chiuso la porta dietro di s, Meg apparve tutta attristata. Ella era una buona figliola! Com'era graziosa, seduta l a fianco della madre, cos composta e bianca e calma! La pendola proseguiva il suo ticchettio irritante, che pareva diventasse pi forte, sempre pi forte. Dio mio!
"Signora Crittendon, perch non ve ne andate a letto?" disse d'un tratto Paul ad alta voce, e malizioso diede una gomitata nel fianco a Flossie.
Madre e figlia levarono il capo a guardarlo, sorprese.
Flossie s'era alzata; sonnacchiosa, se ne and di sopra. Era seccata e indolenzita, e non aveva sentito quel che Paul aveva detto. Era stata quella gomitata nelle costole a svegliarla.
"Paul, dicevi sul serio?" domand la signora Crittendon.
"Sicuro! Ora ti metterai a piangere anche per questo, eh?"
"Oh, Paul!" esclam Margaret.
Con una certa agilit il ragazzo si drizz dalla panca nell'angolo dov'era sdraiato, e svelto s'incammin verso la porta.
"Addio, zia Libby! Addio, Meg! Me ne torno al reggimento!" grid. "E non ci provate nemmeno a fermarmi!" Sbatt la porta dietro di s, e si mise a correre verso la strada. Prima che le due donne si fossero raccapezzate, e avessero riaperto il pesante uscio, Paul non si vedeva pi.
La signora Crittendon arriv al cancelletto, scrut invano verso i boschi, per i prati. "Paul!" chiam. "Paul, sii buono, torna indietro!" Sperava di farsi sentire. Margaret, pur non avendo alcuna idea della direzione ch'egli poteva aver preso, corse sul prato, esplor il bosco dietro la casa. La luna occhieggiava tra gli alberi; una volta le parve di vedere, lontano, il balenio d'una benda bianca. Disperata, piangente ella seguitava a gridare il nome del cugino. Ma nessuna risposta le giunse. Dopo un po', rinunci alla ricerca e torn indietro, senza fiato e spossata dal pianto.
Sull'orlo del bosco trov la madre che le era venuta incontro. " sparito, mamma," ella disse. "Non lo rivedremo mai pi.  colpa di Flossie!"
"Zitta! Non diciamo cos.  la guerra, non Flossie. Margaret, tu ed io dovremo badare ad andare avanti da sole. E qualsiasi cosa ci capiti, non dobbiamo cedere." E serr forte le mani della fanciulla, fino a che il respiro le flu pi calmo.
"Ritorniamo in casa," disse Margaret. "Io... sono pronta. Ti aiuter, mamma, te lo prometto!"
Tenendosi allacciate, strette l'una all'altra le due donne rientrarono. Il reverendo Kiskadden era sceso in mutande, a prendersi un'altra presa di tabacco. Questa volta, la signora Crittendon non fece osservazioni di sorta.
Fuorch nei cuori di chi ne sognava e ne soffriva, la partenza di Paul non turb eccessivamente - in apparenza almeno - la vita quotidiana al Rifugio, la quale fluiva ora piuttosto placida. La signora Crittendon si aggirava intenta alle faccende domestiche un poco pi energica, se pure non meno dolce e gaia di prima. Lei e Margaret si sentivano pi unite che mai. Per la fanciulla, la costante comprensiva piet della madre, la sua invariabile bont verso tutti, erano una continua ispirazione.
La scomparsa di Paul aveva reso Margaret doppiamente ansiosa per le sorti di Farfar: l'aveva ridestata da quei primi sogni puramente idillici. Per la prima volta ella cominciava a capire ci che per la madre dovesse significare la scomparsa del marito. Quei timori, ella li nascondeva tuttavia, per non dare alla madre un dispiacere di pi; e si guardava bene dal parlar di certi suoi puerili ma felici sogni per l'avvenire, i quali rimanevano pur sempre ancora una dorata e lontana bruma...
E Flossie? Flossie aveva dato in ismanie, al mattino, allorch aveva scoperto che Paul se n'era andato. Il grido straziante della fanciulla che aveva capito d'esser stata abbandonata era andato dritto ai cuori della signora Crittendon e di Margaret. Esse si erano affrettate ad assicurarle ch'egli avrebbe fatto ritorno; ma ci sembrava farle poco o punto impressione. Paga dell'affetto, della compassione di cui era attorniata, silente e remissiva ella si aggirava ora per casa; e si compiaceva al pensiero d'esser entrata a far "parte della famiglia". A vero dire, Flossie era diventata migliore da quando Paul l'aveva lasciata. Una volta la signora Crittendon la trov che guardava fuor della finestra, una mano stretta alla gola come se da un momento all'altro dovesse accaderle una sciagura. Chiam Margaret; e tutte e tre sedettero a confortarsi con una tazza di t.
Quel tanto d'aiuto, materiale e morale, che poteva venire dal mondo esterno, giungeva loro continuo e immancabile dall'accampamento in fondo alla Valle. Per Margaret, era la segreta e quasi eterea felicit che le recavano le visite di William Farfar. Per la signora Crittendon era una profonda sicurezza, un senso di rinnovata speranza ed energia, che invadeva tutta la casa non appena il colonnello Franklin scendeva di sella davanti allo steccato. N l'aiuto che il colonnello recava era meno reale, pel fatto che palesemente fosse frutto di studio, talora anche di elaborati progetti.
Era innegabile che il colonnello portava sempre un'atmosfera di spontaneit e di giovialit che, unite a un delicato riserbo anche nelle manifestazioni pi generose della sua sollecitudine, disarmavano e allargavano i cuori. Tranquillamente, ma con l'animo sospeso, la signora Crittendon attendeva ogni volta il tono rassicurante d'una voce ormai nota. E le serate scorrevano in buona compagnia, al Rifugio, fra onesti passatempi e davanti a un fuoco ch'era di per s un conforto. Tutto era semplice e primitivo lass, ma non era da dire, grazie al colonnello, vi mancassero le comodit. Nessuno che in una di quelle serate, verso la met del novembre 1864, avesse fatto capolino dai vetri della finestra, avrebbe potuto negarlo; e nessuno, non fosse stato per l'uniforme dei due ospiti, avrebbe sospettato che ci fosse una guerra al mondo. Chiss quanti poveracci, gi nella Valle, i cui focolari s'erano oscurati o spenti per sempre, quanti si sarebbero dichiarati lieti di unirsi a una compagnia cos simpatica, distinta e cortese!
Margaret e Farfar sedevano immancabilmente vicini e nessuno aveva il cuore, n vedeva la ragione per negar loro quell'innocente piacere. Quando le ombre erano propizie pareva, a volte, che i riccioli di Margaret sfiorassero la spalla del giovine... Flossie e i bambini, seduti in terra, si divertivano ad arrostir patate e castagne. Il reverendo Kiskadden aveva la sua pipa di gesso, che non fumava perch era sempre rivolta all'ingi, e un po' di whisky annacquato. Da che aveva maritato la figliola, passato e avvenire non esistevano pi per lui. La sua tabacchiera, la sua tazza erano colme fino all'orlo. Con gran meraviglia di tutti, ora egli cantava anche, qualche volta, con una voce acuta e infantile che sembrava venisse da tempi remoti; cantava qualche stanza del bardo "Bobby" Burns. C'era da temere, quasi, ch'egli intonasse un inno.
Ma a impedir quel disastro ci pensava il dottor Holtzmaier. Spesso il colonnello lo conduceva con s; e il dottore, figuratevi un po', suonava la chitarra; e non vi diremo quali singolari successi raccogliesse. Le nodose mani del chirurgo correvano con sorprendente abilit su e gi per le corde, senza che vi fosse alcun nesso fra le emozioni dell'artista e ci che il suo volto rifletteva. Egli suonava ogni cosa con la medesima espressione blanda e gioconda, e intanto cantava il basso. I bambini passavano dall'ammirazione alla perplessit e a una folle allegria: e mai si stancavano di sentire il dottor Holtzmaier cantare accompagnandosi sulla chitarra.
C'era poi una canzone, alla quale tutti facevano coro. La cant la prima volta Farfar, che l'aveva imparata dagli zuavi del Kanawha. Il dottore non tard a comporre un adeguato accompagnamento con variazioni.
"Lungo la via, in un giorno d'estate
Ammazzo il tempo coi miei camerati,
Ce la godiamo, degli alberi all'ombra,
Oh che delizia! Son buone le fave!
Fave! Fave! Fave! Su, su, mangiate fave!
Oh che delizia! Son buone le fave!
Il generale ha sentito un fracasso:
Arrivano i Yankee - gi son cannonate!
Si volta stupito... Ahim, cosa vede?
I prodi zuavi, che mangian le fave!
Fave! Fave! Fave!..."
Persino Flossie s'univa al coro, con una vocetta stonata che pur nella sua monotonia aveva strani slanci improvvisi.
Ma pi di tutte le altre risaltava, nella piccola congrega, la fisonomia del colonnello: folte basette brune, sopracciglia marcate, e occhi azzurri, dai quali traspariva una naturale bont d'animo. Egli aveva un volto d'un ovale pronunciato, una bocca grande ed energica dalle labbra rosse e ben modellate, che sempre parevano sul punto di profferir detti memorandi. E quando parlava, la voce chiara e forte accentuava quell'impressione.
Alla signora Crittendon non sfuggiva che i due ospiti apparivano sempre ben messi, quanto lo permetteva il servizio, i bottoni della giubba luccicanti al riflesso della fiamma. Moglie d'un soldato, ella era in grado di apprezzare quelle delicatezze, e dal canto suo non restava certo indietro. Dal seggiolone di legno ricoperto d'un vecchio calic, vestita della sua crinolina pi elegante, su cui bianche rose del 1860 apparivano in ghirlande tuttora immacolate, Elizabeth Crittendon presiedeva la compagnia seduta attorno al caminetto con una certa dignit soffusa di gaiezza ch'era singolarmente sua. La calma padronanza dei modi non era soltanto risultato di educazione e abitudine. Esprimeva decisamente l'essenza del suo carattere; e sussidiata dai gesti e dalla voce, comunicava a chi l'avvicinasse una grande fiducia nelle proprie forze. Era quella la qualit che aveva reso possibile alla signora Crittendon di accettare l'aiuto recato dal colonnello Franklin, senza mai porre in dubbio lo spirito con cui era profferto. Da un lato all'altro del caminetto, tra le vaganti ombre che salivan su per le pareti della vecchia casa, essi si guardavano spesso e candidamente, e con tanta commovente compassione per gli esseri raccolti l attorno a loro, e strappati dagli orrori della guerra, che mai, nemmeno una volta, i loro sguardi avevano esitato.
Da un po' di tempo a quella parte, la signora Crittendon aveva smesso i suoi tentativi di ottener notizie del marito, o di comunicare con lui per mezzo del colonnello. Le lettere ch'ella aveva scritto erano rimaste senza risposta.
"Ancora non  arrivata nessuna lettera?" ella aveva domandato una volta, la voce un poco tremante.
"Nessuna" aveva risposto il colonnello, calmo e senza aggiunger spiegazioni.
In seguito, ella aveva riflettuto. Le prigioni e gli ospedali del Nord erano innumerevoli. Forse, le lettere di lei giravano ancora da Erode a Pilato... Nell'esercito, le comunicazioni postali erano lente. Ella rammentava come anche in tempo di pace, s'era dato il caso di lettere sue che avevano impiegato mesi prima di giungere al marito. E ora, egli era prigioniero di guerra. Ma ne era poi certa? Di dubitare, ella non osava permetterselo. La speranza era il sostegno della sua vita. Le ombre sotto le occhiaie le si approfondivano; ma ella non diceva nulla. Sapeva aspettare. Anche se la speranza, come l'estate di San Martino, sembrava prolungarsi pericolosamente. Ma sarebbe pur venuta la fine. Doveva venire. Doveva venire una risposta.
E venne, improvvisamente, e a caratteri di fuoco.
Una sera, i profughi del Rifugio erano raccolti a conversar tranquillamente. Avevano lasciato morire il fuoco. Il colonnello e Farfar, unici estranei, quella sera avevan dato ascolto all'insistente invito della signora Crittendon, e s'erano trattenuti a cena.
Gli ordini giunti negli ultimi tempi indicavano che presto vi sarebbe stato un movimento generale verso sud. Di ci il colonnello non aveva parlato, naturalmente. Ma la signora Crittendon aveva indovinato quel che c'era in aria, poich quel pomeriggio stesso egli aveva fatto portar su rinforzi di provviste, e, ora, discuteva seriamente con lei del mezzo migliore per passar l'inverno. Pi lontano, nessuno dei due voleva o osava pensare...
Il colonnello, veramente, avrebbe preferito consigliarle di andare nella vecchia casa di Kenneth Square, ormai deserta. Presto, alle prime nevi, le montagne sarebbero state impraticabili. Gi il tempo accennava a voler mutare, finalmente. Ma Kenneth Square era un paesello che mostrava una notevole disposizione ai pettegolezzi; ed egli sapeva che dall'altro canto, mai la signora Crittendon avrebbe abbandonato la Virginia, fino a che durava la guerra, e c'era speranza che il marito ritornasse. Notizie di s, egli non ne dava, ma la speranza negli occhi di lei non moriva. Pi che mai il colonnello era perplesso: che fare di quel certo pacchetto? Avrebbe potuto farglielo consegnare, dopo che il suo reggimento avesse lasciato Aqula. Ma allora, avrebbe ella avuto il coraggio di vivere ancora? Ah, meglio sarebbe stato darglielo subito, qualche settimana avanti! Eppure...
Farfar e Margaret giocavano a scacchi, su di una scacchiera tracciata con l'inchiostro su un'assicella. Ogni tanto, le loro mani ti toccavano. Flossie era salita a mettere a letto i piccini. Il vecchio Kiskadden lasciava cader la testa sul bastoncino che stava intagliando.
"Oh, Timmy, dormi!" diceva di sopra l'esasperata voce di Flossie. "Gi te l'ho rimboccata due volte la coperta!"
"Ma io sento!" piagnucolava Timmy. E s'udiva il trepestio dei piedini nudi, a capo della scala. "Zia Libby!" chiamava la sua vocetta acuta. "Io sento una cosa, e Flossie dice non  vero!"
"Che cosa hai sentito, caro?" domandava sorridendo la zia.
"Bum! Bum! Soldati sparano il fucile! Bum!"
Elizabeth Crittendon s'era sbiancata in viso. "Vai a letto, Timmy," ella disse. Il colonnello s'era alzato e s'era avvicinato alla porta. Nella stanza s'era fatto un silenzio intenso. Tutti ristavano in ascolto, e guardavano al colonnello Franklin.
"Signora Crittendon, potreste fermare un momento quella pendola?" egli disse. "Mi sembra davvero di udir qualcosa..." Le gonne di lei frusciarono; e subito il querulo ticchettio cess.
E tutti udirono. Era il crepitio lontano ma inconfondibile d'un fuoco di moschetteria.
"Vieni, figliolo!" grid il colonnello a Farfar, e in quattro salti fu al cancello. Un balzo, e fu in sella; e a un folle galoppo Black Girl spar nella notte.
Elizabeth Crittendon era rimasta col braccio appoggiato alla pietra del caminetto, l dove aveva teso la mano per fermar l'ora. Il pendolo ancora oscillava, in archi sempre pi brevi.
Egli se n'era andato, e senza neppure una parola. Anche lui la guerra aveva preso. Finalmente ella trasse il respiro, e rabbrivid. Trasal; ancora c'era qualcuno, l sulla soglia.
Erano Margaret e Farfar. Ella gli aveva gettato le braccia al collo; il capo rovesciato all'indietro, gli occhi socchiusi, pareva una cieca. Come fosse sul punto d'annegare si aggrappava al giovine, il quale lanci alla signora Crittendon uno sguardo angosciato e supplichevole.
Ella non doveva dimenticar quegli occhi! Parevano guardar lontano, come se vedessero qualcosa d'intollerabile.
"Ritorner!" egli sussurr. "Oh, ritorner..." A forza stacc da s le braccia di Margaret, la spinse contro la porta e la baci sulla bocca. Poi, fugg via, nell'oscurit. Udirono il galoppo del suo cavallo, gi per la valle.
Margaret non si muoveva. Fu la madre ad accoglierla tra le sue braccia prima ch'ella cadesse. Tutta la valle pulsava, echeggiava ora, come se un temporale s'avvicinasse, come se da un momento all'altro i lampi dovessero solcare il cielo.
Sotto, nella Valle della Virginia, i tamburi del reggimento rullavano, mentre le trombe suonavano l'adunata.
Avvinte l'una all'altra sulla medesima panca, Elizabeth e Margaret Crittendon cercavano di confortarsi a vicenda.


 17. L'AZIONE AD AQULA
 1.
Non ne troverete il racconto nei libri cosiddetti storici. Vivono, soli, due vecchi, che ancora ricrdino. In una guerra di truci imponenti battaglie, in cui anche azioni minori avevano al loro attivo perdite ingenti, era quello un affare da poco, che non meritava d'esser registrato nelle cronache. Le statistiche a riguardo andarono conglobate nell'insieme; ch per la ufficiale mentalit militare, non si trattava che d'una singola fase di un prolungato scontro di cavalleria, il quale si estendeva lungo il Braccio Sud dello Shenandoa, da Luray fino al tronco ferroviario di Danville. Gli stessi sopravvissuti, se capitava loro in seguito d'incontrarsi, ne parlavano come di "quell'azione ad Aqula", oppure "lo scontro di cavalleria a sud di Luray". Che cos'era mai, per chi s'era trovato a Manassas, ad Antietam o a Gettysburg?
"Per, ricordi?" dicono a volte. "Ricordi..."
"...quando gli uomini di Early, quelli che vivevano nella Valle, cercarono di ritornare a casa? Alcuni erano quanto restava dei veterani di Jackson. Rappresentavano la spina dorsale di quell'attacco. Pensavano alle loro case, e alle campagne devastate. E come impedir loro di ritornare laggi? Gli altri erano le ultime risorse: fanciulli, o vecchi commessi di banca di Richmond e di Petersburg. Eppure, combattevano anch'essi da leoni. Erano disperati. Molto dipendeva da loro. E lo sapevano."
Questi erano i ricordi. La realt...
Il generale Early si preparava a trasportare il grosso delle sue forze fuor dalla Valle della Virginia. La moribonda Confederazione ritraeva quel tanto di sangue che ancora le restava all'imo del proprio cuore. Le ferrovie della Virginia avevano il loro da fare a spedir vagoni vuoti verso occidente, per riportare a Richmond le schiere di Early. Un'azione nella Valle, verso nord, con l'intento di tagliare l'importante arteria federale ch'era il tronco ferroviario di Manassas Gap, avrebbe creato un diversivo, e protetto la ritirata a Richmond. Forse, si sarebbe magari potuto ingannar Sheridan tanto a lungo da far s che tornasse a mettersi sulle difensive. E in quelle circostanze il tempo era stato prezioso, pi prezioso ancora degli uomini.
Per il suo scopo, puramente strategico, il generale confederato scelse con cura i suoi uomini. Molti erano vecchi volontari, oriundi della Valle, veterani di Stonewall; e c'era da credere che pur di tornare alle loro terre, avrebbero combattuto strenuamente. Essi avrebbero costituito il lievito atto a far fermentare il grosso delle truppe nuove, e le giovani reclute non ancora dirozzate. Early era pronto a sacrificarli, ove fosse stato necessario; d'altra parte, non c'era molto tempo per un'organizzazione pi salda.
C'era un reggimento della cavalleria di Lomax, agli ordini d'un capitano, provvisto di cavalli recentemente catturati ai Federali. Era composto in gran parte di veterani; avrebbe resistito. C'erano parecchi battaglioni sussidiari di fanteria, riorganizzati alla brava per l'occasione; elementi discutibili, ma il meglio che si potesse ottenere. Artiglieria non ce n'era, perch non se n'era trovata di disponibile. I cannoni erano tanto scarsi quanto i buoni ufficiali. L'audacia doveva servir di surrogato per entrambi. E il comando venne affidato a un intrepido ma selvatico mississippino che aveva nome La Touche: il maggiore Mathis La Touche.
La Touche era specialista in cause perse. "Cristo aiuta i primi" era il suo motto; ed egli era sempre alla testa dei suoi uomini. Soleva anche raccontare una certa storiella in dialetto cajun, di cui il generale Early era ormai ristucco. Forse, egli l'aveva raccontata una volta di troppo... In ogni modo, gli venne data la responsabilit d'un generale, col grado di maggiore. "Niente importa pi a un morto" brontol una volta il generale, quando, parecchio tempo dopo, gli parlarono di La Touche.
Il maggiore e i suoi uomini, all'incirca duemila e cinquecento in tutto, scesero dai treni a una stazioncina secondaria della linea centrale della Virginia, a ponente di Waynesboro. Pi in l non potevano arrivare: il ponte di ferro di Waynesboro, sullo Shenandoa, era stato fatto saltare alcune settimane avanti dalla cavalleria di Torbert, cavalleria dell'Unione. I Confederati s'affrettarono gi per la Valle; la fanteria aveva scarpe rotte e piedi nudi.
Attraversarono le rovine di Staunton e di Port Republic, dove recentemente era stato anche il generale Torbert. Di conseguenza, per istrada seguitavano a raccogliere un discreto numero di "indipendenti" e "volontari"; uomini scarni e barbuti, i quali con la carabina in mano e una torva risoluzione in cuore sbucavan fuori dai loro nascondigli per boschi e dirupi. Non avevan nulla da perdere se non la vita.
Fino a quel punto, delle forze federali La Touche nulla aveva visto fuorch le loro benefiche opere manuali. Prima che avesse raggiunto Rockingham sul Braccio Sud, per "naturale accrescimento" la sua colonna sommava gi a pi di tremila uomini, cosa che lo incoraggiava grandemente. Tutto prometteva che prima di mezzanotte, egli sarebbe arrivato tanto lontano nella Valle, da poter attaccare la ferrovia all'indomani. Sarebbe stato un colpo magnifico! Chiss se Early non l'avrebbe nominato colonnello...
Cos dunque, nella speranza di occupar Luray prima del cader della notte, il maggiore La Touche spingeva avanti la sola unit bene organizzata di cui disponesse, e composta di veterani - il reggimento di cavalleria - lasciandosi d'un bel pezzo addietro la zoppicante fanteria. Tutto andava a meraviglia quando i suoi esploratori incapparono nelle vedette del 6 cavalleria di Pennsilvania, appostate lungo il fiume a sud di Felix Run e nella gola sopra ad Aqula.
Sebbene fosse ormai buio pesto, la cavalleria dei Confederati fece un risoluto tentativo di passar oltre. Ben presto la scaramuccia ingaggiatasi sulla sponda del fiume era diventata furibonda. Ma il volume del fuoco che davano i fucili a retrocarica di cui si servivano i Federali lasciava credere ai Confederati che la gola dovesse esser bene occupata; ed essi retrocedettero nella Valle, in attesa della fanteria rimasta indietro di parecchie miglia.
Erano gli ultimi guizzi di quella scaramuccia nella gola, che il colonnello Franklin aveva udito dal portico, al "Rifugio del Coniatore". In men che non si dica era di ritorno all'accampamento, e prendeva in mano la situazione. Farfar lo segu pochi minuti dopo. Il fuoco, intanto, andava morendo. Era evidente che i Confederati non volevano rischiare un attacco notturno senza che ci fosse il grosso delle loro forze a sostenerli.
Nulla poteva esser pi gradito al colonnello Franklin di quel ritardo. Dopo che ebbe preso tutte le precauzioni contro una sorpresa, mand i suoi uomini a riposare, ancorch in pieno assetto di guerra. Nel frattempo, faceva avvertire le forze ch'erano a Luray di raggiungerlo, e spediva dei corrieri a Front Royal, con la notizia del minacciato attacco, affinch venisse trasmessa al quartier generale.
La notte trascorse pacifica. Poco prima del levar del sole il 23 fanteria dell'Illinois e l'artiglieria di Rhode Island arrivavano a passo di marcia da Luray, senza far rumore com'era l'ordine. All'alba erano gi ai loro posti. Prima di quell'ora, il colonnello era certo che il suo messaggio dovesse esser giunto al generale Sheridan a Winchester, per mezzo del corpo di segnalazioni di Front Royal.
Il sole sorse tra un mare di nebbia. Nel punto pi basso della Valle un fosco nuvolone nero che andava da una parete rupestre all'altra indugiava come un'oasi notturna, viaggiando impercettibilmente verso sud. Era la prima seria minaccia d'intemperie, da parecchie settimane a quella parte. Ad Aqula, naturalmente, nessuno vi aveva fatto caso. Si trovava ancora assai lontano, e in quel particolare mattino pochi erano in quei paraggi coloro che avessero la testa fra le nuvole.
Nessuno poneva in dubbio che un urto fra le due forze radunate intorno ad Aqula non fosse questione che di ore: vale a dire, non appena facesse giorno abbastanza perch un combattimento effettivo potesse iniziarsi. Con l'animo teso, ufficiali e soldati scrutavano la nebbia e le notturne ombre che si andavano diradando, e con la luce aumentava anche l'emozione loro.
Tosto si scopr che durante la notte, i Confederati avevano avanzato su per la gola. A piccoli distaccamenti, la loro fanteria aveva lavorato lungo entrambe le rive del fiume, infiltrandosi nei boschi e oltre le "impraticabili" colline. Il mattino li trov in possesso di quasi tutto il piccolo passo, meno il punto pi basso.
Il colonnello Franklin aveva preveduto quella tattica. Piuttosto che sacrificare inutilmente i suoi picchetti di cavalleria, egli li aveva ritirati a poco a poco. Fuorch un vivace scambio di fucilate proprio avanti l'alba, prima che i posti avanzati dei Confederati si ritraessero finalmente in buon ordine dalla gola verso il grosso della loro forza, non c'era stata resistenza degna di nota.
Fu durante quel breve sfoggio di fuoco che da Luray arrivarono sul campo la fanteria e l'artiglieria. Nella sua qualit di ufficiale pi anziano, il colonnello Franklin si trov a capo di una forza riunita di circa milleottocento veterani, magnificamente equipaggiati e appartenenti alle tre armi principali dell'esercito; e prese adeguate disposizioni.
L'efficienza di quel piccolo nucleo non evitava tuttavia che fino all'arrivo dei rinforzi, egli dovesse adattarsi a un gioco temporeggiante e difensivo. Gli ordini ch'egli aveva dato, come pure la situazione imponevano quella tattica, piuttosto che sciupar le proprie energie in un'offensiva di dubbia riuscita. Le istruzioni di Sheridan parlavano chiaro: Tener duro ad Aqula fino a che giungesse soccorso; e mantenerlo al corrente di ogni e qualsiasi movimento a sud. A quest'ultima parte il colonnello aveva adempito; in quanto alla prima, era risoluto a fare il possibile. Ma egli si trovava di fronte un nemico superiore nelle proporzioni di due a uno; e i rapporti dei suoi esploratori gli davano a credere che il complesso delle forze confederate fosse ancor pi imponente. Bisognava prepararsi all'eventualit d'una ritirata. In tal caso, ci si sarebbe rassegnati solo dopo averle suonate tanto sode ai Confederati, che arrivando nella Valle i rinforzi federali trovassero una facile preda; o che in ogni modo, i vincitori si trovassero tanto indeboliti da non poter pi raggiungere la ferrovia a Manassas Gap.
Il compito del colonnello Franklin consisteva quindi nell'"arginare" la Valle con le forze che aveva a disposizione contro un nemico due volte pi numeroso; il compito dei Confederati, piombargli addosso e passare a ogni costo. Il tempo sarebbe stato l'elemento decisivo. L'"argine" consisteva necessariamente in una linea difensiva che si estendeva per la parte stretta della Valle, proprio l dove il fiume irrompeva tra le colline. Grosso modo, quella linea si estendeva lungo l'Aqula Creek, dal villaggio rovinato sino alla riva del fiume. Ambedue i fianchi erano rivestiti di folti boschi e di macchie.
Il colonnello prefer lasciarsi dietro l'Aqula Creek. Nel caso ch'egli dovesse ritrarsi sulla Valle, si poteva attraversare a guado; e in quel caso, avrebbe offerto un'eccellente seconda linea di difesa. Colloc il 23 fanteria dell'Illinois sulla sinistra. L'estremo battaglione del reggimento occupava il bosco dove gi questo cominciava a diradarsi, e alcuni edifici di Aqula, di cui i robusti muri maestri erano rimasti in piedi. L'artiglieria, una batteria di sei pezzi da campo rigati, tutti d'acciaio, la colloc nel centro, sostenuta da tiratori scelti, ventidue in tutto: in parte cavalleggeri suoi, e il resto Irlandesi del reggimento dell'Illinois. Lui, col suo reggimento, formava l'ala destra della linea, e col fianco destro arrivava giusto al fiume, dove entro la cantina di Felix Mann il dottor Holtzmaier aveva organizzato il suo ospedaletto da campo. L'accampamento, vuoto ormai, rimaneva a un quarto di miglio, affidato a pochi invalidi e ai musicanti della banda. Riserve non ve n'erano. Pi di cos il colonnello non avrebbe potuto fare. La linea era esageratamente lunga; ma al nemico si presentava concava, e c'era la possibilit di concentrare il fuoco. Era a forma di mezzaluna, perch seguiva, press'a poco, l'orlo di un'estensione di praterie, che in dolce pendio misuravano parecchie miglia in quadrato. L'erba era stata falciata alcune settimane avanti, di modo che offrivano ora un terreno mirabilmente adatto per la cavalleria, e un campo di tiro ideale per l'artiglieria come pei fucilieri. I Confederati avrebbero avuto modo di avanzare per un miglio almeno in quei campi spogli d'erba, prima d'incappare nelle truppe dell'Unione. In quel momento sboccavano dalla gola, e prendevano posizione in un intrico di foresta quasi vergine che proprio di fronte, andava dal Blue Ridge al fiume.
In un'azione militare, il successo dipende spesso da qualit di configurazione nel terreno, che a prima vista sembrano trascurabili. Tale il caso ad Aqula. Ma entrambe le parti si affrettarono a trarne vantaggio. Se i Confederati si trovavano ben celati nei boschi a sud della prateria e nella gola stessa, i Federali non erano meno ben protetti dalla piccola valle di Aqula Creek. L dove il fiumicello scendeva verso il Braccio Sud dello Shenandoa, quella valle formava una specie d'infossatura appena sensibile, ma profonda tanto da nascondere un uomo a cavallo in modo che la testa non sporgesse oltre le alte erbe lungo il torrente.
In quella fossa il colonnello Franklin colloc l'artiglieria e il suo reggimento, uniti e pronti ad agire. Sulla cresta, verso il nemico, non c'era che una sottil linea di tiratori, coricati a terra nell'erba corta, con le carabine e i fucili a portata di mano. Fu quanto il maggiore La Touche pot vedere, allorch esamin le linee dell'Unione col binocolo da campo. Era poco dopo il levar del sole; e nuvolette di nebbia indugiavano ancora tra i pini.
Al maggiore appariva evidente che l'ala sinistra dell'Unione era rafforzata da un reggimento di fanteria zuava. Egli scorgeva le macchie rosse e bianche dei pantaloni e delle ghette balenar frammezzo al bosco, in quella direzione e tra le rovine del villaggio: il quale sarebbe stato un osso duro, col baluardo dei robusti muri di mattoni. Ma nei campi presso il fiume non ci doveva essere altro che una magra fila di cavalleggeri appiedati. Dopo di che, il maggiore stabil di attaccare subito.
Di solito, dopo la prima colazione e le cinque tazze di nero caff della Nuova Orleans che il suo attendente negro gli ammaniva ogni mattino allo scopo di "aprirgli gli occhi", il maggiore si sentiva pieno di bollenti spiriti. Quel prezioso caff e nove dollari messicani d'argento era tutto ci che al maggiore restava dei beni aviti. Ma era anche troppo. Non vedendoci che relativamente chiaro, malgrado il caff, il maggiore non aveva idea che in una pendenza del terreno che attraverso il binocolo appariva piano si nascondesse una batteria e un reggimento di cavalleria. Di fatto, non ci sarebbe stato un mezzo immediato per accertarsene: a meno che egli non avesse ordinato a uno dei suoi uomini di arrampicarsi su un albero e di esplorare il paesaggio. Di dare un ordine di quel genere gli venne bens in mente; poi, ebbe timore che avesse un certo che di eccentrico, e non ne fece nulla.
E ora, arriviamo a ci che gli storici pedanti qualificherebbero "inesplicabile indugio". Vale a dire che una strage su larga scala non si verific con quella rapidit che a fil di logica ci si sarebbe atteso. La mattinata trascorse con qualche saltuario scambio di fucilate tra i tiratori, da ambe le parti. Era quasi giunto mezzogiorno prima che l'irruente e ormai impaziente maggiore La Touche potesse sferrare il suo primo attacco. Con scarsa logica, i suoi fanti insistevano per aver qualcosa nello stomaco prima di andare a morire. La maggior parte di essi aveva camminato tutta la notte. Rare erano le scarpe, e numerosi i piedi indolenziti. Ora s'erano piantati l, a cuocersi delle stiacciate e a rinfrescarsi i piedi nell'acqua del fiume. La colonna si snodava lenta per la rocciosa via nella gola; ci vollero alcune ore prima di averli dispiegati di faccia al nemico, in mezzo ai boschi, e organizzati per l'attacco. I "volontari" racimolati per istrada, poi, erano particolarmente fastidiosi, e insistevano per rimanere uniti, formando delle bande autonome.
Fra di essi c'era un drappello d'abitanti della Valle, veterani di pi d'una battaglia, raccolti a Waynesboro. In quel gruppo spiccava un ragazzo dalla faccia smunta, col braccio sinistro al collo.
Allorch era fuggito dal "Rifugio del Coniatore", Paul Crittendon non era arrivato pi in l di Waynesboro, dove le forze lo avevano nuovamente abbandonato. Quando aveva incontrato la colonna di La Touche, gli era parso che il cielo gli mandasse l'occasione di ritornare all'esercito. Siccome non poteva maneggiare un fucile, gli avevano dato una rivoltella a sei colpi, assegnandolo a guardia d'una bandiera. Egli si ostinava a dire che poco gl'importava di essere ucciso o no, ed era convinto di parlar sul serio. Le bandiere? Si usava portarle in battaglia, anche se non erano necessarie. La bandiera di Paul era stata a Gettysburg, e su e gi per tutta la Valle con Early. Era piena di buchi di pallottole e rovinata a tal punto dal vento e dalla pioggia che pareva un vecchio merletto. Possedeva il fatal potere di agire come un "magnete", trascinandosi dietro gli uomini.
Il colonnello Franklin non permise alla sua artiglieria di bombardare i boschi dove sapeva raccolti i Confederati. I cannoni li serbava come sorpresa. E nemmeno lasci che il tenente colonnello al comando del 23 Illinois attaccasse e "ripulisse" il territorio che aveva di fronte, bench gli impetuosi Irlandesi non vedessero l'ora di avanzare, e mantenessero un fuoco di fila costante e violento. "Aspettate" ammon il colonnello; "aspettate e risparmiate le munizioni!"
E cos avevano aspettato, tutta la mattina. Il colonnello, finalmente, aveva fatto distribuire il rancio agli uomini, e il foraggio alle bestie. A sinistra, dal piccolo serbatoio ad Aqula giungeva un continuo acciottolio; erano gli zuavi irlandesi di Chicago che riempivano d'acqua le loro gavette. Tutte le bambole, anche la trib delle Pannocchie, erano finite negli zaini come suvvenir. Sdraiati a terra, gli uomini si sfamavano, masticando lentamente le gallette e i fagioli freddi; e la loro accolta aveva l'aria d'una gran merenda pacifica in mezzo ai boschi. Dal caminetto rimasto in piedi in una casa abbandonata usciva una spira di fumo: gli attendenti facevano il caff pei loro ufficiali. Verso destra, uomini d'artiglieria e di cavalleria legavano le borse dell'avena al muso dei cavalli, pronti a slegarle poi in fretta e in furia. Militi di sussistenza portavano secchi d'acqua sospesi a stanghe. Qualche pigrone rimasto indietro arrivava alla chetichella.
L dove presso il fiume terminava la linea, il chirurgo Holtzmaier cavava fuori i suoi ferri, e sbarazzava i banchi nella cantina del signor Mann per farne tavoli operatri. L'edificio di pietra dove era situata la bottega offriva una discreta protezione contro le pallottole perdute; e c'era anche posto per qualche lettuccio. Gi erano stati medicati una dozzina di feriti della scaramuccia che aveva avuto luogo la sera avanti. Sulla sponda del fiume dietro la casa c'erano quattro cadaveri... Pi in l, le tende del deserto accampamento biancheggiavano silenziose, e la bandiera del quartier generale pendeva dimenticata e inerte dall'asta, mentre a poco a poco il vento andava mutando da sud a nord.
Un brivido di freddo correva nell'aria. Impercettibilmente il nuvolone che empiva la Valle si andava accostando; e lentamente minacciava di coprire il sole, come un gran coperchio vagante. Ma sui pascoli ubertosi dove gli uomini erano in attesa della battaglia ancora durava l'estate di San Martino, e indorava le praterie d'una gran luce giallastra. Il sole cadeva di sbieco sulle armi sparse pei boschi e pei campi; e giocava sulle polite canne di acciaio dei sei pezzi rigati della "Batteria della Stella", Providence, Rhode Island.
Il tenente Lyman de Wolf Dorr, il dandy, il giovane ufficiale in carica, scuoteva la polvere dai guanti sbattendoli contro il pomo della sella, e si augurava che la baldoria cominciasse e finisse una buona volta. Egli aveva ventitr anni, e questa era la sua tredicesima battaglia. Con professionale interesse tendeva l'orecchio ai lontani urli che i Confederati lanciavano sistematicamente tra i boschi; e gli pareva che con quella musica, il nemico si sforzasse di farsi coraggio a tutti i costi, piuttosto che di metter paura. Certo  che quei clamori non avevan nulla a che vedere con gli urli dei ribelli dei primi tempi della guerra; non c'era paragone col baccano che c'era stato quando avevano accerchiato MacClellan sulla Penisola. Svogliato, il tenente si domandava quando mai avrebbe fine quella guerra... A casa, a quest'ora cominciavano i primi balli al Circolo. Ed era gi la terza stagione che lui mancava! L'orecchio teso a invisibili violini, zufolava il suo valzer preferito. Un pallottola, fischiando sopra la cresta, and a schiacciarsi contro un melo, sul poggio vicino. Un ramo con un frutto avvizzito si curv e cadde. Nessuna risposta; silenzio tra le file dell'Unione. Attesa, attesa. Dio mio, ecco quel che vi logora: l'attesa.
Un corriere con un cavallo esausto e sbuffante arriv barcollando dalla strada lungo il fiume e chiese del colonnello Franklin. Il tenente glielo indic; seduto l sul piccolo poggio tra i meli spogli, era in osservazione sin dalle dieci del mattino. Segu con l'occhio il corriere, che porgeva un dispaccio al colonnello. In quel preciso momento, dall'intera linea di picchetto dell'Unione part un furibondo fuoco di fila.
Mai il tenente avrebbe dimenticato i dieci secondi che seguirono. Egli non staccava gli occhi dal colonnello; e gli pareva che quell'uomo non dovesse finir pi di leggere quel dispaccio...
Diceva, quel dispaccio
"Tenete sodo. Le divisioni di cavalleria di Merritt e di Averell hanno lasciato Winchester alle 4 a. m. - S."
Null'altro.
Il colonnello si cacci il foglio in tasca, si volse, guard gi, e fece un cenno al tenente Dorr.
Istantaneamente, come animati da un'unica volont, uomini, cavalli, cannoni balzarono avanti. Al galoppo la batteria venne trascinata fin sulla cresta, dove si dispose a ventaglio, ogni pezzo occupando il posto che gi da ore gli era stato assegnato. La statica tensione si risolveva in azione violenta.
Davanti agli occhi degli ottocento Confederati, che tra il crepitar d'una grandine di pallottole avanzavano, uomini e cavalli dell'artiglieria, traini volanti e cannoni si stagliarono bruscamente sulla bassa linea dell'orizzonte, quasi un'apparizione sinistra sorta dalla stessa massa verde della prateria.
I cannoni vennero staccati, ritirati i cavalli.
Pochi istanti di frenetici preparativi attorno ai pezzi; e subito una gran parete di pallido fumo giallognolo sembr calare, abbassarsi sui Sudisti che arrivavano di corsa. La parete esplose, rimbomb di tuono, dall'imo vomit bagliori rossastri seguiti da sibili e ronzii di invisibili cose che come fasci di roteanti lame cadevano su quella fila d'uomini che progrediva; e li falciavano, li squartavano, li bersagliavano di sottili aghi d'acciaio che andavano fino all'osso.
La linea continuava ad avanzare. Il grido distante degli uomini si avvicinava, fioco sopra i boati del vulcano sul poggio. Gi la linea era men numerosa. Le grida si affievolivano. Poi, repentinamente - nessuno avrebbe saputo dir quando - come a un ordine dato la linea ripieg, volt in direzione opposta.
Ormai, non era pi una linea. Era una disordinata folla d'individui che si accasciavano a mucchi, a gruppi. Precipitosamente correvano verso i boschi da cui erano sortiti dianzi; pallidi, spossati, anelanti, si lasciavano cadere a terra. Pareva a ognuno di quegli uomini che se avesse vlto le spalle ai cannoni, questi avrebbero cessato il fuoco. Ma la cosa atroce era che seguitavano invece a uccidere ogni fante che si trovasse sotto le loro bocche, sia che avanzasse o indietreggiasse.
Finalmente tacquero.
Allora dai campi sparsi di fardelli, alcuni immoti, altri che tra doglie si torcevano, sal un gemer sommesso rotto da alti urli laceranti, che non cess fino alle prime ore del mattino seguente. Il tenente Dorr aveva sparato alterne salve continuate di shrapnel e di mitraglia. Il vento cacciava l'acre fumo della polvere in spire sinuose verso i boschi dove i Confederati tacevano stanchi. Ugual silenzio gravava sulle linee dell'Unione. La batteria lasciava raffreddare i pezzi.
Sul campo della battaglia, qualcuno seguitava a chiamar "William Anderson" con una rauca voce angosciata; e non la smetteva di chiamare. Parecchi altri finirono di ripeter quel nome come un ritornello. Poi, quasi a risposta, ricominciarono i cannoni.
Ce n'era uno che rintoccava come una campana a stormo; altri abbaiavano, altri mugghiavano. Ognuno aveva una voce diversa; la batteria era come un mostro con sei teste ruggenti. Scaricavano entro i boschi occupati dai Confederati proiettili che gemendo schiantavano tronchi, sparpagliavano rami e schegge come se fosse caduta la folgore. Il poggio tornava a essere avvolto in una densa nube di fumo giallo. Gradatamente le esplosioni diventavano pi decise. A un certo punto si arrestarono. La batteria sembr essersi scaricata come un orologio. Indubbiamente la andavano ricaricando. Nei boschi, gli uomini sollevavano dalle braccia visi terrei e stravolti, e si rimettevano in piedi.
Il maggiore La Touche era risoluto a impossessarsi di quei cannoni. Gli impedivano di avanzare. Grave errore era stato - ora egli lo vedeva - attaccare con una parte sola della fanteria. Avrebbe dovuto impiegare tutti gli uomini disponibili, e sfondare a ogni costo. Ora avrebbe scagliato contro la batteria il suo reggimento di cavalleria, seguendo poi con tutta la fanteria. A cavallo, i suoi uomini avrebbero avuto modo di raggiungere il poggio prima che fossero caduti tutti quanti. Questo era il perno della sua tattica: il maggiore considerava ancora sempre i suoi uomini invincibili, una volta che "arrivassero" all'obbiettivo. Oltre a ci, egli era ufficiale di cavalleria. Avendo commesso un imperdonabile errore, era risoluto a cancellare o il proprio errore o se stesso, guidando in persona la sua cavalleria. Meditabondo si stiracchiava i lunghi mustacchi. Quella dannata batteria yankee... mai egli aveva visto l'uguale! "Insomma, facciamoci coraggio e andiamo a far loro una visitina!" disse, mentre si metteva alla testa della cavalleria, riunita in una radura. Diede ordini affinch la fanteria seguisse "immantinenti".
La Touche poteva essere matto, o soltanto del Mississippi, o l'una o l'altra cosa. A buon conto, cavalcava un grosso stallone color isabella, che scrollava la criniera. E aveva anche un bell'oriolo a ripetizione. Se lo tolse di tasca, e lo accost all'orecchio. Nel silenzio della foresta, chi era vicino al maggiore pot udire il flebile tintinnio della soneria. Un'espressione lievemente maliziosa si diffuse in viso al maggiore. "Sono esattamente le due e mezza" diss'egli, e si guard d'attorno. Nessuno contest quel fatto. Fu la sua penultima azione irrazionale. Subito dopo, dava l'ordine di conquistare i cannoni.
I cannoni non erano ancora completamente raffreddati. "Il guaio di quei maledetti gingilli d'acciaio" diceva il tenente Dorr " che in men che non si dica, si riscaldano come se fossero stati a casa del diavolo. Guardate il numero uno, ha la braga che  ancora bollente!" Sput sul metallo; e la saliva gli schizz indietro sfrigolando.
"Datele un po' di tempo, a quella sgualdrina!" esclam un giovane artigliere, assai fiero del suo numero uno. "Ora glieli faccio andar via io, i calori!" E prima che qualcuno potesse impedirglielo, dato mano a un secchio pieno d'acqua, inondava d'acqua gelida la braga d'incasso del pezzo. Lo ricompens un torrente di bestemmie e una gragnuola di calci. Qualcuno rise; allorch da uno spiazzo nei boschi, proprio di faccia, a un rapido trotto emerse un reggimento di cavalleria dei Confederati, che aveva alla testa un ufficiale su uno stallone isabella. Ancora erano lontani mezzo miglio. Immediatamente la batteria entr in azione.
"Shrapnel!" grid la voce stentorea del tenente; ed egli si avvicin al numero due, che era un po' lento nel fuoco.
In quel mentre il numero uno scoppi, con uno schianto pari a quello d'un terremoto; il cassone rimbalz all'indietro, tra fiamme rossastre e un vulcanico boato. Uomini, cavalli, ruote e frammenti di metallo vennero lanciati per i prati. Anche ai pezzi vicini l'esplosione aveva fatto strage. L'uomo che aveva gettato l'acqua fredda venne scagliato a braccia aperte contro un melo; di l mandava una specie di chioccio come un gallo malato.
Ma il tenente Dorr non lo udiva pi, come non udiva le trombe dei ribelli che suonavano la carica. Quell'esplosione era stata l'ultima cosa che aveva udito al mondo. Sbalordito, guardava la batteria che cercava di rimettersi in sesto. Gli uomini rimasti bastavano a mala pena per quattro pezzi. Per un po', la batteria era fuor di combattimento.
Fuor di combattimento era anche il tenente. Gli restava giusto quel tanto di senno da addossarsi a un albero schiantato, e guardar la scena che gli si svolgeva dinanzi come in un cattivo sogno. Il tempo sembrava essersi rallentato, come se d'una lugubre musica si suonassero soltanto gl'intervalli, esageratamente strascicati. Egli vedeva, per; ancora si rendeva conto di quel che accadeva.
Per il mezzo miglio di prateria che gli si stendeva dinanzi, due colonne di cavalleria, una a destra e una a sinistra, avanzavano parallele ma in opposte direzioni, sfolgoranti sotto il sole pomeridiano. Tra le due colonne c'era meno d'un miglio di prato perfettamente in piano. I Confederati tendevano verso la batteria. I Federali sembravano diretti alla linea dei boschi, dalla parte opposta. Questo vide il tenente. Tutto si svolgeva con una lentezza esasperante. Egli vide l'uomo in sella allo stallone isabella levar le mani in alto e cader lentamente all'indietro. Vide la colonna della cavalleria dell'Unione roteare e mettersi in linea, e avanzare, lentamente. I Confederati s'erano voltati a incontrarli. Le due linee si sarebbero scontrate sotto alla batteria. Il tenente non poteva muoversi. Ci doveva esser qualcosa che non andava. Egli sapeva che avrebbe dovuto muoversi. Ma aveva dimenticato come si faceva. Era la testa che non funzionava pi. Egli gemeva forte. L'incubo diventava realt.
Il colonnello Franklin aveva fermato Black Girl a mezza via, il trombettiere al fianco. Dai boschi verso i quali era diretta la sua colonna giunse un crepitar di fucileria; le pallottole gli sollevarono d'intorno zolle erbite. Black Girl ballava come se si trovasse in uno sciame d'api. Met della colonna pass al galoppo davanti al colonnello. La tromba suon. Gli uomini piegarono verso destra, si misero in linea lungo la prateria, e si fermarono. Qua e l un uomo cadeva di sella, e il cavallo galoppava via per conto suo. Ma quasi tutte le selle vuote rimanevano in riga.
La storia non ricorda il nome del giovane ufficiale che assunse il comando del reggimento di cavalleria dei Confederati ad Aqula, caduto che fu il maggiore La Touche. Si sa soltanto che era un capitano, di New Bern, Carolina del Nord. Poco importa;  probabile ch'egli fosse il miglior soldato sul campo. Nel momento stesso in cui rimase ucciso il maggiore, egli arrest la carica verso la batteria, e riport gli uomini in riga, a fronteggiare il 6 cavalleria di Pennsilvania che pareva balzato fuori dalla terra. Egli non si ferm un momento; galoppando fece girare i suoi squadroni come tante porte sui cardini e li lanci per la prateria.
Fu allora che il colonnello Franklin commise il pi grande errore della sua vita. Egli aveva dietro di s una stupenda macchina per un tiro di precisione. E volle servirsene come d'una sciabola. Avrebbe potuto tenere i suoi uomini a cavallo, in linea, a sparare una salva dopo l'altra sul lungo fronte dei Confederati che avanzando si offriva loro come bersaglio. Avrebbe potuto appiedarne la met almeno, prima che il nemico lo colpisse. Tale sarebbe stata la sapiente tattica da seguirsi.
Ma il colonnello Franklin era anche lui ufficiale di cavalleria. Nato nel 1821, era stato educato sotto l'influenza di Napoleone, sir Walter Scott, e Balaklava. Lo spazio aperto che aveva dinanzi, la linea dei cavalleggeri che gli galoppava incontro, il reggimento che bello e pronto e in ordine aveva alle spalle: ecco il momento, ecco la situazione ch'egli aveva sognato e preparato e per cui aveva vissuto da tanti anni.
Diede ordine di suonare la carica.
Il fuoco era cessato, da ambe le parti. Quella conca di praterie inondata dal sole, altro non si sarebbe detto che un campo allestito per il pi grande fra tutti gli spettacoli umani. Nei boschi, i fanti si drizzarono in piedi, allungarono il collo. Sul poggio gli artiglieri attendevano, sospeso l'animo. Proprio sotto alla batteria dovevano scontrarsi le due linee che galoppavano l'una incontro all'altra. Far fuoco significava massacrare ugualmente fratelli e nemici. Con una mano il tenente Dorr si aggrapp allo scheletro d'albero che aveva dietro di s. La nebbia che gli velava gli occhi pareva diradarsi, bench gli girasse la testa. E non sentiva nulla.
Ma un turbinar di zoccoli che aveva la voce d'un tuono sotterraneo si avvicinava sempre pi rapido, da ambe le parti. Come la cresta di due immensi cavalloni avanzava la fila di criniere agitate dal vento. Curvi in sella, gli uomini brandivano le sciabole scintillanti. L'ansito di migliaia di bestie sbuffanti e disperate, il cigolio del cuoio empivano l'aria come un uragano. Quando le due linee furono a cento passi, una lunghissima lingua di fuoco guizz da un capo all'altro di ambedue. Un nugolo di polvere fluttu come spuma, quasi che i due cavalloni si fossero infranti. E infranti si erano, infatti, ch tra una tempesta di rauche grida e l'urlo stridulo dei ribelli le linee si scontrarono, l sotto gli occhi del tenente Dorr.
Uomini che alzavano le braccia al cielo e cadevano all'indietro, altri che si tuffavano in avanti. Cavalli che impennati si drizzavano alti sulle zampe. Altri che in preda al terrore sferravano calci, nitrivano, rotolavano a terra. Dall'alto del poggio, il tenente dominava un quarto di miglio di spietato macello. Fortuna ch'egli non udisse nulla. La sciabola, in realt,  un grande coltello. Gli uomini si macellavano a vicenda, come carne sul tagliere. Bagliori metallici rompevano qua e l il fumo delle pistole, che cominciava ad addensarsi. Ogni tanto, un gruppo riusciva a far spazio attorno a s, poi tornava a scagliarsi entro la mischia. Cavalli colpiti ai polmoni, sprizzanti schiuma sanguigna dalle nari, follemente spauriti sbalzavan di sella i cavalieri, travolgendoli sotto le zampe. Uomini appiedati si sparavano addosso, duellavano a colpi di sciabola.
E tutto ci non durava da cinque minuti.
Eppure, nel silente e intontito mondo del tenente Dorr, ove le impressioni si registravano con estrema lentezza, gli eventi s'erano prolungati, trascinati indefinitamente. Un fendente cal sulla manica turchina d'un soldato dell'Unione che per parare il colpo aveva alzato la carabina; un gettito scarlatto segu l'arco che braccio e carabina descrissero, andando a cader lontani. Due ufficiali si accerchiavano l'un l'altro, a cavallo, crivellandosi di colpi, fino a che un buco apparve in mezzo alla fronte, dell'uno, il quale chiuse gli occhi e cadendo si abbandon. Due cavalli indietreggiavano, mentre i loro cavalieri menavano sciabolate alla cieca. Uno dei cavalli piomb a terra, trascinando l'uomo nella caduta, l'altro si accasci a poco a poco, tremante, la spina dorsale spezzata sotto la sella; e dalla coda flu una cascata d'acqua giallastra. Cinque o sei giubbe turchine, guidate dal loro colonnello, passarono sul corpo della bestia, spazzando tutto ci che si parava loro dinanzi. Il tenente chiuse gli occhi. Quando li riapr, quei forsennati erano scomparsi; ed egli assist al seguito dell'episodio.
Il cavallo che aveva la spina dorsale spezzata tentava di sollevarsi sulle zampe anteriori. Sembrava volesse trascinarsi verso qualche luogo segreto dove gli uomini non potessero raggiungerlo. La testa si ergeva strana: una mitica testa di chimera dagli occhi fissi e dalla mascella cascante. Il lungo collo snello e il corpo si ritraevano in guizzi serpentini verso la groppa inerte. Pareva uno dei cavalli di Plutone, emerso dalle viscere della terra. Nauseato il tenente si distolse, premendosi le mani alle tempie pulsanti con un ritmo insistente che era come la marea di uno straziante travaglio interiore. L'uomo vicino al pezzo numero due stava per tirare la stringa. Con un grido che pareva venir d'oltretomba il tenente gli fu addosso in tempo appena per impedirgli di sparare sui compagni. In un mondo in cui regnava un silenzio di morte, solo col suo spasimo atroce, invano il giovane si sforzava di udire i lamenti che gli uscivan di bocca.
La furibonda mischia volgeva ora verso destra. I Confederati erano costretti a indietreggiare. Dai boschi la loro fanteria, ricevuto finalmente l'ordine di avanzare, a passo di carica arrivava alla riscossa.
Dal poggio dove il tenente Dorr sostava con quanto rimaneva della sua batteria, il campo di battaglia offriva lo spettacolo di un esasperato groviglio umano. Vinta e respinta, la cavalleria dei Confederati era incalzata dai Federali fin sull'orlo del bosco. L s'era scontrata con le file intatte della propria fanteria, che emergendo dalla macchia si precipitava in avanti, con impeto irresistibile. Mentre parte della cavalleria confederata trovava rifugio dietro la fanteria, un numero assai maggiore d'uomini ancora in sella, tanto dell'uno che dell'altro campo, disordinatamente si ritraevano verso le posizioni dell'Unione, massa ribollente e ondeggiante d'uomini e bestie confusa in una lotta accanita.
Visto dalle file dell'Unione, il fronte della fanteria dei Confederati in atto di avanzare era un lampeggiar di baionette, mascherato e separato dall'assurda cortina di quella mischia inestricabile tra nemici e fratelli; di resti di squadroni che serbavano una parvenza di formazione; di cavalli che privi di cavalieri galoppavano all'impazzata; d'uomini che stravolti si ostinavano a combattere o cercavano scampo, e si trovavan dinanzi la siepe di baionette che avanzava implacabile.
Tra le file dell'Unione regnava, forzatamente, il silenzio. Il nemico che si approssimava non era ancora a tiro dei fucili del 23 Illinois, appostato a sinistra; quanto al tenente Dorr, si trovava alle prese col dilemma di lasciare inoperosi i suoi pezzi, a rischio che la batteria andasse sommersa dall'ondata che si avvicinava, oppure di far fuoco sulle file nemiche attraverso i corpi dei suoi amici del 6 Pennsilvania sparsi lungo il fronte dei Confederati. Non c'era alternativa: o far fuoco, o non far fuoco ed essere catturati.
Il dolore che gli torturava la testa lo faceva quasi impazzire. Gli pareva che una sbarra di metallo incandescente gli attraversasse il cranio, da un orecchio all'altro. Una mente che non sentiva sua gli forz finalmente attraverso le labbra la parola "mitraglia", e continu quindi a dar ordini automatici. Dai quattro cannoni eruppe simultaneo un frenetico fuoco tambureggiante. Il tenente non udiva nulla; il fragore si trasformava per lui in vibrazioni di puro spasimo. A un tratto ebbe l'impressione che il suo cervello avesse preso fuoco, e stringendosi il capo fra le mani, mugolando rotol sull'erba.
L'azione ad Aqula aveva ormai raggiunto il culmine. Un culmine privo di senso. A entrambe le parti mancava una guida a ragion veduta. I Confederati avevano sferrato il supremo attacco obbedendo al comando d'un morto. La sfortunata cavalleria spazzata avanti da quella foga non era pi altro che pula vivente schiacciata fra due pietre da mulino incastrate una entro l'altra. Tale la situazione in cui i superstiti pezzi del tenente Dorr cominciarono a vomitar mitraglia.
Brecce, lacune, vuoti cominciavano a disegnarsi entro quella porzione della fanteria confederata che immediatamente fronteggiava la batteria. Il processo ricordava quello di rapida dissoluzione di un solido. Alcuni sopravvissuti cavalleggeri dell'Unione attraversarono al galoppo il fumo dei cannoni, e balzati a terra, aprirono il fuoco sul nemico che s'avvicinava. Gli artiglieri addetti ai pezzi avevano raggiunto il massimo della velocit nel servirli. Ci fu un momento in cui il poggio trem, scosso da un'esplosione incessante.
Di fronte ai cannoni i Confederati ondeggiarono, si riadunarono, tornarono a farsi avanti... e improvvisamente e fulmineamente si ritrassero. Un piccolo gruppo, che di corsa era gi arrivato fino all'altezza del poggio, and letteralmente massacrato a colpi di calcio di fucile, dagli inferociti superstiti della cavalleria dell'Unione che s'erano raccolti intorno ai cannoni. Quella lotta suprema attorno a quelle bocche che seguitavano a vomitar fuoco era veramente terribile. Era una lotta senza quartiere, tra urli orrendi. Repentinamente il fuoco cess; e s'udirono le voci rauche degli artiglieri che chiedevano munizioni.
Quando il fumo si dissip, si vide che il fianco destro dell'Unione aveva resistito all'attacco. Il campo era coperto di cadaveri e di feriti; e si vedevano degli sbandati che fuggivan lontano, nei boschi. Il tenente Dorr invocava ad alta voce qualcuno che gli cacciasse una palla nel cervello.
Ma l'azione non era ancora finita.
A mezzo miglio verso sinistra, il 23 Illinois avanzava all'aperto, si allargava quanto poteva, cercando di riempire i propri vuoti per fronteggiare i Confederati che arrivavano. Addestrato a una meccanica precisione dalla tattica zuava, il reggimento di fanteria camminava come se andasse a una parata, al rullo dei tamburi e al suon dei pifferi:
"Evviva l'Unione!
Urr, ragazzi, urr!"
La lontana stridula sfida dei pifferi era pietosa a sentirsi, e lugubri erano i tamburi; ma elettrico fu l'effetto sui Confederati. Lanciarono il lungo feroce urlo di ribellione, scaricarono i fucili sulla muraglia di giubbe azzurre che si presentava loro, e con la baionetta si scagliarono in avanti.
Le file dei fanti si rinchiudevano l dove qualcuno era caduto. Il reggimento intero si arrest. A meno di duecento metri, sparavano a salve, a plotoni alternati. Dietro i ranghi, tenenti e sergenti avevano l'orologio alla mano. I fucili venivano ricaricati in sei tempi. L'effetto era di una precisione meccanica e inumana. Per due minuti, una ininterrotta serie di salve accese di bagliori il fronte, da destra a sinistra. Il centro dei Confederati, verso cui si concentrava il fuoco, si disgreg, parve dissolversi nell'aria fumigante. La strage, a quel punto, aveva raggiunto il culmine. Ma gi l'attacco si rinserrava sui fianchi delle giubbe turchine. Gruppi di disperati uomini barbuti dai visi truci cominciarono a cogliere il reggimento alle spalle, gettandosi su quell'immenso orologio umano. Le salve cessarono. Una sparatoria si esaur a poco a poco in spari di pistole isolate. Uomini stretti l'uno all'altro rotolavano a terra. Gli Irlandesi di Chicago si difendevano contro le baionette col calcio del fucile. Era quello il genere di zuffa che pi andava loro a genio. Il campo non era pi che un groviglio di corpi umani, una inestricabile confusione.
Sparsi alla ventura, e sotto i piedi di chi ancora si ostinava a resistere giacevano morti, moribondi e feriti.


17. 2
Si avvicinava la sera, e con essa il nuvolone vagante sulla Valle.
Nella vecchia casa dai muri rimasti in piedi, presso il fiume, il dottor Holtzmaier e i suoi due assistenti erano sul punto di perdere completamente e definitivamente la testa. Fino alle due del pomeriggio erano stati eroici. Rapidamente avevano provveduto ai feriti durante le scaramucce della notte avanti e delle prime ore del giorno. Sottoposti a fuoco di fucileria soltanto, erano tutti casi relativamente semplici. Estratte le pallottole, fasciate le ferite, il dottore faceva trasportare gli uomini all'accampamento vuoto, dove, affidati alle cure dei feriti pi leggeri, riposavano sotto le grandi tende del comando.
Il dottor Holtzmaier non vedeva alcuna differenza fra le ferite dell'Unione e quelle dei Confederati. Per lui, un uomo ferito era un esempio di umanit sofferente; ed egli curava chiunque gli capitasse. Sotto le tende dell'accampamento i feriti dei due campi giacevano fianco a fianco, prodigandosi come potevano senza far distinzioni. Ma questi erano i fortunati. Erano stati i primi a esser messi fuori combattimento. Una volta principiata l'azione, il dottor Holtzmaier non riusciva a sbrigarsela con la fiumana dei feriti, pi di quanto un uomo possa spegnere una foresta incendiata con un ditale d'acqua.
Verso le cinque del pomeriggio, la casa era circondata a cento e pi metri intorno di feriti. Adagiati alla meglio sull'erba, anelanti, pallidi e silenti, o gemebondi, in preda a brividi, a seconda della natura e del grado dei loro mali. La casa stessa, dove si continuava a medicare e a operare, pareva il quartier generale dell'Inquisizione. I feriti venivano coricati sui banchi, ricoperti d'un lenzuolo, di quella ch'era stata la cantina del signor Mann; e il chirurgo passava dall'uno all'altro. I banchi erano quattro, e le lenzuola grondavano ormai sangue.
I feriti venivano portati dentro a quattro alla volta, di modo che i banchi fossero sempre occupati. Il dottore passava dal numero uno al numero quattro, e poi da capo al numero uno. Gli si offrivano tutte le forme di lesioni possibili e immaginabili di tutte le parti del corpo umano. Uomini calpestati dai cavalli, dalle facce maciullate e dalle ossa rotte; uomini dalle membra fracassate; e orribili ferite da shrapnel alla testa; e carni squarciate da fendenti; e poveri corpi martoriati, polmoni forati, addomi da cui fuoruscivano gli intestini.
Ragazzi, giovani, uomini d'una certa et, arrivavano barcollanti, o strisciando, o erano portati a braccia dai compagni all'ospedaletto sulla riva del fiume, unico punto in tutto quel luogo di sterminio dove ancora sussistesse uno spirito misericordioso, un elemento di ricostruzione. Il chirurgo Holtzmaier si prodigava con tutte le sue forze. Ogni tanto tornava a mandar fuori i portaferiti in cerca dei casi pi gravi, quelli che privi d'aiuto rimanevano sul campo. E s che non gli mancava il lavoro. Svelto, coi suoi ferri entro un secchiello, egli passava dall'uno all'altro degli improvvisati tavoli operatri, mentre i suoi aiutanti di ventura cloroformizzavano i feriti; o, se la narcosi non aveva effetto immediato, si limitavano a tenerli fermi. Il chirurgo amputava, incideva, segava, ricuciva, sondava, e bendava. A chi aveva ferite gravi all'addome, che interessavano le viscere, propinava oppiacei, e li faceva trasportare dietro la casa, sulla riva del fiume... Ogni tentativo d'intervenire sarebbe stato vano per quegli infelici.
Il signor Mann era rimasto per aiutare; e anche perch non voleva poi abbandonar completamente le provviste che ancora aveva, sulle scansie della sua cantina. Pi tardi, il dottore si serv di duecento magnifiche camicie bianche per farne delle bende, e il brav'uomo non disse nulla. Fu lui a organizzare una dozzina d'uomini come porta-feriti. Probabilmente erano degli imboscati. Ma al dottor Holtzmaier importava "un pel niente".
Il dottore era al suo sedicesimo giro dei banchi, quando gli si accost un uomo smilzo, di mezza et, con una barbetta alla Van Dyke. Sulla frusta giubba dei Confederati s'intravedeva, sbiadito, il distintivo d'ufficiale medico.
"Il dottor Huger Wilson, di Charleston." Cos egli si present. La sua voce sommessa aveva un certo che di secco e vibrante. "Posso esservi d'aiuto?"
"Ja!" disse Holtzmaier. "Appiamo tutti pisogno d'aiuto, qui!"
"Certo" replic il dottor Wilson, e subito si mise all'opera. I due medici si divisero i tavoli operatri. Il dottor Wilson aveva una mano incredibilmente abile e veloce.
"Filson? Filson del Garolina Gollege?" domand dopo un po' il dottor Holtzmaier, asciugandosi il sudore che gli colava negli occhi. "Afete scritto foi quel trattato?
Il dottor Wilson assent.
"Tutto quel che so, l'ho imparato in quel lipro" disse, umile, il pi giovane dei due medici.
"Per, ve la cavate molto bene, dottore," replic il pi anziano.
Fu il "grande momento", quello, della vita del dottor Holtzmaier.
Il dottor Wilson stava rimovendo una patella attaccata per qualche frammento di legamenti dal ginocchio d'un giovanotto che urlava e diventava cinereo in viso, sotto il bisturi del dottore. Egli premette una piccola spugna imbevuta di laudano sulle labbra del ferito. "I ginocchi guariscono di rado" disse, mentre lo portavano via svenuto. "Pi tardi potrete amputarlo."
"Ja, e der cloroformio  finito, e presto lo saranno anche le filacce e le pende! E quei pazzi tannati non la finiscono di scannarsi, laggi!"
Entrambi sostarono un momento e tesero l'orecchio. L'artiglieria taceva, ma il crepitio della fucileria era continuo. Ormai, l'azione era degenerata in una serie di scaramucce isolate. Ogni tanto un gruppo di Confederati - abitanti della Valle - si ostinava a tentare un'uscita dai boschi dove s'erano ritirati, ben decisi a "cacciar via gli stranieri". Quegli sforzi erano accolti da una violenta sparatoria, e stroncati.
"Pazzi tannati!" ripet il dottor Holtzmaier; e ritorn al lavoro. Un giovane Confederato, crivellato di ferite, spir poco dopo sotto le sue mani.
"Portatelo via..." egli disse, e non pot pi trattenere le lagrime.
Il dottor Wilson, intento a un sondaggio, scuoteva il capo. L'uomo url.
"Ja..." riprese il dottor Holtzmaier. "Maledetta bolitica... ecco la golpa ti tutto! Oggi, i pampini cominciano a foler tenere disgorsi al Senato! E atesso, bei Gott, il cloroformio  finito per daffero!" E ogni tanto, il dottore non ristava dal ripetere tra i denti: "Disgorsi... disgorsi..."
I due chirurghi si prodigavano in disperati sforzi, necessari quando l'oratoria non basta pi. A un dato momento venne a raggiungerli il chirurgo del 23 Illinois coi suoi due assistenti. Ricominciarono ad arrivare le barelle.
"Avete dell'olio di spermaceti?" domand il dottor Wilson.
"S, nelle lucerne."
"Toglietene quel che potete e fatelo bollire."
Con voce tonante il dottor Holtzmaier ordin al signor Mann di mettere a bollire quell'olio, e subito.
"Per gauterizzare, eh?"
Il dottor Wilson assent. " un peccato che non si usi pi. Ho osservato che pi si cauterizza, pi si evita la gangrena. E non si forma pus. Il pus  la schiuma sulle labbra della morte. E non  buon segno, per le ferite!"
"Eppene, gauterizziamo, allora!" esclam Holtzmaier. "Prenteremo macari tei ferri, se occorre!"
Incalz Felix Mann, affinch accelerasse la bollitura dell'olio di spermaceti entro una pentola, e mise un attizzatoio sul fuoco. Tosto un fumo nericcio riemp la stanza dove i due medici andavano a gara a cauterizzar ferite. Gli urli di coloro cui si bruciavano i monconi salivano al cielo. Ma il dottor Wilson e il suo attizzatoio non conoscevano piet. Egli sapeva di salvar vite umane. Holtzmaier, meno indurito, era stordito e nauseato dall'odore della carne bruciacchiata.
"Andate fuori a prendere una boccata d'aria" gli disse il dottor Wilson, dopo un po' di quel lavoro. "Voi eravate qui prima di noi. Vi far bene. Riposatevi; dopo, potrete andare avanti." E con una spinta affettuosa lo cacci fuori.
"Ja; faccio un tuffo nel fiume e torno subito..."
Sulla soglia il chirurgo sost; era imbrattato di sangue dalle ginocchia in su. Lasci cadere lo scalpello che ancora aveva in mano. Con un gran respiro si riemp d'aria fresca i polmoni, e col rovescio della manica si asciug il sudore della fronte. Ma gi intorno a lui era un coro di preghiere: alcuni feriti ch'erano l vicino lo supplicavano di aiutarli.
Un convulso di orrore per se stesso, per la specie cui apparteneva, per la scena in cui era stato trascinato serr gli intestini del poveretto, che quasi cedette alla nausea atroce.
"Oh, basta!" esclam. "Du lieber Gott im Himmel!" E si mise a correre verso il fiume. Sulla sponda si strapp gli abiti di dosso e si tuff nell'acqua. Ne emerse sbuffando. La frescura gli aveva fatto bene. Non aveva pi nelle nari quell'orribile odor di sangue; gli pareva di essersi purificato; tanto improvviso e completo era stato il mutamento, che veramente si sentiva "un altro". Si rivest senza fretta. Sapeva che doveva far tesoro di quei pochi minuti rubati al suo lavoro, o non avrebbe potuto resistere. La notte che s'avvicinava, egli l'avrebbe trascorsa in piedi. Per ore e ore sarebbe stata una processione di barelle. Ancora non s'era incominciato a raccogliere i feriti sul campo dove s'era svolta l'azione, e appena il sole tramontava. Quanti di quei ragazzi sarebbero morti l, al buio... Il dottore risal per un tratto la sponda del fiume, e tolse la giubba al cadavere d'un poveraccio che invano aveva cercato di trascinarsi fino all'acqua. Gli stava un po' larga, ma meglio sempre della sua blusa inzuppata di sangue. Dal punto dove si trovava ora, il suo sguardo spaziava oltre il campo di battaglia, un bel tratto di valle fin quasi a Luray. L'aria vespertina lo fece rabbrividire, ma lo rinvigor. E la larga giubba del morto gli teneva caldo. Bevve un sorso dalla fiasca, e sedette un momento. Presto avrebbe sentito le sue mani tornar ferme e sicure.
Il giorno moriva. Gli spari erano cessati, ora. Il pallido biancor delle finestre gi illuminate, nella casa dove i chirurghi proseguivano il lavoro, trascolor in giallo. Uno strano silenzio regnava nella Valle, interrotto solo da un lontano gemito, una specie di sommesso lamento che veniva di tra gli alberi. Tutt'a un tratto, quasi a un dato segnale, gli uccelli notturni cominciarono le loro grida. Il dottor Holtzmaier tremava un poco, quando si alz per tornar sui suoi passi. Ma prima, diede un'ultima occhiata alla Valle.
Il nuvolone era quasi vicino, ora. L dove principiava, una zona di cielo azzurro e limpido rifletteva gli ultimi raggi del sole. Lass era ancora giorno... Da sud, di sotto alla nuvolaglia avanzavano rapide le tenebre; e quei vapori che andavano da un capo all'altro della Valle parevano la fronte della Notte stessa. E quasi un'avanguardia, in grandi spire, in ampie volute che toccavan fino il lembo di cielo, uno stormo di rapaci, lente poiane e falchi pi svelti, si aggirava, roteava diviso tra la paura dell'uragano incalzante, e la tentazione del banchetto apprestato dalla mano dell'uomo nei campi sottostanti.
Tanto sinistra, opprimente e minacciosa era la lenta marcia di quella muraglia presaga di tempesta e preceduta da arpie, che in fondo all'animo semplice il dottore sent ridestarsi una malinconia tutta nordica, un primitivo timor dell'ignoto.
Lontano, gli ultimi raggi del sole sfioravano eccelse cime chiazzate di bianco; e dalle pi basse propaggini della gran nube scendevano oblique strie di nevischio e di pioggia che avevano metallici bagliori.
"Ach! L'inverno! Finalmente!" esclam nella lingua natia il dottore; e di fronte a quell'apocalittico paesaggio soffoc un supremo oscuro impulso negativo, misto di nausea e stanchezza. "Ah! Potessimo riposare, ora! Chiss quanto avranno a patire quei poveri ragazzi sul campo!"
Affrettato il passo, egli torn verso i porta-feriti, a rianimarli, a esortarli all'opera. Ma dovette aspettare. Non soltanto le forze della natura era destino che si scatenassero quella sera. Anche il Governo degli Stati Uniti manifestava la propria sovranit in forma tangibile e visibile. Dal guado presso il fiume giungeva la nota acuta d'una tromba. Sotto le zampe d'un intero squadrone, le nere acque spumeggiavano; e dietro ancora, fin dove arrivava l'occhio, masse scure d'uomini si estendevano in una fila lunghissima che toccava fin quasi Luray e si snodava rapida per la tortuosa via che costeggiava il fiume, e incessante fluiva di sotto alla iemale muraglia di vapori e tenebre. Arrivavano le divisioni di cavalleria di Averell e di Merritt, scortate dalla gran nube e dallo stormo di poiane.
Troppo tardi, ormai! Il dottore non era stato abbastanza pronto ad attraversar la strada; essa rintronava sotto migliaia di zoccoli; egli aveva fatto appena in tempo a inerpicarsi su una siepe. Uno squadrone dopo l'altro, un reggimento dopo l'altro, una brigata dopo l'altra gli sfilarono dinanzi le scure masse umane, a un trotto serrato. Non un intervallo che gli permettesse di passare. Con l'avanzar dell'oscurit, gli squadroni sembravano compatte zone di nero che spiccasse nel nero, interrotte a tratti dal balenar delle righe e stelle bianche d'una bandiera. S'udiva un tintinnar di ferraglia e di sciabole; scintille sprizzavano dai ferri dei cavalli e dai ciottoli. Poi, il dottore rimase stordito da un improvviso scoppio di fuoco, dal tuono di schiere lanciate al galoppo. La carica infuri gi per il pendio, si perdette in lontananza. Ci che restava degli uomini di La Touche si sparpagli verso sud, si sband, si rifugi tra i boschi a pi delle alture. L'azione ad Aqula era finita. Altro non era stata, se non una scaramuccia di cavalleria, quella giornata. Cos poco nota, da non poter dire neppure, in seguito, ch'era stata dimenticata...
Il dottor Holtzmaier era l da quasi un'ora. Finalmente, riusc a insinuarsi tra le file. La divisione di Averell era passata; e gi la strada rimbombava sotto quella di Merritt.
Le salve di moschetteria morivano, gi per la Valle. Cauti, a uno a uno, via via che s'abituavano al fracasso delle schiere in marcia, gli uccelli notturni che sulle prime il fuoco aveva spaventato, ritornavano a svolazzare. Verso le undici, le campagne, i boschi intorno ad Aqula risonavano delle disperate grida dei feriti e degli sperduti. Dalla follia delle tenebre rispondevan loro i lunghi queruli monosillabi dei gufi, l'inane insistenza delle civette.
I porta-feriti non avevano un minuto di tregua.
Brillavano i lumi alle finestre dell'antica cantina; il fuoco fumava sotto l'olio in bollore.
Da ore il dottor Holtzmaier era ritornato a unirsi ai colleghi, nella loro fatica triste e apparentemente senza fine. Allorch s'era avvicinato alla porta della cantina, dove un riflesso rossastro che pareva fluir da una fucina di dolore fendeva la cupa notte, all'improvviso aveva visto due figure femminili salir dal sentiero che veniva dal fiume. Portavano qualcosa, che sembrava una grossa cesta piena di biancheria...
Erano la signora Crittendon e Margaret. Avevano lacerato in strisce tutta la tela e il cotone che avessero in casa, per farne dei rotoli di bende.
"Abbiamo chiesto di voi, all'accampamento, e ci hanno detto di venire qui" spieg la signora Crittendon. "Abbiamo pensato che questa roba vi sarebbe stata utile... e che, forse, possiamo aiutarvi. Credete di s?..." Ella s'era fatta avanti, intanto, e senza inorridire girava lo sguardo intorno. Un'indicibile compassione abbell quel viso delicato ed espressivo.
Il dottor Holtzmaier rivel la propria gratitudine con un mugolio.
"Signora" disse il dottor Wilson "permetteteci di accogliervi quali angeli di misericordia in questo luogo infernale."
E i tre dottori e le due donne si accinsero al lavoro come se fossero stati insieme da anni. Al solo vederli, i feriti riprendevano coraggio, e inghiottivano i gemiti che salivano loro alle labbra. Margaret piangeva, sorrideva... e fasciava ferite. Le ore scorrevano. Il signor Mann rinnovava l'olio nelle lucerne. Era mezzanotte; e ancora si lavorava...
Verso quell'ora i porta-feriti trasportarono il colonnello del 6 cavalleria di Pennsilvania e lo deposero sul tavolo numero uno. Ancora in s, egli insisteva per aspettare il suo turno. I due chirurghi e la signora Crittendon si curvarono su di lui.
Era necessario amputarlo della gamba destra, sotto all'anca. Gli assistenti, chiamati in fretta, si avvicinarono per tenerlo durante l'operazione.
"Se questa piccola signora vorr darmi la sua mano, credo non ci sar bisogno di tenermi" disse il colonnello, e pose la palma entro quella di Margaret.
Rapidamente il dottor Wilson cominci a lavorare. Tosto lo stridor della sega riemp la stanza.
"Lasciamo correre..." esclam tutt'a un tratto il colonnello, e suo malgrado si alz a sedere. "Lasciamo..." E ricadde svenuto fra le braccia della signora Crittendon.


17. 3.
Ora, colpito per la seconda volta, Paul Crittendon non era poi tanto certo di voler morire.
Sfortunatamente era caduto sul finir del pomeriggio, quasi al limite estremo del campo di battaglia, l dove, vicino alle rovine del villaggio d'Aqula, cominciavano i boschi. Era probabile che i porta-feriti non si sarebbero pi addentrati tra quelle macchie, non fino all'alba del giorno seguente quanto meno. Gi scendevano le ombre del crepuscolo; e pass pel capo al giovane che sarebbe anche potuto morire. Si sentiva assai fiacco.
Era stata la sua compagnia, gli uomini della Valle raccolti attorno alla bandiera della vecchia Milizia di Virginia, a tentare l'estremo assalto ad Aqula. A parecchie riprese erano stati respinti; o per meglio dire, tutti quelli stretti attorno alla bandiera erano stati uccisi o feriti. Le rovine erano occupate dagli zuavi dell'Unione, i quali dopo l'avanzata nemica sembravano decisi a resistere all'ultimo sangue.
Ottimi tiratori, quegli zuavi. E vi scovavano, prima ancora che vi foste accorti d'essi. Paul ne sapeva qualcosa, lui! Tre assalti: e l'ultima volta, aveva portato lui la bandiera. E poi, erano arrivate quelle masse di cavalleggeri dell'Unione, e di fronte a quelli, nessuno aveva potuto resistere. Nessuno era rimasto: tutti dispersi, amici e vicini e uomini della Valle; sola era rimasta la bandiera; nessuno che gridasse "Su, amici, avanti ancora una volta..." e ritentasse l'impresa. No; questa volta erano fuggiti tutti per davvero; tutti, meno i morti. Le loro facce biancheggiavano qua e l, tra i cespugli neri.
Seduto su un ceppo, Paul si strofinava il braccio. Lo stesso braccio aveva avuto colpito, sopra al gomito questa volta. Lo spasimo, l per l, era stato tanto atroce che egli aveva lasciato cadere la bandiera e, perduta la testa, era fuggito a precipizio pei boschi. Come si reggesse in gambe, dove andasse non sapeva. La perdita di sangue, e il torpore che lo invadeva tutto lo costrinsero finalmente a fermarsi.
Il sole era tramontato da un pezzo quando era caduto a sedere su quel ceppo. Toltosi il laccio d'una scarpa, si era legato ben stretto il braccio che stillava sangue. Siccome il dolore s'era calmato, sperava fosse cosa da poco. Il freddo che col progredir della notte aumentava gli schiariva la testa. Ancora era capace di pensare, sebbene il mondo gli sembrasse una cosa remota, e strana mente lontane le grida degli uccelli notturni.
Frammezzo ai tronchi intravedeva un flebile lontano chiaror di lanterne; o forse era il riflesso dei fuochi d'un bivacco? La luce si lev alta, finalmente, ed egli vide la sagoma d'un muro spiccar nell'oscurit. Cap, allora, che non doveva essersi allontanato molto da Aqula. Era probabile che i Yankee vagassero ancora in quei paraggi. Ma era certo che non si combatteva pi. Forse, quella gente lo avrebbe soccorso; lo avrebbero lasciato libero sulla parola; e il Rifugio non era distante.
Un'immensa nostalgia per Flossie, per Meg e zia Libby pervase l'animo del ragazzo. Ah! Fossero venute ora a soccorrerlo, a parlargli con le loro voci soavi, a circondarlo delle loro tepide braccia... Quanto bisogno aveva del loro conforto! Ed egli pianse amaramente, si sent ritornato un fanciullino sperduto. Esse gli avevano voluto bene. Ed egli era fuggito... per ridursi cos...
Ebbene, sarebbe andato da loro! Poco lungi c'era il piccolo serbatoio delle acque. Domani, i bambini sarebbero scesi a giocare l; Flossie ve li avrebbe accompagnati. Egli li attenderebbe; chiss come lo avrebbero compianto, trovandolo l, domani. Domani...
Si alz; ma quasi cedette, clto da un penoso senso di vuoto e di nausea. Tutto girava, intorno a lui. Il cuore gli pulsava forte, insopportabilmente. Ricadde a sedere. Allora soltanto si fece strada in lui il pensiero che veramente sarebbe potuto morire; e morire egli non voleva, ora. Voleva vivere, e ritornare al "Rifugio del Coniatore". Ansante, si sdrai sul tronco d'albero.
Scopr che, fino a quando non cercava di reggersi in piedi, non stava poi cos male. No; ecco che le forze gli tornavano... Sicuro: impossibile che la morte lo cogliesse proprio l, a pochi passi da Aqula ch'egli vedeva tra gli alberi. Per poco che volesse, avrebbe potuto trascinarsi fin l! E qualcuno ve lo avrebbe trovato, domani. E subito cominci a trascinarsi.
La via era lunga. Aiutandosi col braccio sano, si spingeva in avanti, a quattro gambe. Lo torturava una sete orribile. La visione del serbatoio e d'una vasca piena di acqua gli danzava davanti agli occhi, sopraffatta, a momenti, da macchie grige e dal buio pesto. Allora sostava, ripigliava fiato. Poi, tornava a scorger tra gli alberi i fuochi del villaggio, ogni volta un poco pi vicini. Ora si trovava all'aperto, e cominciava a inciampar nei cadaveri. Non c'erano pi alberi. Sollevatosi sui ginocchi, guard verso l'alto. Stelle, null'altro che stelle vedeva. Una fredda goccia di pioggia gli cadde sulla gota. Se pioveva, l'acqua avrebbe spento i fuochi, e lui poteva smarrire il senso della direzione. Presto vide che non era altro che un po' di brace, che man mano si andava spegnendo, l tra le rovine. No, non c'era nessuno... Da due ore gi il 23 Illinois aveva evacuato il luogo, infatti. I superstiti s'erano rifugiati all'accampamento presso il fiume.
Disperatamente Paul riprese l'andare. Non bisognava cedere! Il serbatoio... Domani... o... o sarebbe morto. Lui, Paul, sarebbe morto. Ancora gli pareva impossibile. Ma era troppo debole per piangere, ora. La sete gli si era calmata. Abbandon la testa sul braccio sano, e ripos. Fra poco avrebbe proseguito. Era impossibile che egli dovesse morire a pochi minuti appena dal serbatoio d'Aqula! Flossie sarebbe scesa, domani... domani. E lo avrebbe trovato. Ora bisognava riprender fiato. Cominciava a piovere, a grosse gocce rade. Ud una voce...
Voci come quelle, egli ne aveva udite altre volte. Ma erano lontane, oppure sperdute nel folto dei boschi. Il 23 Illinois aveva certo raccolto quasi tutti i feriti che c'erano nei paraggi di Aqula, prima di andarsene. Qualcuno, Paul lo sentiva ancora gridare, nell'oscurit. Quelle poche voci, e quelle degli uccelli notturni si rispondevano. Ma questo poveraccio, ora, era vicino: l, di faccia a Paul... Egli torn a fermarsi in ascolto.
"Oh mio Dio, mio Dio, mio Dio!" diceva la voce, e pareva un singhiozzo. Aveva un accento vagamente famigliare. Paul riprese a strascicarsi, penosamente, tenendosi un poco a sinistra, donde veniva la voce. Un urlo pietoso che lo fece rabbrividire lacer le tenebre.
"Colonnello Franklin!" chiamava la voce. "Oh, mio Dio! Co-lonnel-lo..."
"Ehi! Yankee!" grid Paul, e ristette in ascolto.
Nel silenzio i gufi cantavano.
"Ehi, Johnny?" replic la voce. E poi, con una nota ch'era speranza o terrore: "Chi va l?"
"Sono io!" rispose Paul, senza sapere il perch. Si trascin verso quei gemiti. Finalmente, scopr un ammasso informe, sul quale spiccava un viso bianco. "Bill, non mi conosci?" grid, curvandosi su quel viso. "Sono Paul, Paul Crittendon. Farfar!" E scuoteva per la spalla quel fagotto di cenci.
William Farfar sollev il capo e lo guard.
"Paul..." mormor debolmente. "Paul Crittendon?" E quasi ad accertarsi che non era un sogno, tese una mano e strinse fra le dita una ciocca di capelli di Paul. "Sognavo... e non so se sogno ancora... Sei proprio tu? Sei qui..."
"S, son qui. Ho molto male" sussurr Paul.
"Peccato... Non posso aiutarti. Ho una pallottola nella schiena. Non posso muovermi, dalla vita in gi..." E singhiozz. "Di', fa freddo, eh?" riprese, dopo una pausa.
"S..." Paul rabbrivid.
I gufi continuavano il loro lugubre canto. La brace tra le rovine andava diventando di un rosso sanguigno che a poco a poco moriva. Aqula era infinitamente lontana. Paul si distese. Ricordava come, solo poche settimane avanti, William lo avesse amorevolmente curato. Ora egli brontolava qualcosa...
"Mamma... Mamma, ho freddo. Coprimi..."
Un'improvvisa visione della propria madre, seduta sul balcone della vecchia casa a Shockoe Hill, accanto a s la cesta del cucito, si present a Paul tanto viva ch'egli ne fu sopraffatto. Egli aveva poca immaginazione; e ormai non avrebbe saputo discernere fra ci ch'era realt e ci ch'era sogno. Nella sua mente indebolita, il passato si sovrapponeva al presente. Egli era tornato un bimbo, tanto piccino che appena camminava; e si trastullava attorno alla seggiola della madre. A Richmond, il caldo sole del Sud cavava mirabili bagliori dalle belle pantofoline della mamma, da una rosa ricamata proprio in cima, che pareva vera. In tanti anni, egli aveva dimenticato quanto, oh quanto gli fosse sembrata degna d'ammirazione quella rosa di perline; e ora, eccola l! "Mamma..."... No; era stata un'allucinazione. La fulgida rosa svaniva, svaniva verso quel passato donde per un momento era risorta. Paul si ritrov in una notte di tenebra. Sperduto.
"Oh!" grid il giovine. "Oh! Signore Iddio!" E con un disperato sforzo si gett sul petto di William Farfar. "Non morire!" grid forte. "Non andartene! Oh, Bill, Bill, non avrebbero dovuto conciarci cos... Mi senti, Bill? Sono Paul, Paul Crittendon... Sono ancora qui..."
"S, Paul, ti sento, s..." rispose Farfar, dopo un silenzio. "E dov' Margaret... Margaret Crittendon?"
"Perduta" sussurr Paul. "Siamo soli. Non ricordi?"
"S, ricordo... ora..." E dopo un altro silenzio: "Paul, mi senti?"
"S, ti sento ancora..."
"Paul, non mi abbandonerai, non  vero, Paul?"
"Mai..." rispose Paul. "Mai..."
E non si abbandonarono mai.
Sulle campagne e sui boschi si rovesciava scrosciando la pioggia. Fu, dapprincipio, un trepestio soffice e lento di lupi su foglie morte. Gli uccelli notturni ammutolirono, cercarono riparo tra i rami degli alberi. I feriti rimasti sul campo alzavano ora un lamento unisono. Gli stanchi porta-feriti che li udivano si affannavano, affrettavano il passo in uno sforzo supremo. E poi, quasi all'improvviso fuorch per una breve folata di freddo vento ostile, la pioggia si mut in nevischio, e poi in un folle uragano di ghiaccioli. Cessarono le grida, vicine e lontane. Pi tardi, nella notte, la neve cadde lieve e tranquilla come piuma dall'ali della Morte. Il silenzio regn, finalmente, sui campi di Aqula. Come sempre, la Natura aveva avuto la sua quieta ultima parola.
I corpi di William Farfar e di Paul Crittendon dormivano uniti in un gelido abbraccio mortale. Nessuno, ora, avrebbe potuto dire di quale esercito avessero fatto parte. Cos erano passati da una vita all'altra, cercando d'infondersi a vicenda un po' di calore. In pace.
Anche il colonnello Franklin riposava in pace, ma era ancora in vita. Lo avevano trasportato al "Rifugio del Coniatore".


18. UNA UNIONE INDISTRUTTIBILE.
 1.
Verso il mattino, cedendo alle amorevoli esortazioni del dottor Wilson e del dottor Holtzmaier, la signora Crittendon e Margaret si lasciarono finalmente persuadere a ritornare al "Rifugio del Coniatore". Il signor Felix Mann mise a loro disposizione una sua vecchia carretta militare; e soltanto dopo essersi inerpicata sull'alto sedile, quando per la prima volta da tante ore si abbandon a un ben meritato riposo, la signora Crittendon si rese conto di quanto grande fosse la sua stanchezza. Margaret aveva appena appoggiato la testolina ricciuta sulla spalla della madre, che gi si addormentava come una bimba.
Elizabeth Crittendon diede un ultimo sguardo al cortiletto della piccola casa di pietra. Dalle strette finestre ad arco occhieggiava la fumosa luce delle lanterne a olio del signor Mann, illuminando in brevi folate la folle danza dei fiocchi di neve. Pi che mai il luogo aveva l'aspetto semplice e domestico d'una delle tante case coloniche della Virginia; e pareva impossibile che fosse stata teatro di quelle scene cui dianzi ella aveva assistito.
No; non era quella "l'infernale casetta", come pi tardi l'avrebbe descritta il dottor Wilson. Era, era... Involontariamente, ella lasciava cadere il capo sul mento. Lentamente il mondo esterno sembrava scivolar gi per una china. Le parve che se non si fosse addormentata, e presto...
Ebbe un'ultima impressione del dottor Holtzmaier, che avviluppava coperte attorno a lei e a Margaret, e brontolava qualcosa. Non dovevano prender freddo. Dovevano "pere questo"... E subito a casa, e a letto... E la voce, monotona e rauca di stanchezza, seguitava a descrivere al dottor Wilson l'itinerario per il "Rifugio del Coniatore" oltre a un subisso di raccomandazioni dirette a un "contrabbando" che rispondeva all'armonioso nome di Fringuello, affinch fosse prudente, e ricordasse che conduceva un ferito e due signore... e se non fosse stato prudente, oh, allora, bei Gott...
"Ci bader io, amico," intervenne finalmente il dottor Wilson, cercando di rassicurare l'ansioso compatriota di Heine, mentre aiutava a far scivolare l'improvvisata barella sulla quale era legato il colonnello Franklin sotto il buio mantice di tela della decrepita carretta. A sua volta il dottore s'arrampic su, reggendo una lanterna, e sedette presso il ferito. Questi era tuttora privo di conoscenza, e respirava debolmente, sotto gli effetti di un'abbondante dose di laudano che il dottor Holtzmaier gli aveva propinato alcune ore prima. "Troppo, troppo..." aveva mormorato il vecchio chirurgo dell'esercito confederato. Tuttavia, l per l, non aveva detto altro; non credeva che il colonnello avrebbe vissuto, data la quantit di sangue che aveva perso. "Debole, ma regolare," disse ora al collega, mentre sotto la coperta sentiva il polso del colonnello. "Pu darsi che se la cavi."
"Fi dar tutte le proffiste di cui posso fare a meno" continu Holtzmaier. "So che con foi,  in puone mani. Crazie, puona fortuna e... auf wiedersehen! Un gonsiglio, per... cercate di sfignarfela, fin che siete in tempo; se restate qui, quei maledetti... fi ficcheranno in prigione."
Di sotto al mantice, il dottor Wilson tese la mano a stringer pi volte quella del giovane collega. "Grazie, mio buon amico," disse.
Il dottor Holtzmaier rimase a guardar la carretta, fino a che non la vide scomparire nel buio. Nel turbinio della neve, i fanali non erano pi che puntini impercettibili. Fino all'ultimo momento, Felix Mann aveva seguitato a caricar sacchetti e scatole. Ora arrivava ancora, ma troppo tardi; e con un involto in mano sost assieme al dottore, fino a che il rumor delle ruote non si fu perduto in direzione di Aqula.
"Credete che ci sia speranza?" domand Mann, mentre si volgevano sui loro passi.
"Forse..." replic dubitoso il dottore. "Con la signora Crittendon e con quel medico... forse. In ogni modo, l'ultima speranza gliel'ho data io..." Rientrarono. La porta sbatt dietro di loro; e per la prima volta forse in tutta quella giornata, il dottor Holtzmaier si lasci cadere su una seggiola.
Per lui, l'arrivo delle nuove divisioni di cavalleria s'era risolto in un inaspettato aiuto e sollievo. Ora c'erano altri chirurghi militari, e riserve di materiale medico in abbondanza. Era anche venuto l'ordine di evacuare i feriti, all'ospedale di Harper's Ferry. Le prime ambulanze erano partite. La casetta era tornata silenziosa. Gi alcuni militi andavano facendo pulizia; e presto, nulla rimase fuorch i relitti di ci ch'era stata la cantina del signor Mann, e un po' di brace sul fuoco. Il dottor Holtzmaier vi aggiunse un po' di legna, e tese i piedi, a riscaldarseli. "Quel che potevo l'ho fatto" seguitava a bofonchiare tra s.
E aveva fatto quel che poteva, non c'era che dire. Aveva spedito il colonnello al Rifugio, ben sapendo che non avrebbe sopportato il freddo e i disagi di due giorni di viaggio fino ad Harper's Ferry. Ed era riuscito a far partire di nascosto, con la stessa carretta, anche il chirurgo confederato, prima che sorgessero inchieste indiscrete. Ci gli aveva procurato una enorme soddisfazione. Quanto a quel che ne sarebbe stato di lui, ora che il suo reggimento poteva dirsi poco men che scomparso dalla faccia della terra, era una questione che avrebbero risolto le autorit. Per il momento, intanto, la questione pi importante era il sonno. Si sentiva pieno di brividi. Vers qualche goccia di laudano in un bicchier d'acqua, lo mand gi d'un fiato. "Al diafolo, con tutti questi maledetti..." disse, a mo' di brindisi. Poco dopo, russava potentemente, come il vento su per la cappa d'un solido camino di Pennsilvania. Le fiamme salivano alte, un calor delizioso si propagava per la stanza. Felix Mann tir indietro il dottore, i cui stivali minacciavano di abbrustolire, accomod un ceppo sul fuoco, e con l'ultima lanterna che restava usc nella notte, chiudendo ben bene la porta dietro di s. Aveva un appuntamento ad Aqula; un piccolo affare suo particolare da regolare.
A quell'ora, la carretta era giunta a pi dell'argine sotto la prateria, sulla strada del Rifugio. La notte era di un'oscurit impenetrabile; un silenzio di morte regnava pei boschi, interrotto appena dal solitario rumor della cascata e dal lugubre richiamo di qualche gufo. Cadeva la neve, l dove i pini erano pi radi. Ferma a pi dell'aspra salita, la carretta pareva una specie d'ombra smisurata, chiazzata qua e l d'un po' di luce. C'era un che di misterioso e di funebre in quel veicolo, al quale sembrava non mancasse altro che un ciuffo di piume di struzzo per meglio accentuarne lo scopo. Quelle caratteristiche unite ad altri particolari - gi nel villaggio avevano oltrepassati parecchi cadaveri - facevano s che il "contrabbando" Fringuello, di "propriet" del signor Mann, fosse ridotto a una lamentevole caricatura di se stesso. Quel mondo notturno, il quale pareva un solo vasto cimitero, era pi di quanto egli non potesse sopportare; e alla fine il dottor Wilson s'era visto costretto a svegliare la signora Crittendon, a prender lui le redini e a condur la carretta su pel letto del fiume, sotto la calma guida della signora. Nulla avrebbe potuto formare maggior contrasto, tra l'imperturbabile voce che dirigeva la mano ferma ed esperta del dottor Wilson, e l'isterico spettacolo delle preghiere, dei gemiti e delle proteste del negro, il quale s'era deciso a rincantucciarsi sotto l'alto sedile della cassetta.
Al cessar del moto, Margaret s'era ridestata. Sent le braccia materne cingerle la vita; e dal rumor della cascata cap dove si trovava. Mise un braccio attorno al collo della madre, e le bisbigli all'orecchio: "Torniamo a casa, non  vero?" Nell'oscurit, madre e figlia si scambiarono un bacio. Sotto ai loro piedi, il negro si dimenava come un animale in gabbia, folle di terrore.
Il dottor Wilson and avanti di qualche passo, con la lanterna in mano, per dare un'occhiata alla salita. Manifestamente, era impossibile tentarla, con due muli soli. Sarebbe stato necessario trasportare il ferito a braccia, fin sopra l'argine almeno; nel qual caso, il negro non era certo d'aiuto. Margaret, che gi aveva afferrato la situazione, disse che sarebbe andata a prendere il reverendo Kiskadden; e prima che qualcuno potesse impedirglielo era sparita nella nera foresta.
Il dottor Wilson e la signora Crittendon rimasero soli, con un'unica lanterna, il negro e i gufi. Il dottore cacci la mano sotto la coperta, e si accert che il colonnello fosse sempre vivo. Ancora respirava... Sotto il sedile, il frenetico Fringuello stava organizzando una "riunione" religiosa di cui egli era l'unico fedele, e che minacciava di degenerare in fanatismo. La cascata rumoreggiava, la nevicata, entro lo stretto alone di luce della lanterna, aveva la veemenza di un uragano, e il negro pareva ormai sull'orlo della pazzia. E la pazienza del dottor Wilson stava per finire.
Risolutamente lo trasse di sotto al sedile, e tenendolo stretto per la gola gli punt una pistola in mezzo alla fronte. "Finiscila" gl'intim "o fra un minuto, sei un negro morto!"
Fringuello mand gi la saliva, quindi si accasci come un sacco vuoto. Il dottore si rimise la pistola in tasca.
"Sali subito a cassetta, e prendi le redini! E guai se ti sento dire un'altra parola, briccone! Resterai l; e attento a quei muli! Non devi perder d'occhio le orecchie, nemmeno un momento!"
"S, s, massah" mormor il negro, arrampicandosi a cassetta. Il dottore gli fece bere un sorso dalla sua fiasca.
"Vedere... vedere le orecchie!" esclam dopo un momento Fringuello. "Grazie a Dio, essere due bianche!"
"Guardale bene, allora!"
"Grazie, massah dottore!" torn da capo il negro. "Voi avere cavato povero me fuori dall'inferno!"
Il dottore e la signora Crittendon non poterono fare a meno di guardarsi sorridendo. Il primo si appoggi alla ruota della carretta, stanco, riparando entro le pieghe del mantello la lanterna che sgocciolava. In alto, sopra le loro teste, un vero uragano di vento squassava le cime degli alberi.
"Saremo ben felici di avervi con noi al Rifugio, dottore," disse la signora Crittendon. "Vi tratterrete fino a che vorrete. Mio marito  al seguito del generale Early;  nato in questa valle. Vi troverete fra amici."
"La vostra gentilezza non mi lascia dubbio, signora: siete una vera figlia della Virginia" replic il dottore, il quale immaginava come la signora Crittendon dovesse essere non poco preoccupata circa il concetto ch'egli dovesse essersi fatto di lei, per avere accolto un ferito nemico. "E far quel che  in mio potere, per... per il gentiluomo che abbiamo con noi. Per un certo verso, lo stimo un uomo fortunato. E ho sentito dire di lui un mondo di bene."
Per la prima volta la responsabilit ch'ella accettava, conducendo seco il colonnello Franklin, si presentava in pieno a Elizabeth Crittendon. Il dottor Holtzmaier, lui, non aveva fatto altro che caricarlo sulla carretta, adducendo che se avesse dovuto esser trasportato a dorso di mulo fino ad Harper's Ferry, sarebbe sicuramente morto per istrada. "Mit foi, gli d un'ultima speranza" aveva aggiunto. Era sembrata, in quel momento, l'unica soluzione. E al cuor semplice del dottore non si presentava neppure l'idea che la signora Crittendon potesse esitare. Infatti, ella non aveva mai esitato. Anche a lei era parsa quella l'unica soluzione. E poi, era immensamente stanca... troppo stanca per soffermarsi a riflettere. Il dottor Holtzmaier badava a riempire la carretta; e fra le tante cose che vi caricava, e ch'erano destinate al "Rifugio del Coniatore," c'era anche il colonnello Nathaniel Franklin. Eppure, ora che rifletteva, la signora Crittendon diceva tra s: "E che altro avrei potuto fare? Non potevo mica dire: Ebbene, lasciamolo morire?..."
Sarebbe morto? ella si domandava ora. E tremava a quel pensiero...
"Credete... credete che il colonnello vivr?" Ella s'era rivolta al dottore.
" difficile giudicare... per qualche ora, almeno" replic il dottore. "Ma... No; voglio esser sincero, con voi. Non credo che vivr!" esclam d'un tratto. "Ha perduto troppo sangue."
La signora Crittendon soffoc a mezzo un sospiro. Era agitata da sentimenti stranamente discordi. L'idea che il colonnello dovesse morire le causava un terrore cocente, un dolore insostenibile; e pel fatto solo di provar quei sentimenti, ella si sentiva scandalizzata e offesa, e indignata verso se stessa.
"Lo conoscevate prima della guerra?" le domandava il dottor Wilson.
"Oh, s" ella rispose, quasi macchinalmente. Le sembr, l per l, una scappatoia; e immediatamente, ringrazi il cielo che non ci fosse Margaret a sentire.
Il chiaror d'una lanterna danzava, sull'alto dell'argine. Con la sua, il dottor Wilson faceva segnali; e il vecchio Kiskadden cominci a scender gi pel declivio. Lentamente la barella del colonnello venne fatta scivolare dalla carretta; e a tentoni, portando il ferito, il dottore e il vecchio risalirono l'argine. La signora Crittendon precedeva con la lanterna. "L'unica soluzione," ella continuava a mormorare tra s. "... unica soluzione..."
Non and molto, e la barella veniva trasportata su per le scale, allo stanzino ch'era stato di Paul. Piena di premure, la signora Crittendon rec al ferito una camicia da notte del marito; l'aveva messa da parte nel caso che... Il dottore tolse la giubba al colonnello. Ne cadde un pacchettino, ch'egli raccolse e guard.
" indirizzato a voi" disse; e senza commenti lo porse alla signora.
Ed Elizabeth Crittendon scorse la ben nota calligrafia del marito.
Ella non aveva il dono della chiaroveggenza; eppure, con tanta certezza come se l'avesse aperto avrebbe saputo dire ci che il pacchetto conteneva. I suoi occhi andarono al volto dell'uomo ch'era l sul letto.
All'improvviso, fu a ginocchi presso di lui; e lo scuoteva per la spalla. "Oh, perch non me l'avete dato prima?" url quasi. "Perch? Perch?"
Il dottor Wilson apparve urtato e stupito. "Signora, non vedete? Non vi accorgete che il colonnello  senza coscienza?"
Elizabeth Crittendon guard il pallido viso; era l'immagine della calma. Gi un'ombra pareva addensarsi intorno alla bocca. Ella non ripet l'inutile domanda. Non ve n'era bisogno, del resto. Guardando ora il colonnello Franklin, ella capiva perch egli non le avesse mai consegnato quel pacchetto. Ella indovinava tutto; e, reclinato il capo sul letto, singhiozzava.
Al dottor Wilson non pass neppur per la mente di cercar di confortarla. Dal 1861 in qua, vedeva donne singhiozzare cos. Quanto al colonnello, egli era ben certo che sarebbe morto... se pure non era gi moribondo... Sedette su una seggiola, e si avvolse in una coperta. A poco a poco, la testa gli cadde sul petto. Confusamente ud, o vide che la signora Crittendon usciva dalla cameretta. Dio volesse ch'ella avesse avuto la buona idea di andargli a prendere qualcosa di caldo... Il vecchio chirurgo sonnecchiava.
Elizabeth Crittendon sost davanti alla porta dei bambini; ud il loro respiro quieto, e ne ebbe un gran conforto al cuore. Scese fino a met delle scale, e tese l'orecchio. La casa intera era immersa nel silenzio.
"Margaret!" ella chiam. "Margaret!"
Nessuna risposta le venne.
"Meg! Meg!" ella invoc angosciata. "Vieni, Meg! Il babbo  morto."
Ma nemmeno questa volta ebbe risposta. Qualcuno doveva aver caricato l'orologio; ella lo sentiva ticchettare. Il fuoco scoppiettava. Ella riprese a scendere, entr nella grande stanza. In entrambi i caminetti, le fiamme erano vive; certo il reverendo Kiskadden aveva riattizzato da poco i due fuochi. Ma la stanza era deserta. Margaret, Flossie, il vecchio erano usciti; e anche le lanterne dovevano aver preso con loro. Le fiamme sole illuminavano l'ambiente.
In un altro momento qualsiasi, ella si sarebbe stupita; e si sarebbe anche preoccupata per la figlia e per gli altri. Ora, sapeva soltanto che Margaret non aveva risposto al suo richiamo; che l'aveva lasciata sola. Sedette davanti al fuoco, e con dita intorpidite sciolse il nastro che legava il pacchetto. Ne caddero un anello e una spilla. Protesa in avanti, alla luce vacillante della fiamma ella lesse l'ultimo messaggio del marito, scritto da parecchi mesi ormai. I suoi occhi erano senza lagrime. Ella era ben pi in alto, ora; se lo scritto appariva incerto, era colpa della luce guizzante e tremula. A occhi asciutti ella si abbandon sul seggiolone, le mani giunte in grembo.
Quella lettera, le pareva che le giungesse da un remoto passato. Per quanti sforzi facesse, non riusciva a imprimersela in mente. Come se quel "passato" non appartenesse a lei, ma ad un'altra. Una donna che le era oltremodo cara, e che le aveva narrato quella storia. Era una storia di felicit. Felicit, s; senonch verso la fine, come il ritornello d'una nenia funebre in una ballata, ricorrevano tre desolate parole. "Douglas  morto"...
Basta, oh, basta! Perch qualcuno continuava a mormorarle all'orecchio quelle parole? Ella si copr gli orecchi con le mani; e solo allora s'avvide che da un pezzo era lei che le ripeteva, quelle parole. Cos finalmente cap: con tutta calma, inesorabilmente cap: "Douglas  morto".
La pendola ticchettava.
Per la prima volta in vita sua, il volto di Elizabeth Crittendon appariva contratto in un'espressione di durezza. Tuttavia non al passato ella pensava ora; era l'avvenire ch'ella cercava di sistemare, e s che sotto certi aspetti, lo vedeva abbastanza chiaro. Era completamente sola. Quasi era contenta che Margaret non fosse l a confortarla, n a chieder conforto. Ella era stata abbandonata; da quel nadir, non c'era via ch'ella non potesse percorrere. Quando una donna comprende che  stata lasciata sola, e che ancora pu seguitare a vivere, che la vita consiste nella vita stessa e non in altre cose, oh, allora sono forze eroiche o diaboliche quelle che intorno a lei si scatenano. Diabolica, Elizabeth Crittendon non lo era. Il tempo andava innanzi, ed ella seguiva il tempo.
A quella realt ella fu tratta a viva forza, e con indicibile brutalit, allorch la pendola sulla scansia ronz, e batt tre colpi. Indubbiamente qualcuno doveva aver spostato la sfera, e di deliberato proposito; mai pi, d'ora in avanti, si sarebbe eternamente soffermata sulle due. Questo, dopo tutto, era stato... un errore.
Ah, caro errore! Quanto, oh quanto ella s'era sforzata di proiettarlo nell'eternit! Ed ecco, ora era tornata al tempo normale: sola...
Raccolse la lettera che le era caduta in grembo, e ne avvolse l'anello e la spilla. Poi si alz, apr il piedestallo della pendola, e lasci cadere il piccolo involto entro la nicchia ch'era alla base. Un momento sost a guardare la sfera lentissima, alla poca luce della fiamma, avanzava al lento sonnolento ritmo del meccanismo. Si volse rapida; qualcuno scendeva le scale.
Era il dottor Wilson.
"Signora," egli disse, con la formale compassata cortesia d'altri tempi, malgrado fosse terreo in viso per la stanchezza, "signora, da noi a Charleston, al mattino abbiamo l'abitudine di prendere una tazza di caff nero con biscotto. E non so se posso permettermi..."
Non dovette aspettare a lungo.
"Signora, voi siete un angelo" diceva poco dopo il dottore alla terza tazza di caff. "Da tempo non ne bevevo l'uguale!"
"Oh,  fatto da una povera donna..." replic la signora Crittendon, senza alzar gli occhi.
Il dottore la scrutava con maggior attenzione. "Ci non toglie che abbia un profumo squisito" mormor. Affettuosamente, pieni di comprensione, i vecchi occhi grigi la guardarono oltre l'orlo della tazzina; e i due si scambiarono un sorriso.
"Avete avuto un grande dolore" egli disse. "Ma le donne sanno sopportare... E adesso, venite di sopra; ho bisogno del vostro aiuto. Il colonnello  in pessime condizioni. E io, sapete, non sono altro che un chirurgo, e quel che poteva fare lo scalpello, io l'ho fatto ormai. Ora ci vogliono coperte calde, e whisky, e acqua calda... e del buon caff; son queste le cose che potranno giovargli, ora."
Tutta la mattina lottarono insieme per la vita del colonnello Franklin, cercando d'infondergli calore e di sostenergli il cuore. A poco a poco, l'effetto dell'oppiaceo propinatogli dal dottor Holtzmaier dileguava.
"Oh, Elizabeth..." egli disse a un certo punto; "vi hanno mandato qui da me?" Con un cenno del capo, ella gli porse la mano.
La grigia luce del giorno invernale filtrava dai vetri, ed egli respirava pi libero, e il polso era pi fermo. Suo malgrado il dottor Wilson aveva abbandonato la testa sulle coperte e cadeva in un profondo sonno d'esaurimento. Fuori nevicava sempre; le due ragazze e il vecchio pastore non si vedevano ancora. In altre circostanze, la signora Crittendon si sarebbe lasciata andare a un terrore folle. Ma ella era diventata insensibile. Prepar la colazione pei bambini, e riusc a mostrar loro un viso sorridente.
"Dove sono Meg e Flossie? Di', zia Libby, dove sono?" domandava la piccola Mary. E dopo un po': "Io lo so! Meg  andata a cercare il suo fidanzato! Il suo fidanzato!"
Il fratellino le fece eco; entrambi cantarellavano e ridevano senza fine. Quella parola, secondo loro, doveva aver avuto il potere di far "inquietare" Meg.
"Mary, vieni qui," disse la zia, e pose la mano sui capelli alla bimba. "Guardami... Ricordati bene, Mary: non devi dire mai pi cos! Hai capito? Mai pi!"
Molti anni dopo, Mary doveva rammentare gli occhi con cui la zia Libby l'aveva guardata, in quel mattino d'inverno. Si concentrava in quegli occhi tutta l'angoscia di tanti anni di guerra. Allora, la bimba aveva lasciato cadere la testolina in grembo alla zia, lasciando che questa le accarezzasse i riccioli...
Timmy, intanto, saltellava per la stanza a cavallo d'un bastone, cantarellando senza fine: "bum! bum! bum!" N c'era verso di farlo smettere.
Ci sarebbe voluta un'altra guerra...

18. 2.
La neve  uno dei benefici maggiori che possano scendere su un campo di battaglia, specie se l'azione ha avuto luogo il giorno avanti appena. La neve copre i resti dell'umana fragilit, della strage che gli uomini hanno compiuto, col drappo della propria innocenza; e all'apparenza delle cose rid, superficialmente almeno, un aspetto dignitoso. Se non avesse nevicato, la sera dopo l'azione ad Aqula,  quasi certo che Margaret e Flossie non avrebbero potuto esplorare il campo di battaglia, nell'oscurit delle prime ore del mattino, con quell'unica lanterna che avevano in due. Non che la neve rendesse loro pi facile il compito, questo no. Non le aiutava a trovare quello di cui andavano in cerca; anzi, tutto al contrario. Ma rendeva loro il compito sopportabile... quel tanto, giusto, per cui avrebbero avuto cuore di raccontar ci che avevano veduto.
Durante le crudeli ore trascorse all'ospedaletto improvvisato, il pomeriggio avanti, la piccola Margaret non aveva sperato che di riconoscere un volto, uno solo, tra i feriti. Aveva domandato al colonnello Franklin se questi avesse veduto William Farfar; ma egli era stato appena in grado di farle cenno di no col capo... Gli stranieri non osava interrogarli; ma che Farfar non fosse rientrato all'accampamento insieme ai superstiti, ella aveva potuto constatarlo. Ritornata al Rifugio, quando era andata a chiamare il vecchio Kiskadden affinch scendesse per aiutare a trasportare il colonnello, aveva trovato Flossie ossessionata dal pensiero che anche Paul si fosse trovato in quella battaglia.
Per quella sua convinzione, Flossie non sapeva dare ragioni; e nemmeno tentava di darne. Lei e il padre erano rimasti tutta la giornata coi bambini, a tender l'orecchio ai diversi e svariati echi del combattimento che si andava svolgendo nella valle sottostante; a ogni scarica d'artiglieria aumentava in lei la paura che Paul si trovasse nella mischia; e giganteggiava, quella paura, fino a che fu convinta ch'egli era l, che non poteva essere altrimenti, e che ogni cannone era puntato verso di lui.
Quel riverbero di una lotta accanita e invisibile che durava da ore ormai, aveva finito per riempir gli animi degli abitanti del Rifugio di un pnico tanto maggiore, in quanto essi nulla potevano vedere n sapere, neppure approssimativamente, di ci che accadeva. Al culmine dell'azione, l'altura di fronte alla casa sembrava trasformata in un volto umano, il quale parlasse con voce tonante. Come imprecazione a imprecazione, salva seguiva a salva. A questo punto la signora Crittendon si era sentita indotta a strappare in strisce tutta la tela che aveva in casa per farne delle bende, e a recarsi con Margaret gi nella valle, all'ospedale da campo. Flossie, necessariamente, era stata lasciata a guardia dei bambini, oltre che al suo dolore per Paul.
Quanto al reverendo Kiskadden, aveva bisogno d'esser sorvegliato non meno dei bambini. I monti circostanti continuavano a rintronare del fragor della battaglia; e il piccolo Timmy a galoppare in giro per la stanza gridando "bum! bum!"; e Flossie a piangere seduta sui gradini e Mary a consolare la sua bambola; e allora, a poco a poco nella coscienza del vecchio visionario, un tempo cos battagliero, s'era fatta strada la realt di ci che accadeva. Acceso in viso, il sudore che gli colava entro le pieghe del collaretto bianco, qualche segreta molla parve scattare allora in lui; ed egli credeva di assurgere all'altezza della situazione, misurando a larghi passi il piancito della stanza, profondendosi in lamentazioni, e suppliche alla divinit, e veementi preghiere per i morenti. Tutto ci condito da esaltate e spesso profetiche metfore.
A Flossie l'improvvisa metamorfosi del padre riusciva inesplicabile e paurosa. Ella tornava a vedere in lui l'uomo di dieci anni addietro, il pastore la cui parola era stata legge morale, la cui eloquenza aveva scosso e stigmatizzato la gente della montagna. Ed ella si rivedeva bambina; e sentiva che sarebbe stato arduo, per non dire impossibile, esercitare su di lui una qualsiasi autorit.
Cos dunque Flossie stringeva a s Mary, come Mary stringeva a s la bambola; entrambe tendevano l'orecchio all'eco tonante del cannone, e alle tirate non meno tonanti del reverendo James Kiskadden, al quale pareva d'essere ringiovanito di dieci anni. Tra quei due incubi, e l'angoscia per la sorte di Paul, alla poverina il pomeriggio era sembrato una lunga interminabile tortura.
Avvicinandosi la notte, dopo aver messo a letto i piccini, finalmente era riuscita a persuadere il padre a rientrare, e a mangiare un boccone. Allora egli si era calmato, e aveva smesso di andare avanti e indietro. Ma i suoi occhi mandavano ancora bagliori, e un singolare rossor di giovinezza gli coloriva le guance.
N lui n Flossie avevano potuto trovar sonno. Il silenzio che regnava ora sembrava ancor pi pauroso. Regolandosi a lume di naso, il vecchio aveva rimesso a posto e ricaricato la pendola che s'era fermata. Quando - era gi vicina l'alba - Margaret era giunta affannata, a chiedere un aiuto pel trasporto del colonnello Franklin, il vecchio Kiskadden era balzato dalla seggiola ed era accorso all'argine. N lo sforzo lo aveva stancato; soltanto allorch erano entrati in casa, il dottor Wilson s'era accorto che colui il quale lo aveva aiutato a portare la barella non era pi un giovanotto.
Nel frattempo, Flossie sfogava in seno a Margaret i suoi timori sulla sorte di Paul. Margaret ascoltava; le pareva che quelle parole esprimessero ci che lei aveva in cuore; e oltre la testa di Flossie, con grandi occhi spauriti guardava entro le ultime ombre notturne...
"Anche il mio William  l, anche lui..." bisbigli finalmente.
Flossie alz il capo a guardarla.
"Oh, Meg! Che Dio mi perdoni... m'ero dimenticata di lui!" disse. E le due fanciulle si baciarono.
"Senti!" sussurr Margaret "Andiamo a cercarli, subito... adesso. Te la senti, Flossie,... hai coraggio?"
"Non torneremo, fino a che non li avremo trovati!" singhiozzava Flossie. "E non dovessi tornare mai pi... che m'importa?"
"Neppure a me" disse Margaret, e di nuovo si abbracciarono. "Corri di sopra, vai a prender qualche scialle pesante nel canterano. Fra poco nevicher fitto."
Tutto era stato disposto, dunque, prima che la madre di Margaret e il dottor Wilson arrivassero col ferito. E mentre essi erano di sopra, e lo accomodavano nello stanzino di Paul, le due fanciulle erano uscite alla chetichella.
"Vieni, babbo, avremo bisogno di te" aveva detto Flossie, buttandosi uno scialle sulla testa. "Su, prendi la lanterna..."
Soltanto in cima all'argine Margaret s'era accorta che il reverendo le seguiva. In un primo tempo, aveva avuto l'idea di sellare Midge e il cavallo della madre; ma poi vi aveva rinunciato, pensando alla carretta che avrebbero trovato a pi dell'argine. Tanto valeva che venisse anche il padre di Flossie. Quando le avesse accompagnate fino ad Aqula, avrebbe poi potuto ritornare con la carretta.
Il negro Fringuello era cos felice e commosso, alla vista di tante persone nuove, oltre che di una lanterna, che il reverendo e Margaret dovettero riunire le loro forze per voltare il veicolo. Margaret prese subito le redini. Si serv della frusta pei muli, e minacci di servirsene anche per Fringuello. Le due bestie sentivano ora l'odor della stalla; e senza ribellarsi entrarono nel letto gelido e sassoso del torrente. Ma poco o nulla avrebbe fatto, se anche si fossero ribellate. Ch in cuore a Margaret ardeva ora una imperturbabile fermezza, che non avrebbe indietreggiato di fronte a nessuna ribellione.
Rincantucciati al riparo d'un muro di mattoni miracolosamente rimasto in piedi tra le rovine di Aqula il signor Felix Mann e un signore dal viso terreo e dal naso affilato, avvolto fino al mento in un palamidone, se ne stavano al calduccio. Un fuoco di legna ardeva entro lo scheletro del caminetto di quello ch'era stato ai suoi tempi un salotto, ma ormai non era pi che un gran buco aperto verso il cielo, eccezion fatta per un pezzetto di soffitto sostenuto da qualche pilastro bruciacchiato e annerito dal fumo. Sotto quella parvenza di soffitto, almeno, si era al riparo dalla neve.
Che la natura dei loro affari fosse privata piuttosto che pubblica, era indicato dal fatto che il signor Mann aveva creduto bene di inchiodare una vecchia coperta sopra un finestrino che guardava verso l'accampamento. Dalla parte opposta, il muro era crollato in parte, e si vedeva un gran tratto di paesaggio, e anche un pezzo del Blue Ridge.
"Ringrazio il cielo, che almeno il vento non soffi gi dalle montagne" osserv il messere intabarrato, buttando sul fuoco un pezzo di ceppo. "Fa freddo, e il freddo aumenta. Se seguita cos, ci scommetto che domattina avremo addirittura un uragano di neve. Non vedo l'ora di ritornare ad Harper's Ferry prima che le strade siano chiuse..."
"Potrete ritornare domani con uno dei convogli di feriti" brontol il signor Mann.
Il pezzo di pilastro, ch'era legno resinoso, lev d'un tratto una grande fiammata.
"Signore Iddio! Che vi salta in mente, Perkins?" esclam il signor Mann. "Volete far correre qui tutte le pattuglie che girano da queste parti? E scommetto che questi boschi sono ancora pieni di ribelli!"
"E io ci scommetto l'orologio d'un morto che non ce n' pi uno!" cantarell Perkins, facendo tintinnar le tasche del suo palamidone. "E volete che non lo sappia io? Non ho girato in lungo e in largo tutto l'accampamento, da due ore in qua? Ribelli non ce ne sono, perch neppure un cadavere  stato toccato. Oh, la nostra cavalleria ha fatto un bel lavoro, questa volta. E se c' ancora qualche ribelle, si guarder bene dall'alzar la testa, e in quanto a pattuglie, poi... Ve lo dico io, quel che  rimasto dell'esercito di Sheridan a quest'ora trotta gi verso il Sud. Vedrete. Abbandonano la Valle; e fra poco, non ci sar pi un gatto. Ci scommetto che quei poveri diavoli non avranno una sepoltura fino a primavera!"
"Beh, sia quel che sia, Perkins, fatemi il favore di non buttar pi legna sul fuoco."
"E sta bene, e sta bene" replic il messere dal palamidone. "Ma... se badassimo un po' ai nostri affari?"
"Beh... quanti ne avete, allora?" domand il signor Mann.
"Non troppi..." Perkins assumeva un tono lamentoso. "Che volete, questa non  stata una gran battaglia. Saranno un diciotto o venti. Non ho contato bene. Non  poi mica un gran divertimento, sgattaiolare al buio, a quattro gambe, e tastare i... i... Brr!" Un retrospettivo terrore gli deformava i lineamenti. "Santo Iddio, avreste dovuto vedere..."
"Lasciamo stare, lasciamo stare. Su, fuori la roba!" esclam il signor Mann, spazientito. "E che vi aspettavate? Questa  una guerra, s o no?"
Perkins pesc entro le profonde tasche del suo palamidone, e ne trasse orologi d'oro, sigilli e catene che rovesci in un tintinnio davanti al vecchio caminetto. Gli orologi arrivavano a ventuno.
"Non c' male," dichiar il signor Mann. E dopo averli esaminati con cura, li divise in due mucchi. "Ecco l'ora del 6 Pennsilvania" disse. "Mi torna pi conto restituirli alle famiglie dei ragazzi, in cambio d'una modesta ricompensa, di quanto non mi frutterebbero. Questi sono i miei" soggiunse. "Degli altri, vi dar la met di quanto ne ricaver quando li avr venduti. Non eravamo rimasti d'accordo cos?"
"Giusto" disse Perkins, il quale da altri contratti aveva imparato che il signor Mann, dopo tutto, era uomo di parola. "E quanto credete se ne potr ricavare?"
"Bah! Non saprei" rispose Felix Mann, soprapensiero. "Dipende da quel che vale l'oro. Ho idea che salga; e aspetter magari fino a primavera. Mi accomoder per passare l'inverno laggi alla mia vecchia cantina.  abbastanza in buono stato, provviste ne ho, e adesso che il vecchio reggimento  bell'e andato, dopo quest'azione, anche il mio commercio se n' andato a carte quarantotto. E cos, aspetter. Sapete," quasi parlava tra s, mentre andava legando gli orologi in due fazzoletti di cotone rosso "ho idea che la guerra sia vicina alla fine. Per me, aspetter, buono buono. Per poco che uno sia avveduto, ci sar da fare affari d'oro, gi nel Sud, dopo..."
"Pu darsi" ammise Perkins, e la sua voce tradiva una viva ammirazione per la perspicacia del signor Mann. "Lo sapete che io, proprio, non ci sarei arrivato?"
"Beh, pensateci sopra," sbadigli l'ex-vivandiere. "Se volete, potete rimanere qui con me, fino a quando sia il caso di riparlarne e di combinare qualche cosa."
"No, no; credo me ne torner da Madama O' Riley e dalle ragazze, per un po' di tempo" s'affrett a dire Perkins. "Adesso, se l'esercito si sposta, lei non potr pi seguire la bandiera. Ritorner ad Harper's Ferry anche perch l ci sar una gran base d'azione, e una guarnigione, e dei convalescenti, e la ferrovia. Non sar un cattivo affare neanche quello, eh, eh!" ridacchi l'ometto. "Con la mia percentuale, e qualche regaluccio che arraffo dalle ragazze, e quel che mi fruttano questi morti, poveracci... me la cavo, insomma. Ah! Se soltanto durasse per un poco ancora..." E s'interruppe, meditabondo, per trasferire alcune gocciole dalla punta del naso alla manica. "Signore onnipossente? E che sar...?" disse.
Avvolte nell'ambigua luce d'una fumosa lanterna, due ombre incappucciate sembravano scivolar tra la lenta danza dei fiocchi di neve - i loro piedi rimanevano invisibili - e muover rapide verso il campo di battaglia. Un attimo, il riflesso della fiamma illumin in pieno due visi sbiancati.
Una smorfia di terrore contrasse la faccia di Perkins.
Gi le figure erano dileguate entro il turbinio di neve. Appena s'intravvedeva il fioco lucore della lanterna, che a tratti sostava, si abbassava e riprendeva ad avanzare.
"Oh... oh..." gemette Perkins. "Che... chi sar stato?".
Il signor Mann non rispose subito. Anch'egli era sotto l'impressione di un mondo in cui non si praticava il commercio degli orologi.
"Ecco..." riusc finalmente a dire; "io credo che sia qualcuna di quelle signore Crittendon. Ma cosa diavolo faranno qui?"
I due uomini guardavano a bocca aperta oltre le rovine del muro; e con una certa apprensione mista a una discreta curiosit seguivano le peregrinazioni della misteriosa lanterna. Passato il primo spavento, si azzardarono a uscir di dietro al muro, per veder meglio. A momenti era poco pi d'un bagliore argenteo, tra la fitta neve, poi tornava ad accostarsi. Aleggiava lungo il limitar del bosco; una volta si avvicin tanto, che si videro distintamente due figure femminili. Quasi un'ora trascorse cos...
"Ho capito!" decret finalmente Perkins. "Cercano qualcuno."
"Bella scoperta davvero che avete fatto" fece il signor Mann, sprezzante. "Se andiamo avanti di questo passo, fra poco scoprirete il sole anche se non lo si vede!"
La lanterna s'era nuovamente avvicinata, e si soffermava a lungo. Poi, dall'oscurit punteggiata di neve emerse una delle due figure. Veniva di corsa verso la casa.
"Signorina Crittendon... siete voi?" chiam forte il signor Mann.
"Oh!" Margaret si ferm di botto. "S, sono io. Ma chi  che..."
"Ha perduto lo scialle" disse Perkins. "Povera bambina!"
"Suvvia, sotterrate quegli orologi sotto quel mucchio di foglie l nell'angolo..." brontol il signor Mann. "Non vedete che essa viene qui?"
La fanciulla, che aveva riconosciuto la voce di Felix Mann, si avvicinava alla luce. Il suo volto, illuminato da due grandi occhi sbarrati color di viola, pareva quello d'una bellissima morta. I fiocchi di neve erano bianchi petali tra i suoi capelli d'oro. Involontariamente i due uomini si trassero indietro.
"Oh, non ve ne andate!" ella disse. "C' una cosa che bisogna fare subito..."
"Di che si tratta, signorina?" domand contrito Felix Mann.
"Seppellirli" sussurr Margaret. "Vi supplico..."
Vi sono momenti gravidi di tanta emozione, che il solo tentativo di descriverli in parole basta a bruciare il sottile filo del linguaggio umano. Una o due volte al pi nel corso della loro vita, e soltanto dopo che molto tempo fu trascorso, accadde a Margaret e a Flossie di rievocare quella notte sul deserto campo di battaglia. Ci che tanto l'una quanto l'altra disse fu poco, ma sufficiente tuttavia a fissarne il ricordo. Ed ecco quanto ne rimane:
Fu la neve che le favori. Allorch, lasciatesi dietro le rovine del villaggio, si trovarono pei campi dove aveva avuto luogo il combattimento, si videro dinanzi una distesa che nella semiluminosa tenebra della notte iemale sembr loro sconfinata. Contro la cortina dei neri boschi, la neve scendeva a grandi fiocchi soffici. Ed ecco che, dopo un centinaio di passi, cominciarono a incontrar monticelli ricoperti di neve: due dita appena, quasi una coperta morbida e asciutta.
A questo punto, la neve era piuttosto d'impaccio; bisognava spazzarla via, per vedere chi, e che cosa, erano quei monticelli. Flossie reggeva la lanterna, e Margaret si serviva dello scialle come d'una scopa. Perci aveva dovuto levarselo; ed era tutta intirizzita dal freddo. "Mi faceva piacere, quasi..."
A quanto pare, le due fanciulle non scambiarono quasi parola, dal principio alla fine. "Non parlammo che una volta o due..."
Una volta fu quando Flossie vide certe facce barbute gelate che guardavan su alla sua lanterna, la prima volta che Margaret si serv dello scialle. "Margaret, io svengo..." ella disse allora.
"Se svieni, prendo la lanterna e ti lascio qui" replic Margaret.
Prevalse la paura pi forte. Sostarono, un momento.
"Te la senti di andare avanti?" domand Margaret.
"Avanti..." replic Flossie. E segu Margaret.
Dovevano aver fatto un bel pezzo di strada, poich trovarono i resti di Black Girl. Fu Margaret a riconoscerli. Non lungi dall'orlo dei boschi e sud, uno shrapnel aveva gettato gi da cavallo il colonnello Franklin. A quel punto le fanciulle ritornarono sui loro passi. Addentrarsi nella macchia non osavano. E sarebbe stato inutile.
Innumerevoli volte Margaret si serv dello scialle.
Finalmente, l'impresa parve disperata. I vetri della lanterna s'erano affumicati tanto che non mandava pi luce; e bisognava tenerla chiusa perch non si spegnesse. Flossie aveva le mani troppo intirizzite per farlo, e piangeva di debolezza. Rinunciarono anche a quel fioco lume.
Guidate dal riflesso del fuoco contro il muro, laggi ad Aqula, le fanciulle ritornarono sui loro passi. Verso quella medesima luce cui si affidavano, parecchie ore avanti Paul aveva tentato di trascinarsi. Poco lungi dal villaggio, incontrarono un isolato monticello di neve. Nell'andare, dovevano esser passate a una cinquantina di passi pi in l, e perci non lo avevano veduto.
"Proviamo..." disse Flossie. Ma fu Margaret che si sent mancare. Il suo scialle si afflosci.
Tra un mucchio di foglie secche apparvero i volti dei due ragazzi. C'era un po' di neve, sulle labbra di Farfar. Una mano profana aveva depredato i cadaveri delle scarpe. Paul sorrideva.
Istintivamente Margaret distese lo scialle sui piedi nudi. Le due fanciulle si abbracciarono strette. Tremavano; Margaret era scossa da un brivido secco, come se avesse la terzana.
"Meg, cara, sei pi fredda di... loro" le disse Flossie, dopo un po'. "Corri; vai a cercare aiuto. Io rimango qui. Non me ne importa pi nulla. Lasciami la lanterna, soltanto..." Con un singhiozzo, Margaret fugg via...
Flossie pos in terra la lanterna, e si tolse lo scialle per coprirne Paul, disponendo su Farfar quello di Margaret. Quel semplice gesto di piet le diede un conforto indicibile. Seduta accanto alla lanterna presso a spegnersi, attendeva. "Paul," sussurrava "Paul! Parlami. Il tuo bimbo  qui con me; ancora non l'ho detto a nessuno... a te solo."
A quell'ora, Margaret era seduta vicino al fuoco, col signor Mann e il signor Perkins. Il primo le aveva dato un sorso di acquavite, e l'aveva avvolta nella coperta che aveva tolto dalla finestra. Ma a lei pareva di esser diventata insensibile.
Il signor Mann and in cerca del reverendo Kiskadden, per ritrovare Flossie; poich tanto Perkins quanto Fringuello s'erano rifiutati di andar di nuovo in giro sul campo di battaglia.
Margaret viveva in sogno: un sogno di neve e gelo. Lontano, ella udiva tinnire una campanella d'oro - non era l'orologio di suo padre? Ma, curioso! era l'orologio che il maggiore Crittendon aveva dato al nipote quando aveva compiuto sedici anni. Ora ella ricordava... Che strani scherzi pu fare la memoria! O forse era impazzita; altrimenti, perch avrebbe dovuto udire quella remota campanella? Come era stato fiero di quel dono, Paul! Dio, Dio, poter dimenticare, dimenticare tutto... Quella neve sulla bocca di "Willum". E ora, ella sarebbe stata sola, sempre sola...
"Avete perduto il vostro ragazzo, eh?" le disse il signor Perkins, sbirciando lei e il mucchio di foglie nell'angolo.
"Oh, s!" rispose Margaret, e pianse amaramente. Poi, il signor Mann condusse dentro Flossie, la fece sedere accanto a lei, ed era pure una consolazione, averla di nuovo vicina. Il signor Mann pensava a tutto, lui. Margaret chiuse gli occhi. E il signor Perkins gettava legna e legna sul fuoco, che scoppiettava e guizzava su pel vecchio camino. E l'alba colorava di grigio le cime dei monti.
Era giorno chiaro quando Felix Mann svegli le due fanciulle, ma nevicava forte. Il vento era cessato; e la neve cadeva dritta, a grandi fiocchi spumosi, che pareva diventassero sempre pi rapidi. Il dottor Holtzmaier era venuto dalla cantina, dove Mann aveva mandato Fringuello a cercarlo, e aveva portato un paio di pesanti mantelli militari per le due fanciulle.
"Bresto, bresto" disse il dottore "o con questa neve, non arriverete mai pi a casa. Tutto  bronto..."
Egli le accompagn attraverso il villaggio; e non lontano dall'Aqula Creek, vicino al guado, apparve loro all'improvviso il carro, e un gruppo d'uomini radunati intorno a qualcosa. La neve mascherava ogni cosa, ne alterava l'aspetto. Ogni tanto, un nebuloso raggio di luce sbarrava la valle, sopra le loro teste: era il sole, altissimo sul Blue Ridge; ma in basso, non ci si vedeva a pochi passi di distanza. A Margaret e a Flossie pareva di muoversi in un mondo incantato, sperduto in chiss quale solitudine. Un momento il sole domin sui monti, e per tutti i boschi lungo le creste fu un incendio, una gloria di colori; ma subito la visione svan.
Scavalcato un vecchio muricciolo, raggiunsero il gruppo. C'erano il signor Mann e Perkins, il vecchio Kiskadden, il negro e tre soldati; e l presso, un monticello di terra scavata di fresco, e due figure avvolte negli scialli di Margaret e di Flossie. Flossie gett un grido acuto. Gli uomini si agitavano, inquieti e commossi. Margaret cinse Flossie per sorreggerla.
"M'ero dimenticata" singhiozzava Flossie. "Ancora non ero sveglia..."
"Tutti bronti?" disse il dottor Holtzmaier.
Ci fu un moto improvviso, nel piccolo gruppo. Margaret credeva di non aver pi lagrime; ma attraverso le lagrime e la neve che cadeva sempre pi rapida ella intravedeva ora il reverendo Kiskadden in cima al monticello di terra dove s'era inerpicato. Poi, torn il silenzio, e non s'ud che la voce del sacerdote.
"Oh Signore di vita e di morte, Dio degli Eserciti, una battaglia ha imperversato su questa valle. Disprdine tu gli ultimi echi. Arresta la mano dei saccheggiatori e degli assassini. Fa che coloro che recarono la discordia in questo paese, a Te rispondano delle colpe loro. Dall'alto della Tua misericordia, volgi lo sguardo sui Tuoi servi sventurati. Proteggili teneramente, come a primavera un grande albero protegge gli arboscelli che lo circondano. Non obliare questi Tuoi figli che in questa terra noi abbiamo seppellito. Scrtali sulle ali del mattino, nel viaggio sulle tenebrose acque. Accoglili fra i Tuoi santi e fra le anime dei pargoletti. Fa che queste Tue figlie qui presenti ricordino solo le gioie, e pietosamente cancella dalle loro menti il dolore. Manda il Tuo conforto, oh Signore, ai Tuoi martoriati figli. Abbi piet di noi, e riporta la pace su queste terre."
Un'improvvisa folata port via il cappello al vecchio, il quale lo insegu sulle gambe tremolanti. I capelli e la barba bianca ondeggiavano al vento. S'udirono i colpi secchi della pala contro le pietre. Poi, mani pietose condussero Margaret e Flossie alla carretta.
Nel turbinio sempre pi rapido, come tra le pieghe d'un gran tendaggio la neve si racchiuse su di loro; come un gran biancore nato da una grigia tenebra. E a poco a poco, anche il cervello si assopiva.

18.3.
Bench non fosse alieno dall'idea di trarre qualche piccolo profitto dal commercio clandestino di orologi i cui proprietari non avevano ormai pi bisogno di saper l'ora, e per quanto paradossale fosse la cosa in s, Felix Mann aveva un cuor d'oro per coloro che considerava suoi amici. Era, insomma, uno di quei piccoli individui che vivono in margine alla societ, ma che all'occasione sono capaci di donare generosamente con una mano ci che destramente estraggono dalle tasche altrui con l'altra. Non  a dire, del resto, che tutti i suoi guadagni fossero illeciti. Messo alle strette, egli sapeva anche lavorare onestamente, e con impegno. Coi suoi modi gioviali, il colonnello Franklin lo aveva costretto a fare cos, e per questa ragione il signor Mann era profondamente devoto al colonnello Franklin. Gli stessi sentimenti, sebbene per ragioni diverse e assai migliori, nutriva verso il colonnello il dottor Holtzmaier. Tanto il chirurgo quanto il vivandiere si trovavano tuttavia nelle medesime condizioni, in quanto il loro mondo, quel reggimento in cui avevano vissuto, esercitato le loro attivit, e trovato la propria ragione d'essere, non era pi.
Tutto ci che del 6 cavalleria di Pennsilvania rimaneva era l'accampamento deserto spazzato dal vento invernale, pochi feriti in condizioni disperate e tali da non poter nemmeno esser trasportati, e un distaccamento di sanit, rimasto per aver cura di quei disgraziati. Tutti gli altri feriti, convalescenti e superstiti in grado di muoversi, erano stati trasportati in altri ospedali, o incorporati in qualche Comando.
Il dottor Holtzmaier era l'ufficiale rimasto al comando dei superstiti. Egli stabil il suo "quartier generale" nella ex-cantina del signor Mann, dove per prima cosa tent di dare all'ambiente una parvenza di comodit tra il borghese e il militare. A parer suo, c'era di che rassegnarsi ad "averne" per tutto l'inverno; e non si sbagliava. Ma nemmeno il giovane chirurgo, bench ottimista, aveva in quel momento un'esatta idea di quanto e in quali proporzioni ne avrebbe "avuto".
La neve...
La neve che si ammucchiava. Le tempeste ostinate imperversavano su tutta la parte superiore della valle, lungo il Blue Ridge. Nevicava ogni giorno; e nevicava fitto, di solito.
La neve era gi alta, quel mattino in cui avevano ricondotto le due fanciulle al "Rifugio del Coniatore". Il signor Mann aveva attaccato quattro muli alla carretta; e carica com'era, con la forza della disperazione l'aveva tratta al di l dell'argine. Aveva lasciato la carretta, una coppia di muli e Fringuello nella rimessa vicino alla casa, riconducendo indietro due muli. Il negro sarebbe ritornato all'indomani, dopo essersi riposato, lui e le bestie. Ci accadeva ai primi di dicembre. Fringuello non s'era pi fatto vedere nella Valle fino a marzo. Il torrente, l'unica via di comunicazione, era gelato quella notte stessa, e sul ghiaccio aveva nevicato fino all'alba. A stento il dottor Holtzmaier era riuscito a farsi strada, il pomeriggio del giorno dopo; e a gran fatica aveva potuto tornare indietro. E per parecchi giorni, era stata quella l'ultima visita che il Rifugio avesse ricevuto dalla Valle.
Una settimana dopo, la strada maestra che conduceva a Luray era definitivamente chiusa. Il dottor Holtzmaier e Mann cominciarono a calcolare le loro razioni; avevano ventotto uomini cui provvedere, e per un bel pezzo non c'era da contare su altre provviste, ch convogli non ne sarebbero certo passati, da quelle parti. Le strade lungo il Braccio Sud erano... Ma non c'erano pi strade. Il "Rifugio del Coniatore", a tre miglia appena, avrebbe potuto essere un convento di monaci tibetani.
"Afremmo pisogno di una macchina per folare!" sentenziava il dottor Holtzmaier.
E intanto, si domandava che ne fosse del colonnello.
Quando, in seguito, Elizabeth Crittendon fu in grado di riflettere con calma su quell'inverno, e cose e avvenimenti le apparvero trasfigurati dal tempo, ella dovette stupire che quei relegati lass al Rifugio avessero potuto salvarsi. Ma non tutto il male viene per nuocere, dice il proverbio; e tutte le difficolt ch'ella incontr in seguito nella sua vita, a paragone di quei giorni le parevano un nonnulla.
La "campagna" dell'inverno 1864-65 al Rifugio non era, in sostanza, dissimile dalla campagna del medesimo inverno nei dintorni di Richmond. Era un assedio valorosamente sostenuto contro traversie che mettevano a dura prova la resistenza umana, con provviste che diminuivano di giorno in giorno e niente riserve. La partita pareva disperata, e fin in una resa. Ma fu, interamente o quasi, una guerra di donne - il lato femminile della guerra - quasi, se pure non interamente. Non dobbiamo dimenticare che c'era anche il dottor Huger Wilson. Non ch'egli non avesse avuto intenzione di ritornare a unirsi all'esercito confederato, non appena gli fosse possibile; sapeva che a Richmond i chirurghi erano rari come l'oro, e ce n'era grande richiesta. Avrebbe fatto ogni cosa, pur di potersene andare; ma la natura non glielo concesse. Non poteva uscire dal Rifugio, non pi di quanto il dottor Holtzmaier avrebbe potuto entrarvi. Dopo una settimana o poco pi, la neve era tanto alta, che non era pi il caso di parlar di strade, e nemmeno di passi alpestri. Bisognava aspettare lo sgelo, per tentare il passaggio per la stretta gola. E il dottor Wilson si rassegn all'attesa.
Non  da dire che, perci, egli se ne stesse con le mani in mano. Per prima cosa, si dedic tutto al colonnello Franklin. Ogni giorno medicava l'orribile ferita; e in quel compito egli recava non soltanto una grande abilit di chirurgo, frutto d'una vita intera d'esperienza, ma il prezioso dono di una gaiezza inesauribile, eredit di antenati ugonotti. Quella gaiezza valeva a sostenere il morale non solo del ferito, ma della casa intera: unita alla naturale serenit di Elizabeth Crittendon, alla sua impossibilit a confessarsi sconfitta. Cos la piccola casa tra i monti era saldamente difesa.
E invero, questo poteva dirsi uno stato d'assedio in piena regola, costantemente minacciato da tutti gli assalti del mondo esterno. Come quella di tutti gli assediati, anche la resistenza di questi era messa a dura prova: dal male fisico, da ogni sorta di traversie inerenti alla loro stessa condizione. Elizabeth Crittendon organizz la difesa, incominciando dal provvedere con metodo e calma alle necessit quotidiane. Il nemico principale era l'oscurit, alleata al freddo. La difesa essenziale contro l'una e l'altro era costituita dai due grandi fuochi accesi in permanenza nella stanza a pianterreno. Non rimanevano che poche candele, e una scarsa provvista d'olio per le lampade e le lanterne, le quali venivano tenute pei casi straordinari e per la cameretta dell'infermo. A tavola, la sera, si accendeva un'unica lampada, e i bambini venivano accompagnati a letto a lumi di candela.
La neve oltrepassava i davanzali delle finestre pi basse, e toccava i vetri. Fringuello e il vecchio Kiskadden scavavano in permanenza "gallerie", affinch dai vetri a piombo penetrasse almeno quel po' di luce grigiastra che tutto il giorno gravava sul solitario valloncello. Va da s che il negro riusc a mandarne uno in frantumi; e la neve entrava in casa; un pulviscolo lieve e impalpabile che fin dove arrivava, fondendo copriva il pavimento d'un sottil strato di ghiaccio. E dalla finestra rotta entrava anche il vento, sinistro come ululato di lupi.
Non fu un incidente grave. Il dottor Wilson tapp il vetro infranto con un asse e con un pezzo di tappeto; ma si sarebbe detto che per quel buco, il mondo esterno fosse riuscito a irrompere a viva forza. La vista di quella neve che volteggiando entrava nella stanza era bastata a rendere inquieta Margaret.
Quella neve! Era pi di quanto ella non potesse sopportare. A gran fatica la madre la calm. Fu quella una delle due volte che dalle labbra della fanciulla sfuggisse il nome di William Farfar, e la sola volta che al Rifugio le donne si sentissero mancar l'animo.
Un sentiero era stato scavato dalla porta di casa alla rimessa, e un altro alla legnaia. In certi punti, la neve superava l'altezza d'un uomo. Quei sentieri, la rimessa e la legnaia, oltre alla casa, costituivano tutto lo spazio che consentisse un po' di movimento alla piccola guarnigione, composta di quattro uomini, tre donne e due bimbi. In seguito, Fringuello scav anche una via fino all'albero dove c'era la casina dei colombi; e l i bambini, ben protetti dai mantelli che le donne avevan tagliato loro in una vecchia coperta, andavano a giocare. Era un gran sollievo per tutti! Rincantucciati entro il cavo dell'antico tronco come in una garitta, Mary e Tim perlustravano con lo sguardo le montagne, il cui profilo coperto di neve appariva cos mutato. Qualche volta, cos, vedevano il sole. Chi restava in casa non lo vedeva mai.
Al negro e al reverendo Kiskadden spettava la cura dei fuochi. Mille volte Elizabeth Crittendon benediceva ora la lunga estate di San Martino, che aveva consentito l'abbondante scorta di legna. Ci non toglieva che il combustibile venisse risparmiato come una cosa preziosa. Il dottor Wilson misurava le provviste, che in tutti i modi avrebbero dovuto bastare fino a primavera. Chi poteva sapere fino a quando sarebbe durata la neve? Fringuello, intanto, era una bocca di pi, sulla quale non s'era contato, e i suoi due muli ponevano in serio pericolo la provvista del fieno. Ma tutto ben sommato, di roba ce n'era in quantit tali da non indurre a timori gravi. La previdenza del colonnello Franklin aveva salvato non solo le vite degli abitanti del Rifugio, ma anche la propria.
Non and molto, ed Elizabeth Crittendon s'accorse dell'incipiente maternit di Flossie. Accettando il fatto compiuto, prospettando alla fanciulla la viva speranza, il conforto che ci sarebbe stato per lei in avvenire, ella se ne guadagn per sempre l'animo scontroso e l'affetto. Flossie non sapeva esprimersi, ed era innato in lei il sentimento della colpa carnale; e se non lo avesse sentito mitigato da un atteggiamento benevolo a riguardo suo, le lunghe giornate di quel tenebroso e periglioso inverno nella casa assediata dalla neve avrebbero finito con l'essere per lei una lenta morte. Ed ecco che sorgeva invece una speranza, ecco che ella vedeva avanti a s uno scopo che la consolava della perdita di Paul, ecco un avvenire che le si prospettava. E nell'attesa, era circondata di comprensione e di amorevolezza!
Margaret venne messa a parte del "segreto". Per molte settimane, fu quella l'unica cosa che richiamasse un sorriso sulle sue labbra. L'idea della creatura che doveva nascere era per le tre donne una fonte profonda di conforto e di speranza, scaturita dal seno stesso della natura. Non finivano mai di parlarne; e facevano progetti; e cucivano il corredino, con tutto ci che trovavano di adatto. Era, per esse, la prova, il pegno che la vita continuava; la vita, che neppure la guerra aveva il potere di arrestare... Seduto nel canto del fuoco con la sua pipa in bocca il dottor Wilson osservava le tre donne raccolte a discutere qualche piccolo problema di sartoria infantile, e sorrideva, e provava una infinita meraviglia.
Assai pi ardua fu l'immediata salvezza di Margaret. La madre conosceva la figlia, e sapeva che tanto profondo ella avrebbe celato il proprio orrore e il proprio lutto, che impossibile sarebbe stato raggiungerli. Tentar di ragionarne con la dolente, accennarvi sia pur soltanto di lontano, avrebbe fatto s ch'ella si ritraesse ancor pi dentro il proprio riserbo; e forse senza speranza di poterla trarre da quell'abisso.
Eppure Margaret, la sua Margaret d'un tempo, "gaia e felice", la diletta bambina sua, era quanto ella aveva di pi caro al mondo. Se ancora i tempi di l da venire avevano un colore, era per amor dell'avvenire di Margaret; ch in quanto a se stessa, da molti mesi Elisabeth Crittendon aveva cessato di pensarvi. La tentazione di abbandonarsi a sognar di tempi lontani, di riandare con la fantasia agli anni beati e bellissimi della giovinezza trascorsa col marito, di piangere la perdita di lui... quelle cose ella le aveva ormai messe da parte.
E ora, Margaret pareva essersi allontanata da lei, recedeva verso regioni sempre pi inaccessibili. Come se, malgrado la sua presenza corporea, malgrado la sua inalterabile devozione e la dolcezza dei modi, una forza ignota l'avesse rapita in un altro mondo. E come raggiungerla... come raggiungerla?...
Ecco i pensieri che tenevano desta Elizabeth Crittendon, durante le notti di veglia al letto del colonnello Franklin, in quelle prime settimane in cui il suo Spirito vagava tra la vita e la morte.
Che ella fosse seduta l, al suo capezzale, il colonnello pareva rendersene conto: spalancava gli occhi; sulle prime non vedeva nulla, come se fosse al buio; poi tutt'a un tratto la ravvisava, e sorrideva. Spesso, mentre la casa intera era immersa nel sonno, essi parlavano a bassa voce; e da quel tono sommesso traevano un mutuo conforto contro il silenzio che gravava sul mondo. Poi, il colonnello si rifugiava verso qualche segreto recesso del proprio spirito, quasi la debolezza gli rendesse difficile il soggiorno nel presente. Poco prima, egli le aveva parlato di qualche avvenimento del suo passato; poi, in quel passato egli tornava a essere solo, e continuava a parlare, a parlare fino a che la sua voce a poco a poco moriva in un bisbiglio confuso che finiva nel sonno.
A quella condiscendente dolcezza si aggravava8lo spirito dell'infermo; e col tempo, la signora Crittendon fin per confessare a se stessa che, cos, si sentiva meno sola. Come egli riacquist un poco delle forze perdute, cominciarono anche a discutere qualche problema della vita materiale, o dell'avvenire; e quei notturni colloqui col colonnello rappresentavano per la vedova una guida, un aiuto.
Nulla finora aveva piegato l'animo del colonnello. N il dolore, n l'amputazione subita, n la perdita del suo reggimento. Pareva ch'egli considerasse tali cose come disgrazie, tutte ugualmente gravi; ma non come sconfitte.
"Con una gamba sola e un cervello in capo si pu ancora sempre arrivar lontano" egli soleva dire, con un accento brioso che pi di tutto e immancabilmente richiamava un nodo in gola alla pietosa infermiera...
Cos ella impar a conoscerlo, a comprenderlo come altrimenti non avrebbe potuto comprenderlo mai; ora, tutti i veli erano stati sollevati, incosciamente a volte, ed ella vedeva il mondo interiore di Nathaniel Franklin, e, in esso, Nathaniel Franklin come egli vedeva se stesso.
In ultimo, fu lui ad aiutare Margaret, e pi d'ogni altro. Nelle lunghe serate invernali, anche Margaret e il dottor Wilson sedevano spesso nella stanzetta ch'era stata di Paul. Flossie sola non vi saliva mai. Ma un giorno Elizabeth Crittendon, mentre saliva le scale, ud che il colonnello raccontava a Margaret come avesse incontrato Farfar; e subito cap che era come se un padre parlasse alla figlia. La voce soffocata di Margaret bast perch precipitosamente ella ridiscendesse, lasciandoli soli.
Quella sera Margaret venne nella stanza della madre, le mise il capo in grembo e pianse un poco. "Sono stata una grande egoista, mammina," ella disse. "Ma oggi, ho udito cose che m'hanno fatta tornare in me... come se, per un poco, fossi stata assente. Mi pareva di veder tutti in sogno... tutti voi, e anche la casa. Lo sai che l'altro giorno ancora, mentre scendevo le scale, ho creduto d'essermi smarrita? Era perch pensavo a qualcosa che cercavo di nascondere, e che pure volevo conservare per sempre; volevo che fosse sempre l presente, perch era qualcosa che amavo... ed era sparito. Ma ora so che non potr perderlo mai. So che  dentro di me, cos come tu hai ancora il babbo nel tuo cuore..., eppure seguiti a vivere in questo mondo in cui siamo ora. Mamma, credo che tu ed io, siamo state lasciate sole... ma insieme. Vorrei che tu mi dessi qualche cosa da fare, mamma."
E cos Elizabeth Crittendon si strinse al cuore la figlia, che non era pi bambina, e la consol. E non si sentirono pi sole. Margaret non si smarr pi fra le sue ombre, e la madre procur che ella avesse "qualcosa da fare". Le affid il non facile compito di far da mammina a Mary e a Tim.
"Lo sai che Margaret  proprio buona?" diceva Mary alla zia, qualche tempo dopo. "Fa divertire me e Tim, e noi non la facciamo inquietare, mai! Mi ricordo, sai, quello che tu dicevi... di quella canzone?"
"Brava!" replic la zia; e al ricordo, gli occhi le si riempirono di lagrime di sollievo...
E cos, come il riflesso dei fuochi che costantemente ardevano nella grande stanza dalle pareti di quercia, la fiamma d'affetto e di costanza viva nei cuori dei coraggiosi prigionieri irradiava di calore l'intera casa. Fuori, essa era cinta da una muraglia di tetro silenzio, di freddo micidiale. Per poche ore appena, durante la breve giornata invernale, vi penetrava una scarsa e riluttante luce grigiastra. Ma non era quella la luce di cui vivevano quelle creature.
Tutta la vita della casa aveva luogo in quella stanza. Gi sul far dell'alba, Fringuello e il reverendo Kiskadden vi portavano dentro bracciate di legna e ravvivavano la brace che sotto le ceneri ancora covava dal giorno avanti. Poi, scendevano le donne, e preparavano la colazione del mattino, aiutate dal negro. Redolente di africani effluvi e di odori della stalla, egli se la godeva un mondo a friggere il lardo, ed era l'immagine della fedelt servizievole. E presto, mentre fuori tutto era ancora immerso nelle tenebre, presso i due fuochi scoppiettanti sorgevano due tavole; a una sedevano Margaret, Flossie e i piccini, all'altra la signora Crittendon, il dottore e il reverendo.
Il dottor Wilson era l'animatore della compagnia; e chi mai l'avrebbe detto, che gi a colazione egli cominciasse la sua campagna contro i neri spiriti del malumore? Immancabilmente egli aveva una sorpresa in tasca pei bambini, una sorpresa in mente per la padrona di casa, uno spassoso complimento per "madamigella Meg" e "madamigella Flossie", che divertiva e compiaceva le due giovinette. Ognuno doveva raccontargli quel che aveva sognato; e il negro doveva raccontare ci che durante la notte, i muli avevano detto a proposito di ogni abitante del Rifugio. Quella trovata aveva avuto uno strepitoso successo; cos si venivano a scoprire gli altarini, al "Rifugio del Coniatore", con relativi commenti su tutto e tutti dal punto di vista di quelli autorevoli critici ch'erano i muli di Fringuello. Persino il vecchio Kiskadden era costretto a ridere. N l'allegria veniva meno, via via che le ore del mattino scorrevano; e financo il dottor Wilson, ottenuto il suo risultato, sorrideva pensieroso, bench segretamente preoccupato, in cuor suo, della durata dell'assedio.
Cominciava poi il lavoro vero e proprio della giornata. Fatti sciogliere alcuni secchi di neve - non c'era altro modo di procurarsi acqua - si preparava il bagno pei bambini, davanti al fuoco. E mentre Margaret badava a quella bisogna, e la signora Crittendon e Flossie sbrigavano le faccende di casa, il dottor Wilson ne approfittava per salire a medicar la ferita del colonnello: una mezz'oretta che metteva a dura prova l'animo del malato non meno di quello del medico. Ma egli non aveva di che esser scontento; e venne il giorno in cui, fiero come un messaggero che rechi le prime notizie d'una vittoria, pot annunciare che la ferita cominciava a rimarginarsi.
La preoccupazione essenziale di Elizabeth Crittendon era di tener tutti quanti occupati. Le svariate necessit dell'esistenza quotidiana, di mantenere una scrupolosa pulizia, di vivere di giorno in una grigia penombra e di notte al fioco baglior dei fuochi accesi, di lavare la biancheria e preparar da mangiare e trovarsi in continuo contatto in un unico ambiente, fosse pur vasto: il problema stesso di risolver tutte queste difficolt diventava poi, a sua volta, il mezzo migliore per vincere la cupa inerzia e la terribile monotonia che insidiava la casa costretta fra silenti barriere di neve, entro la valle impenetrabile.
Ognuno aveva un suo compito; e se veniva a mancare, se ne inventava uno nuovo. Eppure, malgrado ci non mancavano le ore in cui Elizabeth Crittendon disperava, in cui neppure il suo vecchio libro di preghiere, quando prima di coricarsi ella accendeva per pochi minuti la candela e ne leggeva una pagina, neppure quel libro le dava conforto. I visi ch'ella aveva intorno a s, ogni giorno ella li vedeva pi bianchi, pi smarriti. L'eterno crepuscolo che regnava nella casa era un peso insostenibile. E tutti fidavano nella luce ch'ella avrebbe dovuto emanare! Se questa veniva meno, se venisse a mancare...
Ella sapeva che ci non doveva accadere; ma non osando esprimere neppure a Margaret il timore che potesse succedere, una sera, mentre era seduta vicino al colonnello, non seppe impedirsi dall'aprirgli l'animo suo. Un poco vagamente, egli aveva avviato il discorso sui progetti ch'ella potesse avere circa l'avvenire, quando fosse finita la guerra...
"Penso a volte che di qui non usciremo mai pi, che resteremo imprigionati per sempre... fino alla fine della nostra vita!" ella disse.
"Tutti quanti abbiamo provato impressioni simili, qualche volta" replic dopo un momento il colonnello. "Ma io sono certo che la liberazione verr. Se debbo dar retta al modo come prude la mia vecchia gamba, penso che presto la neve comincer a sciogliersi." Rise. "No, non c' niente che duri in eterno. Forse sono io a desiderare che questo stato di cose duri pi a lungo di quanto non vorreste voi. Io mi sento perfettamente felice qui... per ora. Lo avreste mai creduto?"
"Mi fa molto piacere" ella rispose; e non riusc a dire altro.
"C' una cosa che da parecchio tempo mi sta sul cuore..." egli riprese, dopo un silenzio. "Avevo una lettera che avrei dovuto consegnarvi, e che ho portato su di me per parecchi mesi. Credo sia andata perduta... dev'essermi caduta di tasca il giorno della battaglia. Ma  necessario che sappiate, anche se..."
"Lo so" diss'ella. "L'ho trovata."
Un lungo silenzio cadde fra i due. Parve alla donna che il colonnello avesse d'un tratto l'aria patita e stanca; egli appariva tutto sconsolato e solitario.
"E mi avete perdonato?" egli domand finalmente, in un tono sommesso e incredulo.
"Oh, da tanto tempo" ella rispose. "Da tanto tempo!" ripet. Sentiva il sangue affluirle alle gote, e si curv in avanti, affondando il viso entro il copripiedi a pi del letto per nascondere il suo rossore.
Dolcemente egli le pose una mano sulla testa, e le accarezz i capelli. Alla luce della candela, avevano bagliori dorati come i capelli d'una giovinetta.
"Non c' nessun rancore tra di noi, non  vero, Elizabeth?" diss'egli.
"Oh, no!" ella sussurr. "No! Dobbiamo essere in pace, sempre!" E poi, impetuosa, rovesci il capo all'indietro e lo guard negli occhi. "Pensate un po' a tutto quanto ci  successo! Pensate un po'..." Il pettine le cadde a terra, ma ella non vi bad. "Come pu darsi che gente come voi ed io continuino a odiarsi, a uccidersi a vicenda? Che cosa  questa storia degli Stati? Hanno finito per rovinarci l'esistenza. Io condurr la mia Margaret in Inghilterra, sia quel che sia. L, almeno, ci sar la pace... per lei." E i suoi occhi vagavano lontani.
"E per voi?" egli domand.
Ella scosse il capo; e i capelli le si sparsero sul viso e per le spalle. Egli vi immerse le dita.
"Non ve ne andate" disse, quasi implorando. "C' un'altra via d'uscita. Non ce n' che una sola per noi due, per metter fine a questa guerra. Cara, ho da farvi una proposta." E un sorriso malizioso gli andava increspando le labbra. " una proposta di carattere politico, naturalmente. Siete disposta a sentirla?"
"S" ella mormor. "Per non mi tirate i capelli, per piacere." Ma egli non le diede retta; anzi, accost ancor pi vicino al suo il viso di lei.
"Formiamo un'unione indistruttibile!" disse.
Quell'infinita nostalgia, quella tenerezza piena di forza le si aprivano dinanzi come un rifugio.
"Lo so che vi chiedo una resa a discrezione" egli mormor; "ma non volete accettare, Elizabeth? Che m'importa ancora di vivere, se voi ve ne andate? Non potrei fare a meno di amarvi ugualmente."
Ella lasci cadere la testa sul petto di lui.
"Lo so" ella disse; ed egli le cinse la vita col braccio.
I capelli sciolti di lei gli inondarono il petto. Alla debole fiamma della candela, la mano bianca ed emaciata di lui continuava ad accarezzarli. Poca carne la guerra aveva lasciato in quella mano, ma avrebbe potuto lasciarvene anche meno... Quella carezza era tuttora capace di infondere coraggio. E tutti e due sapevano di aver trovato l'unica vera pace che ci fosse al mondo.
Erano circa le tre del mattino, quando Margaret and a bussare alla stanza della madre. Stup, vedendo una striscia di luce filtrar di sotto alla porta. Senza aspettare entr, non appena bussato; la madre, in camicia da notte, era in piedi davanti all'antico specchio screpolato, e aveva attorno alle spalle uno scialle elegantemente drappeggiato. Stava facendo delle prove con uno spillone. Aveva i capelli acconciati come Margaret non ricordava d'aver visto mai fino ad allora; ed era evidente che aveva provato anche degli abiti, poich il suo baule era aperto, e sul letto erano sparsi cappellini e oggetti di vestiario.
"Mamma!" Margaret era rimasta a bocca aperta.
Elizabeth Crittendon non si scompose affatto. Fin di appuntare lo spillone in modo soddisfacente, si gett sul braccio la frangia dello scialle - era il pi bello che avesse - e piegando con grazia il capo si volse alla figlia. "Che te ne pare?" domand.
"Bellissimo!" rispose Margaret. "Mamma, sembri proprio una... una sposa!" E la voce della fanciulla tradiva ammirazione mista a stupore.
"Oh! Quanto sei cara!" esclam la madre. "Meg, sei stata sempre un tesoro!"
"Perch non ti pettini pi spesso cos?"
"Infatti, cos mi pettiner d'ora in avanti!" fu la risposta. "Ma perch sei qui a quest'ora? Non torni mica a far brutti sogni, vero?"
"No, no! C' una bella notizia. Ascolta... non senti?"
Un istante ristettero in ascolto, attente. Uno dei muli si mosse, nella stalla; la pendola ticchettava, dabbasso. Poi, entrambe udirono, distintamente: un gorgoglio di acque lontane, e un ritmico gocciolar dalla grondaia...
" lo sgelo!" disse Margaret. E in uno slancio impetuoso, butt le braccia al collo della madre. "Presto sar primavera! E saremo libere!"
"S" disse Elizabeth Crittendon. "E potremo uscire da questa prigione. Ora comincio a crederci..." E baci la figlia in fronte. "Siediti un momento, Meg. Ho qualcosa da dirti. Finora, ho avuto sempre timore che tu sapessi..."
"Si tratta del babbo, mammina? Oh, l'ho saputo molto prima di te... Parecchi mesi fa, un giorno ho sentito il dottor Holtzmaier dire qualcosa al colonnello Franklin, e ho capito subito che io non dovevo sapere, e... ho indovinato. Avevo tanta paura di parlarne con te! Tu avevi gi tanti pensieri per conto tuo; gli volevi tanto bene... Ma ora, vedi, non potrei pi piangere: nemmeno per il babbo!"
"Nemmeno io ho pi lagrime, Margaret. Quella sera che ho scoperto tutto, ti ho chiamata, ma tu te n'eri gi andata. Dove... lo sai."
"S... Le nostre lagrime son diventate... dolore. Il babbo sar sempre qui con noi, come... come..." Senza parlare la madre assentiva. "Come William!" termin Margaret, e pos il capo in grembo alla madre. "Mi rincresce che tu non m'abbia trovata in casa quando avevi bisogno di me" ella sussurr.
"Meg, c' un'altra cosa che vorrei dirti. Meglio che tu sappia ora; e capirai, spero..." S'interruppe, un momento. "Io... io..."
"Oh, non parlare, mamma. Lo so perch sembri ringiovanita stanotte!" replic Margaret, protendendo il volto verso la madre. "S, s...  la cosa migliore per noi tutti... e se ti fa diventare cos bella,  segno che hai fatto bene. Per, devi promettermi una cosa... che niente muter mai, tra noi due. Me lo prometti, vero?"
"Niente muter mai" disse Elizabeth Crittendon. "Non sarebbe possibile. Io ti ho avuta per amore, Margaret! Capisci?"
Margaret le carezz la mano; e di nuovo tesero l'orecchio ansioso al gocciolio, che s'andava facendo sempre pi rapido.
"Stanotte vorrei dormire con te, mamma; come facevo a volte quand'ero piccola" disse Margaret. "Ho un po' di paura... Ecco perch ero venuta da te."
Con calma, la signora Crittendon tolse vesti e cappellini dal letto e li ripose nel baule, mentre la figlia s'infilava sotto le coperte; quindi, coricatasi a sua volta, con un soffio spense la candela.
"Cara," disse, al buio, "a volte, spero che tu abbia un giorno una figlia che ti rassomigli.  la pi bella cosa che possa augurarti."
"S, mamma; ma potrebbe anche darsi che fosse un maschietto" disse Margaret; e un attimo il cuore le batt forte.
Elizaheth Crittendon torn a stringere fra le braccia la sua bambina.
La gamba perduta del colonnello si rivel un ottimo profeta meteorologico. Era venuto lo sgelo, infatti. Si aprirono le cateratte del cielo, soffiarono i venti dalle montagne. Col fragor d'una valanga la neve cadeva dal tetto; fino a che tutto il "Rifugio del Coniatore" fu pieno del rombo delle cascate, del tumulto dell'Aqula Creek che rumoreggiando e spumeggiando si precipitava oltre l'argine. In casa, tutti tornavano a udir quella sinfonia d'acque correnti con la delizia d'un sordo che ha riacquistato improvvisamente l'udito. Ora soltanto si rendevano conto dell'incubo ch'era stato il profondo silenzio invernale. E tornava a splendere il sole. Un bel giorno vennero spalancate porte e finestre. Grandi e piccini uscirono all'aria libera, dando in esclamazioni di gioia; e pareva una cosa buffa, vedersi cos pallidi e un po' male in gambe. La primavera faceva il suo ingresso nella Valle dello Shenandoa. E nevi e piogge ingrossavano il fiume.
Un solo punto nero oscurava la gioia della liberazione. Presto le strade tornerebbero a essere aperte, e il dottor Wilson si sarebbe preparato alla partenza. Dove sarebbe andato? Ancora non lo sapeva, ch da tre mesi ormai non aveva avuto notizie dal mondo esterno.
"Chiss che la guerra non sia finita" diceva Margaret, piena di speranza. Erano seduti al sole, sui gradini davanti alla casa.
"Se la guerra  finita, vuol dire che il Nord ha vinto" disse il dottore.
"Speriamo che sia finita" ripet Margaret. "Il Sud ci sar sempre ancora. Io ne sento l'odore, in quest'arietta... E come si potr mai farne a meno?  dal sud che viene la primavera." E abbandonandosi con la testa sulle mani allacciate, si crogiolava al sole come un gattino. Un tordo cantava, lontano.
Ella sentiva il peso d'una testa che le si posava in grembo; e una voce diceva: "Non pare anche a voi che sia tornata la primavera, Margaret?... Non la sentite?..."
Un bacio lieve lieve le sfior la fronte. Era stato il dottor Wilson; ella lo sapeva. Dopo un momento riapr gli occhi; ma egli era sparito...
La signora Crittendon gli "imprest" il suo cavallo.
" probabile che non lo rivedrete mai pi" aveva detto il dottore. "E so che gli siete affezionata."
" tutto quanto ho da darvi, per ora," ella disse. "Ma non  un sacrificio. Non potrei pi tenerlo. Troppe cose mi ricorda. Lo affido a voi. E vi auguro che vi riporti a casa..."
Il dottor Wilson le baci la mano.
"Signora," disse, tenendo strette fra le sue le dita di lei. "Vi auguro tutta la felicit che vi meritate. Siete stata grande. Ora, non mi sento di dire addio al nostro comune nemico il colonnello" e sorrise "ma incarico voi di fargli i miei saluti. E vi prego, baciate tutti gli altri per me... tutti, meno vostra figlia. Perch vedete, l'ho gi baciata io. Addio, signora."
Un'ultima volta sventol il berretto, e tosto scomparve gi verso la valle. Per quella via se n'erano andati tutti, l'uno dopo l'altro.
"Oh, mio Dio, Nat," ella diceva poco dopo al colonnello, "spero sia l'ultimo che vedo partire per la guerra. Mio Dio, come lo spero!"
"Non durer pi a lungo, ormai," replic Nat.
"No? In ogni modo, non vi potranno riprendere..."
"No, per me  finita" egli replic, un poco triste; e cerc la mano di lei.
"Guardate... l..." egli disse, dopo un momento.
Ella alz lo sguardo. Un pettirosso s'era posato sul davanzale. Seduti alla finestra, nella stanzetta di Paul, entrambi si riscaldavano al tepor del sole primaverile; e si sorrisero. L'uccellino era entrato, e svolazzava gi per le scale.
"Amen" disse il colonnello.
Chi pi felice del dottor Holtzmaier allorch, arrivando a cavallo al "Rifugio del Coniatore", un radioso mattino di primavera, trov il suo vecchio amico Franklin seduto sotto il portico a fumar la pipa?
"Bei Gott!" egli esclam. "Dunque, ve la siete cavata, eh?"
Tra il dottore e Felix Mann era cominciato un gran complottare. Essi abitavano tuttora la casina dalle mura di pietra sulla riva del fiume, dove avevano trascorso l'inverno a razione, con un mazzo di carte e una discreta provvista di legna.
A quanto pareva, il Governo s'era dimenticato di quei due fedeli servi suoi. Quasi tutti i feriti erano morti. Quello ch'era stato l'accampamento del 6 Pennsilvania, con lo sciogliersi delle nevi diventava una specie di palude.
Il signor Mann and con Fringuello a Winchester, a rilevarvi - con la forza dell'astuzia - due carri di razioni militari. Da mesi ormai il quartier generale era sloggiato dalla cittadina; negli uffici della fureria, quasi deserti, non c'era anima che avesse sentito parlare del 6 cavalleria di Pennsilvania, n tanto meno di superstiti di un'azione ad Aqula.
Il dottor Holtzmaier decise allora di traslocare gli ultimi convalescenti ad Harper's Ferry, sulla propria responsabilit. "Che cosa importa, anche se fado incontro a quai..." diceva. "Quai, ne appiamo passati tutti!" Un flebile applauso accolse quella prova di altruismo. Chi era ancora in gamba, sal al "Rifugio del Coniatore" a salutare il colonnello, prima di andarsene.
S'erano radunati tutti sotto al portico. Un caporale con un braccio solo tent un discorso, e s'impappin come un bambino. Il colonnello stringeva le mani tese verso di lui, incapace a dir parola. Tutte quelle mani, egli le sentiva smagrite, eppure erano ancora calde.
" stata una cosa terribile!" disse dopo Margaret. "A vederli, si sarebbe detto che rincresceva loro di ritornare a casa! Forse perch la loro patria  il Nord..." E carezzando la mano del colonnello, ella guardava la madre. "Forse, anche noi impareremo ad amarlo..." ella soggiunse; e la voce le manc, e scoppi in lagrime.
"Margaret! Ti prego!" esclam la madre.
"Non ho potuto farne a meno... mi capite, colonnello?" ella diceva poco dopo, curvandosi verso di lui.
"Vi capisco perfettamente, cara," egli disse.
"Ecco!" esclam la fanciulla.
Il giorno dopo, lei e Flossie andarono a Whitesides; e ne riportarono certe pianticelle di viole che crescevano in giardino, per trapiantarle all'ombra d'un muricciolo di pietra nei pressi di Aqula. In quella bisogna impiegarono tutta la giornata; e non ne parlarono con nessuno.
Era stabilito che il reverendo Kiskadden e la figlia sarebbero rimasti quasi tutta l'estate al Rifugio, e solo pi tardi sarebbero scesi a Whitesides, dove avrebbero tentato di rimettere in ordine i campi inselvatichiti. Il bimbo doveva nascere l. Uno degli edifici colonici non era completamente inabitabile. L'idea della signora Crittendon era di far dono a Flossie e al figlio della casa, affinch avessero sistemata la loro esistenza. Che cosa ne sarebbe stato delle propriet dei Crittendon in Virginia, era tuttora un problema; bisognava aspettare. Nel frattempo, la giovane donna avrebbe dovuto cercar di vivere come meglio poteva; ed ella lo capiva, d'altronde. N lei n il padre avevano il minimo desiderio di trasferirsi nel Nord; e non c'era altra alternativa fuorch assumersi la responsabilit di Whitesides. Flossie era soddisfatta; e v'erano momenti in cui Margaret la invidiava.
Margaret s'immalinconiva, al pensiero di abbandonare la Virginia. Avrebbe tanto voluto parlare con la madre del vecchio giardino di Whitesides! In questa stagione, gi doveva essere in fiore; ma la casa non c'era pi. C'era una gran buca profonda, al posto della casa. Ma ella sapeva che la madre non avrebbe sopportato di sentir parlare di cose simili; e racchiudeva entro di s le sue impressioni.
Si domandava a volte com'era la Pennsilvania. Con Midge, percorreva in lungo e in largo le vecchie colline e strade tanto amate; si riempiva gli occhi e il cuore del Blue Ridge in tutto il suo fulgor primaverile, e della melodia dello Shenandoa. Per molti anni forse non avrebbe pi rivisto quei luoghi. Mai pi, forse. E a quel pensiero, piangeva. Per due settimane cavalc instancabile per ogni dove... ovunque, fuorch l "dove giocavano i bimbi dei giganti".
Non incontr creatura umana, durante quei giorni. La valle era tutta un'immensa solitudine. Quella solitudine le penetrava nell'anima; e assieme alla solitaria voce dello Shenandoa, s'imprimeva nel cuore della giovinetta, come il canto di dolore della sua terra natia. E vi rimase per sempre.
Il colonnello non era ancora in grado di viaggiare, quando part il dottor Holtzmaier; e cos, era stato disposto che Felix Mann sarebbe ritornato a prenderlo. In quel frattempo, Margaret Crittendon cavalcava pei monti, e la madre si preparava alla partenza; vi si preparava coraggiosamente. Ed era pronta, ormai. Il colonnello passava lunghe ore al sole, e si rimetteva in forze. Il bimbo di Flossie cominciava ad agitarlesi in grembo. Il generale Grant e il generale Lee s'erano incontrati in una casa di campagna nei pressi di Appomattox per discutere degli affari loro. Ad Aqula e in altri luoghi, le volpi e le formiche avevano il loro da fare intorno alle fosse a fior di terra. E coloro che non avevano trovato nemmeno una sepoltura, ancora guardavano al cielo, ma non pi con lo stupor fisso dei primi tempi. I loro volti recavano ormai impresso l'eterno sigillo della Morte.
Alle cinque e mezza d'un magnifico pomeriggio primaverile, Felix Mann giungeva al Rifugio con un calesse, un ampio carro, Fringuello e una coppia di muli. Il giorno dopo di buon mattino, partivano tutti per Harper's Ferry. Come la moglie di Lot, anche Elizabeth Crittendon sost a guardare indietro, una sola volta.
Verso sud, due possenti catene dei Monti Appalachiani si allungavano nell'azzurra lontananza, come agguerrite carovane in marcia verso l'eternit. Tra quelle giogaie parallele si distendeva la Valle dello Shenandoa, bellissima e serena, in apparenza, quanto i recessi dell'Isola dei Beati.


 19. UN ASSEGNO PER RIMBORSO FORAGGI.
Le bande suonavano "Stassera c' baccano in citt", e non a torto, poich tutta Filadelfia si riversava per le strade, a dar l'ultimo saluto alla giovent che partiva per la guerra di Spagna. Gran baccano, dunque, e divertimento, per la maggior parte di quella gente. Una delle tante parate da circo equestre.
Il colonnello Franklin era venuto da Kenneth Square, anche lui, a veder la Milizia andarsene verso sud. Non che per lui fosse tutto divertimento. Per un vecchio sugli ottanta, era piuttosto uno strapazzo. Appoggiato alla sua gruccia, se ne stava in piedi sui gradini dell'Union League Club, in compagnia di altri veterani. I panciotti e le barbe bianche, le giubbe turchine dai bottoni d'ottone, i berretti di forma antiquata ornati di ghirlande ponevano una macchia uniforme sotto il fulgor degli archi illuminati e dei fuochi di Bengala. Fuochi di Bengala, bandiere e pennoni erano ovunque. La folla si gonfiava, rumoreggiava come una marea. Da Broad Street le truppe marciavano verso la stazione, passando sotto una gran scritta che diceva: "Ricordate il Maine".
Ancora e sempre la Milizia. Ora si chiamava la Guardia Nazionale. Non si poteva dir proprio un esercito regolare; i volontari non dovevano seguir che pi tardi. Qualcuno aveva pur da morire per primo. E la folla pareva capirlo, quello scherzo. Le bande, formate quasi tutte di stranieri, cercavano di mantenere un tono allegro che fosse di circostanza. Sfilavano le truppe della Citt, il 4 Pennsilvania, la Difesa Nazionale e altri corpi ancora. Un colonnello a capo del suo reggimento, su un bel cavallo nero, faceva sfoggi di "alta scuola", e caracollando salut i veterani, i quali lo applaudirono. Qualcuno aveva bevuto un bicchiere di pi, grazie alla larga ospitalit del Club. "Ehi, Babbo Natale!" grid nel passare un caporale a un vecchione dalla barba bianca e dal naso vermiglio. Una risata corse tra le file. Erano tutti contenti d'esser stati chiamati. Andavano a un'avventura. Le occupazioni cui s'erano adattati sino allora non li soddisfacevano pi. L'attenzione del paese intero era rivolta su di loro. Era il loro grande momento.
"Ehi, Babbo Natale!"
Il colonnello Franklin, appoggiato alla sua gruccia, si sentiva malato di corpo, spirito ed anima.
Alle truppe seguivano gli uomini politici: massicci signori dalle guance cascanti e dall'aria funebre, in prefettizia e cappello a cilindro, che con ostentata indifferenza si squadravano a faccia a faccia dai sedili dei land. Seguivano la bandiera... Una salve d'applausi li salut, dai gradini dell'Union League. Veterani e cittadini sapevano a puntino chi valesse la pena di applaudire, chi favoriva pensioni e tariffe alte. E la funerea processione della Repubblica continu il suo corso.
Al colonnello Franklin pareva impossibile aver vissuto tanto da assistere a quello spettacolo. Nell'ambito d'una vita umana, la profezia di Buchanan s'era avverata. Dopo gli uomini politici veniva una banda scozzese. Il tamburo maggiore, un tal Ian MacIntosh, s'arrampicava addirittura sul suo strumento, col suon delle cornamuse pareva penetrare entro il bellicoso e pastorale spirito dei suoi avi non meno che in quello della presente occasione, che non era da disdegnarsi. Che l'avventura si svolgesse su di un piano planetario e comprendesse nel suo raggio tanto l'Oceano Atlantico quanto il Pacifico, per lui non faceva differenza alcuna. Egli era un buon Americano scozzese, e la banda era unicamente scritturata per l'occasione. Agli Scozzesi da operetta tenne dietro una flotta in miniatura, con un modello della corazzata Maine in procinto di affondare. E poi, la lunga processione dei furgoni di rifornimenti; e i cospicui commercianti filadelfiani coglievan delicatamente la palla al balzo, per confermare il proprio patriottismo e strombazzare ai quattro venti la propria merce. E cos, parecchi fra i pi antichi nomi della citt si avviavano verso il fronte, per svoltare poi, giunti a Walnut Street. Ai furgoni seguiva una banda che suonava inni religiosi, e una numerosa delegazione della W. C. T. U., robusta e inveterata come sempre. Opposizione era il loro pasto quotidiano, e la folla lo gettava loro crudo. Venivano quindi i loro figli, inquadrati nei diversi drappelli di organizzazioni giovanili delle Scuole domenicali. La retroguardia era formata da alcune giovani signore delle Associazioni cristiane, accompagnate dalla bandiera americana, e, in fondo al corteo, un antiquato carrozzone aperto, dove su seggiole da cucina sedevano sei signore con sei paia d'occhiali e profili concavi. "Le Dame Lettrici di Emerson", proclamava la scritta cucita a mano svolazzante sulle loro teste. Una d'esse sventolava una bandiera cubana, probabilmente una forma di compensazione.
"Stassera c' baccano in citt..." cantava la banda alla stazione, dove i "ragazzi" salivano nei vagoni-merci messi a disposizione dalle ferrovie.
Non appena la calca glie lo consent, il colonnello Franklin scese zoppicando i gradini del Club, e attraversata la strada entr nel vecchio Albergo Bellevue, dove avrebbe trascorso la notte. Sedette nel vestibolo; ma subito Fringuello - ora vecchio e canuto - accorse a lui.
"Ho bisogno di una buona nottata di riposo; torneremo a Kenneth Square domattina" disse il colonnello. "Vai fuori e divertiti, questa sera."
"Mi non piacere vostra faccia, colonnello," afferm il negro.
"Lasciamo correre, adesso," disse il colonnello. "Domani star benissimo."
"Sarebbe meglio io condurvi da signorina Margaret" insist Fringuello. "Solamente poche case da qui; carrozza essere pronta."
La "signorina Margaret" era la signora Moltan, ora. Qualche anno dopo la guerra, aveva sposato quel tal giovanotto che una volta aveva dato della "Testa-di-rame" al colonnello. Dalla guerra egli era tornato col grado di capitano e con un braccio di meno.
"Guardati bene dal dire una parola alla signora Moltan!" s'affrett a dire il colonnello. "Lo sai che non voglio neppure che lo sappia, che siamo venuti a Filadelfia! Si preoccuperebbe per me, e il signor Moltan sarebbe capace di prender cappello perch son venuto all'albergo. Aiutami fino all'ascensore. E tieni pronta la carrozza per domattina alle dieci."
Un momento la gente che passava nel vestibolo del Bellevue sost, alla vista del vecchio negro che aiutava a entrar nell'ascensore il colonnello, la cui gruccia faceva risonar le pianelle del pavimento.
"Ecco un quadro commovente" disse il portiere di notte al cassiere.
"Zitto, che sto contando del denaro" ribatt l'altro.
Un signore corpulento, in una uniforme sgargiante, fece in tempo a entrar anche lui nell'ascensore. "Sono il maggiore Jepson, dello Stato Maggiore del Governatore" diss'egli, gonfiando leggermente il torace "e redattore del..." E nomin un noto vecchio giornale di Filadelfia.
"Colonnello Franklin, del 6 cavalleria di Pennsilvania" disse il colonnello, e cos dicendo si raddrizz un poco.
Si strinsero la mano. L'ascensore part.
"Belle feste hanno fatto a quei ragazzi stassera" insist il redattore-maggiore.
"Magnifiche" conferm il colonnello. "Politica, affari, riforme e idealismo li hanno accompagnati fino alla stazione." E ammicc.
"Eh?" fece il maggiore. "Un momento... lo dir nel mio articolo di domani! Com' il vostro nome... avete detto...?" E cav una matita.
"Quinto piano" cantilen il ragazzo dell'ascensore.
Il colonnello usc, e su pel corridoio si avvi alla sua camera. Sostenendosi alla gruccia, tent di aprir da s la porta; e gli sfugg un'imprecazione sommessa. Non si stava mica troppo comodi su una gamba sola, e al buio. Si aveva un bel dire, ma certa gente tirava l'acqua al proprio mulino, oggi come ieri. "Libero Texas" e "Avanti a Mexico City", egli rammentava; e non era poi tanto tempo addietro. E "Liberate gli schiavi" e "Avanti a Richmond"... oh, quello era ieri appena. Adesso era "Liberate Cuba" e "Ricordate il Maine". Bah! probabilmente lui non avrebbe pi vissuto tanto da assistere a un'altra metamorfosi di quelle parole. Quel pensiero gli diede un certo sollievo; e si lasci cadere sul letto. Forse che questa volta, lo scherzo sarebbe stato insolitamente comico? Nei cantieri della ferrovia, i treni in partenza fischiavano a lungo. Egli ricord una certa notte a Wheatland; e con l'impressione che le due notti si fondessero in una, si abbandon al sonno.
"Mi parere impossibile che voi esservi spogliato tutto da solo, colonnello!" gli disse Fringuello tutto scandalizzato all'indomani, mentre lo aiutava a salire in carrozza.
"Lasciamo correre..." fece il colonnello. "Vai diritto a casa. Mi sento un po' stanco."
Pass qualche giorno, prima che il colonnello si sentisse tanto in forze da tornare a sedersi sotto il portico della vecchia casa di Kenneth Square. Era una giornata calda, e ancora egli aveva la testa pesante. Quella recente gita in citt lo aveva rimescolato tutto, e stancato pi di quanto egli non volesse riconoscere. Leggendo il giornale, egli lasciava ciondolare ogni tanto il capo sul petto. Da qualche remoto angolo della casa giungeva la voce di Fringuello, il quale cantava una delle sue interminabili nenie negre.
"Se il Maine fosse colato a fondo in un porto inglese, mai noi saremmo entrati in guerra con l'Inghilterra, mia cara," disse ad alta voce il colonnello.
Nessuno gli diede risposta.
Gli era riuscito sempre un po' difficile abituarcisi. La poltrona di Elizabeth, sua moglie, era ancora l al suo posto, sotto il portico; e quasi egli la vedeva, seduta all'ombra della vite vergine. Sconsolato pos il giornale, e con lo sguardo vag entro l'ombra profonda degli aceri sul prato. Erano altissimi, ora. Li aveva piantati suo padre, insieme con James Buchanan. Egli rammentava il giorno; era, quasi, il primo avvenimento della sua vita che ricordasse. Col prossimo autunno, dovevano essere press'a poco settantacinque anni... Strano, come da un po' di tempo a quella parte, il passato gli ritornava con tanta chiarezza. Fin quando era stata in vita Elizabeth, la vita aveva continuato a rinnovarsi. E adesso, egli rifletteva, pareva che il passato si divertisse a inseguirlo.
Su pel viale, dal cancello arrivava il portalettere.
Non c'era gran che di posta, quel mattino. Un biglietto di Margaret, la quale diceva che lei e i suoi sarebbero venuti gi col treno del pomeriggio, per trattenersi poi la domenica, che era l'indomani. Per piacere avrebbe mandato Fringuello a prenderli in carrozza, alla stazione di Media? Avrebbero fatto volentieri la passeggiata. Il colonnello chiam il negro, gli ordin di prepararsi. E gi, alla sola idea di Margaret con tutta la sua famiglia, la vecchia casa pareva rinascere a vita. Quelle creature erano quanto egli avesse di caro al mondo.
Mary Crittendon aveva sposato un missionario, ed erano andati a stabilirsi ad Hawai. Ella aveva due figlie che il colonnello non aveva mai veduto. Timmy era morto giovane, di polmonite; e il suo ricordo era poco pi di un sogno. Flossie e suo figlio s'erano trovati alle prese con una dura esistenza, nella Virginia. Ora che Elizabeth non era pi, scrivevano di rado.
Il colonnello rivolse la sua attenzione alla posta. A lui le lettere parevano sempre voci che sorgessero dal passato.
Ce n'era una dell'Ufficio del Tesoro, che egli aperse con una certa curiosit. Non era la sua pensione; non era nemmeno scritta su uno dei moduli soliti. Dalla busta cadde a terra un assegno; un assegno di dollari 18,37. Il colonnello lo spian sul ginocchio, e si mise gli occhiali per leggere la comunicazione che lo accompagnava.
Un tale, a quanto pareva, aveva presentato un tempo al Parlamento una proposta per un decreto che il Senato aveva approvato e il Presidente firmato. Ci era accaduto tanti anni fa... Si trattava di rimborsare certi ufficiali superiori al grado di capitano, ecc., ecc., "per i foraggi consumati dal cavallo o dai cavalli dei suddetti ufficiali durante il periodo della Ribellione". Vagamente il colonnello ramment come infatti, una volta avesse firmato una richiesta riguardo a quei foraggi. Circa una generazione era passata, dopo d'allora. E l'eterna ruota del Governo aveva girato tanto da arrivare a lui... giusto giusto in tempo. Eh, s, egli era vecchio, ormai... Non senza emozione prese in mano quell'assegno per foraggi consumati, ecc., ecc. Erano, insomma, i foraggi che la sua Black Girl aveva consumato nella Valle dello Shenandoa, nell'autunno del 1864.
Il colonnello ripieg con cura il foglietto e lo ripose in tasca. Da anni non aveva pi pensato a Black Girl. E quei giorni nella Valle! E le montagne! Che autunno meraviglioso era stato quello... Al solo pensiero egli si sentiva ringiovanire. Possibile che non fossero trascorsi pochi anni soltanto? Visto cos retrospettivamente, il tempo era passato in un lampo. Allacciate le mani dietro il capo, egli si appoggi allo schienale del seggiolone, e guard in alto, al sole che filtrava fra le foglie di vite vergine. Chiuse gli occhi. Quasi non ud la carrozza che partiva per andare a prendere i Moltan alla stazione. Appena un'eco di zoccoli sul selciato del piazzale disturb le sue fantasticherie.
Ie-ri, ie-ri, ieri, scandivano gli zoccoli che si allontanavano. E tutt'a un tratto, Nathaniel Franklin tornava a esser giovane.
Era a cavallo; e sentiva la fresca brezza montana alitargli in viso. Era nel pieno vigor delle proprie forze, e aveva due gambe. Buon Dio, che bella cosa poter stringere una groppa tra le ginocchia, sentire il cavallo respirare a pieni polmoni! Scendevano gi per un passo, fra pareti alpestri che torreggiavano alte, tutte ammantate di rosso e di giallo, e un sole d'autunno occhieggiava tra il fogliame. E c'era qualcuno che tentava di raggiungerlo. Egli udiva un suon di zoccoli sui ciottoli del sentiero. Doveva essere Farfar. Come s'era preoccupato per quel ragazzo, allora! Egli cavalcava quella sua mula d'oltretomba. A quest'ora, doveva essere uno scheletro! E lui spronava Black Girl, e al galoppo scendevano gi per il passo, fino a una polverosa strada in fondo a una valle. Dalle fattorie lungo le quali egli passava al galoppo, voci lo chiamavano, ed egli galoppava sempre pi rapido. Ie-ri, ie-ri, ieri.., e via via Black Girl pareva correre sempre pi veloce, quasi avesse l'ali, i suoi zoccoli scandivano: domani, domani, domani...
Ed ecco, era di nuovo a Filadelfia. Una lunga strada che si perdeva in lontananza. Egli si lasciava dietro piccole case e campagne aperte; poi, a poco a poco, sotto gli zoccoli di Black Girl risonava l'acciottolato d'una via di citt, le case ingrandivano, si ergevano verso il cielo, e una folla si addensava, sempre pi densa e affaccendata. E finalmente, laggi in fondo alla via sorgeva una babilonia di torri che sfioravano le nubi. Era una barriera che chiudeva l'orizzonte. E tutti correvano l, verso quelle case gigantesche. Egli tentava di fermar qualcuno, di sapere dove andavano; ma nessuno si fermava a rispondergli. Pareva non vedessero, non sentissero nemmeno. Si affrettavano, dal passato verso l'avvenire, intenti a qualche immane compito che il tempo aveva loro imposto; fuggivano lungi da qualcosa, inseguivano un qualche sogno che vedevano l, dinanzi a loro. Era qualcosa che preoccupava tutti ugualmente, che nessuno poteva evitare, un'idea unanime che diventava unione e entit, che di tutti coloro che correvano per quella via faceva un sol spirito, una nazione; di tutti coloro ch'egli s'era lasciato dietro in un vano sforzo, e di coloro che affannosamente correvano, lo sorpassavano, erano gi scomparsi.
Egli vedeva per miglia e miglia avanti e dietro di s. Vedeva il punto dove la strada emergeva dalla buia foresta del passato, e dove oltre le torri all'orizzonte, oltre monti tempestosi e soleggiati tornava a perdersi entro altre foreste. Quanto ignota, quanto paurosa si presentava la lunga via! Quanto arduo, quasi impossibile cominciava a sembrargli quel viaggio! Egli chiedeva piet... "Signore, fate ch'io possa riposare." E in quel momento, sentiva una mano afferrar la briglia del suo cavallo, e voltarlo...
Egli si trovava in un luogo che gli era famigliare, allora. Era quel medesimo arco sovrastante un vicolo cieco, dove tanti anni addietro era svoltato per veder sfilare un certo reggimento, nell'anno di grazia 1864. Ma che cosa contavano ancora gli anni, per lui? Nella penombra del portico, presente, passato e avvenire si fondevano in uno. E gli anni non contavano pi.
Nathaniel Franklin era giovane; e con la mano sulla spalla del padre vedeva i reggimenti che partivano, e andavano a invadere il Messico; e poi, lui era il colonnello Franklin, in servizio attivo, il quale a cavallo salutava il giovane Moltan e il suo reggimento, scomparso tra la polvere della strada e i pezzi di gazzette che il vento sollevava; ed era il veterano che, appoggiato alla sua gruccia, vedeva sfilare i ragazzi che partivano per Cuba. Sempre il medesimo Nathaniel Franklin...
E cos, quell'uomo - la cui vita era passata con ogni istante entro il presente - e tutti i reggimenti ch'egli s'era visto sfilar dinanzi, facevano parte di quel presente, formavano un solo reggimento. I tamburi di un secolo empivano l'aria del loro rullo; e quelli dell'avvenire scandivano il medesimo ritmo di quelli che erano passati. Il passo degli uomini in marcia, i quali, un piede dopo l'altro, incalzati dal tempo, in marcia dal passato verso gli anni di l da venire, combattevano la loro battaglia lungo la via.
"Ora noi siamo incamminati verso una grande guerra..."
Per la prima volta egli capiva quell'"ora". Non aveva n avrebbe avuto fine mai. Per ogni singolo individuo si rinnovava, e cos per tutti gli uomini che vivevano il loro sempiterno presente. Era un "ora" eterno, che apparteneva alle epoche. E significava "per sempre".
Fino a quando, oh Signore Iddio, fino a quando...
Il presente era tutto; pi di quanto un uomo non potesse sopportare...
Fino a quando...?
Qualcuno batteva sul ginocchio sinistro al colonnello. Una mano svanita su di un ginocchio svanito. Come dentro il presente egli si curv a guardare dall'alto del suo cavallo.
CHARLES. R. ROSS
AVVOCATO-PROCURATORE
"Permettete che vi dica le mie opinioni su questo punto!" diceva il borioso ometto. E tracciava col cappello a larghe tese la medesima ampia forense voluta come a Filadelfia nel 1864.
""Una indistruttibile unione di indistruttibili stati"... Ricorderete la fonte delle mie opinioni, naturalmente. La bocca che ha dato vita alla nazione... "Destinata a durare nei secoli"."
L'avvocato Ross s'inchin, si calc il cappello in testa e parve scomparir dentro i gradini che conducevano al suo ufficio, piuttosto che salirli. C'era una ghirlanda, attorno alla placca sulla porta.
" un sogno", si disse il colonnello. "Quell'uomo dev'essere morto."
"Tuttavia" diceva lo spettro della legge al soldato, guardandolo dall'alto "ora questi sentimenti sono irrevocabili." Egli spar nella penombra. Lentamente la porta si chiuse dietro di lui.
Di tra il fogliame filtr un improvviso raggio di sole, e indugi sul viso dell'uomo che sognava. La luce sembrava aver disfatto il lavoro del tempo; ch, all'improvviso, quel volto apparve assai pi giovane e calmo. E chi lo aveva conosciuto nella Valle, ai tempi della grande guerra, lo avrebbe certamente riconosciuto.
Nathaniel Franklin, colonnello a riposo.
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FINE.
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NOTE.
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1. Creek: piccolo fiume o torrente. (N. d. Tr.)
2. United States: Stati Uniti. (N. d. Tr.)
3. Cloud: nube. (N. d. Tr.)
4. Thomas Jonathan Jackson (1824-1863), generale degli Stati Meridionali di Nordamerica, soprannominato "Stonewall" (= baluardo di pietra) per l'energia dimostrata nella difesa contro l'avversario durante la battaglia presso Bull-Run (21 luglio 1861).
5. Big Cove: letteralmente: la grande insenatura. Tannery: conceria. (N. d. Tr.)
6. Celebre rivista settimanale.
7. Vedi il romanzo di Garnett: La bella selvaggia della Virginia. Collez. "Medusa", n. 80 (N. d. Tr.).
8. In originale la frase  cos: "It was a help to him, she found, to let him do this. It reassured him, and gradually she discovered it reassured her that she, too, was not alone." Nella rielaborazione della frase penso che Alessandra Scalero abbia voluto scrivere "aggrappava", diversamente non ha senso.